Patrimonio culturale. Una Storia, 1000 modi per raccontarla

Giorgio Zanchini, direttore del Festival del giornalismo culturale, insieme a Lella Mazzoli, commenta la quinta edizione della manifestazione che si è svolta ad Urbino, Fano e Pesaro, dal 12 al 15 ottobre. Un’edizione accresciuta nei contenuti, negli eventi, nei luoghi che hanno ospitato l’annuale riflessione dedicata all’immenso patrimonio culturale italiano e alla molteplicità dei linguaggi per promuoverlo e raccontarlo.

per informazioni: www.festivalgiornalismoculturale.it/ Continue reading

Tra paraventi e porte scorrevoli Firenze scopre il fascino del Rinascimento giapponese

Si apre agli Uffizi una grande mostra, la prima del suo genere in Europa, sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: si tratta di paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali Tesori Nazionali e Proprietà Culturali Importanti e provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone. Le opere, su carta e perciò delicatissime, saranno esposte in tre rotazioni di 13 alla volta, al fine di garantirne la conservazione dall’esposizione alla luce.

Si tratta di una selezione di 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). Con questa rassegna si mette in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti, e ancora oggi riconoscibili nel paese. Da una parte infatti abbiamo la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese: non è un caso che questo tipo di bellezza severa abbia incontrato i gusti della classe guerriera a partire già dall’epoca Kamakura, (1185–1333), e che quello stile fosse utilizzato per decorare templi e residenze di samurai. Di segno opposto è la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali: più esplicita e narrativa, essa era adatta a decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi. In mostra, paesaggi dalle  atmosfere rarefatte e simboliche – di sommi artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan – si confrontano con dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. Queste gioiose atmosfere, traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, così come i caratteri zen riconducibili all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali, esprimono una concezione della natura come specchio dell’animo umano. 

La bellezza e la mutevolezza dell’universo che ci circonda – espresse nelle dimensioni imponenti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, affiancati l’uno all’altro, o nei pannelli delle porte scorrevoli che dividevano le stanze – comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese alla natura. L’uomo ne diventa parte integrante, immergendosi nel paesaggio con l’attitudine panteistico shintoista che sta alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone.

“Il Rinascimento Giapponese. La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo”

Firenze, Uffizi

Fino al 7 Gennaio 2018

 

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Quando l`arte incontra il divertimento

“Malgrado il peso di una retorica romantica, intenta a dipingere l’artista avvolto dai fumi della disperazione, della povertà, della malattia e dell’allucinazione, malgrado il profumo decadente di un Simbolismo notturno che ha nell’Isola dei Morti di Arnold Boecklin il suo manifesto … malgrado infine l’alito acido di un deforme esistenzialismo che ha corroso una parte del Novecento, l’Arte non ha mai voluto rinunciare al piacere del suo gioco e del suo divertimento”.

Tinguely, Calder, Fogliati, Erlich, Creed, Neto, Collishaw, Ourslr, Wurm, teamLab, Op De Beeck, De Dominicis, Gander,Lin, Studio 65: questi gli artisti presenti alla mostra Enjoy, curata da Danilo Eccher al Chiostro del Bramante. Quindici protagonisti del 900 storico e del terzo millennio, accomunati da un filo sotteso, il divertimento, assunto nell’ accezione etimologica della parola, ovvero portare altrove. Oltre il luogo comune che il gioco sia privo di un contenuto concettuale molto forte, oltre i canoni formali e estetici prestabiliti. Perché, sottolinea Eccher “L’Arte sprofonda nel dolore ma si nutre di piaceri ed è sempre una danza di contrasti.”

Enjoy.L’arte incontra il divertimento

Roma, Chiostro del Bramante

Fino al 25 febbraio 2018

Foto: © Obscura, Tony Oursler Continue reading

Domenica, grazie al FAI, andate alla scoperta di oltre 600 luoghi in tutta Italia

Soffermare l’attenzione sulla piazza che attraversiamo per andare al lavoro o conoscere come vivevano i proprietari dell’elegante villa che scorgiamo dal balcone di casa. Sono modi diversi di scoprire la nostra città da punti di vista nuovi e il FAI – Fondo Ambiente Italiano ci invita a rinnovare il nostro sguardo sull’Italia partecipando, domenica 15 ottobre 2017, alla Giornata FAI d’Autunno, realizzata dai Gruppi FAI Giovani a sostegno della campagna di raccolta fondi “Ricordiamoci di salvare l’Italia”, attiva dal 1° al 31 ottobre. Per l’occasione 3.500 volontari accompagneranno gli italiani alla scoperta di 600 luoghi inaccessibili o poco valorizzati, legati da una tematica comune – la musica, le tradizioni artigiane, il panorama urbano dall’alto… – e raccontati dallo spirito entusiasta dei giovani.
170 itinerari tematici in altrettante città legheranno, come un fil rouge da seguire liberamente, l’apertura di palazzi, chiese, botteghe artigiane, archivi, architetture industriali in trasformazione, ma anche interi quartieri e borghi. 

Per informazioni: www.giornatefai.it; www.fondoambiente.it; tel. 02 467615399 Continue reading

Pablo Picasso. Il sentimento del classico

Nel 1917, dopo aver guidato la rivoluzione cubista, Pablo Picasso scende in Italia. E’ il primo viaggio fuori dalla Francia e dalla Spagna, lungo le mete tradizionali del Grand Tour.

Roma, Napoli, gli etruschi, la scultura monumentale antica, gli affreschi pompeiani. Abile giocoliere di stili, l’artista catalano si apre ad una nuova sperimentazione segnata dalla lezione formale del classicismo.

La mostra presso le Scuderie del Quirinale (curata da Oliviere Berggruen con Anunciata von Liechtenstein), si sofferma su un decennio della vita di Picasso, dal 1915 al 1925 e documenta, con oltre cento opere, l’impatto a lungo termine del soggiorno in Italia sull’arte del maestro spagnolo.

Roma, Scuderie del Quirinale: Picasso.Tra Cubismo e Classicismo:1915-1925, fino al 21 gennaio 2018 Continue reading

Si fa presto a dire Secessione: una mostra a Rovigo racconta l`onda della modernità

Negli ultimi anni in Italia il tema delle Secessioni è stato indagato e presentato in rassegne prevalentemente dedicate al singolo episodio viennese e a quello romano.
“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità”, la mostra a cura di Francesco Parisi in corso  a Rovigo a Palazzo Roverella,  propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni: Monaco, Vienna, Praga e Roma. L’ esposizione evidenzia differenze, affinità e punti di contatto dei diversi linguaggi espressivi, nel primo vero scambio culturale europeo, basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali mostre viennesi.
Nella rassegna vengono messi in evidenza gli esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano e alla sua continua ricerca di una via altra e diversa.
Noi abbiamo sentito il curatore della mostra, Francesco Parisi.

“Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’ onda della modernità”

Rovigo, Palazzo Roverella

Fino al 21 Gennaio 2018

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Il sipario si apre a Picasso

Per la prima volta a Roma a Palazzo Barberini, nel salone affrescato da Pietro da Cortona, è esposta Parade, l’immensa tela di Picasso, lunga 17 metri e alta 11, dipinta proprio a Roma all’artista come sipario per il balletto ideato da Jean Cocteau.

Parade fu rappresentato per la prima volta cent’anni fa a Parigi al Théâtre du Châtelet il 18 maggio 1917.  L’opera era il frutto della collaborazione tra l’impresario Sergej Djagilev, il musicista Erik Satie, il coreografo Léonide Massine e, soprattutto, Picasso, che concepì l’idea del sipario, durante un viaggio in Italia con Cocteau in cerca di ispirazione.

 

Il maestoso fondale Parade,  è ospitato  a Palazzo Barberini, nell’immenso Salon de Parade, in complemento alla mostra Picasso. Tra cubismo e classicismo 1915-1925, curata da Anunciata Von Liechtenstein e Olivier Berggruen, in corso alle Scuderie del Quirinale.

 

PICASSO. Parade il sipario

Salone Pietro da Cortona

Palazzo Barberini

Fino al 21 gennaio 2018

 

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Urs Fischer tra opere monumentali ed altre di cera a Piazza della Signoria

A due anni di distanza, Piazza Signoria ospita nuovamente In Florence, un grande evento di arte contemporanea ideato da Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti,

 Dopo la celebre star Jeff Koons, ospite di Firenze nel 2015, il protagonista assoluto della seconda edizione di In Florence sarà lo svizzero Urs Fischer, tra i grandi artisti del panorama mondiale. Per l’occasione, l’artista svizzero, residente da molti anni a New York, ha ideato un doppio progetto inedito incentrato sulla scultura, tenendo conto del contesto storico e artistico urbano così carico di segni e storie di Piazza Signoria.  Il progetto – a cura di Francesco Bonami – consiste, come di rito, nella presentazione di un’opera monumentale all’interno di quello straordinario museo della scultura a cielo aperto che è Piazza Signoria, in un contrasto quantomeno provocante tra antico e contemporaneo. In piazza  si erge Big Clay #4 , una scultura di grandi dimensioni – circa 12 metri – in metallo, le cui forme hanno contemporaneamente qualcosa di primordiale e di infantile, di totemico e di architettonico. Si tratta – spiga Bonami- di  un’ opera “soltanto apparentemente monumentale. In realtà è un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma. Uno sguardo più approfondito della superficie di alluminio dell’opera scoprirà le impronte digitali delle dita dell’artista. La scultura infatti è l’ingrandimento di piccoli pezzi di creta modellati dall’artista nel suo studio. Un monumento alla manualità e all’azione creativa più semplice e quotidiana”.

Per completare il progetto, Fischer posiziona due opere sull’Arengario di Palazzo Vecchio. Le due figure sono quelle di Francesco Bonami e di Fabrizio Moretti, visti dall’artista come cittadini del mondo che hanno le loro radici nel territorio e nella sua cultura, due ritratti che attraverso la consumazione della cera diventeranno corpi astratti. La scelta dei due personaggi nasce da uno studio della loro fisionomia compiuto dall’artista nel corso dei vari incontri avuti con loro per la preparazione di questo progetto; c’è sempre, infatti, nel lavoro di Fischer un elemento biografico filtrato attraverso una riflessione formale ed estetica. Le due figure resteranno esposte per circa un mese, fino al completo scioglimento.

I tre lavori mettono in scena una sorta di dialettica creativa, risultante nel confronto ravvicinato tra il semplice gesto dell’artefice che modellando la materia la trasforma poi in monumento di metallo – Big Clay #4 – e il monumento in cera – “Fabrizio” e “Francesco” – che a poco a poco mutano aspetto e ritornano a essere semplice materia informe, in una sorta di doppio processo di consunzione e regressione figurativa.

Noi abbiamo seguito il backstage.

“Urs Fischer in Florence”.

Big Clay#4 and 2 Tuscan Men

Firenze, Piazza della Signoria

Fino al 21 Gennaio 2018

 

 

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Come nasce la comunicazione moderna: la mostra che racconta la pubblicità

E’ una bella e lodevole idea quella di dedicare un’ esposizione alla pubblicità, ripercorrendo la storia italiana  di questo fondamentale mezzo di comunicazione moderno.

A Mamiano di Traversetolo, vicino Parma, chi vuole potrà fare un viaggio nel tempo e, soprattutto per i meno giovani, nella memoria,  grazie a  duecento opere che vanno dalla fine dell’Ottocento all’era di Carosello,  

La mostra racconta infatti la nascita in Italia della pubblicità, dalle sue prime forme di comunicazione semplici e dirette, all’introduzione dell’illustrazione come strumento persuasivo e spiazzante per novità e per fantasia, al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario attraverso i diversi media, dal più conosciuto manifesto, alla locandina, alla targa di latta e poi al packaging della confezione, fino all’arrivo della radio come strumento di comunicazione di massa.

Noi abbiamo intervistato i due curatori, Stefano Roffi e Dario Cimorelli.

“Pubblicità. La nascita della comunicazione moderna 1890 – 1957”

Mamiano di Traversetolo (PR)

Fino al 10 dicembre

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Luigi Ontani e il diletto dell`arte

 

Luigi Ontani è protagonista di molte delle sue opere, nel senso che gli è sempre piaciuto rappresentarsi in vesti altrui. All’inizio degli anni 70’ le “vesti” non erano sempre presenti, come nella serie fotografica I prigioni, gigantografie grandezza naturale, colorate a mano, dove è completamente nudo.

Pioniere italiano non solo per le sue  gigantografie a cui infonde una vena narrativa, ma anche per le sue opere in video e le sue performances, che partono dalla fine degli anni 60.

Nel corso degli anni, Ontani ha interpretato in prima persona tutti gli dei dell’Olimpo, vari santi di provenienza indiana o semplicemente immaginati, immedesimandosi persino in Cristo con una corona di spine.

L’antica divinità di Giano, solitamente raffigurato con due volti perché in grado di vedere il passato e il futuro, è particolarmente cara a Luigi Ontani, il quale ha realizzato numerose versioni di questo dio pagano partendo come sempre dal proprio volto.

 

 

 Luigi Ontani con un busto ispirato da Giano
Courtesy: Galleria Lorcan O’Neill

 

 

Ispiratosi al dio Ermete ha creato le Erme, sculture in ceramica, consistenti in basi a forma di pilastro rettangolare sormontati da un volto che, ovviamente, è modellato dal viso dell’artista,  che cambia caratteristica in ogni erma.

 

 

Non solo i miti, ma anche la storia dell’arte e della letteratura illuminano la vena creativa di Ontani, che si trasforma di volta in volta come un camaleonte, senza avere di quest’ultimo la finalità mimetica, ma ribadendo sempre la propria presenza in un costante riflesso narcisistico.

 

Perché Ontani intende letteralmente “impersonare” l’opera d’arte con la sua immagine nei suoi lavori e persino nella vita. La sua presenza spicca infatti grazie ai suoi abiti sofisticati in foggia orientale e di seta indiana in varianti infinite di colori,  pur vestendo sempre  in monocromia dalla testa ai piedi, comprese le bizzarre calzature.  

 

Spesso anche i titoli inventati per le sue opere e le sue mostre sono elementi di ironia e diletto di per sé: Ontani gioca con l’uso e la composizione delle parole, inventando neologismi, scambiando le minuscole e maiuscole e confondendo le gerarchie.

 

Difatti l’ultima mostra romana, ancora in corso all’Accademia di San Luca  di Roma fino al 25 novembre  (ingresso gratuito) l’ha intitolata SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico

 

Luigi Ontani

SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico

Accademia di San Luca, Roma

Fino al 25 novembre 2017

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Luigi Ontani e il diletto dell`arte

 

Luigi Ontani è protagonista di molte delle sue opere, nel senso che gli è sempre piaciuto rappresentarsi in vesti altrui. All’inizio degli anni 70’ le “vesti” non erano sempre presenti, come nella serie fotografica I prigioni, gigantografie grande… Continue reading

Hartung, maestro dell` astrattismo, in mostra a Perugia

La Galleria Nazionale dell’ Umbria di Perugia ospita fino al 7 gennaio 2018 una mostra che celebra Hans Hartung, una delle figure di spicco dell’ astrattismo europeo. 

La rassegna, organizzata in collaborazione con la Fondation Hartung-Bergman di Antibes, presenta 16 opere di grandi dimensioni articolate in scomparti – come i polittici della Galleria Nazionale dell’Umbria – definiti Polyptiques dall’artista stesso e accompagnate da 40 lavori su carta. Le grandi opere, realizzate tra 1961 e 1988 (sei delle quali mai esposte prima), sono a Perugia mostrate per la prima volta tutte assieme come serie. 
La serie dei polyptiques – spesso così identificati dallo stesso Hartung sul retro delle opere, nonostante non si tratti di titoli veri e propri – nasce agli inizi degli anni Sessanta, quando l’artista prende a dipingere direttamente sulla tela senza prima concepire l’opera su carta, sperimenta nuove tecniche, dilata i formati, giungendo nell’ultimo periodo, costretto sulla sedia a rotelle, a realizzare i propri dipinti con l’aerografo.
L’iniziativa si propone anche di ripercorrere lo stretto legame di Hartung con l’Italia, risalente già alla prima metà del secolo quando in occasione del viaggio del 1926, oltre a visitare città simbolo come Venezia e Firenze, si lasciò affascinare dai paesaggi siciliani, in particolare dallo spettacolo naturale dell’Etna e dai templi della Magna Grecia. Continue reading

830 chiese, 430 immobili, 130 terreni, 2 foreste etc: conoscete il FEC ?

Lo speciale di Save the Date è dedicato al trentennale del Fondo Edifici di Culto. Organo del Ministero dell’Interno, dal 1985 si occupa della valorizzazione e del restauro di tutti i beni ecclesiastici divenuti di proprietà dello Stato Italiano in seguito all’Unità d’Italia, quando furono soppressi molti Enti Ecclesiastici ed incamerati i loro beni per le esigenze del nuovo Stato Unitario.

Per capire l’importanza dell’attività del Fondo basta qualche numero: si occupa di 830 chiese, 6 Caravaggio, una biblioteca, un archivio storico, 480 immobili, 130 terreni e due foreste. 

Per amministrare tale patrimonio il Fondo Edifici di Culto collabora con il  Ministero dei Beni Culturali e con il Ministero delle Infrastrutture, mentre all’Autorità Ecclesiastica è affidata l’attività di culto.

Sono state scelte alcune delle più preziose chiese romane, in base agli Ordini Religiosi che le custodiscono. Sono stati proprio i padri agostiniani, gesuiti, carmelitani, francescani e domenicani ad illustrarci  gli edifici di culto che curano da centinaia di anni, mentre il professor Buranelli, Presidente della Commissione Tutela dei Beni Artistici della Santa Sede, ha descritto le preziose opere d’arte che queste chiese contengono e che tutti possiamo ammirare.

Con l’istituzione del Fondo Edifici di Culto, i rapporti tra Stato e Chiesa hanno trovato un loro nuovo e definitivo assetto e i beni che che gestiscono vengono custoditi e valorizzati come patrimonio universale.

 http://www.interno.gov.it/it/ministero/dipartimenti/dipartimento-liberta-civili-e-limmigrazione/direzione-centrale-lamministrazione-fondo-edifici-culto/patrimonio-fondo-edifici-culto

 

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Kerstin Schomburg e Jakob Philipp Hachert. Affinità elettive

Perché una fotografa contemporanea si mette sulle tracce di un pittore vissuto nel Settecento? Quale motivazione spinge un artista di oggi ad immergersi nei paesaggi italiani, a ripercorrere le tappe del Grand Tour?

La Casa di Goethe propone un confronto tra due Punti di vista, tra due sguardi distanti trecento anni, attraverso un progetto fotografico realizzato nel 2015 da Kerstin Schomburg e i dipinti di Jakob Philipp Hackert.

Il pittore tedesco, contemporaneo e amico di Goethe, visse diciotto anni a Roma, diventando uno dei punti di riferimento della colonia di artisti tedeschi attorno a Trinità dei Monti. Con le sue vedute, profondamente radicate nel patrimonio ideale dell’illuminismo, Hackert, già ai suoi tempi artista di fama internazionale, ha influenzato l’immaginario del paesaggio mediterraneo fino al diciannovesimo secolo.

Kerstin Schomburg si è recata in molti luoghi raffigurati nei dipinti di Hackert e ha cercato l’angolazione esatta della veduta ritratta nel rispettivo dipinto. La fotografa sottopone a verifica l’occhio del pittore, rende visibile il tempo, mostra ciò che è mutato e ciò che si è conservato, porta anche alla luce invenzioni artistiche e si interroga su un processo creativo che getta un ponte tra la pittura di paesaggio del diciottesimo secolo e la fotografia digitale del ventunesimo secolo: “ Ma cosa ci faccio qui? Forse voglio ritrovare la bellezza che c’è nei dipinti di Hackert. Sono convinta che non sia svanita. Cosa rende bello il paesaggio? E’ il paesaggio stesso, è la luce o la sensazione dell’osservatore?”

Roma, Casa di Goethe: Punti di vista. Kerstin Schomburg e Jakob Philipp Hachert: una ricerca fotografica, fino al 14 ottobre 2017 Continue reading

I Longobardi un popolo che cambia la storia

 Dal 1 settembre al 3 dicembre al Castello Visconteo di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli e da aprile 2018 all’ Ermitage di San Pietroburgo, una mostra epocale, punto di arrivo di oltre 15 anni di indagini archeologiche, epigrafiche e storico- scientifiche su siti e necropoli altomedievali racconta i Longobardi.

La mostra – che ha un corpus espositivo unitario per le tre sedi e alcune specifiche varianti legate alle peculiarità dei luoghi e alla necessità di alternare taluni oggetti – si sviluppa in otto sezioni, con un allestimento di grande fascino e di assoluta novità nel campo archeologico, che incrocia creatività, design e multimedialità: dal cupo contesto in cui s’innesta in Italia l’arrivo dei Longobardi ai modelli insediativi ed economici introdotti dalla loro presenza; dalle strutture del potere e della società nel periodo dell’apogeo alle testimonianze della Longobardia Meridonale tra Biziantini e Arabi, principati e nuovi monasteri.

Oltre 300 le opere esposte; più di 80 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 3 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a soggetti diversi, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

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L` ordine sparso dell` acciaio inossidabile e riflettente di Xhixha a Firenze

 

Una nuova esposizione di sculture monumentali del celebre scultore Helidon Xhixha è ospitata  al Giardino di Boboli a Firenze.

Xhixha, che oggi vive e lavora tra Milano e Dubai, è nato in Albania ed è figlio d’arte. Proprio grazie al padre, già in giovane età scopre la propria vocazione alla scultura, che diventa nel tempo monumentale e impegnata su temi sociali ed esistenziali, e che riscuote grande successo: le sue iconiche strutture in acciaio inossidabile oggi compaiono in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. La sua opera più famosa finora è forse Iceberg, dedicata al tema del cambiamento climatico: una massa potente di acciaio emergente dall’acqua, essa fu la prima installazione mai autorizzata a galleggiare sul Canal Grande durante la Biennale di Venezia del 2015. L’opera riscosse notevole eco anche sui media internazionali, come The New York Times, The Guardian e la CNN. Nel 2016, per l’inaugurazione della London Design Biennale, Xhixha è stato chiamato ad allestire il cortile centrale della Somerset House, e premiato con il Public Award per Bliss, una serie di blocchi concentrici ma drammaticamente spezzati, metafora visuale della migrazione dei popoli.

La mostra, Helidon Xhixha In Ordine Sparso è curata dal Direttore delle Gallerie degli Uffzi, Eike Schmidt insieme al critico d’arte Diego Giolitti. In uno straordinario percorso attraverso quindici fra sculture e installazioni monumentali, distribuite tra il giardino di Boboli e la città di Firenze, Helidon Xhixha esplora l’idea di caos e ordine. Le sue opere rendono omaggio al modo in cui questi concetti sono stati affrontati nei secoli, in filosofia e nelle arti (geometria sacra), ma anche nel mondo naturale.

Con le loro forme e superficie specchianti queste opere si fondono all’ambiente circostante, e proseguendo una sofisticata indagine intellettuale ed estetica che affonda le sue radici già nel XVI e XVII secolo, offrono nuove interpretazioni sul tema dell’intreccio tra arte e natura così caro in quei secoli agli artisti dei Medici, che lo descrissero con sorprendenti fontane e grotte meravigliose.

Le opere esposte sono in gran parte inedite, create dall’artista per l’occasione. Otto su quattordici, per la precisione, tra le quali Ordine e Caos, Helium e Neon, esposte nell’Anfiteatro del Giardino di Boboli. Insieme ad esse ne vengono presentate altre create tra il 2010 e il 2016 (Symbiosis, Deserto, Fragmento, Elliptical Light, Luce, The Four Elements) a testimoniare la recente produzione artistica di Helidon Xhixha. Collocate nello spazio antistante Palazzo Pitti, Conoscenza e Infinito sono un tramite con Firenze e con il carattere austero e matematico della sua estetica urbana: Conoscenza riporta alla mente Fibonacci, la risposta più immediata della natura alla Sezione Aurea, mentre Infinito richiama i concetti fondamentali di ordine, equilibrio e regolarità.

Con Caos, monumentale installazione creata per la Limonaia del Giardino di Boboli, l’artista indaga la natura con lo scopo di comprendere il caos. Ispirandosi alla Cueva de los Cristales di Naica in Mexico – dove in una miniera di piombo e argento si ergono straordinari cristalli di selenite alti fino a quattordici metri – Xhixha ha creato un nuovo ordine di strutture, in apparenza casuale e caotico, ma che ad un’osservazione attenta si rivela come una risposta chiarificatrice e squisitamente intellettuale dell’uomo rispetto alla formazione naturale: imponenti colonne di acciaio rivestito da tessuto invitano il visitatore ad entrare per esplorare – come in una grotta, appunto, e quasi da una dimensione lillipuziana – la potente interpretazione artistica di una delle meraviglie del cosmo.

Nella maggioranza delle sue opere, Helidon Xhixha trasforma l’acciaio inossidabile lucidato a specchio in incredibili forme astratte di immensa grandezza e grande  bellezza, commento visivo dell’interazione tra metallo e luce, tra oggetto e ambiente circostante, e tra tangibile e intangibile. I recenti successi riscossi alla Biennale di Venezia nel 2015 e alla Biennale del Design di Londra, e i prestigiosi riconoscimenti ricevuti, hanno conferito all’artista una posizione di prestigio nel panorama del mondo artistico internazionale e le sue opere sono ad oggi fra le più riconoscibili e ricercate nell’ambito della scultura contemporanea.

Noi abbiamo sentito il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, il curatore Diego Giolitti e l’ artista stesso

“Helidon Xhixha. In ordine sparso”.

Firenze, vari luoghi

FIno al 29 Ottobre Continue reading

Pompei e i Social Media

E’ solo dal mese di aprile 2016 che Pompei, il sito archeologico più importante del mondo, che vanta un bacino di utenza da più di 3 milioni di visitatori annui, ha aperto un profilo sui Social Media Facebook, Twitter, Instagram e un canale Youtube.  La responsabile dei Social Media della Soprintendenza Pompeii, Lara Anniboletti racconta  come ha avviato la campagna e quali siano i risultati ottenuti fino ad ora.

Nei primi 6 mesi di vita, i social network di Pompei contano già decine di migliaia di seguaci: sono più di venti mila i fan su Facebook, più di tremila i follower su Twitter e Instagram.

La Soprintendenza Pompei è un Istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo dotato di autonomia speciale ed esercita le sue competenze nell’ambito della tutela, della conservazione e della fruizione pubblica.

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L`appello del Sovrintendente Presicce per la salvaguardia dei beni capitolini

Claudio Parisi Presicce è Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali e Direttore della Direzione Musei e della U.O. Musei Archeologici e Polo Grande Campidoglio.

Il Sovrintendente e il suo staff hanno elaborato un report circa lo stato di conservazione del patrimonio monumentale capitolino che hanno  recentemente presentato alla Commissione Cultura, un organismo dell’assemblea capitolina

Non è una sorpresa che dal loro report emerge che i beni culturali della capitale necessitano di manutenzione e di interventi complessivi. Le risorse economiche per far fronte a tale situazione sono esigue e la lista delle urgenze e della salvaguardia è lunga; tante sono le aree archeologiche e i monumenti  che versano in uno stato di degrado.

Per fare fronte a questa situazione già dal 2012 si cerca di coinvolgere mecenati  italiani e internazionali per contribuire alla valorizzazione del patrimonio. A oggi molte sono state le donazioni  che hanno consentito il recupero di alcuni dei monumenti più importanti della città, per una cifra che complessivamente ammonta a 15 milioni di euro. La Soprintendenza ha così potuto intervenire su monumenti come  per esempio la Fontana di Trevi, la scalinata di Trinità dei Monti, la Fontana del Babbuino e le Sale dei Filosofi e degli Imperatori dei Musei Capitolini.

Tutt’oggi alti importanti restauri sono in corso grazie al finanziamento dei privati, come quello  erogato dalla Fondazione Tim per il restauro del Mausoleo di Augusto, che tra circa due anni potrà essere riaperto al pubblico dopo 79 anni di chiusura,. e il contributo di Enel Green Power, che ha permesso di cominciare i lavori di restauro nel Giardino della Villa Caffarelli in Campidoglio, che dal 2005 è chiuso al pubblico. Continue reading

Il museo per le scarpe d’artista esiste

Nel 93 una coppia di calzolai belgi,  Vreelann Swenters e suo marito Pierre Bogards, hanno avuto un’idea strana: appassionati di arte contemporanea e di scarpe hanno deciso di fondere le loro passioni e hanno iniziato una collezione di scarpe d’artista. 

Così, in tempi in cui esistevano solo elenchi telefonici e fax hanno iniziato una ricerca di artisti  famosi da coinvolgere nel loro progetto.

“Gentile artista, ci donerebbe un paio di sue vecchie scarpe indossate  durante la creazione di una sua opera?” è stata più o meno questa la domanda che gli artisti si sono vista recapitare per fax o per posta.

Non sempre la loro richiesta è stata raccolta con spirito collaborativo, ma oggi la loro collezione può vantare nomi prestigiosi come Bill Viola, Claes Oldenburg  Gerard Richter, Merce Cunningham, Arman, Richard Long e  Edward Kienholz. Gli artisti italiani, insieme agli artisti tedeschi, sono stati i più entusiasti nel aderire al progetto: tra essi  Michelangelo Pistoletto, Maurizio Cattelan, Aldo Mondino, e Silvio Merlino.

I doni degli artisti che hanno reagito positivamente alla richiesta della coppia sono in molti casi diventati vere proprie opere e  per questo la collezione si chiama SONS, Acronimo per Shoes Or No Shoes (scarpe o non scarpe)

E  così, se oggi ci rechiamo al museo più curioso al mondo, il Museo delle Scarpe in Belgio, possiamo vedere più di 1200 paia di  scarpe d’artista.

Il museo contiene inoltre una collezione di scarpe “etnografiche” (più di 2700 paia provenienti da 155 paesi diversi), una collezione di scarpe di designer, una selezione di scarpe disegnate nei fumetti oltre a una raccolta di estratti di testi d’autore sull’argomento “scarpe”.

Se vuoi saperne di più: http://www.shoesornoshoes.com Continue reading

Partorire con l`arte, l`arte di partorire

La professoressa Miriam Mirolla, docente di Psicologia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma, racconta a Rai Arte la sua esperienza e parla della sua iniziativa “Partorire con l’arte”. Curata in collaborazione con il ginecologo e collezionista Antonio Martino, si tratta di una serie di incontri cominciati a Roma nel 2014 e continuatia a Venezia e Napoli e nei quali si instaurerà un dialogo tra esperti del settore psicologico e artistico e le neo-mamme (ma non solo). 

I temi della gravidanza e del parto sono affrontati con un occhio nuovo e originale, quello artistico, e viene messa in risalto l’idea della donna quale tramite di una energia e di una creatività che non ha eguali in altri periodi della vita. Questa energia, principalmente femminile, è stata molte volte presa a esempio dalle artiste donne (ad esempio  da Vanessa Beecroft, Yoko Ono e Marina Abramović) per azioni e performance di grande sensibilità.

 

E dopo il parto?

Come stimolare la curiosità per la storia dell’arte nei bambini? Una V elementare dell’istituto  comprensivo Piazza Capri di Roma  ha messo in scena alcuni celebri quadri con i ragazzi come protagonisti. Godetevi  lo spettacolo collegandovi qui Continue reading

Andrea Gandini crea una nuova vita agli alberi tagliati

Andrea Gandini ha 18 anni, frequenta il liceo artistico di via di Ripetta e, come tutti i ragazzi della sua età, ha un passatempo. Il suo è scolpire e restituire vita e bellezza alle strade di Roma. Quando non è a scuola Andrea gira per la città, scalp… Continue reading

Shirin Neshat e le donne musulmane

Quando già era una star sulla scena internazionale dell’arte contemporanea per le sue foto di donne musulmane sensuali e armate,  Shirin Neshat vinse il leone d’argento al Festival di Venezia nel 2009 con il suo unico (fino ad ora) lungometraggio Women without Men.

L’artista e regista, che  è nata in Iran ma cresciuta in occidente,  ci parla in questa intervista in esclusiva per il nostro portale della sua fascinazione per le donne musulmane e le loro battaglie, spesso soggetti delle sue opere, che siano ritratti fotografici o video.

Si ringrazia la Barbara Gladstone Gallery per la collaborazione

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Liu Bolin, il camaleonte cinese

Il governo cinese ha demolito il suo studio nel 2005 perché le sue sculture non erano “gradite”.

Fino ad allora l’artista cinese Liu Bolin era prevalentemente uno scultore, ma quell’esperienza ha provocato in lui l’invenzione di un nuovo linguaggio artistico imposto dalle circostanze  e in seguito si è concentrato sulla fotografia. Dovendosi  per forza “climatizzare” per sopravvivere artisticamente, si è “immedesimato” con il suo intorno come un camaleonte  che si mimetizza nelle foto che lo ritrae. Ma è proprio il “quasi” non farsi vedere che fa sì che  sua presenza si noti di più.

In pochi anni Liu Bolin ha acquisito una fama mondiale come uno degli artisti più conosciuti sulla scena contemporanea. In quest’intervista in esclusiva per RAI ARTE ci svela i suoi prossimi progetti artistici e condivide con noi i suoi propositi molto profondi dietro i suoi ritratti che potrebbero sembrare in un primo momento molto POP.

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Il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli

Domenica 1 ottobre 2017 apre ufficialmente al pubblico il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo “Franco Zeffirelli” (Piazza San Firenze 5,  Firenze) dalle 10.00 alle 18.00 con ingresso gratuito per tutti i residenti di Firenze e provincia, per stranieri e non residenti il biglietto sarà a prezzo ridotto (Euro 7,00). Continue reading