{"id":211933,"date":"2025-09-30T12:03:58","date_gmt":"2025-09-30T10:03:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lindiceonline.com\/?p=78587"},"modified":"2025-09-30T12:03:58","modified_gmt":"2025-09-30T10:03:58","slug":"gaza-o-del-duplice-tradimento-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/syndication\/gaza-o-del-duplice-tradimento-delloccidente\/","title":{"rendered":"Gaza o del duplice tradimento dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p><span id=\"more-78587\"><\/span><\/p>\n<p>di <strong>Andrea Inglese<\/strong><\/p>\n<p class=\"CAPOLETTERA2lettere\"><span style=\"letter-spacing: -.25pt;\">La preparazione \u00e8 giunta a buon punto quando gli individui hanno perso il contatto con i loro simili e con la realt\u00e0 che li circonda; perch\u00e9, insieme con questo contatto, gli individui perdono la capacit\u00e0 di esperienza e di pensiero\u201d. Cos\u00ec scriveva Hanna Arendt in <i>Le origini del totalitarismo<\/i>. Nei settantaquattro anni che ci separano dalla prima edizione nel 1951, le nostre democrazie hanno s\u00ec mostrato fragilit\u00e0, storture, contraddizioni a volte imbarazzanti, ma in un contesto apparentemente garantito di dibattito critico e di pluralit\u00e0 di posizioni. Sappiamo ora, ne abbiamo le <i>prove<\/i>, che non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Qualcosa di questo scollamento nei confronti sia dell\u2019esperienza sia del pensiero sembra riemergere nel discorso pubblico, assieme a un inquietante e tenace diniego di realt\u00e0. Il fenomeno \u00e8 senz\u2019altro profondo e coinvolge varie dimensioni delle nostre societ\u00e0, ma esso ha avuto una sua cristallizzazione evidente nella reazione dell\u2019Occidente \u201cufficiale\u201d (mediatico e politico) nei confronti di ci\u00f2 che sta accadendo tra lo stato di Israele e il popolo palestinese.<\/span><\/p>\n<p class=\"TESTOINDICE\"><span style=\"letter-spacing: -.25pt;\">Prendiamo l\u2019esempio di <i>No Other Land<\/i>, film di un collettivo di registi palestinesi e israeliani, uscito nel 2024. \u00c8 stato premiato alla Berlinale e in altri importanti concorsi europei, ha ottenuto l\u2019Oscar per il miglior documentario. Nonostante ci\u00f2, <i>No Other Land <\/i>ha provocato la prevedibile censura israeliana, sostenuta persino dal ministro della cultura. Nemmeno negli Stati Uniti, terra della libert\u00e0 di espressione, il documentario ha trovato distributori e anche la sua proiezione puntuale ha suscitato polemiche. In Germania, sono invece gli autori stessi a venire accusati di \u201cantisemitismo\u201d (accusa bipartisan, formulata da un sindaco conservatore e una ministra progressista), in seguito alle dichiarazioni fatte durante la premiazione al Festival di Berlino. Di fronte a tali accuse, uno dei registri israeliani, Yuval Abraham, ha risposto sul \u201cGuardian\u201d con queste parole: \u201cEssere in Germania come figlio di sopravvissuti all\u2019Olocausto e chiedere un cessate il fuoco, e poi essere etichettato come antisemita, non solo \u00e8 scandaloso, ma mette letteralmente in pericolo la vita degli ebrei\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"TESTOINDICE\"><span style=\"letter-spacing: -.1pt;\">Il documentario non riguarda Gaza n\u00e9 quello che \u00e8 accaduto dal 7 ottobre 2023. Si svolge in un villaggio della Cisgiordania tra il 2019 e il 2023. Ma per questo e altri dibattiti si potrebbe parlare di una certa (metodica) illogicit\u00e0 funzionale al perpetrarsi di un sopruso. <\/span><\/p>\n<p class=\"TESTOINDICE\"><span style=\"letter-spacing: -.25pt;\">Una riflessione ampia su quanto \u00e8 accaduto a Gaza si trova invece in <i>Un giorno tutti diranno di essere stati contro<\/i> (ed. orig. 2025, trad. dall\u2019inglese di Gioia Guerzoni, pp. 192, \u20ac 18, Feltrinelli, Milano 2025) di Omar El Akkad, anche se l\u2019obiettivo del saggio, come dichiara lo stesso autore, \u201cnon \u00e8 il resoconto di quella carneficina\u201d, ma piuttosto l\u2019indagine sullo scollamento tra pensiero ed esperienza che Arendt vedeva come tratto specifico dell\u2019universo totalitario e che oggi s\u2019insinua nel modo in cui il pubblico occidentale <i>percepisce e comprende<\/i> la carneficina dei gazawi. In questione, nel libro di El Akkad, non \u00e8 una guerra tra le tante che emergono in quest\u2019epoca di caos sistemico n\u00e9 una catastrofe umanitaria: in questione \u00e8 il primo genocidio del XXI secolo, ossia una reazione militare che ha perso quasi subito le caratteristiche di una guerra asimmetrica contro miliziani nemici per rivelarsi un\u2019impresa di distruzione sistematica della popolazione civile e del suo territorio. Lo scenario si \u00e8 ulteriormente aggravato poich\u00e9 Israele ha intenzionalmente provocato una carestia nella Striscia, dapprima colpendo i mezzi di sussistenza gazawi (sistema agricolo e industria ittica) e, in seguito, realizzando il blocco degli aiuti internazionali (cibo, medicine, carburante). Sappiamo quante resistenze suscita l\u2019uso del termine che designa il supremo e pi\u00f9 ignobile crimine che gli uomini possono compiere su altri uomini. Ma secondo l\u2019autore, dietro la controversia terminologica, complicata dalla memoria della Shoah e di altri genocidi, \u00e8 una soglia epocale quella a cui siamo tutti confrontati: le democrazie liberali d\u2019occidente, e chi s\u2019identifica con esse come Israele, non si sentono pi\u00f9 limitate dalle loro contraddizioni, e rivendicano platealmente la necessit\u00e0 della guerra fuorilegge, in spregio di quelle convenzioni internazionali che, dal dopoguerra, avevano fondato il programma di un ordine mondiale non basato esclusivamente sui rapporti di forza. Come i partiti e le correnti di estrema destra, all\u2019interno delle nazioni occidentali, prendono a bersaglio le costituzioni democratiche e antifasciste, cos\u00ec, a livello internazionale, assistiamo agli attacchi da parte di Stati Uniti e Israele dell\u2019<span style=\"font-variant: small-caps;\">Onu<\/span>, delle sue diverse agenzie e di tutte le <span style=\"font-variant: small-caps;\">ong<\/span> che per decenni hanno costituito il fiore all\u2019occhiello dei regimi democratici. \u00c8 di questo che ci parla El Akkad. Anche se il massacro dei bambini, delle donne, dei dottori, dei giornalisti di Gaza, non ci riguarda, perch\u00e9 non si tratta di gente come <i>noi<\/i> (bianchi, europei, relativamente ricchi, laici, eccetera), quel massacro distrugge puramente e semplicemente la <i>nostra identit\u00e0 morale<\/i>, ossia il nostro orizzonte di valori.<\/span><\/p>\n<p class=\"TESTOINDICE\"><span style=\"letter-spacing: -.25pt;\">Di questi El Akkad sa qualcosa, in quanto egli non ne \u00e8 semplicemente erede, come ogni buon nordamericano o europeo: egiziano di nascita, cresciuto in Qatar, emigrato in Canada, e ora residente negli Stati Uniti, El Akkad ha scelto di fare proprio tale orizzonte di valori, pagando l\u2019inevitabile prezzo di uno sradicamento, di una parziale rinuncia nei confronti della propria cultura d\u2019origine. Lo racconta apertamente nel suo libro: \u201cVolevo quell\u2019altrove, quella parte del mondo in cui credevo esistesse un tipo di libert\u00e0 fondamentale. La libert\u00e0 di diventare qualcosa di meglio, la libert\u00e0 che deriva dall\u2019essere trattati in modo equo nel rispetto dell\u2019ordine pubblico e delle norme sociali\u201d. In lui non c\u2019\u00e8 nostalgia nei confronti n\u00e9 dell\u2019Egitto n\u00e9 del Qatar, paesi in cui ha toccato con mano la crudelt\u00e0 e l\u2019arbitrio del potere. Nello stesso tempo, \u00e8 consapevole di far parte della storia di quei colonizzati che, per offrire ai propri figli un futuro migliore, hanno accettato linguaggio e forme di vita dei colonizzatori: \u201cQuesta \u00e8 la lingua che parlano, queste sono le usanze che praticano, e, se vogliamo che i nostri figli abbiano qualche possibilit\u00e0 qui, devono conoscerle alla perfezione, altrimenti saranno condannati a una vita da niente\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"TESTOINDICE\"><span style=\"letter-spacing: -.1pt;\">El Akkad \u00e8 giornalista e romanziere, ha iniziato la sua carriera di reporter di guerra nel momento in cui gli Stati Uniti, dopo l\u201911 settembre, lanciavano la loro campagna contro il \u201cterrore\u201d. \u00c8 stato in Afghanistan e a Guant\u00e1namo: ha potuto essere testimone diretto delle atrocit\u00e0 commesse in nome dei valori occidentali di libert\u00e0 e democrazia, cos\u00ec come, da professionista del quarto potere, ha assistito alla perversione del discorso pubblico, sottoposto ai precetti, ben introiettati, della propaganda occidentale: mezze verit\u00e0, eufemismi, contesti lacunosi, accomodamento dei \u201cfatti\u201d, ben sapendo \u201cche c\u2019erano crepe profonde\u201d nel \u201cmondo libero\u201d, scrive El Akkad: \u201cEppure, credevo che le crepe potessero essere riparate\u201d. Dopo l\u2019autunno 2023, \u00e8 risultato chiaro a lui, come a un\u2019ampia parte della popolazione mondiale, che il sogno democratico-liberale si \u00e8 infranto irrimediabilmente in mezzo ai cadaveri e alle macerie di Gaza. A scriverlo, non \u00e8 un perseverante marxista o un adepto del pensiero critico che guarda con sospetto le istituzioni liberali. Non \u00e8 nemmeno un ingenuo studente rivoluzionario che crede ancora alla possibilit\u00e0 di un <i>altro<\/i> mondo. Per questo motivo, lo sguardo di El Akkad ha una profondit\u00e0 che nessun bianco occidentale possiede. Una profondit\u00e0 che nasce dall\u2019aver subito un <i>doppio tradimento<\/i>. Come ognuno di noi, educati a scuola all\u2019importanza del ragionamento autonomo e critico, alla scrupolosa oggettivit\u00e0 del pensiero scientifico, all\u2019ammirazione della resistenza alla tirannia, all\u2019apprendimento del \u201cMai pi\u00f9!\u201d attraverso gli orrori della storia, anche El Akkad, cittadino egiziano-canadese, \u00e8 stato tradito da tutti quegli atti politici, diplomatici, economici, giornalistici, che <i>negano<\/i>, nella societ\u00e0 degli adulti, ci\u00f2 che quella stessa societ\u00e0 ha trasmesso per anni alla propria giovent\u00f9 come principi e valori irrinunciabili. Ma il figlio di immigrati egiziani \u00e8 stato tradito una seconda volta: egli infatti portava con s\u00e9 il peccato originale di essere un arabo dalla pelle scura, un non-occidentale. Per questa ragione gli \u00e8 stato detto: rinuncia a quello che sei, perch\u00e9 non vale nulla, e diventa come uno di noi. Noi non abbiamo nulla a che fare n\u00e9 con la barbarie, n\u00e9 con la vilt\u00e0 che tace davanti a essa. E il giornalista, romanziere, egiziano-canadese ha voluto crederci, nonostante la guerra in Afghanistan e le prigioni a Guant\u00e1namo, fino all\u2019autunno del 2023. Poi \u00e8 iniziata la distruzione di Gaza e il massacro sistematico dei gazawi.<\/span><\/p>\n<p class=\"Bioautore\"><em><span style=\"letter-spacing: 0pt;\">A. Inglese \u00e8 traduttore<br \/>\n<\/span><a href=\"mailto:andreainglese2020@gmail.com\"><span style=\"color: black; text-decoration: none; text-underline: none;\">andreainglese2020@gmail.com<\/span><\/a><\/em><\/p>\n<p>The post <a href=\"https:\/\/www.lindiceonline.com\/scienze-umane\/economia-e-politica\/politica\/gaza-o-del-duplice-tradimento-delloccidente\/\">Gaza o del duplice tradimento dell\u2019Occidente<\/a> first appeared on <a href=\"https:\/\/www.lindiceonline.com\/\">L&#8217;Indice dei Libri del Mese<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Inglese La preparazione \u00e8 giunta a buon punto quando gli individui hanno perso il contatto con i loro simili e con la realt\u00e0 che li circonda; perch\u00e9, insieme con questo contatto, gli individui perdono la capacit\u00e0 di esperienza e di pensiero\u201d. Cos\u00ec scriveva Hanna Arendt in Le origini del totalitarismo. 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