Harry Parker: BA5799

BA5799 è il numero di matricola di Tom Barnes, giovane capitano inglese che, come Harry Parker l’autore di Anatomia di un soldato (Sur, traduzione di Martina Testa), perde le gambe in seguito allo scoppio di una bomba in Afghanistan. Continue reading

Jan Brokken: la San Pietroburgo degli artisti

Jan Brokken è uno scrittore olandese innamorato della Russia e dei suoi artisti. Questo innamoramento comincia quando lui è ancora un ragazzo: nel 1975 visita San Pietroburgo, che allora si chiamava Leningrado, alla ricerca di ricordi di poeti, scrittori, musicisti. Bagliori a San Pietroburgo (tradotto da Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo per Iperborea) è il racconto di un recente soggiorno  sulle tracce di Dostoevskij. Ci sono annotazioni di costume (la religione è tornata in auge, le chiese sono gremite; l’antico non ispira rispetto, i restauri sono fatti solo per i turisti) ma ci sono soprattutto itinerari e rimandi letterari (“tutto quello che accade qui si può abbinare a un verso di Puskin”). In quale altro posto esiste una strada in cui hanno vissuto scrittori come Dostoevskij, Gogol’ e Turgenev? Tra guida letteraria e itinerario onirico Bagliori a San Pietroburgo è adatto sia a chi voglia visitare la città, sia a chi preferisce  viaggiare con la fantasia.

Con Jan Brokken a Mantova abbiamo ripercorso le tappe del libro.

 

Jan Brokken (1949) ha esordito nella narrativa con De Provincie (1984), da cui è stato tratto un film. Ha poi scritto Nella casa del pianista (Iperborea 2011) sulla vita di Youri Egorov; Anime baltiche (Iperborea 2014), viaggio in un cruciale ma dimenticato pezzo d’Europa; Il giardino dei cosacchi (Iperborea 2016) su Dostoevskij in Siberia.

 

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Roma Europa Festival 2017

Nato nel 1986, il Romaeuropa Festival – giunto alla sua XXXII Edizione – presenta al pubblico il meglio della creazione artistica contemporanea, all’insegna dell’intreccio tra culture e codici espressivi. Ogni anno Europa, Asia, America, Oceania, Africa si incontrano in una partitura fatta di danza, teatro, musica, cinema, incontri con gli artisti, arti visive e sfide tecnologiche. Partenza il 20 settembre al Teatro Argentina con Kreatur di Sasha Waltz (in replica fino al 23), chiusura il 2 dicembre. All’interno del festival 80 progetti, 60 spettacoli, mostre, installazioni, convegni, percorsi di formazione in 24 diversi luoghi di Roma dal Teatro Argentina al Teatro India, dalla Pelanda all’Auditorium Parco della Musica all’Auditorium Conciliazione.

Al centro di questa edizione la domanda Where are we now? a cui si cercherà di dare risposta attraverso gli occhi degli artisti, come ha spiegato in conferenza stampa Fabrizio Grifasi, Direttore Generale e Artistico della Fondazione Romaeuropa presieduta da Monique Veaute.

Tra gli spettacoli che seguirà Rai letteratura: Pacific Palisades di Alessandro Baricco, Nicola Tescari, Dario Voltolini (Macro Testaccio); Pueblo di Ascanio Celestini (Teatro Vittoria); #Antropocene di Marco Paolini  (Auditorium Parco della Musica), Roberto Herlitzka che recita il De Rerum Natura in terzine dantesche accompagnato dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese (Teatro Vittoria). Continue reading

Simona Vinci e la paura della paura

Che cosa trasforma una bambina intrepida fino all’autolesionismo in un’adulta paralizzata dalla “paura della paura”? Nel suo nuovo libro, Parla, mia paura (Einaudi), che nasce come complemento del precedente L’ultima verità, Simona Vinci affronta la storia della propria depressione, offrendola ai lettori nella convinzione che raccontare la gabbia possa essere un modo per cominciare a smontarla. C’è una diagnosi (depressione ansiosa reattiva), ci sono varie manifestazioni (l’anoressia, l’insonnia, il pensiero consolatorio del suicidio), c’è un lungo percorso di cura attraverso l’analisi, c’è una tappa liberatoria (la chirurgia plastica che agevola l’accettazione di sé), c’è una ricaduta dopo il parto e c’è una causa scatenante (la morte di un giovane molto amato, con tutti i rimpianti che questa morte prematura si tira dietro). Ma al di là di tutto c’è una certezza a cui appigliarsi: “le parole non mi hanno mai tradita”. Simona Vinci riesce nell’impresa di trasformare la propria angoscia in letteratura e dà, attraverso il suo esempio, l’unico consiglio possibile a chi soffre di questa malattia, quello di non nascondersi.

In questa intervista Simona Vinci ci racconta come e perché è arrivata a scrivere Parla, mia paura.

 

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e vive a Bologna. Il suo primo romanzo, Dei bambini non si sa niente (Einaudi) ha riscosso un grande successo. Caso letterario dell’anno, è stato tradotto in numerosi altri paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Sempre per Einaudi sono usciti la raccolta di racconti In tutti i sensi come l’amore (1999) e i romanzi Come prima delle madri (2003), Brother and Sister (2004), Stanza 411 (2006), Strada Provinciale Tre (2007), La prima verità (2016) e Parla, mia paura (2017). Per i lettori più giovani ha pubblicato Corri, Matilda (1998) e Matildacity (1998). Ha scritto il racconto “La più piccola cosa” pubblicato nell’antologia Le ragazze che dovresti conoscere (2004). Inoltre nel 2010 ha collaborato alla raccolta Sei fuori posto. Continue reading

Lars Mytting: alla ricerca delle proprie radici

Nel romanzo del norvegese Lars Mytting, Sedici alberi, pubblicato da DeA nella traduzione di Alberto Storti, ci sono elementi di mistery (una coppia muore in Francia per lo scoppio di una mina, mentre il loro bambino viene ritrovato quattro giorni in un posto lontano da lì), di romanzo familiare a fondo storico (una donna nata in campo di concentramento e un figlio che scopre poco a poco la verità su di lei), di racconto di viaggio (il protagonista si mette in macchina per raggiungere i luoghi in cui si è svolto il dramma che ha segnato la sua infanzia), e infine, e non poteva non essere così visto che si tratta di un’opera del celebrato autore di Norvegian Wood, Il metodo scandinavo per tagliare, accatastare & scaldarsi con la legna (Utet), c’è l’ elogio del legno di noce e delle sue straordinarie virtù.

Lars Mytting è nato il 1 marzo 1968 a Favang, in Norvegia. Continue reading

Nina LaCour: tra amiche

Caitlin, quindici anni, torna a scuola dopo le vacanze estive e deve affrontare il dramma di non aver più accanto la sua migliore amica. Ingrid si è sucidata e per Caitlin ritrovarsi tra i compagni e frequentare il corso di fotografia che seguivano insieme è un vero tormento. Pian piano, grazie alla sensibilità dei genitori, ai nuovi incontri e alla lettura del diario che Ingrid le ha lasciato, la protagonista riesce a ritrovare il suo equilibrio e a guardare con fiducia al futuro. Ferma così di Nina LaCour (tradotto in italiano da Aurelia Martelli) esplora con grande sensibilità un tema difficile come quello della depressione e dei suoi effetti, riuscendo a trovare le parole giuste per parlarne ai ragazzi.

A Festivaletteratura a Mantova, Nina LaCour ha presentato il suo romanzo e in questa occasione l’abbiamo incontrata.

Nina LaCour è nata a San Francisco. Dei suoi libri sono stati per ora pubblicati in italiano Ferma così e Il ritmo dell’estate. Ha insegnato in varie scuole (Berkeley City College, Maybeck High School, Stanford University, e Mills College). Vive nell’area di san Francisco con sua moglie la fotografa Krisyn Stroble e la loro figlia. Continue reading

Jennifer Niven: Libby e Jack

Libby è troppo grassa e Jack ha la prosopagnosia, non riesce a riconoscere le persone, se non attraverso trucchi vari. Lei è diventata famosa perché i pompieri l’hanno dovuta far uscire di casa dalla finestra e attira gli sguardi di tutti, lui è molto popolare ma finisce continuamente nei guai per via della sua malattia di cui non parla con nessuno. Jennifer Niven fa incontrare questi due personaggi in un liceo americano in cui vige la regola del conformismo e non si concepiscono ragazze sovrappeso che vogliono fare le cheerleader e ragazzi di bell’aspetto con problemi relazionali. L’universo nei tuoi occhi, pubblicato da DeA nella traduzione di Simona Mambrini, parla di accettazione di sé e di rapporti umani che aiutano a crescere.

 

Jennifer Niven è nata il 14 maggio 1968 a Charlotte, Carolina del Nord, Stati Uniti. Ha scritto nove libri; in italiano sono usciti Raccontami di un giorno perfetto e L’universo nei tuoi occhi. Continue reading

Helen Phillips: dentro l`ufficio

Josephine ha un bisogno disperato di lavorare e accetta con entusiasmo l’impiego al Database, anche se si tratta di inserire codici astrusi in un ufficio senza finestre, e anche se qui incontra solo La Persona con l’Alito Cattivo che l’ha assunta e Trishiffanny, una donna vestita di rosa che la riempie di domande imbarazzanti. Nella Bella burocrate, tradotto da Cristina Pascotto, per Safarà a Josephine succedono le cose più strane e non solo al lavoro: lei e suo marito Joseph sono costretti a cambiare tre case e di subaffitto in subaffitto trovano sistemazioni sempre più desolate; una cameriera gentile dice di predire il futuro e poi si scopre che i suoi responsi sono uguali per tutti; Joseph scompare e ricompare… Persino la gravidanza di Josephine assume tratti inquietanti. Paragonata dai critici a Kafka, Caroll, Atwood, Orwell, Murakami, Philips gioca con le assonanze linguistiche e crea un suggestivo romanzo distopico che ci ricorda gli abissi in cui è facile cadere nelle nostre metropoli.

 

Abbiamo incontrato l’autrice a Festivaletteratura a Mantova.

Helen Phillips è nata in Colorado nel 1983. Si è laureata a Yale e al Brooklyn College, dove ora insegna. È autrice di quattro libri, il più recente dei quali è la raccolta di racconti “Some Possible Solutions”, edita da Henry Holt nel 2016. Il suo romanzo “The Beautiful Bureaucrat” (“La bella burocrate”), pubblicato da Henry Holt nel 2015 e stato tradotto per la prima volta in Italia nel 2017. Vive a Brooklyn con il marito, l’artista Adam Douglas Thompson, e i loro figli. Continue reading

Georges Saunders: dar voce ai fantasmi

Il tema di Lincoln nel Bardo di Georges Saunders (traduzione di Cristina Mennella, Feltrinelli) è la morte e quello che accade subito dopo. Sono tutti morti (e non vorrebbero esserlo) i personaggi del libro riuniti nel cimitero di Oak Hill a Georgtown. Saunders dà voce ai rimpianti, ai ricordi, alle passioni di un gruppo di fantasmi riuniti intorno all’arrivo tra loro di Willie, il figlio undicenne di Abramo Lincoln. Il romanzo procede come un accumulo di testimonianze: l’autore ricostruisce la malattia del bambino che si aggrava proprio la notte di un grande ricevimento dato da suo padre, presidente degli Stati Uniti. Un medico rassicura i genitori sul fatto che Willie si riprenderà; quando il malato muore, la madre crolla e il padre continua ossessivo a visitarlo nella cripta. Il bardo nel buddismo tibetano è lo stato intermedio tra la vita e la morte: lì sosta Willie dando dei morti alle figure che lo circondano e scatenando in loro scomposte reazioni. Visionario, provocatorio, Saunders si pone l’obiettivo di immaginare l’inimmaginabile, di raccontare l’irraccontabile e il risultato è un romanzo ipnotico, da cui ci si stacca a fatica.

Abbiamo incontrato Georges Saunders a Mantova in occasione di Festivaletteratura.

Georges Saunders è nato il 2 dicembre 1958 ad Amarillo. Cresciuto nella periferia meridionale di Chicago, si è laureato alla Oak Forest High School a Oak Forest. Nel 1981 ha ottenuto un Bachelor of Science in ingegneria geofisica alla Colorado School of Mines a Golden in Colorado. Dal 1989 al 1996 ha lavorato in qualità di redattore tecnico e ingegnere geofisico; inoltre ha fatto parte di una squadra di esplorazione petrolifera a Sumatra. Dal 1997 Saunders insegna scrittura creativa alla Syracuse University, nell’ambito del Master of Fine Arts. La sua raccolta di saggi The braindead megaphone esce in Italia da Minimum Fax nel 2009 con il titolo Il megafono spento. Tra le sue opere tradotte in Italia: Pastoralia (2001), I tenacissimi sgrinfi di Frip (con Lane Smith, 2002), Nel paese della persuasione (2010), Dieci dicembre (2013), L’egoismo è inutile, celebre discorso agli studenti, Bengodi e altri racconti (2015). Continue reading

Jonathan Lee: l`attentatore, il manager, la ragazza

È difficile leggere Il tuffo di Jonathan Lee (traduzione di Sara Reggiani, Big Sur) senza pensare agli attentati terroristici di oggi, ai loro esecutori e soprattutto alle loro vittime. Lee, nato in Inghilterra e trasferitosi a New York, prende spunto per il suo romanzo dal tentativo fallito dell’IRA di uccidere Margaret Thatcher al Gran Hotel di Bristol nell’ottobre del 1984 (in quell’occasione morirono cinque persone e ci furono quaranta feriti). Il libro si concentra su tre personaggi: l’attentatore, Dan, che se a Belfast non avesse visto morire in modo assurdo il padre sotto i suoi occhi avrebbe fatto la tranquilla vita dell’elettricista; Moose, il vicedirettore dell’hotel dove viene messa la bomba, un uomo pieno di rimpianti che organizza al meglio il convegno sperando in una promozione e Freya, la figlia diciottenne di lui, indecisa sul proprio futuro. Tre persone devastate da un piano concepito da altri: un libro drammatico e insieme capace di tratteggiare con umorismo le incongruenze del vivere.

L’intervista a Jonathan Lee è stata realizzata a Mantova, in occasione di Festivaletteratura.

 

Jonathan Lee è nato nel Surrey (Regno Unito) nel 1981 e vive a New York, dove lavora come editor per la casa editrice Catapult e collabora con la rivista letteraria Guernica. Il tuffo è il suo terzo romanzo, e il primo a essere pubblicato in Italia. Continue reading

Elizabeth Strout: le vite di chi resta

 

Tutto è possibile di Elizabeth Strout (traduzione di Susanna Basso, Einaudi) è un romanzo su chi ha lasciato il proprio luogo d’origine (la Lucy di Mi chiamo Lucy Barton, di cui questo libro è il seguito, anche se si può leggere indipendentemente da questo ) e su chi ci è rimasto a vivere. Siamo ad Angash, Illinois, e in ognuno dei nove capitoli-racconti compaiono uno o più personaggi alle prese con bilanci esistenziali. C’è chi si sente soddisfatto nelle sue aspettative, nonostante i rovesci di fortuna (come Tommy, l’ex bidello che ha visto bruciare la sua fattoria ma, felice di aver messo in salvo la famiglia, è riuscito ad accontentarsi della sua nuova vita), chi è divorato dal risentimento (Vicky non ha smesso di invidiare il successo che ha portato la sorella Lucy lontano da lì), chi ha sognato l’amore e si trova accanto una persona diversa da quella conosciuta in gioventù (è il caso di Charlie che cerca sollievo alla sua routine quotidiana nell’appuntamento settimanale in un albergo). Un altro prezioso tassello nell’esplorazione dei legami familiari portata avanti da Strout nella sua narrativa. Continue reading

Decima edizione Premio Fogazzaro: i vincitori

A Villa Gallia a Como sono stati proclamati i vincitori dei concorsi letterari della decima edizione del Premio Antonio Fogazzaro, che ha visto la partecipazione di oltre 630 racconti inediti, 84 libri partecipanti al concorso di poesia edita e più di 400 testi validi per la sezione Qualità del concorso di Microletteratura e social network.

Alla cerimonia di premiazione condotta da Rossella Pretto, insieme al curatore del Premio Alberto Buscaglia, hanno presenziato Bruno Corda, Prefetto di Como, Maria Rita Livio, presidente della Provincia di Como, Maria Grazia Sassi, Consigliere della Provincia di Como, Diego Minonzio, direttore del quotidiano La Provincia e, tra i giurati, Gian Paolo Serino, Andrea Fazioli, Mario Santagostini e Laura Garavaglia. Ideato per far emergere nuovi talenti letterari e promuovere la giovane poesia in lingua italiana e in dialetto, il Premio Antonio Fogazzaro in questi dieci anni di attività ha contribuito a ridestare l’attenzione sulla figura e l’opera di Antonio Fogazzaro. Continue reading

Festivaletteratura Mantova 2017

Si è chiusa a Mantova il 10 settembre la ventunesima edizione di Festivaletteratura: 62 mila biglietti staccati e 60 mila presenze stimate agli incontri gratuiti, per un totale di 122 mila. Incontri, laboratori, percorsi tematici, concerti e spettacoli con narratori, poeti, saggisti, artisti e scienziati italiani e internazionali. Nello speciale di Rai Letteratura interviste ad alcuni degli ospiti italiani e internazionali. Fabio Genovesi, Antonio Manzini, Davide Enia, Georges Saunders, Lars Mytting, Arno Camenisch, Jonathan Lee, Jan Brokken, José Eduardo Agualusa, Helen Phillips, Olja Savičević, Nina LaCour, Jennifer Niven, Nina LaCour, Elisabetta Bucciarelli, Elizabeth Strout. Continue reading

José Eduardo Agualusa: mentre fuori infuria la guerra

Al centro di Teoria generale dell’oblio, il romanzo di José Eduardo Agualusa tradotto da Roma Petri per Neri Pozza, c’è Ludovica, una donna che per ventotto anni vive barricata in casa sua, terrorizzata dalla rivoluzione che impazza in Angola. Portoghese di nascita, Ludovica finisce a Luanda per seguire la sorella Odette che sposa un ricco ingegnere. Nel 1975 quando in Angola le cose si mettono male per i portoghesi, Odette vorrebbe fuggire a Lisbona, il marito esita a lungo, e la sera prima della partenza la coppia sparisce. Rimasta sola, mentre fuori si spara per strada, Ludovica si mura viva e organizza la sua resistenza. Lei e il suo cane sopravvivono mangiando scatolette, i frutti che crescono sulla terrazza e i piccioni che riescono a catturare. A un certo punto Agualusa fa convergere davanti alla porta di Ludovica i vari personaggi che compaiono nel libro: il capitalista per caso, il mercenario pentito, il torturatore comunista, il giornalista specializzato in sparizioni. Gli ultimi quarant’anni dell’ex colonia portoghese raccontati con il partecipe distacco e l’umorismo di chi non può fare a meno di vedere anche il ridicolo nelle tragedie umane.

José Eduardo Agualusa è nato nel 1960 a Huambo in Angola. I suoi libri sono stati pubblicati in venticinque paesi. Ha una rubrica settimanale sul quotidiano brasiliano O Globo. Continue reading

Olja Savičević: ritorno in Dalmazia

L’io narrante di Addio, cowboy, il romanzo di Olja Savičević tradotto dal croato da Elisa Copetti per L’asino d’oro, e ambientato in una cittadina vicino Spalato, è Dada, una giovane donna, soprannominato La Rugginosa per il colore rosso dei capelli e per il suo carattere aspro. La Dalmazia in cui torna Dada è un paese che non si è ripreso dalla guerra civile, e che è cambiato solo in superficie, nella parte turistica. Dada accompagna in giro Ma e intanto indaga sulla morte dell’amato fratello Danijel che amava gli animali, le stelle e le storie western e si è buttato a diciotto anni da un cavalcavia. Ma a contare in questo romanzo è soprattutto lo stile visionario e intriso di sarcasmo della scrittrice, più vicino alla poesia che alla prosa, adattissimo a ricreare un clima di mancata pacificazione e lo spaesamento dei giovani.

 

A Mantova, in occasione di Festivaletteratura, abbiamo incontrato l’autrice. Elisa Copetti ci ha tradotto le sue risposte.

Olja Savičević Ivančević (Spalato, 1974) è scrittrice e poeta, autrice di diverse sillogi e dei romanzi Adio kauboju (2010) e Pjevač u noći (2016). Scrive rubriche su diversi giornali e siti, e per il teatro adattamenti e drammaturgie originali. I suoi romanzi sono tradotti in una decina di lingue. Continue reading

Antonio Manzini: Schiavone e la camera della morte

In Pulvis et umbra il vicequestore Rocco Schiavone, particolarmente di cattivo umore per un trasloco di stanza non richiesto, si trova ad affrontare il caso di un transessuale trovato morto nel fiume. Il condominio in cui Juana abitava risulta popolato da persone parecchio reticenti; Schiavone arriva a un passo dalla verità ma subisce fortissime pressioni per insabbiare il caso. Nel frattempo prende a cuore il destino di un sedicenne pieno di problemi che abita accanto a lui; ride delle fisime del nuovo commissario della scientifica, una fanatica del complotto; s’invagisce della collega Caterina, e ritrova gli amici romani in una caccia all’uomo che lo porta fino in Friuli. Man mano che procede nella scrittura della serie dedicata a Schiavone, Manzini offre una scrittura più corposa, personaggi minori più convincenti, e dona nuove sfumature di pessimismo al suo protagonista (la cui visione della vita riassume così: “Da quando ero piccolo ho sempre avuto la sensazione di stare nella camera della morte, hai presente? Quel percorso che fanno fare ai tonni nelle mattanze? Per quanto sia tortuoso, pieno di angoli e svolte, finiscono tutti nella trappola per essere trasformati in scatolette. Ecco, per me è la stessa cosa. Qualsiasi decisione tu prenda nella vita arrivi sempre nello stesso posto, nella scatoletta. Ci illudiamo di fare delle scelte, ma la strada è già segnata e questo non me lo toglie nessuno dalla testa.”).

 

 

Antonio Manzini è nato a Roma il 7 agosto 1964. Ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti. La serie con Rocco Schiavone è cominciata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013), cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007. Nel 2015 ha pubblicato anche Sull’orlo del precipizio. Continue reading

Davide Enia: raccontare Lampedusa

“È un’isola in cui gli elementi ti piombano addosso senza che nulla glielo impedisca. Non esistono ripari. Si è trafitti dall’ambiente, attraversati dalla luce e dal vento. Nessuna difesa è possibile”: questo ritratto di Lampedusa compare nelle prime pagine di Appunti per un naufragio di Davide Enia, pubblicato da Sellerio. Negli ultimi tempi Lampedusa, oltre ad attrarre un gran numero di giornalisti e politici che si dedicano alle varie emergenze, viene posta al centro di diverse narrazioni: è grande il desiderio di raccontare cosa sta veramente accadendo in questo pezzo di Italia che, dal punto di vista geologico è Africa, e che, per molti africani, è la terra promessa e per molti altri una tomba. Enia sceglie di tornare a Lampedusa (isola in cui era stato in vacanza varie volte, la prima da ragazzo con gli amici, scappando via per il caldo, la fame, la mancanza di discoteche) con suo padre, cardiologo in pensione e fotografo per passione. Tra loro c’è un forte legame che fatica ad esprimersi; ascoltano insieme i racconti della coppia che li ospita in un bed & breakfast e insieme soffrono per la malattia terminale dello zio Beppe. Gli ultimi mesi del fratello del padre che vive a Reggio Calabria, le telefonate con lui, le visite, s’intrecciano con la raccolta di esperienze di vita vissuta dagli isolani a contatto con la sofferenza e la morte. Un libro che nasce dalla volontà di testimoniare l’importanza dei legami umani, che siano quelli tra un nipote e l’amato zio, o quelli tra chi soccorre, nutre, accoglie e chi fugge nudo dall’orrore.

Davide Enia nasce a Palermo il 2 aprile 1974. Autore e interprete di «Italia-Brasile 3 a 2», «Scanna», «I capitoli dell’infanzia». Per Radio Rai Due realizza il radiodramma «Rembò». Ha pubblicato anche i romanzi Così in terra (2012) e Uomini e pecore (2014), maggio ’43 (2013) e Appunti per un naufragio (2017).

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Fabio Genovesi: il bambino cresciuto con gli anziani

Incontriamo Fabio a sei anni, nel momento in cui si appresta con timore a entrare a scuola (circondato com’è sempre stato da una miriade di parenti strambi, non sa come comportarsi con i coetanei), e lo lasciamo a tredici anni (ancora molto strano, ma trionfante per il mezzo bacio ricevuto da una ragazza carina): Il mare dove non si tocca, il nuovo romanzo di Fabio Genovesi, in uscita da Mondadori, presenta un accidentato percorso di formazione all’insegna dell’ingenuità. L’alter ego dell’autore viene costantemente messo in imbarazzo dai suoi numerosi nonni scapoli (in realtà sono i fratelli del nonno, ma ci tengono a usurparne la qualifica) che lo inseguono fin dentro la classe e s’immischiano di tutte le sue faccende. Al centro del libro c’è un evento traumatico a cui Fabio reagisce come può: senza perdere la speranza e aggrappandosi ai libri. Comico e tragico si fondono nella storia di un ragazzo di provincia impegnato nella ricerca di sé.

 

Fabio Genovesi è nato a Forte dei Marmi nel 1974. Ha scritto Versilia Rock City, Morte dei Marmi, Esche vive, Tutti primi sul traguardo del mio cuore e nel 2015 Chi manda le onde, che vince il Premio Strega Giovani. Collabora con il «Corriere della Sera», «Vanity Fair» e «Il Tirreno».

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Fabio Geda: Ercole sul tetto

 

In Anime scalze, uscito da Einaudi, Fabio Geda racconta di Ercole che ha quindici anni, vive con l’inaffidabile padre e l’affettuosa sorella a Torino in un buco di casa, dopo che la madre li ha abbandonati. Nella sequenza d’apertura Ercole ha un fucile, è circondato dalla polizia, e ha con sé Luca che ha sei anni. Il libro è un lungo flash back per raccontare al lettore come si sia arrivati a questa situazione. Geda fa incontrare al suo protagonista, Viola, una coetanea di buona famiglia, attratta da questo ragazzo che non ha nulla tranne l’ardore con cui la guarda; lo spedisce in cerca della madre; gliela fa ritrovare e gli fa scoprire di avere un fratellino (il Luca di cui sopra); gli dona una fragile tregua; gli organizza una perigliosa fuga a due con il fratello dopo che ha incontrato l’orrido patrigno. L’ odissea di un giovane precocemente vessato dalla vita nel contesto di una città italiana come tante altre, indifferente alle sorti dei più sfortunati.

 

Fabio Geda (Torino, 1972) ha scritto, tra gli altri, Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009), Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini & Castoldi 2010), L’estate alla fine del secolo (Baldini & Castoldi 2011), Se la vita che salvi è la tua (Einaudi Stile Libero 2014), Anime scalze (Einaudi Stile Libero 2017) e la serie per ragazzi Berlin (Mondadori 2015-2016).  Continue reading

Elisabetta Bucciarelli: un`educazione sentimentale

Meri, diciassette anni, riceve biglietti da un ammiratore segreto. Con la madre parla soprattutto attraverso il linguaggio delle canzoni dei Queen che entrambe conoscono a memoria. La madre scrive testi per il teatro e ha la passione per gli alberi, le piante e i semi. In Chi ha bisogno di te (Skira) Elisabetta Bucciarelli dà voce a un’adolescente concentrata sul desiderio di amare. Meri è stata segnata per sempre dall’incendio in un albergo di montagna quando aveva sette anni: da lì derivano una mano ustionata, la separazione dei suoi (mai del tutto chiarita) e il dono di un udito straordinario. Bucciarelli segue la sua protagonista in classe, dove passa il tempo con l’amica Sara, e a casa, dove non fa che fantasticare su chi le manda i messaggi. Come in tutti i romanzi di Bucciarelli (che spazia tra generi diversi) il meccanismo della suspense è attivo sino alla fine e la soluzione del mistero non è quella che si aspetta il lettore. La formazione di Meri passa attraverso “la scoperta che l’amore ha molti modi per esserci. Ci vuole tempo e forse un po’ di vita per accettarlo”.

 

 

Elisabetta Bucciarelli è nata e vive a Milano. Diplomata presso il Laboratorio di Scrittura Drammaturgica del Piccolo Teatro di Milano, ha esordito a vent’anni con il testo teatrale Forte come un toro. Ha scritto per il teatro, la televisione e il cinema. La sua sceneggiatura Amati Matti ha partecipato alla 53° Biennale del Cinema di Venezia con menzione speciale della giuria. Ha pubblicato i saggi Io sono quello che scrivo, la scrittura come atto terapeutico e Le professioni della scrittura e Scrivo Dunque Sono. Trovare le parole giuste per vivere e raccontarsi. Conduce laboratori di Scrittura Espressiva. Nell’autunno 2005 è uscito il primo romanzo Happy Hour che inaugura la serie con l’ispettrice milanese Maria Dolores Vergani, cui fanno seguito Dalla parte del torto (2007), Femmina de luxe (2008), Io ti perdono (2009), Ti voglio credere (2010), Dritto al cuore (2013). Nel 2015 è uscito NN La resistenza del maschio. Continue reading

Arno Camenisch: la coppia, la valle, la pensione

Una coppia giunta al trentunesimo anniversario di matrimonio vince a tombola un soggiorno di quattro notti in un bell’albergo in Engadina. Lei è entusiasta e sfoggia un vestito con i lustrini, lui i calzoni corti di un completo verde scuro. Le cento pagine della Cura di Arno Camenisch (tradotto da Roberta Gado per Keller) accompagnano i due dalla stanza da letto dell’hotel, alla sala da pranzo, dalla piscina al cimitero alla funivia in una serie di scene che ci fanno assistere a un lancinante dialogo tra sordi, che sembra incarnare l’essenza della vita coniugale. Lui è un morto che cammina (la morte ritorna ossessivamente nei suoi pensieri, nei proverbi che cita, nelle riflessioni che fa sul passato e sul futuro), non vede l’ora di tornare a casa e vorrebbe non essersene allontanato; lei è garrula, velleitaria (sogna l’Opera, la Scala di Milano, una crociera, il negozio di fiori che non ha mai avuto). Lui ostenta la sua ignoranza (la mia musica preferita è quella della pancetta in padella), lei parla per strafalcioni (facciamo parte anche noi della crème caramel). Un ritratto impietoso non solo della parabola discendente di un rapporto, ma anche degli effetti dell’avanzare dell’età, della realtà del pensionamento.

 

Arno Camenisch è nato a Brigels nel Cantone dei Grigioni il 1 febbraio 1978. Si è diplomato all’Istituto letterario svizzero di Bienne dove vive e lavora. Scrive in tedesco e romancio nella variante sursilvana. Ha esordito nel 2005 con il romanzo Ernesto ed autras manzegnas scritto  in romancio al quale ha fatto seguito una trilogia grigionese composta da Sez Ner, Dietro la stazione e Ultima sera scritti in un pastiche linguistico che mescola svizzero-tedesco, sursilvano e italiano. Le sue opere sono tradotte in italiano da Roberta Gado per Keller. Continue reading

Donatella Di Pietrantonio vince il Premio Campiello 2017

Il Premio Campiello 2017, alla sua 55^ edizione, va alla scrittrice Donatella Di Pietrantonio per il romanzo L’arminuta, pubblicato da Einaudi.

Ecco la classifica completa:

Donatella Di Pietrantonio – L’arminuta – Einaudi – 133 voti

Stefano Massini – Qualcosa sui Lehman – Mondadori – 99 voti

Mauro Covacich – La città interiore – La Nave di Teseo – 25 voti

Alessandra Sarchi – La notte ha la mia voce – Einaudi – 13 voti

Laura Pugno – La ragazza selvaggia – Marsilio – 12 voti

 

L’Arminuta racconta di una ragazzina di tredici anni che da un giorno all’altro scopre di non essere la figlia delle persone con cui è cresciuta e si trova restituita alla sua vera famiglia. Dalla ridente città di mare al cupo paese, dalle lezioni di danza e di nuoto alla fame e alla promiscuità, dalla lingua italiana a un dialetto smozzicato che non parla e di cui si vergogna; a traumatizzare la protagonista è soprattutto la sensazione di non appartenere più a nulla e a nessuno. La prima parte del libro descrive l’impatto della ragazza allevata tra gli agi e appassionata dello studio con una madre e un padre schiantati dalla fatica e incapaci di comunicare, e con i fratelli ostili (non tutti, con tre di loro sviluppa subito un forte legame che passa soprattutto attraverso la fisicità). Si capisce presto che la protagonista è stata ceduta, poco dopo la nascita, a una coppia di lontani parenti che non poteva avere figli, ma non si sa perché quest’adozione informale sia cessata di colpo; la donna che l’ha allevata è gravemente malata? In un Abruzzo degli anni settanta diviso in mondi inconciliabili, uno avanzato e moderno, l’altro retrivo, una ragazza determinata a studiare e a dare un indirizzo alla propria vita riuscirà a farsi madre di se stessa.

Con Donatella di Pietrantonio in questa intervista abbiamo parlato del tema della maternità che ricorre nei suoi romanzi sotto diversi aspetti, della protagonista dell’Arminuta, delle modalità del suo approdo nella famiglia di origine e del ritratto dell’Abruzzo che fa da sfondo a questa storia.

Donatella Di Pietrantonio ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Con Bella mia (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega. L’arminuta, pubblicato da Einaudi, è il suo terzo romanzo. Vive a Penne, in Abruzzo, dove fa la dentista pediatrica. Continue reading

Settima edizione di Teatro sull`acqua ad Arona

Dal 6 al 10 settembre ad Arona si svolge la settima edizione di «Teatro sull’acqua», festival diretto da Dacia Maraini. ‘Rendere possibile l’inaspettato’ è il claim di quest’anno. Tra gli spettacoli clou: Equilibrio della bellezza, uno spettacolo funambolico sospeso sulle acque del lago e La Centaura, scritto da Dacia Maraini, con la regia di Sista Bramini. Per il teatro in Villa: Livia di e con Silvia Paoli e Francesco Canavese, e Il magnifico Ruzzante, di Dario Fo, con Mario Pirovano.

Tornano le visite guidate teatrali, a cura della compagnia Teatro e Società. Gli attori Franco Carapelle, Elisabetta Baro e Davide Simonetti, accompagnano il pubblico nei luoghi storici, artistici e paesaggistici di Arona.

Non mancano gli incontri con Dacia Maraini: da Remo Bodei a Massimo Cacciari, da Enrico Letta a Paolo Cognetti e Cecilia Tosi, fino all’omaggio a Grazia Deledda, raccontata da Rossana Dedola.

 

 

www.teatrosullacqua.it per conoscere date e orari degli spettacoli. Continue reading

Premio Antonio Fogazzaro 2017 – X Edizione

Proseguono nel mese di settembre gli incontri culturali del Premio Antonio Fogazzaro. Oltre alla tanto attesa premiazione dei vincitori dei concorsi letterari “Racconto inedito”, “Poesia edita” e “Microletteratura e Social Network” dell’edizione 2017 del Premio Antonio Fogazzaro, numerosi saranno gli appuntamenti tra letteratura, cinema, storia e viticoltura. Si parlerà infatti della “Civiltà dei vino sul Lago di Como” con Leo Miglio, del famoso tesoro del Duce con Giuseppina Mellace, e nel salotto di Villa Fogazzaro in collaborazione con il FAI, dell’arte del delitto insieme ad Andrea Fazioli, scrittore svizzero autore di numerosi gialli tra i quali “L’arte del fallimento” (Guanda, 2016) e dei film fogazzariani di Mario Soldati. Continue reading