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Maurizio Geri Swingtet
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dalla musica degli zingari manouches e dalla magia del jazz di Django Reinhardt un musicista originario della montagna pistoiese, accompagnato da manipolo di musicisti trasversali, propone la sua idea musicale del nuovo millennio

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Maurizio Geri chitarra, voce
Klaus Lessman clarinetto
Ruben Chiavano Fabian violino
Enzo Biordi fisarmonica
Leonardo Boni chitarra
Luca Giovacchini chitarra
Daniele Mencarelli contrabbasso

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Maurizio Geri: note biografiche tratte dalla sua pagina in Banditaliana
le sue prime esperienze sono legate al recupero del repertorio tradizionale della montagna pistoiese; sono i primi anni ’80 e durante la rassegna Cantar Maggio organizzata dal comune di S .Marcello Pistoiese, Maurizio ha l’occasione di conoscere tre musicisti che segneranno fortemente il suo percorso artistico: Caterina Bueno, Alberto Balia e Riccardo Tesi. Con Caterina, Maurizio suona per una decina d’anni inizialmente l’organetto e successivamente ritorna al suo primo amore: la chitarra. Il repertorio di Caterina è sterminato così come la sua conoscenza del mondo tradizionale e la sua personalità artistica, abbraccia l’intero territorio nazionale, fra i suoi collaboratori c’è in quel periodo un chitarrista sardo di grande talento: Alberto Balia. E’ grazie a lui che Maurizio riprende lo studio sistematico della chitarra e approfondisce quelle tecniche che lo porteranno alla formazione del suo attuale stile chitarristico; è di quel periodo il trio Nurages con Alberto e un mandolinista pugliese che sarà poi al fianco di Eugenio Bennato: Mimmo Epifani. Dalle ceneri di questo gruppo nasce il Maurizio Geri Swingtet, formazione che prende spunto dalla tradizione zingara francese (manouche) per rivisitare compositori italiani e proporre brani originali; unico gruppo italiano presente al prestigioso festival jazz Django Reinhardt di Samois nel giugno 2000. Sono usciti due cd dal titolo Manouche e dintorni (felmay 97) e A cielo aperto (Visage ’01). Fondamentale è l’incontro con l’organettista Riccardo Tesi che nel ’94 da vita al quartetto BANDITALIANA che vede al fianco di Maurizio, Ettore Bonafe' e Claudio Carboni (sax), questa formazione lo stimola a ricerche timbriche e soluzioni musicali nuove, a cavallo fra tradizione e sperimentazione, elementi peculiari della personalità artistica di Tesi.
Numerose le incisioni a partire da Un ballo liscio (Silex ’97), Banditaliana (il manifesto ’98), Thapsos (il manifesto ’01) e l’ultimo lavoro sulla musica tradizionale toscana Acqua, foco e vento dove Geri è co-arrangiatore.



   Il gruppo ripercorre la più creativa tradizione manouche, traendo ispirazione dal grande chitarrista zingaro Django Reinhardt e riproponendo, tra le altre, alcune delle sue più famose composizioni.
Nel repertorio del gruppo compaiono anche alcuni swing valzer di chiaro sapore musette e altre composizioni di musicisti Manouche viventi (Lulù Reinhardt, Tchavolo Shmit); il tutto integrato da brani originali firmati da Geri stesso e interpretato dalle particolari sonorità dei soli strumenti a corda e ad arco.
"Ciò che mi ha colpito e meravigliato è il loro modo di vivere il fatto musicale e di rapportarsi allo strumento: giocoso e serio allo stesso tempo, rigoroso e cosmopolita; una concezione musicale che racchiude in sé gli stessi elementi di quell'ambito assai più grande che è appunto il vivere, in ogni suo aspetto".
Maurizio Geri,Habanera, Swingtet, Cielo Aperto, ManoucheScrive G.Mancinelli nel suo libro Gli zingari (Roma, 1982):
"I Manouches sono quasi certamente i discendenti del ceppo zingaro più antico giunto in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo; scelsero principalmente, come loro sedi di permanenza, la Francia, l'Olanda, la Germania. La loro origine indiana trova conferma nella radice del loro nome Manus, appartenente al gruppo linguistico indoeuropeo, entrato poi nel linguaggio corrente francese come Manouches, che secondo il vocabolario sanscritaderiva da Manusa: essere umano."
Dischi pubblicati
MANOUCHE E DINTORNI
Dopo anni di concerti, ricerca, studio, crampi alle mani, ecco il primo disco a mio nome, dedicato all'affascinante mondo dei Manouches, ovvero di quella parte di popolazione Rom che vive in modo ormai quasi stanziale nell'aera compresa tra Olanda, Germania e Francia. Mi sono avvicinato a questo stile quando per Manouche e dintorni,Habanera, Maurizio Geri, Swingtet, Cielo Aperto, Manouchela prima volta ho ascoltato
i dischi di Django Reinhardt (anch'egli Manouche) rimamendo sconcertato per la quantità di risorse timbriche ed espressive che uscivano da quella chitarra: serrati ritmi swing con la sovrapposizione di linee solistiche ora dolci, ora frenetiche, seguendo un virtuosismo che e' sempre stato presente nella
musica Rom.
In questo disco vengono rivisitati alcuni brani di
Reinhardt (Nuages, Tears e una medley che contiene Daphne e Djangology) e altri che considero importanti per descrivere un analogo tipo di cultura musicale all'italiana come Crapa pelata di Gorni Kramer o Speranze perdute di Morelli. Le mie composizioni, Anatroccolo e Pierino, si ispirano da vicino allo stile manouche, mentre Rapido per AlgeriSogno di valzer credo lascino all'ascoltatore la scelta di essere collocati in un angolo confortevole della sua immaginazione

Swingtet,Habanera, Maurizio Geri, Swingtet, Cielo Aperto, ManoucheMaurizio Geri chitarra
Chris Brashear violino
Leonardo Boni chitarra
Luca Giovacchini chitarra
Nicola Vernuccio contrabbasso

special guest
Riccardo Tesi organetto
Klaus Lessman clarinetto
Ettore Bonafe' vibrafono
A CIELO APERTO

A Cielo Aperto,Habanera, Maurizio Geri, Swingtet, Manouche


progetto e arrangiamenti Maurizio Geri
mixato da
Maurizio Geri e Matteo Gaggioli  per la Logicstudio
con il contributo dell'associazione culturale  Op-Là





i brani:
Swing 99, Passione, Mademoiselle de Bucarest, Volo, Redola, Sinto bossa, Boogie valse, Carovana negra, Sogno spagnolo, Linger awhile, Thake this hammer, Blue drag, Souvenir gitan, Anouman

Coinvolgere così tanti musicisti e' stata cosa piu' piacevole che
A cielo aperto,Habanera, Maurizio Geri, Swingtet, Manouche complicata; l'esperto riconoscerà nel lavoro l'impronta di Django e dei suoi eccezionali epigoni; il neofita, per averne chiara la traccia, dovrà dosare nella giusta misura la Parigi degli anni '30, l'Italia dei '40, la Pontepetri degli anni '80... e il villaggio globale dei '90.
La barchetta Swingtet continua la sua rotta, alternando ottimi rematori durante il viaggio trasognato tra swing e musica zingara, immaginando approdi incerti... per ripartire.

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