Roberto Dante Cogliandro: i beni di interesse culturale

S’intitola I beni di interesse culturale. Problematiche e prospettive, il volume curato da Roberto Dante Cogliandro per Rogiosi. Un ampio trattato in cui si affrontano diversi aspetti relativi alla legislazione in materia dei beni culturali, con contributi di professionisti provenienti dal mondo del diritto, ma anche da altri ambiti (archivisti, archeologi, architetti). Con Roberto Dante Cogliandro abbiamo parlato dei seguenti temi: come si dichiara la culturalità di un bene; quali sono le novità introdotte dal Nuovo Codice dei Beni culturali in vigore dal 2004; i beni culturali tra Stato e Regioni; la circolazione internazionale dei beni culturali; l’esigenza di creare un vero patrimonio culturale europeo.

Roberto Dante Cogliandro nasce a Napoli il 4 febbraio 1975. Si laurea in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, dal 2008 si è fatto promotore della rivista di informazione giuridica “Gazzetta Forense”, della quale è direttore. È presidente dell’AINC, Associazione Nazionale Notai Cattolici, da lui fondata ed è docente di diritto civile presso le SSPL di Napoli e Perugia e presso le scuole notarili di Perugia e Bologna. Continue reading

Viet Thanh Ngyuen: tra due mondi

Il Capitano al centro del romanzo Il simpatizzante di Viet Thanh Nguyen, tradotto da Luca Briasco per Neri Pozza, vive immerso nella duplicità: in primo luogo perché fa la talpa al servizio dei Viet Cong tra i vietnamiti filoamericani, poi perché l’America dove ha svolto gli studi universitari lo attrae e lo disgusta in egual misura, e infine per la sua natura di “bastardo” (è figlio di una vietnamita e di un prete francese e ha subito per questo pesanti discriminazioni). Continue reading

Costantino della Gherardesca – Punto

Intervista al conduttore e scrittore Costantino della Gherardesca sul suo esordio alla scrittura Punto. Aprire la mente e chiudere con le stronzate, pubblicato da Rizzoli Lizard.
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Matteo Righetto: Jole alla scoperta del mondo

“Ci sono paesi che sanno di sventura. Si riconoscono respirando la loro aria torbida, magra e vinta come tutto ciò che è fallito”: così si apre L’anima della frontiera di Matteo Righetto, pubblicato da Mondadori. La narrazione s’incentra su una famiglia che vive alla fine dell’Ottocento al confine tra il Veneto e l’Austria e combatte ogni giorno con il problema della sopravvivenza. Augusto, il capofamiglia, coltiva il tabacco e sua moglie Agnese e i tre figli, Jole, Antonia e Sergio lo aiutano come possono. Con il tabacco che riesce a nascondere dagli ispettori del monopolio, Augusto passa di nascosto il confine. In cambio del fumo i minatori gli danno le scaglie di argento e rame che sottraggono durante il lavoro. La figlia maggiore di Augusto, Jole, ha quindici anni quando il padre le chiede di accompagnarlo oltre la frontiera, ed è felice dell’opportunità di partire con lui, nonostante i pericoli. Tre anni dopo rincontriamo Jole mentre si accinge a ripartire per l’Austria. Il padre è scomparso durante uno dei suoi viaggi da contrabbandiere e a casa si muore di fame. Romanzo di formazione, romanzo western, romanzo di paesaggi (le amate montagne sono descritte in modo molto ravvicinato), romanzo morale sulla disuguaglianza (la frontiera tra i ricchi e i poveri è più evidente che quella tra l’Italia e l’Austria), L’anima della frontiera è anche e soprattutto un romanzo di avventura, ricco di colpi di scena.

 

Matteo Righetto è nato nel 1972 a Padova, dove insegna Lettere. Ha pubblicato Savana Padana (2012), La pelle dell’orso (2013), da cui è stato tratto un film con Marco Paolini per la regia di Marco Segato, Apri gli occhi (2016) e Dove porta la neve (2017). Scrive articoli di cultura per Il Foglio. Continue reading

Ali Smith: un`estranea alla porta

Torna in libreria per Sur, nella traduzione di Federica Aceto, Voci fuori campo della scrittrice scozzese Ali Smith, uscito la prima volta in Inghilterra nel 2005.
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Ayelet Gundar-Goshen: se investi un uomo di notte

Svegliare i leoni, il secondo romanzo della scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen, è uscito da Giuntina nella traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi. Al centro della narrazione c’è Eitan Green, quarantun anni, neurochirurgo, sposato con Liat, che lavora in polizia, due figli piccoli. Dopo aver denunciato i traffici del primario, Eitan è stato assegnato a un ospedale in una provincia israeliana sperduta. Una notte, tornando dal lavoro, devia dal solito percorso, e investe un uomo con la sua jeep. Constatata la gravità dell’incidente, Eitan scappa. Svegliare i leoni descrive il modo in cui cambia la vita di Eitan, a partire dal suo incontro con Sirkit, la moglie dell’uomo che conosce la verità e lo ricatta, costringendolo a curare di nascosto immigrati clandestini. Sono tanti i temi che s’intrecciano in questa vicenda ricca di suspense: c’è l’attrazione che si sviluppa tra Eitan e Sirkit, c’è la crisi del matrimonio del protagonista, deciso a non raccontare la verità alla moglie; c’è l’ambivalenza di Sirkit, e soprattutto c’è la denuncia dell’invivibilità della condizione di chi fugge in cerca di accoglienza e trova solo altra miseria.

Ayelet Gundar-Goshen è nata in Israele nel 1982. Si è laureata in Psicologia clinica all’Università di Tel Aviv. Redattrice per uno dei principali quotidiani israeliani, è attivista del movimento per i diritti civili del suo paese. È anche autrice di sceneggiature. Il suo primo libro, Una notte soltanto, Markovitch (Giuntina, ) ha vinto in Israele il premio Sapir. Da Svegliare i leoni sarà prodotta una serie tv dalla NBC. Continue reading

Tom Drury: storie del Midwest

Pubblicato la prima volta in America nel 1994, appare ora nelle edizioni NN, il romanzo di Tom Drury, La fine dei vandalismi, nella bella traduzione di Gianni Pannofino. Dan, sceriffo di contea s’innamora riamato di Louise, assistente di un fotografo, che dopo sette anni di matrimonio infelice, si libera del marito Tiny, specializzato in furti balordi. Si sposano e Louise aspetta un bambino; lui soffre d’insonnia e per aiutarlo a dormire, lei passa le notti in una roulotte accanto alla casa. Sono felici ma poi le cose non vanno come dovrebbero e c’è anche il ritorno in città dell’ex marito di Louise che si mette con Joan, una fanatica del cristianesimo… Siamo a Grafton, una cittadina del Midwest in cui se piove diluvia e se fa caldo si soffoca; un posto che sembra incrociare la Holt di Kent Haruf con la Gilead di Marilynne Robinson. Drury è uno di quegli scrittori che rende pienamente umani i suoi protagonisti, facendoci sentire tutta la loro forza e tutta la loro debolezza. E questo è solo il primo volume di una trilogia.

 

Tom Drury è nato in Iowa nel 1956. Dopo aver insegnato nelle università americane, attualmente è docente all’università di Lipsia, e vive a Berlino. La fine dei vandalismi, il suo primo romanzo, è uscito negli Stati Uniti nel 1994 ed è stato subito acclamato come miglior libro dell’anno dalle maggiori testate americane. Uscito a puntate sul New Yorker, ha ricevuto il premio come Notable Book dell’Ala, l’associazione delle biblioteche americane. NN Editore pubblicherà tutti i libri della trilogia ambientata a Grouse County. Continue reading

Sandro Campani: interno notturno

Due uomini di fronte a un camino, una notte passata bevendo insieme e parlando: è l’incontro tra due persone molto legate tra loro, ma anche una resa di conti. Davide racconta a Giampiero la propria versione sul fallimento del matrimonio con Silvia e lascia che emerga anche la gelosia provata per l’amico, scelto da suo padre come apprendista al suo posto. Il giro del miele di Sandro Campani (uscito ora per Einaudi) è una storia di affetti traditi, di persone che cedono e di persone che resistono. È soprattutto un racconto di luoghi (l’Appennino emiliano che ricorre nelle opere di Campani) e di mestieri in via d’estinzione (l’apicultore, il falegname). C’è una luce particolare che avvolge ogni personaggio di questo magico libro, dai due protagonisti maschili alle donne evocate dalle loro parole ai vari comprimari, delineati in un modo che ci par di conoscerli.

 

Con Sandro Campani abbiamo parlato della cornice del libro, della crisi della coppia che ne costituisce il racconto centrale, della costruzione dei personaggi e dell’amore per l’autore per i luoghi. 

Sandro Campani vive e lavora in un paese dell’Appennino tosco-emiliano, dove è nato nel 1974. Ha pubblicato È dolcissimo non appartenerti piú (Playground 2005), Nel paese del Magnano (Italic Pequod 2010) e La terra nera (Rizzoli 2013). Per Einaudi ha pubblicato Il giro del miele (2017). Continue reading

Michele Mari – Leggenda privata

Leggenda privata è il nuovo romanzo di Michele Mari, uno dei più importanti e apprezzati scrittori italiani. Pubblicato da Einaudi, questo nuovo lavoro va ad aggiungersi alla vasta bibliografia di Mari, di cui Il Saggiatore ha appena ripubblicato in un’edizione aggiornata il saggio letterario I demoni e la pasta sfoglia.

Abbiamo incontrato Michele Mari a Roma sulla splendida terrazza di Associazione Civita che affaccia su Piazza Venezia, e con lui abbiamo parlato del rapporto con questa sua autobiografia (Leggenda privata racconta l’infanzia dell’autore), della cornice gotico-fantastica che attraversa tutto il romanzo: “è come se i mostri mi avessero finalmente presentato il conto”, del ruolo dell’onomastica: “Il nome in fondo è un feticcio, un amuleto, custodisce la nostra identità, può essere storpiato, può essere oggetto di una maledizione” e dell’unico vero punto luce presente nel romanzo, l’attrazione per la favoleggiata Donatella-Ivana-Loretta: “sana pulsione erotica, immediata, sorgiva”.

Michele Mari insegna Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere di narrativa ricordiamo Di bestia in bestia (1989), Io venìa pien d’angoscia a rimirarti (1990), La stiva e l’abisso (1992), Euridice aveva un cane (1993), Tu, sanguinosa infanzia (1997), Rondini sul filo (1999) Tutto il ferro della torre Eiffel (2002), Verderame (2007), Fantasmagonia (2012) e Roderick Duddle (2014). Nel 2007 ha pubblicato la raccolta poetica Cento poesie d’amore a Ladyhawke (2007). Michele Mari è anche autore delle traduzioni de L’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson (Rizzoli), Il richiamo della foresta di Jack London e Uomini e topi di John Steinbeck (Bompiani), La Macchina del Tempo di Herbert G. Wells (Einaudi). Continue reading

A Paolo Cognetti il premio Strega 2017

Dopo aver vinto lo Strega Giovani 2017, Paolo Cognetti si aggiudica anche il Premio Strega con 208 voti. Seconda Teresa Ciabatti con 119 preferenze, terza Wanda Marasco 87, poi Matteo Nucci, 79, Alberto Rollo 52.

Sin dalle prime pagine di Le otto montagne, l’ultimo romanzo di Paolo Cognetti, pubblicato da Einaudi, si resta conquistati dalla voce dello scrittore: una voce autentica, chiara e sommessa insieme, a cui il lettore si affida pienamente. Storia del passaggio dall’infanzia alla maturità, Le otto montagne mette in scena Pietro, figlio unico di una coppia che vive a Milano, padre chimico burbero, madre assistente sanitaria, socievole e affettuosa. I genitori di Pietro amano entrambi la montagna, ma in modo diverso: il primo ama scalarla e la sua meta preferita sono i ghiacciai, la seconda ama i boschi e i paesi. Pietro appena può si accoda al padre, anche perché le gite sono l’unica occasione che ha per stargli accanto. A Grana, il paesino sotto il Monte Rosa, dove la famiglia prende in affitto una casetta, c’è Bruno, un coetaneo di Pietro che pascola le mucche e in breve i due diventano inseparabili, ma solo per il periodo estivo. Romanzo su due amici che crescono in ambienti diversi, sentendosi quasi fratelli anche se non si vedeno con continuità, Le otto montagne è anche un romanzo sul padre, sul dialogo a distanza con una figura fondamentale che non s’interrompe neppure con la morte, è un romanzo sulla montagna, sui suoi paesaggi, i suoi odori, i suoi sapori, la sua decadenza (gli abitanti che l’abbandonano, l’impossibilità di sopravvivere facendo gli antichi mestieri) ed è un romanzo sulla ricerca di sé che passa attraverso partenze e ritorni da un luogo dell’anima. Continue reading

Maria Pia Ammirati – Due mogli. 2 agosto 1980

Intervista alla scrittrice Maria Pia Ammirati sul suo nuovo romanzo Due mogli. 2 agosto 1980, pubblicato da Mondadori.
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Jan Brokken: Dostoevskij in Siberia

Il Dostoevskij raccontata dall’olandese Jan Brokken nel suo Il giardino dei cosacchi (traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Palermo, Iperborea) è quello disperato dell’esilio in Siberia. L’incipit del libro è dedicato alla falsa esecuzione della condanna a morte che Fiodor Dostoevskij dovette subire: nel 1849 lo zar Alexander lo fece preparare per la fucilazione insieme a un gruppo di altri detenuti e solo all’ultimo momento i soldati ebbero l’ordine di abbassare i fucili. Distrutto da questo evento e dall’idea di dover passare otto anni ai lavori forzati, Dostoevskij parte per la Siberia; Alexander von Wrangel, un giovane nobile, che aveva per caso assistito al fatto, lo rivede in qualità di procuratore degli affari statali e penali e fa di tutto per alleviargli la pena. Tra i due, separati dalla differenza di età (Alexander ha dodici anni di meno), ma accomunati dall’attrazione per donne sposate e difficili da accontentare, si sviluppa un’intensa amicizia, documentata da lettere che sono state il punto di partenza di questo romanzo fedele alla verità storica e alle ragioni dell’uomo Dostoevskij. Nell’intervista che ci ha rilasciato in occasione di Più libri più liberi, Jan Brokken ci ha parlato del periodo siberiano di Dostoevskij, del carattere dello scrittore e della straordinaria modernità dei suoi romanzi. 

 

Jan Brokken è nato il 10 giugno 1949 a Leida. Scrittore, giornalista e viaggiatore, noto per la capacità di raccontare i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale, ha pubblicato tra l’altro Nella casa del pianista (Iperborea 2011) sulla vita di Youri Egorov e Anime baltiche (Iperborea 2014). L’ultimo suo libro pubblicato da Iperborea è Il giardino dei cosacchi (2016). Continue reading

Grazia Gotti: la storia delle 21 donne all`Assemblea Costituente

Intervista a Grazia Gotti sul libro “21 donne all’Assemblea”, pubblicato da Bompiani, con un commento della scrittrice Lidia Ravera.
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Giuseppina Torregrossa: donne di Palermo

La storia italiana della seconda metà del Novecento vista attraverso una famiglia palermitana: non una famiglia calda, numerosa, accogliente, ma una famiglia ristretta (padre, madre, figlia), che vive divisa per molto tempo (padre carabiniere a Roma, madre e figlia a Palermo), questo in sintesi Cortile Nostalgia, il nuovo romanzo di Giuseppina Torregrossa, uscito da Rizzoli. Continue reading

Annie Ernaux – Memoria di ragazza

Durante il Salone del Libro di Torino 2017 abbiamo incontrato la scrittrice francese Annie Ernaux, maestra nell’arte dell’autobiografia, con cui abbiamo parlato del suo ultimo libro, Memoria di ragazza (L’orma editore, traduzione di Lorenzo Flabbi), che racconta l’estate dei suoi 18 anni nel 1958, e quella linea d’ombra delicata, cruciale e spesso crudele che tutti attraversiamo.

In questa intervista Annie Ernaux ci ha parlato della “memoria” al singolare nel titolo del libro (rispetto alle Memorie di una ragazza per bene di Simone de Beauvoir), del suo rapporto con l’autobiografia, della scelta di usare la terza persona nel raccontare la se stessa a 18 anni, e di come tutto quello che le è accaduto in quella fatidica estate del 1958 in Normandia è stato cruciale nell’intraprendere in seguito proprio la strada della scrittura.

Di Annie Ernaux L’orma editore ha tradotto e pubblicato in Italia anche Il posto (Gallimard 1983, L’orma 2014), Gli anni (Gallimard 2008, L’orma 2015) e L’altra figlia (NiL éditions 2011, L’orma 2016). Continue reading

Edoardo Albinati: sull`isola

Dopo aver esplorato nella Scuola cattolica la sessualità negli anni della formazione, in Un adulterio, pubblicato da Rizzoli, Edoardo Albinati affronta uno degli argomenti letterari per eccellenza, la relazione tra due persone sposate. Erri e Clementina sono a Ponza per un week end settembrino. Si conoscono poco: si sono incontrati a una festa in cui erano andati senza i rispettivi coniugi, si sono visti quattro o cinque volte e non hanno mai passato una notte insieme. Non è un’avventura spensierata quella si consuma sull’isola, l’ambito metaforico fa riferimento più di una volta al soffocamento, alla morte. Albinati analizza poi le diverse reazioni dell’uomo e della donna nei confronti del tradimento. Ci presenta una Clementina più propensa a soffrire al pensiero della moglie di lui, più distaccata dal proprio marito; poi rovescia le carte e ci descrive il personaggio femminile pronto a rientrare nella sua vita come un guanto e il personaggio maschile che sogna una vita alternativa a quella che ha. In fondo l’adulterio in questo libro non è che lo specchio di un’ineludibile insoddisfazione di fondo: a chi basta essere quello che ha voluto essere in un certo momento, quante parti di sé si soffocano pur di condividere la propria esistenza con un’altra persona? Continue reading

María Teresa Andruetto: le lettere della madre

Sui desaparecidos argentini e sul doloroso destino dei loro figli sono stati fatti molti film e scritti molti libri. María Teresa Andruetto nel suo Lingua madre (tradotto da Federica Niola per Bompiani) sceglie di occuparsi di Julieta, che nasce in Argentina nel 1975 da Julia, una militante costretta alla clandestinità. Continue reading

Baudelaire, il poeta de “I fiori del male”

Il 9 aprile 1821 nasce a Parigi Charles Baudelaire, poeta scrittore e critico d’arte e letterario. Perde il padre a sei anni. Durante gli anni del liceo, Baudelaire viene cacciato da scuola a causa del suo stile di vita dissoluto e delle cattive frequentazioni. Baudelaire si mantiene grazie all’eredità paterna che, però, intacca a causa della vita dispendiosa che conduce e per questo viene interdetto dalla madre. Trascorre la vita in ristrettezze economiche. Tenta per due volte il suicidio. La sua opera più famosa è I fiori del Male, pubblicata per la prima volta nel 1857 Continue reading

Elsa Osorio: l`altra vita di Juana

Elsa Osorio torna ad occuparsi di desaparecidos e lo fa in un appassionante romanzo, Doppio fondo, che esce da Guanda nella traduzione di Roberta Bovaia e Marco Amerighi. La lettera di una madre al figlio: Juana racconta a Matías la sua vita e i motivi per cui lui è dovuto crescere senza di lei. Il cadavere di una dottoressa ritrovato a Turballe in Francia; una giovane giornalista, Muriel, che non crede alla teoria del suicidio e con l’aiuto di un’amica della donna e di un giovane indaga sull’identità della misteriosa Marie. Muovendosi tra la Francia del 2004 e l’Argentina del 1977, Osorio delinea una figura femminile piena di fascino e di contraddizioni. Per salvare il suo bambino di tre anni, catturato insieme a lei, Juana cede al suo torturatore Raúl, diventa la sua amante e si presta a collaborare con i suoi nemici in una missione parigina. In treno conosce Yves, un fotografo di cui s’innamora e con il quale, dopo infinite peripezie, riesce a ricostruirsi una vita in Francia sotto falso nome. Gli intrecci tra la dittatura argentina, la P2 di Licio Gelli e le alte sfere francesi; lo strazio di una madre che si separa dal figlio per garantirgli un futuro; un’attrazione malata e intessuta di violenza psicologica; un grande amore vissuto di nascosto; un finale da brivido: tutto questo è Doppio fondo, un romanzo in cui l’ombra del passato si proietta sul presente raccontandoci cosa ne è nel mondo di oggi degli aguzzini di ieri.

Abbiamo incontrato Elsa Osorio a Torino, in occasione del Salone del libro e Paola Avigdor ci ha fatto da interprete.

 

Elsa Osorio è nata a Buenos Aires nel 1953. Vive a Madrid dove insegna Lettere e scrive sceneggiature. Guanda ha pubblicato i suoi romanzi I vent’anni di Luz, Lezione di tango, Sette notti di insonnia, La miliziana. Ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive. Ha ottenuto in Argentina il Premio Nazionale di Letteratura, il premio per la miglior sceneggiatura, il premio Amnistía Internacional (per la sua attività in difesa dei diritti umani) Continue reading

Alberto Rollo: la mia Milano

La città che racconta Alberto Rollo nel suo romanzo Un’educazione milanese (Manni) è quella scoperta da ragazzino con il padre da piccolo, e il padre, insieme all’amico Marco, è figura centrale di questo libro asciutto e commovente. Il padre operaio, fedele alla Madre Russia, origini leccesi superate da un uso esclusivo del dialetto milanese, le fabbriche viste come monumento, il disprezzo per gli impiegati, il rigore educativo, le guide del Touring e un dizionario come unici libri di casa; la madre ex sarta che si dedica ai figli: così cresce Alberto negli anni cinquanta, aggiungendo agli insegnamenti paterni quelli del prete all’Oratorio. Questa l’infanzia. Come la prima parte si svolge sotto il segno del padre, la seconda è dominata da Marco, studente di architettura, sognatore ricco di fascino. È il momento dell’approdo alla Milano dei teatri, dei cinema, dell’università, della contestazione studentesca, dei centri sociali. I maestri (Enzo Paci, Franco Fortini, Goffredo Fofi), la musica (i Rolling Stones ma anche Mahler e l’Umbria jazz), le gite al lago nelle ville degli amici, il sogno di cambiare il mondo. Poi la cesura netta: l’incidente di macchina, la morte improvvisa di Marco, la fine di un’epoca. Spostandosi tra presente e passato Rollo ribadisce che la vera protagonista del suo libro è Milano, nuova, eppure fedele a se stessa.

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Teresa Ciabatti: la scoperta di essere normali

Un padre terribilmente ingombrante, così ingombrante che a distanza di ventisei anni dalla sua morte, la figlia, che ne ha già adombrato la figura in altri romanzi, decide di prendere la questione di petto e di scrivere di lui, utilizzando nome e cognome e ricostruendo tutto il suo percorso biografico. Lorenzo Ciabatti è al centro de La più amata di Teresa Ciabatti, in uscita da Mondadori. Il Professore, come lo chiamano tutti al San Giovanni di Dio di Orbetello, ma anche fuori di lì, è una potenza: proprietario di case e terreni, primario a trentun anni, non ha che da schioccare le dita per veder accorrere una folla desiderosa di esaudire le sue richieste. C’è uno strano effetto ottico nel libro: la figura del padre che giganteggia nella prima parte, si riduce man mano che la narrazione procede e non solo a causa del suo tracollo economico e fisico, della separazione dalla moglie; è proprio lui che diventa meschino agli occhi della figlia che lo ha idolatrato. E il libro che sembrava nato dal desiderio di scavare nelle pieghe nascoste dell’uomo, di fornirne un ritratto completo, alla fine butta lì qualche ipotesi (è stato un massone? ha avuto relazioni con altre donne o forse con uomini?) senza arrivare fino in fondo (come ha fatto la madre di Teresa che per un po’ gli ha messo alle costole un investigatore e poi ha lasciato perdere). Il punto è un altro: passati i quarant’anni, avuta una figlia, Teresa, sempre pronta a definirsi “anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente” doveva fare i conti con il proprio passato, conciliare la bambina al centro delle attenzioni di tutti con la ragazza che fatica a farsi notare alle medie, “la più amata” dal padre con la figlia trascurata, la futura attrice-filosofa- ministra con la scrittrice che è diventata. La più amata si legge d’un fiato e disturba il lettore come solo i bei libri sanno fare.

Con Teresa Ciabatti abbiamo parlato di verità biografica e finzione letteraria, di ossessioni private e rispecchiamenti pubblici.

Teresa Ciabatti, nata e cresciuta a Orbetello, vive a Roma. I suoi romanzi sono: Adelmo, torna da me (Einaudi), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore). Collabora con “Il Corriere della Sera” e con “la Lettura”. Continue reading

Giuseppe Antonelli: come le parole hanno paralizzato la politica

“Oggi, in un’epoca che si propone come post-ideologica le emozioni si sostituiscono alle idee. Dappertutto si sente parlare di post-politica e post-verità. Perché qualcuno sta cercando di farci credere che parole come politica o verità (nel senso di realtà verificabile) siano ormai superate.” Partendo da questo sconsolato presupposto, Giuseppe Antonelli in Volgare eloquenza, Come le parole hanno paralizzato la politica, edito da Laterza, offre un excursus sulle distorsioni del linguaggio della politica oggi. Dal paradigma del rispecchiamento (votami perché parlo male come te) alla narrazione che prende il sopravvento sull’argomentazione, dalla perdita del DNA linguistico (i discorsi dei politici non lasciano più indovinare la loro appartenenza politica) alla deriva comica (la brillantezza di una battuta di spirito è più apprezzata di qualsiasi ragionamento). E come ci spiega Giuseppe Antonelli in questa intervista, il problema non è soltanto italiano, ma globale. Il populismo linguistico ha trovato in Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, un portavoce ufficiale.

 

 

 

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Paul Lynch: caccia oltre Oceano

Provocato dal padrone, che vuole metterlo in mezzo alla strada con la moglie e la figlia, Coll Coyle lo uccide. Siamo in Irlanda nel 1832 e da quel momento Coll non avrà più tregua. Parte una caccia all’uomo che non si arresta neppure dopo la sua fuga in America. In uno scenario fosco in cui la morte è sempre in agguato (sulla nave, tra i lavoratori immigrati della ferrovia) Paul Lynch in Cielo rosso al mattino, pubblicato in Italia da 66than2nd nella traduzione di Riccardo Michelucci, costruisce un romanzo visionario e potente su un’emigrazione forzata, in cui il paesaggio e le condizioni atmosferiche sono molto più di un semplice fondale.

Al Salone internazione del libro di Torino abbiamo incontrato Paul Lynch che ci ha illustrato lo spunto iniziale del romanzo, lo scontro tra il protagonista e il suo inseguitore, il senso di tragedia che domina la narrazione e l’importanza del paesaggio.

 

Paul Lynch, nato a Limerick nel 1977, vive a Dublino. Ha diretto la sezione di critica cinematografica dell’«Ireland’s Sunday Tribune» e collabora da tempo con il «Sunday Times». Cielo rosso al mattino è stato il libro dell’anno per l’«Irish Times», il «Toronto Star» e l’«Irish Independent». Il suo secondo libro, Black snow, ha vinto in Francia il Prix Libr’à Nous per il miglior romanzo straniero e il Prix des Lecteurs Privat. Continue reading

Federica Manzon: l`amore ai tempi del virtuale

 

Una storia d’amore impossibile raccontata da un testimone che è amico della coppia e da sempre innamorato della ragazza: La nostalgia degli altri di Federica Manzon (Feltrinelli) prende un impianto classico e lo attualizza ambientando il tutto in un avveniristico ufficio milanese che si chiama Acquario, una fabbrica d’intrattenimento digitale. Lizzie inventa, il suo amico d’infanzia triestino fornisce le immagini alle invenzioni. Arriva Adrian, seducente, misterioso e tra lui e Lizzie si sviluppa un rapporto avvolgente che prescinde dal rapporto fisico, si basa su continui messaggi. Il narratore semina indizi sull’inafferrabilità di Adrian e apre flash back sull’infanzia infelice di lui e di lei. Lizzie, sempre carismatica e affascinante, comincia ad annullarsi per Adrien; lei entra nel suo computer, ha il dubbio che le abbia raccontato solo bugie; si affida a un tecnico di per spiarlo e scopre che forse è Adrian stesso a volere che lei insegua le sue molteplici identità virtuali. Manzon costruisce un labirinto in cui far perdere i suoi personaggi. Trieste e Milano, il passato e il futuro, sono i due poli di questa storia che forse non è una storia d’amore, ma come scrive Manzon stessa “una storia sul potere delle storie, e la manipolazione, sull’isolamento e la precarietà della salute mentale”.

Federica Manzon è nata a Pordenone nel 1981. Ha pubblicato, oltre al reportage narrativo Come si dice addio (2008) il romanzo Di fama e di sventura (Premio Rapallo Carige 2011 e Premio Selezione Campiello 2011). Collabora con l’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge ed è redattrice di «Nuovi Argomenti». Nel 2015 ha curato il volume I mari di Trieste (Bompiani). Con Feltrinelli ha pubblicato La nostalgia degli altri (2017). Continue reading