SAVE THE DATE su Rai 5

SAVE THE DATE è l’agenda culturale di Rai Cultura. Sono in tutto quarantacinque puntate previste  che affronteranno i temi più vari: dalle celebrazioni di compleanni illustri a eventi importanti del panorama italiano da narrare attraverso le immagini. Ogni puntata, della durata di 30 minuti, si compone di singole rubriche che esplorano il mondo della lirica, la prosa, la danza, con uno sguardo rivolto anche ai festival e a eventi di particolare rilevanza. Il programma, inoltre, dedica uno spazio al dialogo con uno scrittore che si racconta in prima persona anche attraverso la lettura di un breve passo del suo ultimo lavoro. Continue reading

Art Buffet, i capolavori in cucina su Rai 5

La serie è un invito a intraprendere, accompagnati dai migliori chef del mondo, un viaggio unico e senza precedenti attraverso la preparazione di piatti e pasti rappresentati nelle più belle opere d’arte al mondo. Partendo da un celebre capolavoro alcuni storici, insieme a esperti d’arte e di cucina, ripercorrono la storia del cibo e dell’arte e offrono una inedita chiave di lettura per comprendere la pittura e il pittore. Mentre gli esperti spiegano il contesto storico e la cultura del cibo di una determinata epoca, uno Chef tre stelle prepara davanti ai nostri occhi un piatto ispirato da un capolavoro, offrendo una rielaborazione culinaria dell’opera.  Continue reading

Le meraviglie dell`Art Nouveau su Rai 5

Stephen Smith, corrispondente culturale per BBC News Night, ci guida nelle citta’ europee che piu’ di altre hanno accolto questo stile.
Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 l’Art Nouveau irrompe nel panorama urbano e lo trasforma con il suo stile inconfondibile.
Alcuni scorci di Parigi, di Vienna e delle città britanniche, sono puri gioielli di Art Nouveau; anche gli interni di edifici e palazzi non sono rimasti indifferenti a questo stile.
Stephen Smith ci racconta le figure più influenti e controverse che hanno ispirato questo straordinario movimento artistico: dall’artista Alphonse Mucha al designer Rene’ Lalique, fino all’architetto Hector Guimard,scopriamo che questi grandi protagonisti hanno messo in gioco se stessi per dare vita a opere d’arte che hanno segnato un cambiamento nella storia dell’arte. Continue reading

Arte italiana alla scoperta dell` America in una mostra milanese

Fino al 17 Settembre si svolgerà a Milano in due prestigiose sedi, quali il Museo del ‘900 e le Gallerie d’Italia, la mostra New York, New York. Arte italiana: la riscoperta dell’America.  Tutte le oltre 150 opere in esposizione sono state realizzate da artisti italiani che hanno viaggiato, soggiornato, lavorato, esposto negli Stati Uniti, in particolare a New York, o anche solo immaginato il nuovo mondo, alla ricerca di uno spirito più libero e di modelli differenti rispetto alla vecchia Europa.  http://www.museodelnovecento.org/it/mostra/new-york-new-york Continue reading

Carandini, Dante, l`archeologia ed un sogno profetico

Sin dal lontano 1914 la romana casa di Dante organizza conferenze su tutto ciò che possa illustrare la vita, i tempi e le opere del poeta. Essa custodisce inoltre la ricca collezione dantesca di Sidney Sonnino, oltre a manoscritti, incunaboli, opere rare, edizioni di pregio della Commedia. Noi abbiamo seguito l’intervento del grande archeologo Andrea Carandini che ha parlato dell’ attualità di Dante ricostruendone lo smarrimento nella selva oscura alla luce delle sue esperienze di esploratore dei documenti sopravvissuti dell’ antico. Nell’intervista che ci ha rilasciato, Carandini riassume i punti principali della sua conferenza e ci racconta come per lui tutto ebbe inzio con un sogno fatto da bambino…

  Continue reading

Le sculture esotiche di Francis Upritchard

L’artista Francis Upritchard vive e lavora a Londra. Le sue origini neozelandesi hanno profondamente influenzato la sua carriera artistica: nasce infatti a New Plymouth, un piccolo paesino dedito all’artigianato dove impara sin da piccola ad avere dimestichezza nella manipolazione di materiali disparati, come l’argilla e le stoffe. Questi diventeranno infatti gli elementi chiave della sua poetica, a cui si aggiungerà successivamente la scoperta della balata, sostanza gommosa di origine naturale che l’artista si fa mandare dal Brasile, con cui l’artista plasma le sue opere secondo un procedimento che prevede una rapida e precisa esecuzione materiale.

Tutte le foto utilizzate nel servizio 

© Courtesy of the artist, Kate MacGarry, London and Anton Kern Gallery, New York.

 

Spinta da un’innata curiosità per il viaggio e per l’esplorazione di differenti culture, Francis approda molto giovane in Europa, dove ha modo di approfondire la sua inclinazione artistica verso la scultura. Dopo un iniziale interesse rivolto esclusivamente al regno animale, che si esplicita in un bestiario primordiale, l’artista approda in seguito alla figura umana, di cui indaga la gestualità, spesso goffa, e le espressioni corporali. Decora con la pittura le sue prime figure umane esternando così la sua passione giovanile per la pittura, ma in seguito inizia a vestirle con capi fatti su misura che sono sgargianti, variopinte e con ricami e fantasie di ogni genere. 

La scultura di Francis si colloca a metà tra realtà e immaginazione ed è ricca di spunti e rimandi a prototipi di figure ancestrali e contemporanee.

Invitata alla 57ma Biennale d’Arte di Venezia da Christine Macel Francis Upritchard espone sette nuove sculture all’interno del Padiglione delle Tradizioni.

—————————

RAI ARTE vi propone dei ritratti di altri artisti in mostra alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2017:

Vadim Fishkin – Artista russo 

Tracey Moffatt – Artista Australiana

Olafur Eliasson – Artista per metà danese, metà islandese

Rina Banerjee – Artista Indiana Continue reading

Veronica Santi: riscoprire Francesca Alinovi

La curatrice d’arte Veronica Santi – intervistata al Biografilm Festival 2017 – ci parla della sua opera prima, ossia “I am not alone anyway”, un documentario dedicato alla figura della critica e curatrice d’arte Francesca Alinovi, barbaramente uccisa a Bologna nel 1983. Il film non è però ispirato al famoso delitto, bensì all’eclettica figura di Francesca: l’ascesa di una giovane donna di provincia capace di proporre in tutta Italia, e fino alla New York della galleria di Holly Solomon, la propria idea di arte, una commistione fra fotografia, fumetto e graffiti. Decisa a raccontare il rapporto con la realtà degli artisti di periferia, esclusi dall’élite culturale, Francesca rimase vittima a sua volta delle ossessioni di un pittore, in una vicenda inquietante e quanto mai attuale.

Biografilm Festival – International Celebration of Lives

Francesca Alinovi Continue reading

Tra arte e scienza l`arte del futuro è sorprendente e digitale

Sculture cinetiche che creano oleografie galleggianti, campi magnetici che generano forme di ferrofluido dinamiche, esperienze audiovisive immersive in cui sperimentare proiezioni virtuali sconosciute: ecco a voi l’arte di un futuro che è già qui.

Se volete scoprirlo, e ne vale la pena, potete visitare una stimolante mostra allestita nei suggestivi spazi della Ex Dogana di Roma nel quartiere San Lorenzo. “Art Futura. Creature digitali”,  permette infatti di compiere un piccolo ma davvero sorprendente viaggio nell’ arte digitale, grazie alla presenza, tra le altre, di sei protagonisti internazionali dell’ arte multimediale, capaci di rappresentare le nuove tecnologie e di percorrere in parallelo il percorso tra arte e scienza incrociandosi su traiettorie nuove.

L’ effeto è di divertita sorpresa, che coglie i visitatori più maturi cosi’ come i giovani ma anche i più piccoli.

 Noi abbiamo scelto come guida lo specialista di multimedialità Edoardo Brunetti che ci ha raccontato con molto brio opere ed autori.

“Artfutura.Creature Digitali”

Roma, Ex Dogana

29 Aprile – 10 Settembre Continue reading

Fenicotteri , mare e saline: il FAI e una nuova perla a Cagliari

Il  FAI- Fondo Ambiente Italiano  apre  al pubblico alle porte di Cagliari un nuovo bene, un luogo speciale, in cui l’opera della natura e dell’uomo hanno saputo integrarsi con sapienza e armonia nel corso del tempo: le Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA). Nella laguna di Santa Gilla, a pochi chilometri da Cagliari un luogo di archeologia industriale, in parte recuperato e riallestito come negli anni Trenta, immerso in un’oasi naturale dove vivono fenicotteri e falchi di mare, diventa con il FAI sede di un racconto appassionante alla scoperta dell’oro bianco, del sale, della sua storia e della sua produzione, del suo paesaggio e dei suoi protagonisti.

Grazie ad un accordo siglato nel 2015 tra il FAI-Fondo Ambiente Italiano e Eni-Syndial, prende vita un progetto innovativo per la tutela e la valorizzazione di un patrimonio unico, che recupera il passato per disegnare un futuro sostenibile, in armonia tra cultura e natura, tra necessità di sviluppo e rispetto dell’ambiente.

La partnership rappresenta la prima esperienza di gestione e valorizzazione sinergica di un bene culturale del tutto speciale un sito industriale attualmente produttivo inserito in una cornice naturalistica di grande valore e originale bellezza, rappresentativa del paesaggio e dell’identità storica della Sardegna: una Salina.

 Le Saline Conti Vecchi, entrate in esercizio nel 1931, si estendono su una superficie di 2700 ettari nei Comuni di Assemini, Capoterra e Cagliari e sono integrate con lo stabilimento industriale Ing. Luigi Conti Vecchi ad Assemini, che è stato oggetto di un importante progetto di riqualificazione industriale.

Saline e impianti industriali sono un unicum perfettamente integrato, che svolge la propria attività in una meravigliosa oasi naturalistica. Il progetto realizzato consente di aprire al pubblico e di rendere fruibile e visitabile a tutti,  per dieci mesi all’anno, parte del complesso delle storiche saline, attraverso la realizzazione di percorsi di visita dedicati, l’organizzazione dei luoghi per l’accoglienza dei visitatori e la dotazione dei servizi necessari e dei sistemi di comunicazione dei contenuti culturali inerenti le specificità del sito.

Per raccontare il lato “umano” delle saline, che ospitarono vere e proprie comunità di uomini, donne e bambini che vivevano nell’attiguo villaggio, sono stati raccolti ricordi e documenti privati di coloro che vi hanno vissuto.

Il progetto di conservazione e valorizzazione interessa tutti gli spazi affidati da Eni al FAI: gli ambienti sono stati riportati alle originarie funzioni, corredati di macchinari, oggetti e arredi storici – restaurati e ripristinati in loco – che permetteranno di toccare con mano come si svolgeva la vita della salina nella prima metà del Novecento, tra uffici, officine e laboratori, in un fervere di attività produttive. La visita degli edifici consentirà al pubblico di conoscere il luogo che poi visiterà lungo percorsi guidati immersi nella natura, con uno sguardo però costante alla produzione che spicca nel panorama della salina, dominato dalle candide montagne di sale visibili fin da lontano e sullo sfondo dell’orizzonte e del mare.

 

  Continue reading

L`arte alternativa di Adelita Husni-Bey

“Guardare oltre il muro dell’Accademia e produrre qualcosa che abbia un valore oltre ad essere un oggetto estetico”: l’arte per immaginare alternative sociali. Da queste premesse prende vita il lavoro della giovane artista italo-libica, Adelita Husni-Bey, da sempre interessata alla sociologia, all’antropologia, a tematiche quali la memoria collettiva, l’autonomia, la territorialità.

Nei film e video che produce Adelita Husni-Bey affronta questioni complesse come quelle di razza, genere e classe, spesso traendo ispirazione da teorie educative anarchiche e pratiche di insegnamento innovative. Le sue opere si fondano su processi creativi collettivi come giochi di ruolo, laboratori e lavori di gruppo, ai quali in passato hanno preso parte studenti, atleti, giuristi e attivisti. Il compito di un artista, per Husni-Bey , è quello di creare situazioni ed esperimenti dove i diversi soggetti coinvolti, e di conseguenza gli spettatori, possano comprendere a fondo la propria connessione con i rapporti di potere economici e sociali dell’età contemporanea.

Tra i suoi lavori: Postcards from the Desert Island, 2012: ARD (Land), 2014, After the Finish Line e Agency, 2015. Unica protagonista femminile del Padiglione Italia curato da Cecilia Alemani alla cinquantasettesima Biennale di Venezia, Husny- Bey ha presentato il video The Reading (La seduta). Continue reading

Un ospedale all`interno del Colosseo. Colosseo. Un`icona. Quinta parte

Nella quinta puntata della mini-serie dedicata da RAI ARTE alla storia del Colosseo (nell’ambito della mostra Colosseo. Un’icona) la direttrice del monumento Rossella Rea ci racconta la sorprendente notizia di quando, all’interno del Colosseo, ci fu un vero e proprio ospedale che fu costruito inglobando una parte di quella che, per oltre due secoli, fu la Fortezza della famiglia Frangipane.

I documenti d’archivio mostrano come, a partire almeno dall’XI secolo, il Colosseo fosse proprietà di grandi enti ecclesiastici, in particolare della vicina chiesa di Santa Maria Nova (attuale Santa Francesca Romana), che ne affittava le cryptae per diverse attività.

Una delle prime grandi famiglie baronali romane, i Frangipane, che aveva già edificato una serie di fortificazioni e complessi residenziali lungo la Via Sacra e nei pressi dell’Arco di Tito, si insediò nel monumento nel 1130, fabbricandovi una fortezza, ricostruita in modello in occasione della mostra Colosseo. Un’icona.

La fortezza inglobava parte del monumento, di cui furono tamponate alcune arcate dei primi due ordini. Le tracce emerse dai recenti lavori di pulitura hanno portato alla luce, lungo l’intero prospetto meridionale del Colosseo fronte Celio, le tracce della presenza di un camminamento difensivo di legno. È questa una straordinaria scoperta che conferma l’avvenuta scomparsa delle gallerie perimetrali. Il ballatoio si affacciava sia all’esterno, sia all’interno del monumento. Con il terribile terremoto del 1349 la fortezza crollò e fu abbandonata.

Attorno al 1360, la Confraternita del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum costruisce la chiesa di San Giacomo, addossata esternamente al lato est del Colosseo; successivamente la Confraternita – forte del supporto economico delle 3 grandi famiglie romane dei Paparoni, Paoloni e Della Vecchia – trasforma una parte della Fortezza Frangipane in una struttura ospedaliera femminile con stanze di degenza all’interno del Colosseo, risanando così la zona da anni infestata da ladri, prostitute e briganti. Alla costruzione dell’ospedale risalgono ulteriori chiusure delle arcate. Grazie a quest’attività di bonifica e ripopolazione dell’area, la Confraternita strinse nel 1386 un patto con il Comune che le garantiva una serie imprecisata di privilegi fino ad ottenere nel 1418 sotto Martino V il diritto di proprietà sulla vendita di materiali estratti dal Colosseo su un terzo dell’estensione del monumento.

Ti potrebbe anche interessare

Colosseo. Un’icona. Prima parte.

Il Colosseo di Carlo Lucangeli. Colosseo. Un`icona. Seconda parte

Allestire una mostra. La sfida del Colosseo Colosseo. Un`icona.Terza parte

La flora del Colosseo. Colosseo. Un’icona. Quarta parte

Progetti per il Colosseo (per fortuna) mai realizzati. Colosseo. Un`icona. Sesta parte

Il Colosseo come simbolo di potere. Colosseo. Un`icona. Settima parte

 

Colosseo. Un’icona

Roma, Colosseo

Fino al 7 gennaio 2018 Continue reading

La flora del Colosseo Colosseo. Un`icona. Quarta parte

In questa puntata della mini-serie che RAI ARTE dedica alla scoperta del Colosseo (nell’ambito della mostra Colosseo.Un’icona) la direttrice del monumento Rossella Rea racconta come nel corso del Medioevo e del Rinascimento il Colosseo subisce crolli e viene spogliato di una parte delle sue pietre. Il vento che soffia – impetuoso allora come oggi – ricopre di terra ogni ripiano e ogni arcata, ognuno con uno speciale microclima, e in questa specie di giardini pensili e selvaggi si depositano semi di ogni genere. Il Colosseo diventa  così una sorta di orto botanico dove crescono arbusti e sterpi, muschi e fiori; rami e liane pendono dalle arcate come in una giungla, la luce filtra attraverso le foglie. I botanici si accorgono presto di questa stranezza scientifica – il primo trattato sulla flora del Colosseo è del 1643, e altri seguono fino a tutto l’Ottocento – e con il prevalere della sensibilità romantica la metamorfosi vegetale dell’architettura affascina definitivamente i pittori. Specialmente i francesi dipingono le vedute cavernose e le arcate orlate di erba e fiori attraverso le quali si sbircia il cielo; lo ritraggono illuminato dalla luna, ombre e luci suggestive ne confondono i profili architettonici antichi e lo trasformano in un luogo dell’immaginazione.

Nel 1870 Pietro Rosa, direttore della Real Soprintendenza agli scavi ed alle antichità, eliminò dal Colosseo “il pittoresco ammanto di verdura”, stimato in circa 400 specie diverse.

Tutt’oggi gli artisti si lasciano ispirare dalla flora del monumento.

Qui vi proponiamo il Colosseo di Huang Yong Ping. L’opera è di proprietà del Astrup Fearnley Museet,(http://afmuseet.no/en/om-museet)  a Oslo in Norvegia, disegnato da Renzo Piano.

 

Huang Yong Ping, Colosseum, 2007
Ceramica, terra e piante
226 x 556 x 758 cm
Courtesy of Astrup Fearnley Museet

 

Guarda inoltre

Colosseo. Un’icona. Prima parte.

Il Colosseo di Carlo Lucangeli. Colosseo. Un`icona. Seconda parte

Allestire una mostra. La sfida del Colosseo Colosseo. Un`icona.Terza parte

Un`ospedale all`interno del Colosseo. Colosseo. Un`icona. Quinta parte

Progetti per il Colosseo (per fortuna) mai realizzati. Colosseo. Un`icona. Sesta parte

Il Colosseo come simbolo di potere. Colosseo. Un`icona. Settima parte

 

Colosseo. Un’icona

Roma, Colosseo

Fino al 7 gennaio 2018 Continue reading

Progetti per il Colosseo (per fortuna) mai realizzati Colosseo. Un`icona. Sesta parte

In questa sesta puntata della mini-serie che RAI ARTE dedica alla scoperta del Colosseo (nell’ambito della mostra Colosseo. Un’icona) Rossella Rea, direttrice del monumento, ripercorre i progetti speciali pensati per l’uso del monumento, spesso legati alla politica papale che ha permesso la sua conservazione sino ad oggi.

L’idea di consacrare l’Anfiteatro Flavio, presente sin dal Medioevo, matura a partire dalla seconda metà del XVI secolo, nel clima di affermazione della chiesa di Roma, promosso dalla Controriforma. Varie le iniziative e i progetti mai realizzati, come l’intenzione di Sisto V di trasformare il Colosseo in un lanificio, al cui interno collocare le abitazioni degli operai. Seguiranno per tutto il Seicento altre proposte, non ultima quella di Gian Lorenzo Bernini che prevedeva l’edificazione di una cappella situata al centro dell’arena. Nel 1696, Carlo Fontana, allievo di Bernini, elabora un progetto, non realizzato, per la costruzione di un Santuario dedicato ai Martiri Cristiani. Il monumentale edificio, a pianta centrale, era impostato sull’asse maggiore dell’ellisse ed era integrato da un portico perimetrale. In occasione della mostra Colosseo. Un’icona è stato realizzato uno straordinario plastico che dà finalmente una visione tridimensionale all’ambizioso progetto. In vista del Giubileo del 1750, Papa Benedetto XIV ordina la realizzazione, affidata all’architetto Paolo Posi, delle quattordici edicole della Via Crucis, disposte sul perimetro dell’arena. Durante l’occupazione napoleonica, nel corso degli sterri del piano dell’arena, le edicole furono rimosse. Nel 1814, su progetto di Camporese, furono costruite nuove edicole che, nel 1874, furono smontate da Pietro Rosa per riprendere lo scavo dei sotterranei. Rosa ne conservò la maggior parte degli elementi nel Colosseo, usati ora per ricostruire un’edicola.

 

Guarda inoltre

Colosseo. Un’icona. Prima parte.

Il Colosseo di Carlo Lucangeli. Colosseo. Un`icona. Seconda parte

Allestire una mostra. La sfida del Colosseo Colosseo. Un`icona.Terza parte

La flora del Colosseo. Colosseo. Un’icona. Quarta parte

Un`ospedale all`interno del Colosseo. Colosseo. Un’icona. Quinta parte

Il Colosseo come simbolo di potere. Colosseo. Un`icona. Settima parte

 

Colosseo. Un’icona

Roma, Colosseo

Fino al 7 gennaio 2018 Continue reading

Pensare l`arte in rete

Tutto nasce da una piattoforma blog in rete dal febbraio 2011 aperta da Alexandro Ladaga e Silvia Manteiga, ovvero gli “Elastic group of artistic research”. Nel blog gli autori si interrogavano, e gli utenti rispondevano, su argomenti non solo strettamente connessi all’arte, ma anche di carattere più generale come quando venivano trattati temi come la creazione o l’idea. Certamente era un modo di riflettere su come fosse possibile far incontrare ed interagire l’arte e la rete, ma anche per stabilire un contatto con quanti avessero voglia e disponibilità al dialogo.
Si trattava infatti di dare concretezza alla massima di Duchamp che “l’arte la fa il pubblico”, che era dunque chiamato ad interagire per divenire lui stesso protagonista e non semplice e passivo fruitore.
Ora quell’esperienza si è tradotta in un libro dal titolo “127kBdiarte” pubblicato da un editore, Pensiero e Aurora, legato alle avanguardie storiche ed è un curioso e riuscito tentativo di tradurre il linguaggio e la grammatica della rete sulla carta stampata.
Il libro è diviso in 25 capitoli, tutti con un argomento legato all’arte anche se non mancano alcune interessanti digressioni su argomenti più filosofici. Spesso si parte da una domanda, seguita da una piccola introduzione cui non di rado segue un post di un frequentatore del blog. Ma l’aspetto forse più intrigante di questo libro è lo spazio lasciato in bianco che il lettore con nome data ed una sua personale opinione è chiamato a riempire.
Si passa dunque, con naturalezza, ad una sorta di scrittura collettiva in cui il lettore diventa anche autore. Chi lo legge potrebbe, anzi forse dovrebbe, munirsi di una penna per dare la sua personale risposta alle domande; ed è forse proprio questa idea di moderna maieutica socratica il modo migliore di “pensare l’arte in rete”.

Quello che vi proponiamo infine è un video realizzato proprio dagli Elastic group of artistic research. Continue reading

Un affascinante popolo di statue in mostra a Firenze

 ll fiorentino  Museo Nazionale del Bargello ospita  la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti.

Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino – divenuta nel 1896 Richard Ginori – è la più antica in Italia ed è  tuttora funzionante.

Il marchese Ginori raccolse sistematicamente le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori attivi dal tardo Rinascimento al Barocco, servendosene per creare i modelli della sua grande scultura in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava riduzioni dalle più celebri statue antiche.

La collezione di modelli per le porcellane che ne scaturì, venne ampliata dagli eredi di Carlo, ed oggi è divisa tra la manifattura Richard Ginori e il Museo adiacente alla fabbrica, purtroppo chiuso dal maggio 2014. Questo  eccezionale insieme di opere, di fondamentale importanza per la storia della scultura, non ha sicuramente ancora conquistato il posto che le spetta presso il grande pubblico.

 

Nel percorso espositivo al Bargello, le più importanti sculture prodotte nel primo periodo della Manifattura sono messe in dialogo con opere della collezione permanente del museo e presentate in confronti inediti con cere, terrecotte o bronzi che servirono come modello totale o parziale delle porcellane. Divisa in sei nuclei tematici, la mostra racconterà quindi la storia della trasformazione di un’invenzione scultorea in una porcellana: e questo processo sarà analizzato attraverso ricerche originali incentrate su singoli casi .

Dal Museo Ginori  provengono  le due opere più importanti dell’intera collezione: la Venere dei Medici, che riproduce la celeberrima statua della Tribuna, e il monumentale Camino, coronato dalle riduzioni delle Ore del Giorno e della Notte delle tombe medicee di Michelangelo, restaurato in occasione della mostra.

Grazie alla collaborazione con l’Accademia Etrusca di Cortona, verrà esposto in mostra lo straordinario Tempietto della gloria della Toscana donato da Carlo Ginori all’Accademia, anch’esso restaurato per la mostra. Il Tempietto riassume e concentra non solo le ambizioni artistiche, ma anche quelle politiche del fondatore della Manifattura.

Altre selezionatissime sculture sono state concesse in prestito da istituzioni italiane e straniere e da privati – alcune esposte in Italia per la prima volta – per dimostrare l’unicità della collezione conservata a Doccia, che costituisce l’eccezionale memoria materiale di una delle storie artistiche più gloriose d’Italia.

Oltre che per raccontare al grande pubblico un capitolo straordinario della produzione scultorea fiorentina, la mostra nasce per ridestare l’attenzione dei fiorentini e dell’opinione pubblica internazionale sulla sorte del Museo di Doccia. Noi ci siamo fatti raccontare l’ esposizone da Paola D’Agostino che dirige il Museo del Bargello

 

La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue

Firenze, Museo del Bargello

18 Maggio – 1 Ottobre

 

 

 

  Continue reading

Nicola Verlato, l`enfant prodige

Nicola Verlato, artista italiano che vive a Los Angeles,  scopre la sua vena artistica fin da bambino quando, nella casa paterna vicino a Verona, plasma continuamente la terra argillosa del suo giardino, suona il liuto e sfoglia avidamente i numerosi libri di storia dell’arte della biblioteca familiare. È così che avviene il suo incontro con le opere di Caravaggio, la cui fascinazione lo porta a tralasciare gli altri mezzi espressivi per dedicarsi esclusivamente alla pittura ad olio.

Verlato inizia a dipingere a 7 anni e a seguire gli insegnamenti di Fra’ Terenzio, frate francescano appassionato d’arte e pittore anch’egli, che lo educa ad uno stile accademico e lo avvicina a soggetti religiosi. Già questi primissimi lavori giovanili sono influenzati dall’uso sapientemente drammatico di luce e ombra del Caravaggio che inciderà profondamente nella sua produzione artistica matura. Altri punti di riferimento per Verlato sono i grandi artisti del Rinascimento e del Barocco italiano.

Spesso l’artista realizza opere collegate tra loro da un’affinità tematica, come la serie Zero Gravity incentrata sugli scontri automobilistici o Pagan Pop, in cui riferimenti a iconografie e soggetti di stampo classico e mitologico si combinano a elementi provenienti dal mondo della fantascienza e della tecnologia moderna.

Le contaminazioni tecnologiche rivestono infatti un ruolo importante nella sua ricerca artista: Verlato lavora molto con animazioni 3D o con tecnologie che permettono una fruizione virtuale e interattiva delle sue opere. Nel suo lavoro “Hostia”, un ulteriore omaggio a Pier Paolo Pasolini dopo il murales creato nel 2015 a Tor Pignatara a Roma, ha plasmato un incontro in 3 D tra Pier Paolo Pasolini e il poeta Ezra Pound.

Vedi anche ll Mausoleo dedicato a Pier Paolo Pasolini di Nicola Verlato  Continue reading

Dal local a global con Taus Makhacheva

L’eden artistico per Taus Makhacheva è il suo paese d’origine, il Daghestan.

Nel suo video Carpet del 2006, l’artista si avvolge nella sua cultura, avviluppandosi letteralmente dentro un tappeto kilim, tipico delle regioni del Caucaso.

I paesaggi del Daghestan diventano spunti geografici per molti altri video lavori, in cui affronta tematiche legate alla storia e alle tradizioni del territorio, che hanno allo stesso tempo un respiro universale.

Spesso alla base delle sue ricerche ci anche sono materiali e documenti storici che l’artista trova nell’’Archivio Russo di Stato del Documentario e della Fotografia, perché è molto interessata al modo di conservare e tramandare le tradizioni e la memoria storica e anche alla strumentalizzazione dell’informazione da parte dei media. Così, in un happening del 2015 serve una torta che rappresenta il Mar Caspio con intorno le repubbliche sovietiche, riferendosi a un filmato propagandistico dell’ex Unione Sovietica in cui sembra che Hitler, con avidità, si appropri della fetta di torta che comprende le riserve di petrolio.

Alla 57ma Biennale d’Arte di Venezia curata da Christine Macel, Taus affronta il tema della precarietà del mondo dell’arte nel suo video Tightrope, in cui un funambolo avanza con cautela sospeso nel vuoto. Alle estremità del suo bilanciere sono appesi dei quadri che rappresentano la storia dell’arte della regione, riproduzioni provenienti dalla collezione del Dagestan Museum of Fine Arts.

L’artista ha creato un suo alter ego che chiama Super Taus. È una donna forte, una supereroina capace di smuovere ostacoli che sembrano insuperabili da altri. Così, Super Taus in un video del 2014 interviene al posto degli operatori stradali inermi, sgomberando in poche mosse, una strada di campagna ostruita da un grande blocco di pietra, sottolineando il metodo innovativo del pensiero femminile.

 

RAI ARTE ha incontrato l’artista a Venezia per parlare del suo lavoro.

Vi propone anche dei ritratti di altri artisti in mostra alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2017:

Vadim Fishkin – Artista russo, vive a Lubiana

Tracey Moffatt – Artista australiana

Olafur Eliasson – Artista per metà danese, metà islandese, vive tra Berlino e Copenaghen

Rina Banerjee – Artista indiana, vive a New York

Edi Rama – Artista e Primo Ministro dell’Albania

Francis Upritchard – Artista neozelandese, vive a Londra Continue reading

Le doti artistiche del Primo Ministro albanese Edi Rama

RAI ARTE ha incontrato il Primo Ministro Albanese, Edi Rama, all’Hotel Danieli a Venezia in occasione dell’inaugurazione della 57ma Biennale d’Arte, dove partecipa come artista.

Edi Rama è noto anche per la sua passione estetica e la sua vena artistica. Diventa insegnante di Pittura presso l’Accademia delle Arti di Tirana e in seguito fa una residenza artistica alla Cité Internationale des Arts di Parigi, città in cui resterà in esilio politico, per sfuggire alla difficile situazione del Paese. Rientrato in Albania per assistere al funerale del padre, si ritrova presto incaricato come Ministro della Cultura, un impegno che svolge dal 1998 al 2000. Forte di quest’esperienza nel 2000 viene eletto sindaco di Tirana, e grazie a una serie di iniziative atte ad instillare un sentimento di orgoglio e appartenenza civica, mantiene questo ruolo per tre mandati consecutivi fino al 2011.

I suoi progetti di riqualificazione del tessuto urbano e degli spazi pubblici sanano la frattura tra i cittadini e l’autorità statale all’indomani della caduta del regime comunista albanese. Rama coinvolge alcuni artisti – tra cui Olafur Eliasson e Anri Sala – nella trasformazione dei grigi palazzi dell’era comunista, animando con colori l’intera capitale e le sue architetture, come per sottolineare l’apertura del nuovo governo verso nuovi orizzonti. Alla lotta contro l’abusivismo edilizio ha aggiunto poi l’interesse per l’ambiente, con il progetto Green, che ha portato alla creazione di 96.700 metri quadrati di terreno verde e la piantagione di circa 1.800 alberi a Tirana, ricevendo un premio da Kofi Annan alle Nazioni Unite in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà nel 2002.

Per anni Segretario del Partito Socialista, diventa Primo Ministro nel 2013. Dentro il palazzo governativo ha aperto il Center for Openness and Dialogue, un vero e proprio centro culturale pubblico che manifesta ancora una volta la sua visione democratica dell’arte, come libera espressione del pensiero.

L’arte del Premier emerge anche durante la sua attività politica: la sua scrivania nella sede del governo è colma di pennarelli e matite di tutti i colori che usa per disegnare i suoi Doodles, traduzione letterale per scarabocchi. Così, mentre svolge i suoi compiti di uomo politico, la sua agenda o a volte persino qualche documento ufficiale diventano tela per disegni automatici istintivi, quanto l’écriture automatique dei surrealisti.

La capacità di Rama di dar via libera alla creatività si accentua nei rari momenti in cui il Primo Ministro trova tempo di recarsi nell’atelier di un amico per realizzare delle sculture di ceramica, trasposizione tridimensionale degli scarabocchi, come l’artista stesso li definisce.

Christine Macel (vedi intervista), colpita dall’esuberante vocazione artistica del Primo Ministro, lo ha invitato a partecipare a VIVA ARTE VIVA, titolo da lei scelto per la sua edizione 2017 della Biennale d’Arte di Venezia, dove Edi Rama presenta sotto forma di wallpaper una selezione delle sue creazioni, in dialogo con il workshop artistico di Olafur Eliasson, per l’evidente affinità tra i due artisti in materia di ecologia e lotta alla povertà.

Le riprese di Edi Rama al lavoro nel suo studio provengono dal video Edi Rama realizzato per la Biennale d’Arte di Venezia 2017 di Blerta Kambo. Il video completo è visibile sul sito della biennale.

RAI ARTE vi propone dei ritratti di altri artisti in mostra alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2017:

Vadim Fishkin – Artista russo, vive a Lubiana

Tracey Moffatt – Artista Australiana

Olafur Eliasson – Artista per metà danese, metà islandese, vive tra Berlino e Copenaghen

 e per la Biennale ha realizzato Green Light – an artistic workshop

Rina Banerjee – Artista Indiana, vive a New York

Francis Upritchard – Artista neozelandese, vive a Londra  Continue reading

L`arte fenomenale di Olafur Eliasson

Olafur Eliasson è celebre per i suoi progetti artistici di larga scala, presentati in musei ma anche in spazi pubblici. Inoltre ha ideato numerose installazioni architettoniche in tutto il mondo. L’artista, per metà danese e per metà islandese, vive e lavora tra Copenhagen e Berlino, dove nel 1995 ha fondato lo Studio Olafur Eliasson, in cui un team – composto da un centinaio di artigiani, architetti, storici dell’arte, archivisti, programmatori, amministratori, tecnici scientifici e cuochi – lo assiste nella realizzazione dei suoi lavori altamente sperimentali.

Una sperimentazione ben evidente se si pensa, ad esempio, all’evocazione dei cambiamenti meteorologici ricostruiti nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra (The Weather Project, 2003), alle quattro cascate che scrosciavano in pieno East River a New York (New York City Waterfalls, 2008), o al viaggio cosmico proposto alla Fondation Louis Vuitton a Parigi (Contact, 2014-2015).

L’arte di Olafur è una ricerca sulla percezione e sul movimento, in relazione allo spazio che ci circonda, sia in termini puramente spaziali che ambientali. I fenomeni naturali sono al centro dei suoi interventi, indagati sia in se stessi, cioè nelle loro caratteristiche scientifiche, sia nella loro influenza sulla vita umana. L’artista parte proprio dal presupposto di rendere tangibili e comprensibili le leggi fisiche che governano l’Universo; attraverso un processo di materializzazione percettiva e visiva, Olafur ci fa riflettere sul modo in cui ci relazioniamo al mondo, proponendoci alcuni strumenti cognitivi e intellettuali per affinare il nostro comportamento nei confronti dell’ambiente.

Nel suo lavoro traspare la sua attenzione a tematiche etiche e sociali, come nel Green light. An artistic workshop attualmente in corso alla 57esima Biennale di Venezia. Altri progetti storici sottolineano altrettanto il perdurare di quest’interesse: la sua lampada solare Little Sun (2012), estremamente economica, o il suo progetto Ice Watch (2014) dove faceva arrivare direttamente dall’Islanda dodici enormi blocchi di ghiaccio per invadere la piazza del municipio a Copenaghen, ripetuto nel 2015 nella piazza antistante al Pantheon di Parigi, per nominare alcuni suoi progetti che hanno lo scopo di farci riflettere sui danni ambientali causati dall’uomo, dallo sfruttamento delle risorse naturali, dalle industrie e dall’inquinamento. L’arte diventa così un veicolo privilegiato, metafora visibile per sensibilizzarci verso una condotta più ecosostenibile per il pianeta.

Immergersi dentro un’installazione aggiunge una forte componente esperienziale individuale ai suoi lavori. In Riverbed del 2014-2015 al Louisiana Museum in Danimarca, il visitatore si è trovato di colpo immerso in un paesaggio naturale roccioso, attraversato da un corso d’acqua. Alla Reggia di Versailles nel 2016 Eliasson ha creato molte installazioni site-specific immersive, tra cui cascate e banchi di nebbia. Molte sue opere richiedono una partecipazione attiva del visitatore che con questa diventa parte integrante dell’esperienza artistica. Continue reading

L`arte e la terra inquieta in una mostra milanese

A  Milano , sta riscuotendo un notevole successo, la mostra  La Terra Inquieta, prodotta dalla Fondazione Trussardi e allestita al Palazzo della  Triennale. Migrazioni e rifugiati sono al centro della grande rassegna curata da Massimiliano Gioni. L’attenzione è focalizzata  su una serie di nuclei geografici e tematici: dal conflitto in Siria, allo stato di emergenza di Lampedusa, dalla vita nei campi profughi, alla figura del nomade e dell’apolide; tutto racchiuso nelle opere di 65 artisti contemporanei  provenienti da vari paesi del mondo. http://www.triennale.org/mostra/la-terra-inquieta/

  Continue reading

Giuda secondo Giotto

Tra il 1303 e il 1305, Giotto realizza uno dei suoi maggiori capolavori: gli affreschi nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Commissionati da Enrico Scrovegni, i dipinti illustrano le storie della vita di Maria e la Passione di Cristo. Nel ciclo pittorico l’artista esegue anche una delle rappresentazioni più celebri di Giuda Iscariota.  Continue reading

Salvatore Arancio. Sotto il vulcano

Scienza e natura, luogo di venerazione, spazio in cui l’uomo raggiunge stati di meditazione e trance. Una ricerca che si muove agile tra scultura, fotografia, collage, video. L’universo espressivo di Salvatore Arancio, nato e cresciuto a Catania, nei p… Continue reading

Io che li ho visti da vicino vi racconto Michelangelo, Raffaello, Perugino ed altri

Maurizio De Luca è stato dal 1995 al 2010 Ispettore e Capo restauratore dei Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani.

Nei suoi quarantaquattro anni di attività ha eseguito e diretto numerosi restauri su grandi cicli pittorici di alcuni tra i più gr… Continue reading

Picasso, Napoli ed un sipario: una mostra racconta

Pablo Picasso raccontato da Save The Date  come in un immaginario grande Teatro, attraverso la sua più grande opera:  “Il sipario per Parade”. Opera contenuta nella più complessa mostra Picasso e Napoli: Parade che si terrà al Museo di  Capodimonte dall’8 aprile al 10 luglio 2017. E’ un appuntamento unico ed importante per scoprire la storia di questo sipario, di 17 metri di base per 10 di altezza, dipinto da Picasso durante un viaggio a Roma e che illustra un circo con pagliacci, ballerine ed animali. Viste le sue dimensioni l’opera è stata esposta solo in rare occasioni.  http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/picasso-e-napoli-parade-uno-spettacolo-una-visione-unopera-darte/ Continue reading