{"id":213335,"date":"2025-10-30T13:27:02","date_gmt":"2025-10-30T12:27:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lindiceonline.com\/?p=78945"},"modified":"2025-10-30T13:27:02","modified_gmt":"2025-10-30T12:27:02","slug":"shaul-bassi-pianeta-ofelia-fare-shakespeare-nellantropocene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/syndication\/shaul-bassi-pianeta-ofelia-fare-shakespeare-nellantropocene\/","title":{"rendered":"Shaul Bassi \u2013 Pianeta Ofelia: fare Shakespeare nell\u2019Antropocene"},"content":{"rendered":"<hr \/>\n<p>Shaul Bassi<br \/>\n<em>Pianeta Ofelia: fare Shakespeare nell&#8217;Antropocene<br \/>\n<\/em>pp. 139, \u20ac 14,<br \/>\nBollati Boringhieri, Torino 2024<\/p>\n<p>A partire dal fortunato libro di analisi pragmatica del linguaggio <em>How to Do Things with Words<\/em> (<em>Come fare cose con le parole<\/em>, 1962) di J.L. Austin, sono molti gli scrittori che si sono interrogati sui modi in cui la cultura e la lingua riescono a \u2018fare cose\u2019, cio\u00e8 incidono in modo materiale sulla realt\u00e0, trasformandola. \u00c8 una ricerca che appassiona anche gli shakespeariani: Laurie Maguire, ad esempio, che ha pubblicato la raccolta di saggi <em>How to Do Things With Shakespeare<\/em> nel 2007. Shaul Bassi ci riporta su questa domanda con il suo <em>Pianeta Ofelia<\/em>, formulando un invito a \u201cfare cose con Shakespeare, con grande libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Questo \u00e8, a essere onesti, un invito che teatranti, studiose e studiosi, studenti e traduttori hanno sempre accettato, aumentando di volta in volta la posta in gioco in sperimentazioni anche ardite. La novit\u00e0 \u00e8 che Bassi intreccia la pratica del \u2018fare con Shakespeare\u2019 con una riflessione strettamente collegata al nostro tempo: <em>O cursed spite<\/em>, verrebbe da dire con Amleto, destino crudele, perch\u00e9 anche noi, a quanto pare, siamo nati in un tempo scardinato, fuor di sesto, <em>out of joint<\/em>. Siamo infatti \u201cin tempi di crisi ambientale\u201d e qualcuno teme sia gi\u00e0 troppo tardi per invertire la rotta. La domanda, dunque, \u00e8 se questa consapevolezza cambi il nostro modo di sperimentare con Shakespeare, e soprattutto se si possa trovare nel corpo dei suoi testi qualche momento che ci aiuti a pensare il nostro tempo, senza per questo volere attribuire al drammaturgo riflessioni del tutto anacronistiche (sebbene la crisi energetica, per esempio, fosse gi\u00e0 realt\u00e0 nell\u2019Inghilterra elisabettiana). Possiamo usare Shakespeare per affrontare la crisi ambientale? Cosa ci direbbe, se potesse ragionarne con noi?<\/p>\n<p>Shakespeare nei suoi drammi tende al nascondimento, non si mostra e non d\u00e0 indizi sul proprio pensiero personale. Non sappiamo, ricorda Shaul Bassi, \u201ccosa Shakespeare <em>volesse dire<\/em>; sappiamo cosa <em>ha scritto<\/em> e con le sue parole possiamo fare mille cose diverse\u201d. \u00c8 fin troppo facile precisare che, in realt\u00e0, i dubbi filologici anche su cosa esattamente abbia scritto si sprecano. Non \u00e8 per\u00f2 di questo che il libro si occupa, muovendo dall\u2019idea che \u2018Shakespeare\u2019 sia un universo fatto di testi preparati per la rappresentazione i quali, per la loro stessa natura, evanescente e impermanente, possono prestarsi alle pi\u00f9 varie interpretazioni. Non si tratta di un libro didattico, ma si sente l\u2019esperienza di chi ama insegnare e \u2018fare cose\u2019 in aula, trattando i testi senza troppa riverenza, non senza la giusta contestualizzazione, per il piacere di vederli rivivere: Bassi offre qui delle vere e proprie lezioni, nel senso di pubblici discorsi, dal tono colloquiale e accessibile. Il critico parla in prima persona e ragiona a voce alta con noi su alcuni dei drammi pi\u00f9 noti, <em>Amleto, Sogno di una notte di mezza estate, La tempesta, Re Lear, Il mercante di Venezia, Otello<\/em>. Si sente in ogni rilettura ecocritica il dialogo che deve esserci stato tra l\u2019autore e una generazione per la quale \u00e8 diventato un obbligo fare i conti con il pensare nell\u2019Antropocene (termine ormai consolidato, nonostante sia stato contestato nell\u2019ambito delle scienze cosiddette dure).<\/p>\n<p>Non si tratta affatto di dire che Shakespeare abbia previsto questo nostro tempo, ma di lasciare che alcune frasi echeggino in modo nuovo, come (per fare un solo esempio, forse il pi\u00f9 ovvio, ma anche il pi\u00f9 suggestivo) il lamento di Amleto, <em>sono fin troppo sotto il sole<\/em>. O permettere che alcune immagini lavorino in noi, come quella di Ofelia che cerca l&#8217;acqua: splendida l\u2019immagine di copertina dell\u2019artista Sara Lando, in cui un effetto speciale realizzato da muffe su carta fotografica ha creato una Ofelia che a me, per esempio, pare avvolta e strangolata da una piovra. \u00c8 una voce, quella che si coglie in questo libro, piena di sapere ma anche schietta, che interpella e non esclude, e per questo raggiunger\u00e0, lo auspichiamo, anche un pubblico non strettamente accademico, che guarder\u00e0 con occhi nuovi alla natura di Shakespeare, ma anche a certe sue lande desolate che hanno qualcosa da dirci, un monito da lasciare.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">I. Plescia insegna lingua e traduzione inglese alla Sapienza Universit\u00e0 di Roma<br \/>\n<\/span>iolanda.plescia@uniroma1.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>The post <a href=\"https:\/\/www.lindiceonline.com\/letterature\/saggistica-letteraria\/shaul-bassi-pianeta-ofelia-fare-shakespeare-nellantropocene\/\">Shaul Bassi \u2013 Pianeta Ofelia: fare Shakespeare nell\u2019Antropocene<\/a> first appeared on <a href=\"https:\/\/www.lindiceonline.com\/\">L&#8217;Indice dei Libri del Mese<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Shaul Bassi Pianeta Ofelia: fare Shakespeare nell\u2019Antropocene pp. 139, \u20ac 14, Bollati Boringhieri, Torino 2024 A partire dal fortunato libro di analisi pragmatica del linguaggio How to Do Things with Words (Come fare cose con le parole, 1962) di J.L. 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