Ali Smith: un`estranea alla porta
Torna in libreria per Sur, nella traduzione di Federica Aceto, Voci fuori campo della scrittrice scozzese Ali Smith, uscito la prima volta in Inghilterra nel 2005.
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Torna in libreria per Sur, nella traduzione di Federica Aceto, Voci fuori campo della scrittrice scozzese Ali Smith, uscito la prima volta in Inghilterra nel 2005.
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Svegliare i leoni, il secondo romanzo della scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen, è uscito da Giuntina nella traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi. Al centro della narrazione c’è Eitan Green, quarantun anni, neurochirurgo, sposato con Liat, che lavora in polizia, due figli piccoli. Dopo aver denunciato i traffici del primario, Eitan è stato assegnato a un ospedale in una provincia israeliana sperduta. Una notte, tornando dal lavoro, devia dal solito percorso, e investe un uomo con la sua jeep. Constatata la gravità dell’incidente, Eitan scappa. Svegliare i leoni descrive il modo in cui cambia la vita di Eitan, a partire dal suo incontro con Sirkit, la moglie dell’uomo che conosce la verità e lo ricatta, costringendolo a curare di nascosto immigrati clandestini. Sono tanti i temi che s’intrecciano in questa vicenda ricca di suspense: c’è l’attrazione che si sviluppa tra Eitan e Sirkit, c’è la crisi del matrimonio del protagonista, deciso a non raccontare la verità alla moglie; c’è l’ambivalenza di Sirkit, e soprattutto c’è la denuncia dell’invivibilità della condizione di chi fugge in cerca di accoglienza e trova solo altra miseria.
Ayelet Gundar-Goshen è nata in Israele nel 1982. Si è laureata in Psicologia clinica all’Università di Tel Aviv. Redattrice per uno dei principali quotidiani israeliani, è attivista del movimento per i diritti civili del suo paese. È anche autrice di sceneggiature. Il suo primo libro, Una notte soltanto, Markovitch (Giuntina, ) ha vinto in Israele il premio Sapir. Da Svegliare i leoni sarà prodotta una serie tv dalla NBC. Continue reading
Pubblicato la prima volta in America nel 1994, appare ora nelle edizioni NN, il romanzo di Tom Drury, La fine dei vandalismi, nella bella traduzione di Gianni Pannofino. Dan, sceriffo di contea s’innamora riamato di Louise, assistente di un fotografo, che dopo sette anni di matrimonio infelice, si libera del marito Tiny, specializzato in furti balordi. Si sposano e Louise aspetta un bambino; lui soffre d’insonnia e per aiutarlo a dormire, lei passa le notti in una roulotte accanto alla casa. Sono felici ma poi le cose non vanno come dovrebbero e c’è anche il ritorno in città dell’ex marito di Louise che si mette con Joan, una fanatica del cristianesimo… Siamo a Grafton, una cittadina del Midwest in cui se piove diluvia e se fa caldo si soffoca; un posto che sembra incrociare la Holt di Kent Haruf con la Gilead di Marilynne Robinson. Drury è uno di quegli scrittori che rende pienamente umani i suoi protagonisti, facendoci sentire tutta la loro forza e tutta la loro debolezza. E questo è solo il primo volume di una trilogia.
Tom Drury è nato in Iowa nel 1956. Dopo aver insegnato nelle università americane, attualmente è docente all’università di Lipsia, e vive a Berlino. La fine dei vandalismi, il suo primo romanzo, è uscito negli Stati Uniti nel 1994 ed è stato subito acclamato come miglior libro dell’anno dalle maggiori testate americane. Uscito a puntate sul New Yorker, ha ricevuto il premio come Notable Book dell’Ala, l’associazione delle biblioteche americane. NN Editore pubblicherà tutti i libri della trilogia ambientata a Grouse County. Continue reading
Due uomini di fronte a un camino, una notte passata bevendo insieme e parlando: è l’incontro tra due persone molto legate tra loro, ma anche una resa di conti. Davide racconta a Giampiero la propria versione sul fallimento del matrimonio con Silvia e lascia che emerga anche la gelosia provata per l’amico, scelto da suo padre come apprendista al suo posto. Il giro del miele di Sandro Campani (uscito ora per Einaudi) è una storia di affetti traditi, di persone che cedono e di persone che resistono. È soprattutto un racconto di luoghi (l’Appennino emiliano che ricorre nelle opere di Campani) e di mestieri in via d’estinzione (l’apicultore, il falegname). C’è una luce particolare che avvolge ogni personaggio di questo magico libro, dai due protagonisti maschili alle donne evocate dalle loro parole ai vari comprimari, delineati in un modo che ci par di conoscerli.
Con Sandro Campani abbiamo parlato della cornice del libro, della crisi della coppia che ne costituisce il racconto centrale, della costruzione dei personaggi e dell’amore per l’autore per i luoghi.
Sandro Campani vive e lavora in un paese dell’Appennino tosco-emiliano, dove è nato nel 1974. Ha pubblicato È dolcissimo non appartenerti piú (Playground 2005), Nel paese del Magnano (Italic Pequod 2010) e La terra nera (Rizzoli 2013). Per Einaudi ha pubblicato Il giro del miele (2017). Continue reading
Leggenda privata è il nuovo romanzo di Michele Mari, uno dei più importanti e apprezzati scrittori italiani. Pubblicato da Einaudi, questo nuovo lavoro va ad aggiungersi alla vasta bibliografia di Mari, di cui Il Saggiatore ha appena ripubblicato in un’edizione aggiornata il saggio letterario I demoni e la pasta sfoglia.
Abbiamo incontrato Michele Mari a Roma sulla splendida terrazza di Associazione Civita che affaccia su Piazza Venezia, e con lui abbiamo parlato del rapporto con questa sua autobiografia (Leggenda privata racconta l’infanzia dell’autore), della cornice gotico-fantastica che attraversa tutto il romanzo: “è come se i mostri mi avessero finalmente presentato il conto”, del ruolo dell’onomastica: “Il nome in fondo è un feticcio, un amuleto, custodisce la nostra identità, può essere storpiato, può essere oggetto di una maledizione” e dell’unico vero punto luce presente nel romanzo, l’attrazione per la favoleggiata Donatella-Ivana-Loretta: “sana pulsione erotica, immediata, sorgiva”.
Michele Mari insegna Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere di narrativa ricordiamo Di bestia in bestia (1989), Io venìa pien d’angoscia a rimirarti (1990), La stiva e l’abisso (1992), Euridice aveva un cane (1993), Tu, sanguinosa infanzia (1997), Rondini sul filo (1999) Tutto il ferro della torre Eiffel (2002), Verderame (2007), Fantasmagonia (2012) e Roderick Duddle (2014). Nel 2007 ha pubblicato la raccolta poetica Cento poesie d’amore a Ladyhawke (2007). Michele Mari è anche autore delle traduzioni de L’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson (Rizzoli), Il richiamo della foresta di Jack London e Uomini e topi di John Steinbeck (Bompiani), La Macchina del Tempo di Herbert G. Wells (Einaudi). Continue reading
Dopo aver vinto lo Strega Giovani 2017, Paolo Cognetti si aggiudica anche il Premio Strega con 208 voti. Seconda Teresa Ciabatti con 119 preferenze, terza Wanda Marasco 87, poi Matteo Nucci, 79, Alberto Rollo 52.
Sin dalle prime pagine di Le otto montagne, l’ultimo romanzo di Paolo Cognetti, pubblicato da Einaudi, si resta conquistati dalla voce dello scrittore: una voce autentica, chiara e sommessa insieme, a cui il lettore si affida pienamente. Storia del passaggio dall’infanzia alla maturità, Le otto montagne mette in scena Pietro, figlio unico di una coppia che vive a Milano, padre chimico burbero, madre assistente sanitaria, socievole e affettuosa. I genitori di Pietro amano entrambi la montagna, ma in modo diverso: il primo ama scalarla e la sua meta preferita sono i ghiacciai, la seconda ama i boschi e i paesi. Pietro appena può si accoda al padre, anche perché le gite sono l’unica occasione che ha per stargli accanto. A Grana, il paesino sotto il Monte Rosa, dove la famiglia prende in affitto una casetta, c’è Bruno, un coetaneo di Pietro che pascola le mucche e in breve i due diventano inseparabili, ma solo per il periodo estivo. Romanzo su due amici che crescono in ambienti diversi, sentendosi quasi fratelli anche se non si vedeno con continuità, Le otto montagne è anche un romanzo sul padre, sul dialogo a distanza con una figura fondamentale che non s’interrompe neppure con la morte, è un romanzo sulla montagna, sui suoi paesaggi, i suoi odori, i suoi sapori, la sua decadenza (gli abitanti che l’abbandonano, l’impossibilità di sopravvivere facendo gli antichi mestieri) ed è un romanzo sulla ricerca di sé che passa attraverso partenze e ritorni da un luogo dell’anima. Continue reading
SAVE THE DATE è l’agenda culturale di Rai Cultura. Sono in tutto quarantacinque puntate previste che affronteranno i temi più vari: dalle celebrazioni di compleanni illustri a eventi importanti del panorama italiano da narrare attraverso le immagini. Ogni puntata, della durata di 30 minuti, si compone di singole rubriche che esplorano il mondo della lirica, la prosa, la danza, con uno sguardo rivolto anche ai festival e a eventi di particolare rilevanza. Il programma, inoltre, dedica uno spazio al dialogo con uno scrittore che si racconta in prima persona anche attraverso la lettura di un breve passo del suo ultimo lavoro. Continue reading
La serie è un invito a intraprendere, accompagnati dai migliori chef del mondo, un viaggio unico e senza precedenti attraverso la preparazione di piatti e pasti rappresentati nelle più belle opere d’arte al mondo. Partendo da un celebre capolavoro alcuni storici, insieme a esperti d’arte e di cucina, ripercorrono la storia del cibo e dell’arte e offrono una inedita chiave di lettura per comprendere la pittura e il pittore. Mentre gli esperti spiegano il contesto storico e la cultura del cibo di una determinata epoca, uno Chef tre stelle prepara davanti ai nostri occhi un piatto ispirato da un capolavoro, offrendo una rielaborazione culinaria dell’opera. Continue reading
Stephen Smith, corrispondente culturale per BBC News Night, ci guida nelle citta’ europee che piu’ di altre hanno accolto questo stile.
Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 l’Art Nouveau irrompe nel panorama urbano e lo trasforma con il suo stile inconfondibile.
Alcuni scorci di Parigi, di Vienna e delle città britanniche, sono puri gioielli di Art Nouveau; anche gli interni di edifici e palazzi non sono rimasti indifferenti a questo stile.
Stephen Smith ci racconta le figure più influenti e controverse che hanno ispirato questo straordinario movimento artistico: dall’artista Alphonse Mucha al designer Rene’ Lalique, fino all’architetto Hector Guimard,scopriamo che questi grandi protagonisti hanno messo in gioco se stessi per dare vita a opere d’arte che hanno segnato un cambiamento nella storia dell’arte. Continue reading
A Trento, al Castello del Buonconsiglio, una mostra dedicata al pittore veneto, uno degli autori della decorazione del Magno Palazzo, il corpo di fabbrica cinquecentesco Continue reading
Intervista alla scrittrice Maria Pia Ammirati sul suo nuovo romanzo Due mogli. 2 agosto 1980, pubblicato da Mondadori.
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Fino al 17 Settembre si svolgerà a Milano in due prestigiose sedi, quali il Museo del ‘900 e le Gallerie d’Italia, la mostra New York, New York. Arte italiana: la riscoperta dell’America. Tutte le oltre 150 opere in esposizione sono state realizzate da artisti italiani che hanno viaggiato, soggiornato, lavorato, esposto negli Stati Uniti, in particolare a New York, o anche solo immaginato il nuovo mondo, alla ricerca di uno spirito più libero e di modelli differenti rispetto alla vecchia Europa. http://www.museodelnovecento.org/it/mostra/new-york-new-york Continue reading
Al Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma, una mostra che raccoglie lavori nati dalla partecipazione dei fruitori del patrimonio culturale a iniziative di riscoperta e riuso Continue reading
Sin dal lontano 1914 la romana casa di Dante organizza conferenze su tutto ciò che possa illustrare la vita, i tempi e le opere del poeta. Essa custodisce inoltre la ricca collezione dantesca di Sidney Sonnino, oltre a manoscritti, incunaboli, opere rare, edizioni di pregio della Commedia. Noi abbiamo seguito l’intervento del grande archeologo Andrea Carandini che ha parlato dell’ attualità di Dante ricostruendone lo smarrimento nella selva oscura alla luce delle sue esperienze di esploratore dei documenti sopravvissuti dell’ antico. Nell’intervista che ci ha rilasciato, Carandini riassume i punti principali della sua conferenza e ci racconta come per lui tutto ebbe inzio con un sogno fatto da bambino…
Una mostra al Mart di Rovereto ripercorre una serie di esperienze artistiche di inizio Novecento accomunate dal recupero di temi e soluzioni formali della tradizione Continue reading
Il Dostoevskij raccontata dall’olandese Jan Brokken nel suo Il giardino dei cosacchi (traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Palermo, Iperborea) è quello disperato dell’esilio in Siberia. L’incipit del libro è dedicato alla falsa esecuzione della condanna a morte che Fiodor Dostoevskij dovette subire: nel 1849 lo zar Alexander lo fece preparare per la fucilazione insieme a un gruppo di altri detenuti e solo all’ultimo momento i soldati ebbero l’ordine di abbassare i fucili. Distrutto da questo evento e dall’idea di dover passare otto anni ai lavori forzati, Dostoevskij parte per la Siberia; Alexander von Wrangel, un giovane nobile, che aveva per caso assistito al fatto, lo rivede in qualità di procuratore degli affari statali e penali e fa di tutto per alleviargli la pena. Tra i due, separati dalla differenza di età (Alexander ha dodici anni di meno), ma accomunati dall’attrazione per donne sposate e difficili da accontentare, si sviluppa un’intensa amicizia, documentata da lettere che sono state il punto di partenza di questo romanzo fedele alla verità storica e alle ragioni dell’uomo Dostoevskij. Nell’intervista che ci ha rilasciato in occasione di Più libri più liberi, Jan Brokken ci ha parlato del periodo siberiano di Dostoevskij, del carattere dello scrittore e della straordinaria modernità dei suoi romanzi.
Jan Brokken è nato il 10 giugno 1949 a Leida. Scrittore, giornalista e viaggiatore, noto per la capacità di raccontare i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale, ha pubblicato tra l’altro Nella casa del pianista (Iperborea 2011) sulla vita di Youri Egorov e Anime baltiche (Iperborea 2014). L’ultimo suo libro pubblicato da Iperborea è Il giardino dei cosacchi (2016). Continue reading
L’artista Francis Upritchard vive e lavora a Londra. Le sue origini neozelandesi hanno profondamente influenzato la sua carriera artistica: nasce infatti a New Plymouth, un piccolo paesino dedito all’artigianato dove impara sin da piccola ad avere dimestichezza nella manipolazione di materiali disparati, come l’argilla e le stoffe. Questi diventeranno infatti gli elementi chiave della sua poetica, a cui si aggiungerà successivamente la scoperta della balata, sostanza gommosa di origine naturale che l’artista si fa mandare dal Brasile, con cui l’artista plasma le sue opere secondo un procedimento che prevede una rapida e precisa esecuzione materiale.
Tutte le foto utilizzate nel servizio
© Courtesy of the artist, Kate MacGarry, London and Anton Kern Gallery, New York.
Spinta da un’innata curiosità per il viaggio e per l’esplorazione di differenti culture, Francis approda molto giovane in Europa, dove ha modo di approfondire la sua inclinazione artistica verso la scultura. Dopo un iniziale interesse rivolto esclusivamente al regno animale, che si esplicita in un bestiario primordiale, l’artista approda in seguito alla figura umana, di cui indaga la gestualità, spesso goffa, e le espressioni corporali. Decora con la pittura le sue prime figure umane esternando così la sua passione giovanile per la pittura, ma in seguito inizia a vestirle con capi fatti su misura che sono sgargianti, variopinte e con ricami e fantasie di ogni genere.
La scultura di Francis si colloca a metà tra realtà e immaginazione ed è ricca di spunti e rimandi a prototipi di figure ancestrali e contemporanee.
Invitata alla 57ma Biennale d’Arte di Venezia da Christine Macel Francis Upritchard espone sette nuove sculture all’interno del Padiglione delle Tradizioni.
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RAI ARTE vi propone dei ritratti di altri artisti in mostra alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2017:
Vadim Fishkin – Artista russo
Tracey Moffatt – Artista Australiana
Olafur Eliasson – Artista per metà danese, metà islandese
Rina Banerjee – Artista Indiana Continue reading
La curatrice d’arte Veronica Santi – intervistata al Biografilm Festival 2017 – ci parla della sua opera prima, ossia “I am not alone anyway”, un documentario dedicato alla figura della critica e curatrice d’arte Francesca Alinovi, barbaramente uccisa a Bologna nel 1983. Il film non è però ispirato al famoso delitto, bensì all’eclettica figura di Francesca: l’ascesa di una giovane donna di provincia capace di proporre in tutta Italia, e fino alla New York della galleria di Holly Solomon, la propria idea di arte, una commistione fra fotografia, fumetto e graffiti. Decisa a raccontare il rapporto con la realtà degli artisti di periferia, esclusi dall’élite culturale, Francesca rimase vittima a sua volta delle ossessioni di un pittore, in una vicenda inquietante e quanto mai attuale.
Biografilm Festival – International Celebration of Lives
Francesca Alinovi Continue reading
Sculture cinetiche che creano oleografie galleggianti, campi magnetici che generano forme di ferrofluido dinamiche, esperienze audiovisive immersive in cui sperimentare proiezioni virtuali sconosciute: ecco a voi l’arte di un futuro che è già qui.
Se volete scoprirlo, e ne vale la pena, potete visitare una stimolante mostra allestita nei suggestivi spazi della Ex Dogana di Roma nel quartiere San Lorenzo. “Art Futura. Creature digitali”, permette infatti di compiere un piccolo ma davvero sorprendente viaggio nell’ arte digitale, grazie alla presenza, tra le altre, di sei protagonisti internazionali dell’ arte multimediale, capaci di rappresentare le nuove tecnologie e di percorrere in parallelo il percorso tra arte e scienza incrociandosi su traiettorie nuove.
L’ effeto è di divertita sorpresa, che coglie i visitatori più maturi cosi’ come i giovani ma anche i più piccoli.
Noi abbiamo scelto come guida lo specialista di multimedialità Edoardo Brunetti che ci ha raccontato con molto brio opere ed autori.
“Artfutura.Creature Digitali”
Roma, Ex Dogana
29 Aprile – 10 Settembre Continue reading
Il FAI- Fondo Ambiente Italiano apre al pubblico alle porte di Cagliari un nuovo bene, un luogo speciale, in cui l’opera della natura e dell’uomo hanno saputo integrarsi con sapienza e armonia nel corso del tempo: le Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA). Nella laguna di Santa Gilla, a pochi chilometri da Cagliari un luogo di archeologia industriale, in parte recuperato e riallestito come negli anni Trenta, immerso in un’oasi naturale dove vivono fenicotteri e falchi di mare, diventa con il FAI sede di un racconto appassionante alla scoperta dell’oro bianco, del sale, della sua storia e della sua produzione, del suo paesaggio e dei suoi protagonisti.
Grazie ad un accordo siglato nel 2015 tra il FAI-Fondo Ambiente Italiano e Eni-Syndial, prende vita un progetto innovativo per la tutela e la valorizzazione di un patrimonio unico, che recupera il passato per disegnare un futuro sostenibile, in armonia tra cultura e natura, tra necessità di sviluppo e rispetto dell’ambiente.
La partnership rappresenta la prima esperienza di gestione e valorizzazione sinergica di un bene culturale del tutto speciale un sito industriale attualmente produttivo inserito in una cornice naturalistica di grande valore e originale bellezza, rappresentativa del paesaggio e dell’identità storica della Sardegna: una Salina.
Le Saline Conti Vecchi, entrate in esercizio nel 1931, si estendono su una superficie di 2700 ettari nei Comuni di Assemini, Capoterra e Cagliari e sono integrate con lo stabilimento industriale Ing. Luigi Conti Vecchi ad Assemini, che è stato oggetto di un importante progetto di riqualificazione industriale.
Saline e impianti industriali sono un unicum perfettamente integrato, che svolge la propria attività in una meravigliosa oasi naturalistica. Il progetto realizzato consente di aprire al pubblico e di rendere fruibile e visitabile a tutti, per dieci mesi all’anno, parte del complesso delle storiche saline, attraverso la realizzazione di percorsi di visita dedicati, l’organizzazione dei luoghi per l’accoglienza dei visitatori e la dotazione dei servizi necessari e dei sistemi di comunicazione dei contenuti culturali inerenti le specificità del sito.
Per raccontare il lato “umano” delle saline, che ospitarono vere e proprie comunità di uomini, donne e bambini che vivevano nell’attiguo villaggio, sono stati raccolti ricordi e documenti privati di coloro che vi hanno vissuto.
Il progetto di conservazione e valorizzazione interessa tutti gli spazi affidati da Eni al FAI: gli ambienti sono stati riportati alle originarie funzioni, corredati di macchinari, oggetti e arredi storici – restaurati e ripristinati in loco – che permetteranno di toccare con mano come si svolgeva la vita della salina nella prima metà del Novecento, tra uffici, officine e laboratori, in un fervere di attività produttive. La visita degli edifici consentirà al pubblico di conoscere il luogo che poi visiterà lungo percorsi guidati immersi nella natura, con uno sguardo però costante alla produzione che spicca nel panorama della salina, dominato dalle candide montagne di sale visibili fin da lontano e sullo sfondo dell’orizzonte e del mare.
Intervista a Grazia Gotti sul libro “21 donne all’Assemblea”, pubblicato da Bompiani, con un commento della scrittrice Lidia Ravera.
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La storia italiana della seconda metà del Novecento vista attraverso una famiglia palermitana: non una famiglia calda, numerosa, accogliente, ma una famiglia ristretta (padre, madre, figlia), che vive divisa per molto tempo (padre carabiniere a Roma, madre e figlia a Palermo), questo in sintesi Cortile Nostalgia, il nuovo romanzo di Giuseppina Torregrossa, uscito da Rizzoli. Continue reading
Durante il Salone del Libro di Torino 2017 abbiamo incontrato la scrittrice francese Annie Ernaux, maestra nell’arte dell’autobiografia, con cui abbiamo parlato del suo ultimo libro, Memoria di ragazza (L’orma editore, traduzione di Lorenzo Flabbi), che racconta l’estate dei suoi 18 anni nel 1958, e quella linea d’ombra delicata, cruciale e spesso crudele che tutti attraversiamo.
In questa intervista Annie Ernaux ci ha parlato della “memoria” al singolare nel titolo del libro (rispetto alle Memorie di una ragazza per bene di Simone de Beauvoir), del suo rapporto con l’autobiografia, della scelta di usare la terza persona nel raccontare la se stessa a 18 anni, e di come tutto quello che le è accaduto in quella fatidica estate del 1958 in Normandia è stato cruciale nell’intraprendere in seguito proprio la strada della scrittura.
Di Annie Ernaux L’orma editore ha tradotto e pubblicato in Italia anche Il posto (Gallimard 1983, L’orma 2014), Gli anni (Gallimard 2008, L’orma 2015) e L’altra figlia (NiL éditions 2011, L’orma 2016). Continue reading