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CAMERA CON VISTA
di DARIO FO - FRANCA RAME - JACOPO FO

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Dario Fo e Franca Rame
21-06-2004
Argonauti nella noosfera
 
ArgonautiArgonauti. Pochi lo sanno, ma gli Argonauti sono tuttora famosissimi nel Mediterraneo, soprattutto sulle nostre coste, da Ravenna a Rimini e piu' giu' fino a Pescara.
Da che cosa traiamo la testimonianza di questa memoria? Dai pescatori, prima di tutto, dal particolare che ancora oggi sulle proprie barche, ai lati della prua, essi continuano a dipingere due grandi occhi. Chissà quante volte li avrete visti. Sono esattamente gli stessi occhi con cui i mitici elleni decoravano le prore delle proprie navi. Sappiamo dalle pitture vascolari del IV e V secolo che la famosa nave degli Argonauti, Argo appunto, mostrava questi stessi grandi occhi colorati.
C'e' poi un particolare che pochi conoscono: la presenza, sulle vecchie barche romagnole e marchigiane del pelliccione.  Il pelliccione o pellicion non e' altro che il vello d'oro. I marinai e i pescatori pongono infatti, sporgente dal triangolo di prua delle proprie imbarcazioni, un torcolo di legno scolpito in modo da assomigliare al vello di un ovino, spesso dorato. Ne esiste un esempio straordinario al Museo Marinaro di Cesenatico: una vera e propria scultura, che risale a solo settanta anni fa, insieme ad altre molto piu' antiche.
Se poi chiedete ai vecchi marinai il significato di quei grandi occhi vi diranno che e' antica credenza che, grazie a quelle tonde orbite, si riesca a vedere oltre l'orizzonte, attraverso le nebbie piu' fitte e nel buio della notte piu' fondo. In poche parole, sfondano l'ignoto e il suo mistero, ma soprattutto quegli occhi, uniti alla scultura che imita il vello di un ariete, avevano lo scopo di far terrore e di scacciare i mala sort e i masa cor, cioe' tutte le forze negative del mare, compresi mostruosi serpenti, mitici draghi e terribili orche assassine. Qualcuno fra i piu' informati aggiungerà che quei segni servivano quindi a ingannare ogni mostro e a fargli credere che la propria barca fosse governata da una ciurma di mezzi dei o super uomini dotati di poteri magici e di una forza che tutto travolge. Essi non sanno di riferirsi agli Argonauti e ben pochi hanno conoscenza del mitico viaggio degli elleni per la conquista del vello d'oro, ma quegli occhi dipinti e quei torcoli di legno a vello scolpiti sono le testimonianze di quanto ancora fosse profonda e importante sulle nostre coste la memoria di un'impresa della quale si narrava prima che si cantasse dell'Iliade e dell'Odissea.
Infatti mi e' capitato, dialogando con un folto gruppo di anziani pescatori e marinai, di raccontare loro del mito di questa spedizione che vedeva uniti insieme i piu' grandi eroi della Grecia, perfino Ercole, i Dioscuri, Giasone ed Orfeo. Come bambini dinanzi a una favola della quale hanno perduto il "come va a finire", mi hanno pregato di narrare la storia del vello d'oro senza tralasciare il piu' piccolo particolare. Cosi' ho ripreso la "conta": "Voi avete in mente la ragione che ha spinto quella ciurma di Padreterni a mettersi in quel viaggio tanto azzardato? Forse per scoprire nuove terre o civiltà nascoste? No, la spedizione degli Argonauti e' stata una semplice operazione di pirateria. Si e' trattato di rapire il vello splendente d'oro di un ariete alato, dono di Mercurio e custodito da un drago sulle coste del Mar Nero. Un "pelliccione dorato" che ha la facoltà di scatenare tempeste di fuoco contro ogni aggressore e che possiede la virtu' del condurre sulla giusta via i naviganti, facendo sempre trovar loro la rotta del mare tranquillo e sereno. Ma il prezioso capo di pellicceria, dono di Mercurio, dio imprevedibile e burlone, ha anche il potere di proiettare in una specie di viaggio infinito i fortunati possessori. Infatti gli Argonauti, ai quali si e' aggiunta nel frattempo Medea, splendida figlia di re, che per amore di Giasone tradisce il padre e provoca la morte del fratello, appena giunti in possesso del pelliccione d'oro si ritrovano travolti da continue e imprevedibili situazioni che li spingono a navigare lungo l'estuario del Danubio, risalendolo controcorrente per mesi e mesi, per raggiungere l'Austria e piu' in su la Germania per poi scendere nuovamente attraversando la Svizzera. Qui si ritrovano di fronte ad una catena impervia di montagne: le Alpi. Per non abbandonare la mitica Argo, devono inventare un nuovo mezzo di locomozione: una nave dotata di grandi ruote che trascinano per valli e che portano fino al passo, oggi chiamato del Gottardo. Quindi rotolano fino al Ticino, navigano sul lago Maggiore, imboccano di nuovo il Ticino e raggiungono il Po, dove la corrente fa loro guadagnare un navigare tranquillo fino alla foce. Finalmente gli Argonauti sboccano di nuovo sull'Adriatico e riprendono fiato approdando fra Comacchio e l'antica Ravenna. In questa prima parte del viaggio Medea ha il tempo di dare alla luce ben tre figli... gravidanze facili le sue!
Quando finalmente la nave Argo approda sulle coste elleniche gli Argonauti si rendono conto che al termine di quell'avventura non portano con se solo il prezioso e magico vello d'oro, ma ognuno ha acquisito doni piu' grandi come la coscienza dell'essere e la conoscenza dell'ignoto. Le avventure e le continue peripezie li hanno forzatamente coinvolti in situazioni imprevedibili, proiettandoli in mondi sconosciuti e a contatto con civiltà ignote, dai costumi e dalle idee spesso diverse, se non addirittura opposte alle loro.
Ed e' qui, che accettare di mettere in campo le proprie certezze e confrontarle in quelle di altri uomini fu senz'altro la vera, straordinaria dimostrazione di spregiudicata intelligenza degli Argonauti e lo e' ancora oggi per tutti gli altri navigatori che decidono di uscire dalla rotta stabilita dalla convenienza e dalle consuetudini per rischiare di sballare, buttare a mare, le proprie convinzioni ormai ben ancorate nel calmo golfo dell'inamovibile buonsenso.
 
Dario Fo
 
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10-04-2004


La guerra in IraqLe notizie che ci giungono sono frammentarie e pilotate, ma e' certo che la guerra in Iraq, dopo un anno, e' tornata a imperversare (la foto e' tratta dall'Unità on line).
Gli Sciiti, che inizialmente avevano appoggiato le truppe di occupazione, si sono rivoltati e ora, a fianco dei Sunniti, combattono contro gli invasori occidentali.
Pubblichiamo qui di seguito alcuni stralci della lettera inviataci da Jacopo Fo attraverso la sua newsletter Cacao Quotidiano, alla quale consigliamo, se non lo siete già, di abbonarvi (e' gratuita) per capire il Mondo da un'angolazione diversa. Buona lettura.


(...) Sinceramente, pur pensando che Bush sia un soggetto pericoloso e gravemente squilibrato, ero convinto che avrebbe cercato di dare una mano di bianco all'invasione. Pensavo che la prima mossa sarebbe stata quella di riempire gli ospedali di medicine e attrezzature, far funzionare l'energia elettrica, la nettezza urbana, l'ordine pubblico, avviare programmi di assistenza e sviluppo, distribuire alla gente sussidi per ricominciare a vivere, dare una sistemata alla strade. In fondo non ci voleva molto con i mezzi che l'esercito Usa ha a disposizione.

In 12 mesi poco e' stato fatto in questa direzione. Gli Usa si sono preoccupati di difendere il Ministero del Petrolio, gli oleodotti e i pozzi e hanno lasciato il resto del paese nel caos. E per giunta hanno dato il governo provvisorio iracheno a un gruppo di speculatori, corrotti e disonesti, le cui scarse doti morali erano conosciute in tutto il Medio Oriente.
A un anno dalla Liberazione l'Iraq e' allo stremo, le condizioni di vita sono spaventose, buona parte della popolazione e' priva di tutto.
Attraverso una politica rissosa gli Usa sono riusciti a inimicarsi gran parte di coloro che all'inizio avevano festeggiato la fine di Saddam. In questi giorni stiamo assistendo a una grande rivolta che coinvolge gente che aveva salutato gli Usa come liberatori.
I morti si contano a centinaia e, come al solito, sono in gran parte civili.
Reprimere nel sangue questa rivolta vuol dire radicalizzarla, far scoppiare la guerra civile.
La situazione oggi e' quindi cento volte piu' grave di quanto fosse...
all'inizio della missione italiana in Iraq. Allora si poteva sperare in una presenza soft, una guerricciola contro bande isolate di ex soldati di Saddam. Poco piu' di un pattugliamento a Palermo.
Adesso siamo dentro a qualcosa che si puo' descrivere solo con una parola: Vietnam.
Stiamo combattendo una guerra civile emotivamente sostenuta da tutti i popoli musulmani del mondo.
Cioe' siamo nella merda.

(...) E la situazione e' ben piu' tragica di quel che potrebbe essere perche' a fronte della gravità della situazione dobbiamo registrare una scarsa capacità di comunicazione e di azione da parte del movimento pacifista.
Fare grandi manifestazioni non basta piu'.
Oggi dobbiamo fare un salto di qualità oppure rassegnarci all'aggravarsi progressivo delle nostre condizioni di vita materiali ed emotive. La partecipazione dell'Italia alla guerra porterà solo crisi economica e disgrazie e peggiorerà generalmente la qualità della vita. In tempo di guerra aumentano i reati violenti, le tensioni famigliari, l'ansia, l'uso di alcool, droghe e psicofarmaci.
La guerra e' una merda globale per tutti.
Possiamo immaginare tante cose che si potrebbero realizzare ma in questo momento i pacifisti sono sprovvisti di un progetto collettivo e della capacità di muoversi in modo veramente compatto.
Detto in altre parole, con la gente che oggi occupa i posti di leadership all'interno del movimento, dei partiti e dei sindacati, il massimo di azione che possiamo sperare e' qualche bel corteo. E come ben sai con i cortei non si fermano le guerre.
Una minoranza del movimento ha da tempo individuato la strategia che ci potrebbe portare a risultati: consociare i consumi, acquistare prodotti etici, non dare piu' soldi alle banche che sostengono il mercato delle armi, organizzare e autofinanziare progetti di risparmio energetico (si combatte per il petrolio, lavoriamo per la pace riducendo il bisogno di petrolio).
Come abbiamo spesso osservato se mezzo milione di persone consociassero i contratti telefonici e quelli bancari avremmo i soldi per mettere su due televisioni nazionali terrestri e satellitari, dodici radio, un sito internet con un milione di visitatori al giorno e un quotidiano a fumetti che faccia scompisciare dal ridere.
Ma sono ormai anni che ci proviamo e non ci facciamo piu' illusioni. Dovremo aspettare ancora parecchio prima che la concezione di un MODO finalmente nuovo di intendere l'azione politico-sociale si faccia strada nelle menti dei nostri leader afflitti dall'estetica del comizio in un mondo digitale.
Bisognerà probabilmente attendere una nuova generazione di politici, gente che abbia la testa strutturalmente diversa e che veda le implicazioni della comunicazione digitale. Ma prima che questa idea diventi uno strumento di azione del popolo pacifista, dobbiamo forse aspettare che i ragazzini cresciuti col computer diventino grandi.
Comunque il fatto che Cacao continui a esistere e' la prova di quanto si possa realizzare con il sostegno di circa 6000 persone che in un modo o nell'altro hanno aderito alle nostre proposte eque/ecologiche/consociative.
E' un inizio.
(...)


31-03-2004
da: Il cacao della domenica, 28-03-2004

La clonazione e la manipolazione genetica che fine hanno fatto?       di Dario Fo
 
Dario FoIn un fabulazzo satirico medievale, si racconta della giovane sposa di un ricco mercante che si trova per affari costretto da piu' di un anno in Medio Oriente, a Jassafath. La donna, che soffre di questa lontananza, supplica il marito perche' le permetta di raggiungerlo.
 
La giovane sposa, dopo alcuni giorni di viaggio in nave, sbarca a Jassafath, abbraccia il marito che la conduce in una casa lussuosa, pranzano, lei avrebbe tante cose da raccontare, vorrebbe sapere dal marito degli affari e della sua vita. Ma il marito, che appare in cattivo stato, non dice parola, ne' l'ascolta. Alfine vanno a coricarsi. La giovane vorrebbe esprimere la sua gioia con abbracci e giochi amorosi ma l'uomo, appena sdraiato, si addormenta come un sasso. Delusa e anche piuttosto seccata la giovane si leva all'alba, esce dal palazzo e passeggia, andando a caso, per il quartiere. S'imbatte in un mercato stupefacente dove si vende di tutto: scimmie ammaestrate, collane d'oro, serpenti, uccelli che cantano e parlano. Ma la sua curiosità e' afferrata da una bancarella dove sono esposti, dentro gabbie di diversa grandezza, organi umani vivi e saltellanti.
In una gabbietta c'e' addirittura un fallo rubizzo che danza sui propri testicoli. "Scusate - chiede la giovane sconvolta al mercante - sbaglio o quello strano animale ha tutta l'aria di essere un attributo maschile vivente?"
"Signora - risponde il mercante con un sorriso accattivante - le garantisco che quell'animale, dell'attributo in questione possiede non solo l'aria ma anche la sostanza!" "Ah si'? Ed e' in vendita?" 
"Certo, e a buon prezzo, pur essendo nuovo di zecca"
"Ma per farne che?"
"Si puo' applicare al proprio amante o al proprio marito previa falciatura del fallo usato." La sposa resta senza fiato. Il venditore le indica altre mercanzie: "Qui abbiamo una collezione di teste veramente eccezionali, osservate questa signora. Sembra la testa di un maragià e faccia caso a come la sta guardando... con che espressione appassionata."
 "Ma come si sostituiscono?"
"Gli attributi e il cranio si mozzano con questa speciale spada di cristallo. L'oggetto dello scambio non sentirà alcun dolore: via la testa, via il fallo, si applica la merce nuova. Testa e fallo attecchiscono all'istante... attenta solo signora a non confondervi nell'innesto."
 "Li compero!" grida la giovane al colmo dell'entusiasmo. Tratta il prezzo, paga e se ne torna a casa con le due gabbie. I due acquisti si agitano, danzano, cantano per far festa alla nuova padrona.
 Giunta nella camera da letto la giovane scopre il marito che dorme ancora. Brandisce la spada: la testa vola via e rapidissima sul collo mozzo applica la faccia da maragià. Quindi... ZAC! Via l'attributo... al suo posto ci incolla il fallo scalpitante sulle sfere. Il marito ridimensionato si sveglia all'istante, sorride festoso, abbranca la giovane e la possiede con voluttà esagerata... diremmo alla maniera turcoienamita! Ma il giorno appresso il marito rimontato di fresco esce di casa e torna con due splendide giovani: "Ecco cara queste sono le mie nuove mogli, tu vai in cucina a prepararci il pranzo."
La giovane si indigna, fa le sue giuste rimostranze. Il marito afferra un bastone e la colpisce con violenza... manco fosse un animale. La insulta e la umilia davanti alle nuove spose. La scaraventa in cucina richiudendo la porta.
La giovane scoppia in lacrime, torna dal mercante, gli racconta della sua sciagura. Il mercante la consola: "Nulla e' perduto, c'e' stato solo un errore al quale si puo' rimediare con facilità. Nell'innesto, signora, doveva invertire la posizione degli elementi mozzati."
La giovane ritorna a casa. Entra brandendo la spada di cristallo. Il marito sta dormendo stravaccato tra le sue giovani mogli. ZAC, ZAC! Via la testa, via il fallo! Cambio! Il marito appare all'istante con il fallo e bargigli piantati tra le spalle. La faccia completa di naso, occhi, bocca e orecchie incollata al posto del fallo. "Oh, fallace follia!"
Ma tutto funziona a meraviglia. Il marito all'istante si dimostra gentile e accondiscendente: rispettoso delle buone regole della società, del senso della famiglia, rispettoso del costume, delle autorità.
Ebbero tanti figli e vissero felici, contenti e riveriti.
 
Certo, avrete individuato al volo la morale sarcastica di questo fabulazzo. L'irridere alla logica del normale con l'applauso quasi osceno del capovolto anormale. Ma cio' che maggiormente stupisce in questa favola e' l'incredibile attualità del tema che viene sviluppato, la sua modernità. Qui si dibatte già sull'iperfantastico delle manipolazioni genetiche, sulla morale e l'etica dello scambio d'organi.
E addirittura si sorpassa a pie' giunti il primo stadio, cioe', ad esempio, il progetto di allevare maiali imbottiti di cellule umane onde preparare i loro organi cosi' da essere trapiantati senza pericolo di rigetto in corpi di uomini. In questo racconto medievale si arriva al trapianto diretto, quasi si accenna  alla possibilità di poter disporre di un nostro doppio. E diciamo la verità, chi non freme di gioia all'idea di poter disporre di un proprio clone personale da poter tener in frigorifero per eventuali trapianti di organi senza pericolo di rigetto? Anche se una gran voglia di rigetto (nel senso di vomito) fanno venire quegli scienziati pronti ad ammanirci fratellini senza cervello (non in senso metaforico) da impiegare per trapianti. Non e' ne' un paradosso comico ne' un lazzo satirico, anche se far satira e' il mio mestiere: di fronte a questa ipotesi, ormai ufficiale e caldeggiata da illustri ricercatori, i grandi pensatori non hanno dubbi: sentite cosa scrive il giurista (americano, neanche a dirlo) John Robertson: "L'idea stessa di mettere al mondo un gemello identico da dover allevare come un figlio e' una sfida terribile sul piano psicologico e sociale". Ma poi tranquillizza subito noi e le multinazionali che su questo gemello biotecnologico hanno fatto grandi investimenti: basta, suggerisce il bioetico americano "una regolamentazione che tuteli l'interesse del clone, garantendogli un decoroso ambiente familiare e proteggendolo da ogni abuso", soprattutto abusi sessuali, diremmo noi sottraendo rapidi il clone al pedofilo di famiglia. Ve lo immaginate? Il fratellino senza testa, tenuto in frigo, magari nello scomparto delle frattaglie, al riparo da qui pro quo ed errori tecnici tra cui il rischio di finire in pentola, ma disponibile a fornire, su richiesta, reni, fegato, polmoni, cuore e attributi sferici per la riproduzione (chiedo scusa alle signore).  Tanto, questi esseri semiviventi, come assicura il re delle clonazioni, il professor Lee Silver, un Frankenstein  dell'Università di Princeton, questi cloni acefali sono "esseri privi di qualsiasi parvenza di coscienza, quindi non "persone", tanto che sarebbe perfettamente legale tenerli in vita come risorsa di organi. Oltre che in frigorifero, i preziosi organi gemelli potrebbero essere sistemati in una valigia termica da portare in viaggio come pezzi di ricambio di cui poter disporre subito in caso di infarto, blocco renale o altri incidenti di percorso in agguato. Ti prende l'infarto nel deserto mauritano? Che fai? Pronto! Spalanchi la tua valigetta termica e oplà! Cambio! Basta ricordarsi di portar sempre con se' il manuale del buon manipolatore genetico.
Insomma, finiamola con tanti scrupoli: la scienza avanza, le biotecnlogie aprono all'uomo "magnifiche sorti e progressive". E se poi per far questo occorre tenere il fratellino in frigorifero, male di poco: la civiltà e il progresso richiedono qualche vittima. E vogliamo noi essere contro il progresso?
E vogliamo proprio noi rischiare di esser tacciati di bieco oscurantismo genetico? No!
 Qui ufficialmente lo dichiariamo: noi siamo fanatici sostenitori del clone, della libera manipolazione genetica, del libero scambio d'organi e del ricambio multiplo per la vita eterna... amen!


Dario Fo



25-02-2004

da Cacao ed. di sabato 21 febbraio 2004

Pubblichiamo questa settimana un articolo che sta girando via e-mail. Si tratterebbe di un pezzo del nuovo spettacolo di Beppe Grillo. Forse non sarà uguale all'originale, ma salviamo la buona fede di chi lo manda.

A me piace far ridere con argomenti serissimi. E' la mia caratteristica: parlo di cose di fronte a cui la gente resta stranita. Anticipo l'attualità, facendo un lavoro che dovrebbe fare ogni giornalista onesto. Lavoro quattro mesi e poi otto mesi giro nei teatri. Reperisco informazioni andando alla fonte, leggo i libri di gente che vede il mondo in un altro modo da anni. Perche' per me il teatro e' un luogo dove la gente viene, si siede e ascolta. Lo scopo e' destare il senso critico, ma anche esortare tutti ad essere un po' cialtroni, anarchici e buffoni. Dico: disegnatevele voi di notte le piste ciclabili, fate qualcosa! Oggi serve una chiave di decodifica perche' facciamo guerre di marketing, morti di marketing e abbiamo piazzisti ai governi che si fanno le leggi. E siamo solo all'inizio.

 Quando un comico diventa un premonitore di catastrofi di borsa vuol dire che siamo alla frutta, che il sistema e' collassato. Ormai c'e' gente che prima di comprare azioni del Mib 30 mi chiama a casa. Sono in imbarazzo. Nel 2001 parlando dell'economia in generale dicevo che Cragnotti e Tanzi si dividevano centinaia di miliardi pubblici... Non ci dobbiamo stupire se il sistema costituito da banche, Consob, borsa e grandi gruppi aziendali sta collassando. Ora, per fallire nel latte piu' che essere disonesti bisogna essere scemi e spendere miliardi nei cappellini di Lauda e grandi squadre di calcio: e' il complesso berlusconiano che hanno gli imprenditori di provincia. E poi l'idea di fare la del latte... Il latte e' un prodotto perfetto con una tecnologia di un milione di anni, esce già pronto per essere consumato. Coca-colaTanzi gli ha tolto le proteine e ne ha fatto una cosa a lunga conservazione che non dovrebbe piu' chiamarsi latte, ha studiato un prodotto per coprire gli investimenti. Faceva un latte fresco che durava otto giorni e con queste allucinazioni prendeva i soldi dallo Stato. Ha preso cospicui finanziamenti dalle tasse degli italiani.

 Avete mai provato a leggere un bilancio? C'e' da morir dal ridere. Quando andavo alle riunioni degli azionisti della Telecom per sentir leggere i bilanci c'era da sbellicarsi. Basta un ragioniere di terza categoria per capire. E poi c'e' un principio: se io mi faccio una società alle Cayman sono una persona disonesta, anche se la legge lo permette. Infatti stiamo assistendo alla nascita della figura del delinquente che si percepisce come una buona persona. E' il fuorilegge a norma di legge. Provi a vedere i bilanci delle società del Mib 30, uno qualsiasi: il 90% del loro patrimonio sono prestiti. Se uno possiede un'azienda sana non la va a dividere con gli altri quotandola in borsa. Applico princi'pi di buon senso, da buon genovese. Provengo da una famiglia di industriali, ma gli industriali non erano dei ragionieri come questi qua. Penso a Pirelli, Olivetti o Piaggio, che faceva le Vespe in Italia e le vendeva nel mondo.
Oggi sono dei principianti senza un senso etico. Prendiamo il concetto di Ford della catena di montaggio: un operaio, nel '30, guadagnava da Ford l'equivalente di 150mila lire al giorno perche' fosse in condizione di comprare la macchina che costruiva. Erano etiche diverse. Questi manager sono fasulli. Bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi, tirarli fuori e mandarli via dicendo loro: o rischi i tuoi soldi e metti la tua responsabilità illimitata, o resti fuori. E' una regola che stanno attuando negli Stati Uniti, mentre in Italia abbiamo tolto il falso in bilancio, rendendolo un reato amministrativo. Là rischi 25 anni di carcere. Essere imprenditori e' un'altra cosa, e' seguire le idee di Adam Smith che parlava di etica, delle virtu' del capitalista e di passioni. Lui era un umanista e non ha mai pensato a questo tipo di economia, dove chi produce la birra poi si fa le leggi sulla birra. Diceva che la tutela era nelle mani dello Stato. Quindi questi sono finti capitalisti, finti liberisti; hanno un'economia pianificata perche' fanno finta di farsi concorrenza, ma la concorrenza non c'e'.

 Non parliamo delle banche. Dovreste analizzare un contratto, non ce n'e' uno che si attenga alla legge della trasparenza. Aggirano le leggi, come l'ipoteca che dura vent'anni e loro la rinnovano tacitamente per prendere le spese di estinzione dell'ipoteca, cose da denuncia. Su tutto il risparmio assistito degli ultimi 15 anni, il 99% degli investitori ci ha rimesso i soldi; gli unici guadagni sono venuti da Bot, Cct e buoni postali. Negli Stati Uniti chi compra azioni puo' diventare proprietario, dire la sua, qui in Italia gli azionisti non possono dir nulla, alle riunioni nessuno puo' mettere in discussione alcunche'. Pochi mesi fa le piu' grandi banche del mondo sono state multate in America con 1,4 miliardi di dollari per truffa aggravata agli azionisti e ai correntisti. Quando in un contratto si dice che la banca puo' rescindere, ma se lo faccio io devo pagare penali, e' una truffa legalizzata. Se la banca mette delle spese solo per ricevere i soldi che le restituisco dopo un prestito, questa e' una truffa. Sono tutte truffe. Ci sono persone che non hanno accesso al credito, mentre persone che non avrebbero dovuto averlo lo hanno, come questi grandi industriali. Cosa vuol dire tutto questo? Che il sistema sta marcendo, questi ne sono i sintomi: se non li curiamo adesso sarà troppo tardi. Oggi vediamo una bella vetrina, ma non c'e' piu' il negozio. La gente arriva al 15 e non piu' al 30 del mese, non si ammazza piu' da sola, prima uccide tutta la famiglia e poi si suicida. Sono sintomi di un'umanità che non vede il futuro. Sono tutti proiettati nel passato e nessuno ha un'idea del futuro. Alla Confindustria nessuno pensa di cambiare i sistemi produttivi ed energetici.

 L'ambiente, fanno finta che non ci sia. Parlano di flessibilità perche' pensano ancora a lungo che ci saranno poveracci che lavorano per pochi dollari la settimana. C'e' ansia e rabbia nella gente. Per questo ho sempre piu' pubblico. Hanno tutti un'ansia e non sanno perche', sperano che io glielo dica e invece ce l'ho anche io quest'ansia.

 Se portassi in diretta su Rai Uno lo spettacolo che faccio oggi in teatro sono sicuro che cadrebbe il governo. Non perche' sia io, ma perche' si tratta di cose a cui basta dare una spallata e vanno giu' da sole. Sono tutte costruite sul nulla: su elezioni a cui nessuno partecipa, su democrazie che sono ormai concetti vuoti e su un popolo sovrano che non c'e' piu'. La televisione dovrebbe essere super partes, dovrebbe essere potente, far paura e riuscire a buttare giu' un governo in 24 ore se non merita di stare su. Dovrebbe essere la forza dell'informazione, ma mi viene da ridere: siamo arrivati al giornalista che si autocensura per far piacere al potere.
 Il mio rapporto con la tv consiste nel guardare un programma con i miei cari e esclamare insieme: che culo che non ci sono! Non faccio parte di quel mondo li' e ne sono orgogliosissimo. A Milano abbiamo fatto 40.000 presenze attaccando due manifesti, a Roma neanche quelli perche' i posti sono andati via in due settimane. Per me e' un momento magico: piu' si incancrenisce la situazione piu' divento una belva.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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