Milano: “I colori e i giorni”, in cantiere la personale di Alda Maria Bossi

Dal 17 al 28 ottobre l’Associazione Culturale Renzo Cortina, a Milano, propone la personale di Alda Maria Bossi “I colori e i giorni” a cura di Giovanni Cerri. In mostra circa quindici opere recenti dell’artista milanese, che da diversi anni lavora sui temi della città e della quotidianità. Paesaggi esterni o “zoomate” sulla realtà di tutti i giorni nell’ambiente di casa, i suoi quadri sono modulati su colori disposti a campitura larga, con tonalità vivaci che contribuiscono a dare un senso di estraniamento al contesto domestico. Continue reading

Modena: “Ad perpetuam rei memoriam”, wall painting di Eron

Ad perpetuam rei memoriam è il titolo dell’opera che l’artista Eron, esponente dell’arte urbana e del writing in Italia, realizza durante i tre giorni del Festivalfilosofia di Modena, dal 15 al 17 settembre per una parete di Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2200 anni dalla fondazione (183 a.C.) della città romana di Mutina. L’opera, che viene conclusa il 20 settembre, resta visibile permanentemente. Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell’edificio, in parte distrutto dai bombardamenti del 18 aprile 1945. L’intervento nasce sulla “ferita” più evidente, una parete dimezzata, dove emerge come scrive Pietro Rivasi nel testo critico in catalogo «un semi tempio della pace contemporaneo; il murale, realizzato con uno stile pittorico che richiama i bassorilievi di epoca romana ritrovati a Mutina, rappresenta la metà di una grande colomba che simboleggia il concetto di pace ancora perfettibile in quanto, o è per tutti i popoli, o è sempre solo incompleta». Continue reading

Modena: “Ad perpetuam rei memoriam”, wall painting di Eron

Ad perpetuam rei memoriam è il titolo dell’opera che l’artista Eron, esponente dell’arte urbana e del writing in Italia, realizza durante i tre giorni del Festivalfilosofia di Modena, dal 15 al 17 settembre per una parete di Palazzo Santa Chiara in occasione dei 2200 anni dalla fondazione (183 a.C.) della città romana di Mutina. L’opera, che viene conclusa il 20 settembre, resta visibile permanentemente. Richiamando i monumenti restituiti dal sottosuolo della città romana, Eron sviluppa una riflessione profonda sulla storia dell’edificio, in parte distrutto dai bombardamenti del 18 aprile 1945. L’intervento nasce sulla “ferita” più evidente, una parete dimezzata, dove emerge come scrive Pietro Rivasi nel testo critico in catalogo «un semi tempio della pace contemporaneo; il murale, realizzato con uno stile pittorico che richiama i bassorilievi di epoca romana ritrovati a Mutina, rappresenta la metà di una grande colomba che simboleggia il concetto di pace ancora perfettibile in quanto, o è per tutti i popoli, o è sempre solo incompleta». Continue reading

Jennifer Niven: Libby e Jack

Libby è troppo grassa e Jack ha la prosopagnosia, non riesce a riconoscere le persone, se non attraverso trucchi vari. Lei è diventata famosa perché i pompieri l’hanno dovuta far uscire di casa dalla finestra e attira gli sguardi di tutti, lui è molto popolare ma finisce continuamente nei guai per via della sua malattia di cui non parla con nessuno. Jennifer Niven fa incontrare questi due personaggi in un liceo americano in cui vige la regola del conformismo e non si concepiscono ragazze sovrappeso che vogliono fare le cheerleader e ragazzi di bell’aspetto con problemi relazionali. L’universo nei tuoi occhi, pubblicato da DeA nella traduzione di Simona Mambrini, parla di accettazione di sé e di rapporti umani che aiutano a crescere.

 

Jennifer Niven è nata il 14 maggio 1968 a Charlotte, Carolina del Nord, Stati Uniti. Ha scritto nove libri; in italiano sono usciti Raccontami di un giorno perfetto e L’universo nei tuoi occhi. Continue reading

Helen Phillips: dentro l`ufficio

Josephine ha un bisogno disperato di lavorare e accetta con entusiasmo l’impiego al Database, anche se si tratta di inserire codici astrusi in un ufficio senza finestre, e anche se qui incontra solo La Persona con l’Alito Cattivo che l’ha assunta e Trishiffanny, una donna vestita di rosa che la riempie di domande imbarazzanti. Nella Bella burocrate, tradotto da Cristina Pascotto, per Safarà a Josephine succedono le cose più strane e non solo al lavoro: lei e suo marito Joseph sono costretti a cambiare tre case e di subaffitto in subaffitto trovano sistemazioni sempre più desolate; una cameriera gentile dice di predire il futuro e poi si scopre che i suoi responsi sono uguali per tutti; Joseph scompare e ricompare… Persino la gravidanza di Josephine assume tratti inquietanti. Paragonata dai critici a Kafka, Caroll, Atwood, Orwell, Murakami, Philips gioca con le assonanze linguistiche e crea un suggestivo romanzo distopico che ci ricorda gli abissi in cui è facile cadere nelle nostre metropoli.

 

Abbiamo incontrato l’autrice a Festivaletteratura a Mantova.

Helen Phillips è nata in Colorado nel 1983. Si è laureata a Yale e al Brooklyn College, dove ora insegna. È autrice di quattro libri, il più recente dei quali è la raccolta di racconti “Some Possible Solutions”, edita da Henry Holt nel 2016. Il suo romanzo “The Beautiful Bureaucrat” (“La bella burocrate”), pubblicato da Henry Holt nel 2015 e stato tradotto per la prima volta in Italia nel 2017. Vive a Brooklyn con il marito, l’artista Adam Douglas Thompson, e i loro figli. Continue reading

Kerstin Schomburg e Jakob Philipp Hachert. Affinità elettive

Perché una fotografa contemporanea si mette sulle tracce di un pittore vissuto nel Settecento? Quale motivazione spinge un artista di oggi ad immergersi nei paesaggi italiani, a ripercorrere le tappe del Grand Tour?

La Casa di Goethe propone un confronto tra due Punti di vista, tra due sguardi distanti trecento anni, attraverso un progetto fotografico realizzato nel 2015 da Kerstin Schomburg e i dipinti di Jakob Philipp Hackert.

Il pittore tedesco, contemporaneo e amico di Goethe, visse diciotto anni a Roma, diventando uno dei punti di riferimento della colonia di artisti tedeschi attorno a Trinità dei Monti. Con le sue vedute, profondamente radicate nel patrimonio ideale dell’illuminismo, Hackert, già ai suoi tempi artista di fama internazionale, ha influenzato l’immaginario del paesaggio mediterraneo fino al diciannovesimo secolo.

Kerstin Schomburg si è recata in molti luoghi raffigurati nei dipinti di Hackert e ha cercato l’angolazione esatta della veduta ritratta nel rispettivo dipinto. La fotografa sottopone a verifica l’occhio del pittore, rende visibile il tempo, mostra ciò che è mutato e ciò che si è conservato, porta anche alla luce invenzioni artistiche e si interroga su un processo creativo che getta un ponte tra la pittura di paesaggio del diciottesimo secolo e la fotografia digitale del ventunesimo secolo: “ Ma cosa ci faccio qui? Forse voglio ritrovare la bellezza che c’è nei dipinti di Hackert. Sono convinta che non sia svanita. Cosa rende bello il paesaggio? E’ il paesaggio stesso, è la luce o la sensazione dell’osservatore?”

Roma, Casa di Goethe: Punti di vista. Kerstin Schomburg e Jakob Philipp Hachert: una ricerca fotografica, fino al 14 ottobre 2017 Continue reading

“Personae”, l’umanità di Erwitt

A Forlì un’ampia retrospettiva dedicata al maestro statunitense con 170 fotografie da lui stesso personalmente selezionate Continue reading

Monte San Giusto: Clown&Clown Festival, il valore terapeutico del sorriso

Dal 24 settembre al 1º ottobre a Monte San Giusto (Macerata) apre i battenti la XIII edizione del festival internazionale di clownerie e clown-terapia, ideato dalla Mabò Band, Clown&Clown Festival. La manifestazione si fa messaggera del valore universale e terapeutico della risata, ed ha come tema principale la “diversità”. In programma workshop e conferenze sulla clown terapia a cura della Federazione Nazionale Clown Dottori in collaborazione con le associazioni M’illumino D’immenso onlus e Anffas Macerata onlus; e ancora artisti di strada, mostre, conferenze, street food e grandi eventi di piazza in un progetto in cui amore per il prossimo, condivisione e solidarietà sono gli assi portanti. Tra gli ospiti torna Andrea Caschetto e arriva per la prima volta Clown Il Pimpa, al secolo Marco Rodari, impegnato in zone di guerra con progetti a Gaza, Bagdad, Alessandria D’Egitto e Aleppo. Continue reading

Roma: “Germinazioni. I diari della Terra”, la natura secondo Giuseppe Carta

Continua la collaborazione tra Giuseppe Carta e Eataly: la sua personale “Germinazioni. I diari della Terra”, approda a Eataly Roma dall’8 al 30 settembre. La mostra, ideata da Arte Contemporanea Italiana esplora il rapporto tra cibo, arte e natura attraverso circa trenta opere tra sculture policrome in bronzo e oli su tela, di medie e piccole dimensioni: ciliegie, limoni, fragole, uva, fichi e melograni, mele e pere diventano cibo per l’anima grazie alle opere iperrealiste di Giuseppe Carta. Il cibo stesso è arte e il luogo che negli ultimi anni ha più di tutti valorizzato e diffuso nel mondo i migliori prodotti culinari italiani apre le sue porte all’arte di Carta, capace di suscitare una riflessione sull’incredibile varietà di prodotti gastronomici presenti nel nostro Paese e curiosità sulle potenzialità comunicative del cibo. Accompagnano l’esposizione le composizioni musicali del maestro Antonio Manca, ispirate alle opere di Giuseppe Carta e un catalogo edito da E20 Progetti. Continue reading

Roma: “Tradizione. Il teatro di domani”, rassegna per giovani emergenti

Al via la seconda edizione del progetto “Tradizione. Il teatro di domani”, ospitato dal 20 settembre al 13 novembre in varie sedi di Roma, tra cui Teatro Marconi e Off Off Theatre. L’iniziativa è ideata da Davide Sacco e Ilaria Ceci per offrire alle generazioni di artisti emergenti – attori, autori e registi – l’opportunità di sviluppare e approfondire la propria creatività originale attraverso l’incontro con i grandi maestri della scena. “Shakespeare Lab” è il titolo dell’iniziativa che quest’anno si avvale per la prima volta del sostegno di Siae – Società italiana Autori ed Editori e che vede il coinvolgimento di nomi come Stefano Benni, Emma Dante, Mariano Rigillo, Tato Russo e Raimondo Guarino. Continue reading

Georges Saunders: dar voce ai fantasmi

Il tema di Lincoln nel Bardo di Georges Saunders (traduzione di Cristina Mennella, Feltrinelli) è la morte e quello che accade subito dopo. Sono tutti morti (e non vorrebbero esserlo) i personaggi del libro riuniti nel cimitero di Oak Hill a Georgtown. Saunders dà voce ai rimpianti, ai ricordi, alle passioni di un gruppo di fantasmi riuniti intorno all’arrivo tra loro di Willie, il figlio undicenne di Abramo Lincoln. Il romanzo procede come un accumulo di testimonianze: l’autore ricostruisce la malattia del bambino che si aggrava proprio la notte di un grande ricevimento dato da suo padre, presidente degli Stati Uniti. Un medico rassicura i genitori sul fatto che Willie si riprenderà; quando il malato muore, la madre crolla e il padre continua ossessivo a visitarlo nella cripta. Il bardo nel buddismo tibetano è lo stato intermedio tra la vita e la morte: lì sosta Willie dando dei morti alle figure che lo circondano e scatenando in loro scomposte reazioni. Visionario, provocatorio, Saunders si pone l’obiettivo di immaginare l’inimmaginabile, di raccontare l’irraccontabile e il risultato è un romanzo ipnotico, da cui ci si stacca a fatica.

Abbiamo incontrato Georges Saunders a Mantova in occasione di Festivaletteratura.

Georges Saunders è nato il 2 dicembre 1958 ad Amarillo. Cresciuto nella periferia meridionale di Chicago, si è laureato alla Oak Forest High School a Oak Forest. Nel 1981 ha ottenuto un Bachelor of Science in ingegneria geofisica alla Colorado School of Mines a Golden in Colorado. Dal 1989 al 1996 ha lavorato in qualità di redattore tecnico e ingegnere geofisico; inoltre ha fatto parte di una squadra di esplorazione petrolifera a Sumatra. Dal 1997 Saunders insegna scrittura creativa alla Syracuse University, nell’ambito del Master of Fine Arts. La sua raccolta di saggi The braindead megaphone esce in Italia da Minimum Fax nel 2009 con il titolo Il megafono spento. Tra le sue opere tradotte in Italia: Pastoralia (2001), I tenacissimi sgrinfi di Frip (con Lane Smith, 2002), Nel paese della persuasione (2010), Dieci dicembre (2013), L’egoismo è inutile, celebre discorso agli studenti, Bengodi e altri racconti (2015). Continue reading

Jonathan Lee: l`attentatore, il manager, la ragazza

È difficile leggere Il tuffo di Jonathan Lee (traduzione di Sara Reggiani, Big Sur) senza pensare agli attentati terroristici di oggi, ai loro esecutori e soprattutto alle loro vittime. Lee, nato in Inghilterra e trasferitosi a New York, prende spunto per il suo romanzo dal tentativo fallito dell’IRA di uccidere Margaret Thatcher al Gran Hotel di Bristol nell’ottobre del 1984 (in quell’occasione morirono cinque persone e ci furono quaranta feriti). Il libro si concentra su tre personaggi: l’attentatore, Dan, che se a Belfast non avesse visto morire in modo assurdo il padre sotto i suoi occhi avrebbe fatto la tranquilla vita dell’elettricista; Moose, il vicedirettore dell’hotel dove viene messa la bomba, un uomo pieno di rimpianti che organizza al meglio il convegno sperando in una promozione e Freya, la figlia diciottenne di lui, indecisa sul proprio futuro. Tre persone devastate da un piano concepito da altri: un libro drammatico e insieme capace di tratteggiare con umorismo le incongruenze del vivere.

L’intervista a Jonathan Lee è stata realizzata a Mantova, in occasione di Festivaletteratura.

 

Jonathan Lee è nato nel Surrey (Regno Unito) nel 1981 e vive a New York, dove lavora come editor per la casa editrice Catapult e collabora con la rivista letteraria Guernica. Il tuffo è il suo terzo romanzo, e il primo a essere pubblicato in Italia. Continue reading

Elizabeth Strout: le vite di chi resta

 

Tutto è possibile di Elizabeth Strout (traduzione di Susanna Basso, Einaudi) è un romanzo su chi ha lasciato il proprio luogo d’origine (la Lucy di Mi chiamo Lucy Barton, di cui questo libro è il seguito, anche se si può leggere indipendentemente da questo ) e su chi ci è rimasto a vivere. Siamo ad Angash, Illinois, e in ognuno dei nove capitoli-racconti compaiono uno o più personaggi alle prese con bilanci esistenziali. C’è chi si sente soddisfatto nelle sue aspettative, nonostante i rovesci di fortuna (come Tommy, l’ex bidello che ha visto bruciare la sua fattoria ma, felice di aver messo in salvo la famiglia, è riuscito ad accontentarsi della sua nuova vita), chi è divorato dal risentimento (Vicky non ha smesso di invidiare il successo che ha portato la sorella Lucy lontano da lì), chi ha sognato l’amore e si trova accanto una persona diversa da quella conosciuta in gioventù (è il caso di Charlie che cerca sollievo alla sua routine quotidiana nell’appuntamento settimanale in un albergo). Un altro prezioso tassello nell’esplorazione dei legami familiari portata avanti da Strout nella sua narrativa. Continue reading

“Ambienti”, attraverso gli spazi di Fontana

A Milano, all’HangarBicocca, i lavori ambientali dell’artista, tra i più sperimentali e meno conosciuti della sua produzione Continue reading

Decima edizione Premio Fogazzaro: i vincitori

A Villa Gallia a Como sono stati proclamati i vincitori dei concorsi letterari della decima edizione del Premio Antonio Fogazzaro, che ha visto la partecipazione di oltre 630 racconti inediti, 84 libri partecipanti al concorso di poesia edita e più di 400 testi validi per la sezione Qualità del concorso di Microletteratura e social network.

Alla cerimonia di premiazione condotta da Rossella Pretto, insieme al curatore del Premio Alberto Buscaglia, hanno presenziato Bruno Corda, Prefetto di Como, Maria Rita Livio, presidente della Provincia di Como, Maria Grazia Sassi, Consigliere della Provincia di Como, Diego Minonzio, direttore del quotidiano La Provincia e, tra i giurati, Gian Paolo Serino, Andrea Fazioli, Mario Santagostini e Laura Garavaglia. Ideato per far emergere nuovi talenti letterari e promuovere la giovane poesia in lingua italiana e in dialetto, il Premio Antonio Fogazzaro in questi dieci anni di attività ha contribuito a ridestare l’attenzione sulla figura e l’opera di Antonio Fogazzaro. Continue reading

Festivaletteratura Mantova 2017

Si è chiusa a Mantova il 10 settembre la ventunesima edizione di Festivaletteratura: 62 mila biglietti staccati e 60 mila presenze stimate agli incontri gratuiti, per un totale di 122 mila. Incontri, laboratori, percorsi tematici, concerti e spettacoli con narratori, poeti, saggisti, artisti e scienziati italiani e internazionali. Nello speciale di Rai Letteratura interviste ad alcuni degli ospiti italiani e internazionali. Fabio Genovesi, Antonio Manzini, Davide Enia, Georges Saunders, Lars Mytting, Arno Camenisch, Jonathan Lee, Jan Brokken, José Eduardo Agualusa, Helen Phillips, Olja Savičević, Nina LaCour, Jennifer Niven, Nina LaCour, Elisabetta Bucciarelli, Elizabeth Strout. Continue reading

Milano: mostra “La guerra negli occhi, la guerra nel cuore”

Nello Spazio Oberdan Milano, dal 16 settembre al 18 novembre, la Fondazione Cineteca Italiana presenta “La guerra negli occhi, la guerra nel cuore”, una mostra interattiva sulla Prima Guerra Mondiale arricchita da una rassegna cinematografi… Continue reading

Carpi: Festa del Gioco, seconda edizione

Sabato 30 settembre e domenica 1º ottobre il centro storico di Carpi (Modena) ospiterà la seconda edizione della Festa del Gioco, dal titolo “Macchinisti di miraggi”. La manifestazione, ideata e organizzata dal Castello dei Ragazzi di Carpi e sostenuta dal Comune, esplora quest’anno il rapporto tra l’invenzione e il pensiero tecnico-scientifico. Il programma è suddiviso in cinque macroaree: “Make the Future”, “Play the Present”, “Architetture poetiche”, “La scuola dei ragazzi inventori” e “x_la scuola”. Continue reading

Milano: “Continental Break”, un progetto di Keren Cytter e Nora Schultz

La Galleria Raffaella Cortese di Milano ospita dal 29 settembre al 18 novembre la mostra “Continental Break”, di Keren Cytter e Nora Schultz. Le due artiste, israeliana la prima, tedesca la seconda, hanno lavorato insieme a un progetto espo… Continue reading

José Eduardo Agualusa: mentre fuori infuria la guerra

Al centro di Teoria generale dell’oblio, il romanzo di José Eduardo Agualusa tradotto da Roma Petri per Neri Pozza, c’è Ludovica, una donna che per ventotto anni vive barricata in casa sua, terrorizzata dalla rivoluzione che impazza in Angola. Portoghese di nascita, Ludovica finisce a Luanda per seguire la sorella Odette che sposa un ricco ingegnere. Nel 1975 quando in Angola le cose si mettono male per i portoghesi, Odette vorrebbe fuggire a Lisbona, il marito esita a lungo, e la sera prima della partenza la coppia sparisce. Rimasta sola, mentre fuori si spara per strada, Ludovica si mura viva e organizza la sua resistenza. Lei e il suo cane sopravvivono mangiando scatolette, i frutti che crescono sulla terrazza e i piccioni che riescono a catturare. A un certo punto Agualusa fa convergere davanti alla porta di Ludovica i vari personaggi che compaiono nel libro: il capitalista per caso, il mercenario pentito, il torturatore comunista, il giornalista specializzato in sparizioni. Gli ultimi quarant’anni dell’ex colonia portoghese raccontati con il partecipe distacco e l’umorismo di chi non può fare a meno di vedere anche il ridicolo nelle tragedie umane.

José Eduardo Agualusa è nato nel 1960 a Huambo in Angola. I suoi libri sono stati pubblicati in venticinque paesi. Ha una rubrica settimanale sul quotidiano brasiliano O Globo. Continue reading

Milano: “Oltre il Guadalquivir”, prima edizione

Il 14 settembre l’Instituto Cervantes di Milano inaugura la mostra “Moda e gioielli di Córdoba”. L’esposizione fa parte della prima edizione della manifestazione “Oltre il Guadalquivir”, che si compone inoltre del concerto-evento “Córdoba e i suoi cortili”, in programma all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo il 7 ottobre, con i Solisti dell`Orchestra Fip Guadalquivir di Cordova, in occasione della Festa Nazionale di Spagna. “Oltre il Guadalquivir” rappresenta l’approdo in Italia del Festival Internacional de Piano Guadalquivir (Fip Guadalquivir) – Le mille e una Córdobas, che si terrà dal 22 settembre al 1° ottobre. Fondatrice e direttrice del festival a Cordova e della sua edizione a Milano è María Dolores Gaitán Sánchez, pianista di fama internazionale. L’obiettivo della manifestazione milanese è quello di raccontare la città di Cordova attraverso i suoi tratti più caratteristici: l’architettura (in particolare i cortili, riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco), i gioielli, la moda e l’enogastronomia. La mostra “Moda e gioielli di Córdoba”, visitabile fino al 25 ottobre, espone le creazioni di alcuni tra gli stilisti più rinomati di Cordova e della Spagna, tra i quali Elio Berhanyer.   Continue reading

Olja Savičević: ritorno in Dalmazia

L’io narrante di Addio, cowboy, il romanzo di Olja Savičević tradotto dal croato da Elisa Copetti per L’asino d’oro, e ambientato in una cittadina vicino Spalato, è Dada, una giovane donna, soprannominato La Rugginosa per il colore rosso dei capelli e per il suo carattere aspro. La Dalmazia in cui torna Dada è un paese che non si è ripreso dalla guerra civile, e che è cambiato solo in superficie, nella parte turistica. Dada accompagna in giro Ma e intanto indaga sulla morte dell’amato fratello Danijel che amava gli animali, le stelle e le storie western e si è buttato a diciotto anni da un cavalcavia. Ma a contare in questo romanzo è soprattutto lo stile visionario e intriso di sarcasmo della scrittrice, più vicino alla poesia che alla prosa, adattissimo a ricreare un clima di mancata pacificazione e lo spaesamento dei giovani.

 

A Mantova, in occasione di Festivaletteratura, abbiamo incontrato l’autrice. Elisa Copetti ci ha tradotto le sue risposte.

Olja Savičević Ivančević (Spalato, 1974) è scrittrice e poeta, autrice di diverse sillogi e dei romanzi Adio kauboju (2010) e Pjevač u noći (2016). Scrive rubriche su diversi giornali e siti, e per il teatro adattamenti e drammaturgie originali. I suoi romanzi sono tradotti in una decina di lingue. Continue reading

Antonio Manzini: Schiavone e la camera della morte

In Pulvis et umbra il vicequestore Rocco Schiavone, particolarmente di cattivo umore per un trasloco di stanza non richiesto, si trova ad affrontare il caso di un transessuale trovato morto nel fiume. Il condominio in cui Juana abitava risulta popolato da persone parecchio reticenti; Schiavone arriva a un passo dalla verità ma subisce fortissime pressioni per insabbiare il caso. Nel frattempo prende a cuore il destino di un sedicenne pieno di problemi che abita accanto a lui; ride delle fisime del nuovo commissario della scientifica, una fanatica del complotto; s’invagisce della collega Caterina, e ritrova gli amici romani in una caccia all’uomo che lo porta fino in Friuli. Man mano che procede nella scrittura della serie dedicata a Schiavone, Manzini offre una scrittura più corposa, personaggi minori più convincenti, e dona nuove sfumature di pessimismo al suo protagonista (la cui visione della vita riassume così: “Da quando ero piccolo ho sempre avuto la sensazione di stare nella camera della morte, hai presente? Quel percorso che fanno fare ai tonni nelle mattanze? Per quanto sia tortuoso, pieno di angoli e svolte, finiscono tutti nella trappola per essere trasformati in scatolette. Ecco, per me è la stessa cosa. Qualsiasi decisione tu prenda nella vita arrivi sempre nello stesso posto, nella scatoletta. Ci illudiamo di fare delle scelte, ma la strada è già segnata e questo non me lo toglie nessuno dalla testa.”).

 

 

Antonio Manzini è nato a Roma il 7 agosto 1964. Ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti. La serie con Rocco Schiavone è cominciata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013), cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007. Nel 2015 ha pubblicato anche Sull’orlo del precipizio. Continue reading

Davide Enia: raccontare Lampedusa

“È un’isola in cui gli elementi ti piombano addosso senza che nulla glielo impedisca. Non esistono ripari. Si è trafitti dall’ambiente, attraversati dalla luce e dal vento. Nessuna difesa è possibile”: questo ritratto di Lampedusa compare nelle prime pagine di Appunti per un naufragio di Davide Enia, pubblicato da Sellerio. Negli ultimi tempi Lampedusa, oltre ad attrarre un gran numero di giornalisti e politici che si dedicano alle varie emergenze, viene posta al centro di diverse narrazioni: è grande il desiderio di raccontare cosa sta veramente accadendo in questo pezzo di Italia che, dal punto di vista geologico è Africa, e che, per molti africani, è la terra promessa e per molti altri una tomba. Enia sceglie di tornare a Lampedusa (isola in cui era stato in vacanza varie volte, la prima da ragazzo con gli amici, scappando via per il caldo, la fame, la mancanza di discoteche) con suo padre, cardiologo in pensione e fotografo per passione. Tra loro c’è un forte legame che fatica ad esprimersi; ascoltano insieme i racconti della coppia che li ospita in un bed & breakfast e insieme soffrono per la malattia terminale dello zio Beppe. Gli ultimi mesi del fratello del padre che vive a Reggio Calabria, le telefonate con lui, le visite, s’intrecciano con la raccolta di esperienze di vita vissuta dagli isolani a contatto con la sofferenza e la morte. Un libro che nasce dalla volontà di testimoniare l’importanza dei legami umani, che siano quelli tra un nipote e l’amato zio, o quelli tra chi soccorre, nutre, accoglie e chi fugge nudo dall’orrore.

Davide Enia nasce a Palermo il 2 aprile 1974. Autore e interprete di «Italia-Brasile 3 a 2», «Scanna», «I capitoli dell’infanzia». Per Radio Rai Due realizza il radiodramma «Rembò». Ha pubblicato anche i romanzi Così in terra (2012) e Uomini e pecore (2014), maggio ’43 (2013) e Appunti per un naufragio (2017).

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