{"id":127000,"date":"2021-04-25T18:37:07","date_gmt":"2021-04-25T16:37:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/?p=127000"},"modified":"2021-04-25T18:46:55","modified_gmt":"2021-04-25T16:46:55","slug":"il-bagitto-gergo-vernacolare-ebraico-livornese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/pardo\/il-bagitto-gergo-vernacolare-ebraico-livornese\/","title":{"rendered":"Il bagitto, gergo vernacolare ebraico livornese"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_127001\" style=\"width: 295px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"eager\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-127001\" data-attachment-id=\"127001\" data-permalink=\"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/pardo\/il-bagitto-gergo-vernacolare-ebraico-livornese\/attachment\/belpurim\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim.jpg\" data-orig-size=\"285,400\" data-comments-opened=\"1\" data-image-title=\"Fate onore al bel Purim\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Fate onore al bel Purim di pardo Fornaciari&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim.jpg\" class=\"size-full wp-image-127001\" src=\"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim.jpg\" alt=\"\" width=\"285\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim.jpg 285w, https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim-107x150.jpg 107w\" sizes=\"(max-width: 285px) 100vw, 285px\" \/><p id=\"caption-attachment-127001\" class=\"wp-caption-text\">Fate onore al bel Purim di Pardo Fornaciari<\/p><\/div>\n<p>Il <b>bagitto<\/b>, gergo vernacolare ebraico livornese: questo il titolo della conversazione che dovrei tenervi.<br \/>\nLa mia presenza qui \u00e8 dovuta alla stima che han di me gli organizzatori di questo ciclo di incontri di studio, stima derivante da certi miei studi lontani su questa espressione vernacolare, e devo dire poco meritata, poich\u00e9 credo a Livorno ci sian molte persone che ne sanno pi\u00f9 di me sull&#8217;argomento.<\/p>\n<p>Il <b>giudeolivornese<\/b> &#8211; come \u00e8 definito negli ambienti accademici che l&#8217;hanno studiato anche se in modo approssimativo &#8211; non \u00e8 un dialetto, n\u00e9 soltanto un gergo. E&#8217; un&#8217;espressione vernacolare ormai scomparsa in quanto tale, anche se rimane nel ricordo di alcuni, pochi nostri concittadini ebrei di et\u00e0 abbastanza avanzata, che rammentano di averlo parlato, il <b>bagitto<\/b>, nelle scuole israelitiche degli inizi del secolo e fino agli anni venti e forse anche trenta, come vezzo quasi di opposizione adolescenziale al mondo degli adulti che invece tendeva a far di tutto per fare scomparire questo vestigio di un passato, che attestava di una relativa separatezza tra la nazione ebrea e le altre nazioni conviventi a Livorno.<\/p>\n<p>Il <b>bagitto<\/b> insomma non si parla pi\u00f9; solo pochi lo ricordano; e per di pi\u00f9 la letteratura in quello speciale vernacolo giudeolivornese \u00e8 scarsissima; addirittura, vedremo meglio in seguito, ha dato luogo pi\u00f9 a strumentalizzazioni di giudeofobi non ebrei, che a vera e propria letteratura.<br \/>\nEsso dunque era composto di varie caratteristiche convergenti. Provo ad enumerarle.<br \/>\nUna speciale <u>cantilena<\/u>, l&#8217;accento tipico degli ebrei livornesi era ricco di <u>nasalizzazioni<\/u> (ma questa sembra sia una caratteristica di tutti i giudeoparlari, incluso per esempio lo <b>yiddi<\/b> ed il <b>giudeoarabo<\/b>), di <u>scambi di consonanti e cambi di vocali<\/u>, di <u>italianizzazione<\/u> di parole ebraiche e spagnole, spesso flesse all&#8217;italiana, di adozione di <u>speciali modi di dire<\/u>mutuati in genere dalla sapienza scritturale.<\/p>\n<p>Avrete notato che ho accennato a parole ebraiche ed a parole spagnole confluite nel <b>bagitto<\/b>. Bene, meriter\u00e0 allora spender due parole sul come c&#8217;entrino gli spagnoli.<br \/>\nUno dei pi\u00f9 grandi popolamenti ebraici al di fuori della <b>Palestina<\/b> ed ancor prima dell&#8217;avvento dell&#8217;Era volgare fu quello delle coste ispaniche dapprima, e dell&#8217;intera penisola iberica poi. Tale popolamento fu talmente importante che persino la fondazione della lingua castigliana, o se si vuol essere meno netti ma pi\u00f9 precisi, i primi monumenti del neolatino castigliano si devono a poeti ebrei (<b>Baal em Tov de Carri\u00f2n<\/b>). Tale popolamento ebbe nome di <b>sefardita<\/b>, da <b>Sefarad<\/b>, il nome biblico della Spagna (Obadia 20), e si prolung\u00f2 sino al 1492, quando il 2 agosto non meno di 165 mila giudeospagnuoli dovettero lasciare la madrepatria, mentre un numero non identificato rimase, convertendosi in forma pi\u00f9 o meno autentica. Gli esuli, generalmente membri delle classi medio\\alte produttive, si recarono prevalentemente in Marocco (circa 20.000) ed ad Istanbul (circa 93.000), ma anche in Algeria (10.000), in Olanda (21.000), in Italia (9.000), in Portogallo&#8230;). La Spagna delle tre religioni era finita, e con essa la capacit\u00e0 produttiva ispanica, che venne soppiantata per secoli dalla capacit\u00e0 di rapina.<\/p>\n<p>Gli esuli portarono con s\u00e9 &#8211; oltre al Libro &#8211; un bene particolare: il <b>castigliano<\/b> del tardo medioevo, che hanno continuato a parlare sino al XX secolo, quando la combinazione di assimilazione francofonica-sterminio-assimilazione anglofonica ha inferto un colpo definitivo a questa lingua fossile, assai pi\u00f9 simile al castillano di Isabella dello spagnolo del caudillo. E questa lingua era parlata, nel nostro secolo, dalla madre di <b>Elias Canetti<\/b>, premio Nobel per la letteratura.<\/p>\n<p>La lingua dei sefarditi era duplice: da un lato il <b>ladino<\/b>, o calco. Si trattava di una lingua liturgica, uno spagnolo risalente, forse, al XIII secolo. In questa lingua i rabbini avevano tradotto letteralmente parola per parola &#8211; realizzando in pratica un calco &#8211; l&#8217;intera Bibbia. Ci\u00f2 era dovuto al fatto che la maggior parte dei fedeli ignorava l&#8217;ebraico. La tradizione del giudaismo insomma veniva comunicata &#8211; nella Spagna delle tre religioni &#8211; direttamente nella lingua parlata dal popolo. Per concludere questo aspetto, il <b>ladino<\/b> come lingua liturgica \u00e8 un calco dell&#8217;ebraico &#8211; e per questo talvolta poco comprensibile &#8211; in castigliano del XIII secolo, scritto indifferentemente in caratteri ebraici o latini. Testimonianze di questa tradizione culturale si ritrovano alla biblioteca labronica, dove recentementegrazie al lavoro della dottoressa <b>Marcella Previti<\/b> \u00e8 stato ritrovata una rarissima copia della Bibbia di Ferrara 1547 in Ladino.<\/p>\n<p>Il <b>giudeospagnolo iberico<\/b> invece era, ed in parte \u00e8, una lingua parlata, un&#8217;espressione prevalentemente vernacolare, e si chiamava (e si chiama) <b>giudezmo<\/b>, <b>giud\u00eco<\/b>, <b>gid\u00eco<\/b>. Si arricch\u00ec nei secoli di imprestiti italici, greci, turchi, arabi (in Marocco dette luogo ad una lingua speciale, la <b>haketya<\/b>, divenuta una delle lingue veicolari del Mediterraneo; essa conobbe una specie di <b>ricastiglianizzazione<\/b> con la conquista spagnuola del Marocco, nel 1860, ed \u00e8 tuttora usata da numerosi marocchini anche non ebrei). L&#8217;avanzata della cultura francofona nel bacino del Mediterraneo tra la fine del secolo passato e l&#8217;inizio del nostro ha francesizzato il <b>giudezmo<\/b>, specialmente delle zone greche e turche. Tutt&#8217;ora escono in Israele periodici in <b>giudezmo<\/b>, scritti sia in caratteri ebraici che in caratteri latini.<\/p>\n<p>Veniamo dunque a noi, a Livorno. Come sappiamo, la comunit\u00e0 livornese \u00e8 costituita sin dall&#8217;inizio prevalentemente da sefarditi, ossia da ebrei e <b>marrani<\/b> iberici di prima o seconda immigrazione, ossia provenienti tanto dalla penisola (sia dalla Spagna che, in maggior misura, dal Portogallo, per quanto riguarda i <b>marrani<\/b>) che dal Levante ottomano, discendenti degli esuli del 1492 accolti dalla Sublime Porta. Il granduca proprio a loro rivolge i liberalissimi inviti del 1593 e 97.<br \/>\nGli ebrei ed i <b>marrani<\/b> (che a Livorno tornano a giudaizzare liberamente) vengono invitati da noi per tre motivi, tutti inerenti allo sviluppo di traffici in un&#8217;epoca di generale decadenza economica: sono vettori di relazioni commerciali ma anche diplomatiche con l&#8217;impero ottomano (che domina il Mediterraneo meridionale), portano con s\u00e9 capitali, sono vettori di tecnologia.<br \/>\nOra, i maggiorenti della comunit\u00e0 &#8211; i massari &#8211; nel Seicento parlano tra loro verosimilmente portoghese. Per un lungo periodo la comunit\u00e0 infatti \u00e8 in mano a <b>marrani<\/b> provenienti dalla cacciata dal Portogallo del 1568. In quella lingua redigono gli atti ufficiali, ma verso la II met\u00e0 del Settecento la lingua adottata negli atti diviene lo spagnuolo. Testimonianza di un mutamento della composizione etnica di origine dell&#8217;insieme della comunit\u00e0, tale cambiamento va di pari passo con la lentissima ma crescente integrazione &#8211; linguistica, per quel che ci riguarda &#8211; con la prevalente nazione toscana di Livorno, con cui specialmente il popolo minuto si confronta e gradatamente si confonde, assumendo una forma espressiva propria, n\u00e9 dialetto n\u00e9 lingua, ma qualcosa di pi\u00f9 di un semplice gergo.<\/p>\n<p>Si tratta di un parlare che conosciamo &#8211; nella forma che ha assunto nel secolo passato, molto povera di presenze alloglotte &#8211; attraverso la memoria personale, oggimai sempre meno diffusa, attraverso l&#8217;assunzione che ne fecero letterati minori non ebrei (in genere con intenti giudeofobi) e finalmente attraverso la scarsissima letteratura ebraica vernacolare, opera al 90 % di <b>Guido Bedarida<\/b>, che del resto oper\u00f2 in un certo senso da fissatore di pronunzia, termini e modi di dire ormai per lo pi\u00f9 desueti, compiendo in un certo senso un&#8217;operazione di archeologia linguistica.<br \/>\nIl <b>bagitto<\/b> che noi cos\u00ec abbiamo potuto conoscere \u00e8 il vernacolo parlato dal popolo ebraico livornese, un parlare italiano con inserzione di numerose parole spagnole, ebraiche, portoghesi, arabe. Esso si chiama <b>bagitto<\/b> &#8211; ma non si conosce esattamente l&#8217;\u00e9timo della parola. L&#8217;opinione di <b>Guido Bedarida<\/b>, che mi pare la pi\u00f9 convincente, \u00e8 che potrebbe essere una deformazione della parola <b>bajito<\/b>, diminutivo dallo spagnuolo <b>bajo<\/b>, basso, sotto, col valore di <b>cosuccia da poco<\/b>, che sta al di sotto. Sappiamo che la <u>jota<\/u> (j lunga) all&#8217;epoca della cacciata non era pronunziata aspirata come oggi, ma pronunziata in modo simile ad una palatale dolce (<b>hijo<\/b> insomma si pronunciava <b>higio<\/b>; e basso si diceva in modo simile a come si pronunzia ancor oggi nel meridione: <b>bascio<\/b>). Il termine in questo senso potrebbe essere quindi un fossile vivente, testimonianza della pronunzia arcaica della jota nel vetero castigliano del rinascimento. Pronunzie del resto comune a tutti i dialetti giudeospagnoli, come ci rese noto <b>Haim Vidal-Sephiha<\/b> nel convegno del 1984. Il raddoppiamento della <u>t<\/u> sarebbe poi un raddoppiamento debole, tipico dei parlari ispanici (cfr. juntito, pr. khuntitto), che solo in italiano assume forma grafica; del resto, lo stesso Bedarida scrive bagitto ora con doppio t ora senza&#8230; Qualcuno l&#8217;ha voluta mettere in relazione con la parola italiana <b>vagito<\/b>, con riferimento al cantilenare nasalizzato, tipico del bagitto stesso. Ma mi pare improponibile: il castigliano ha vagido, da cui sembra difficile derivare bagitto.<\/p>\n<p>Quello che si conosce bene invece sono le leggi fonetiche che lo sottendono: ed io provo a descriverle.<br \/>\nNel bagitto dunque le consonanti doppie intervocaliche tendono a scempiarsi, e per conseguenza il raddoppiamento sintattico tipico del toscano scompare (a lei gira qualcosa, e non a me\\a mme); le consonanti sorde divengono fricative: bagio; e pi\u00f9 spesso sonore: amigo, fogo (ma ricordiamo il <b>logo pio<\/b>: non saprei se \u00e8 imprestito dal bagitto, o viceversa); la <u>p<\/u> diviene aspirata, e quindi suona <u>f<\/u>; la <u>b<\/u> intervocalica suona indifferentemente <u>v<\/u>, e viceversa. Queste due particolarit\u00e0 sono in diretta connessione con la lingua ebraica, in cui <b>f\u00e9<\/b> e <b>bet<\/b> solo in certi casi perdono l&#8217;aspirazione, e per farlo hanno bisogno dell&#8217;inserzione del &#8220;dage&#8221;. Nomi ed aggettivi femminili al plurale escono in <u>-i<\/u> (<b>alli scuoli vogliamo li camfani<\/b>). I pronomi personali declinati <u>mi<\/u>, <u>ti<\/u>, <u>ci<\/u> divengono <u>me<\/u>, <u>te<\/u> <u>ce<\/u>; gli articoli determinativi si riducono a tre (<u>lo<\/u> per il maschile singolare; <u>la<\/u> per il femminile singolare; <u>li<\/u> per il plurale dei due generi).<\/p>\n<p>Queste regole sono state formalizzate nel 1942 dal linguista <b>Angelo Beccani<\/b>, che abbozz\u00f2 anche un breve lessico del bagitto, molto pi\u00f9 affidabile di quello uscito pochi anni fa ad opera di <b>Vittorio Marchi<\/b>, e riprese dalla <b>Merzagora<\/b>, ricercatrice pisana che in una sua pubblicazione <b>Giudeoitaliano<\/b> fa da un lato interessanti considerazioni sulla conservativit\u00e0 dei parlari giudaici e la loro relativa omogeneit\u00e0, ma per quel che riguarda il <b>bagitto<\/b> commette clamorose sviste, confondendolo con il vernacolo dei popolani cristiani della Venezia, gli unici che a Livorno (1791) riuscirono a provocare moti antisemiti.<\/p>\n<p>Il <b>bagitto<\/b> poi &#8211; si \u00e8 gi\u00e0 accennato, ma merita ripeterlo &#8211; era sopratutto un fatto gergale, quindi ricco di espressioni fatte, pi\u00f9 ancora che di una sintassi ed una grammatica proprie. Sono espressioni che spesso si leggono nella letteratura bagitta &#8211; una letteratura molto povera, che consta di meno di una trentina di composizioni, di cui numerose di <b>Guarducci<\/b>, un popolano risorgimentale, versificatore fecondo, un <b>goio<\/b> che scrive senza dissimulare lo spirito giudeofobo che lo anima, e <b>Bedarida<\/b>, nel nostro secolo, che \u00e8 stato l&#8217;unico autore ebreo che ha compreso l&#8217;importanza del lascito che stava smarrendosi, per fissarlo in qualche modo sulla carta (piccola eccezione, fu <b>Cesarino Rossi<\/b>, che scrisse un paio di composizioni pubblicate da un numero unico, <b>Il sor Davar<\/b> una quarantina d&#8217;anni fa). Cos\u00ec sia nell&#8217;uno che nell&#8217;altro si trovano locuzioni come <b>che mi caschino l&#8217;occhi che ho davanti<\/b> oppure <b>per la su\\tu vida<\/b>, o ancora <b>Sorda mi sia quell&#8217;ora<\/b> (l&#8217;ora della morte, perch\u00e9 io non sentendola non me ne accorga) o pure e semplici imprecazioni <b>badonai<\/b>, <b>caiadonai<\/b> (perdio, vivaddio), testimonianza di una non perfetta adesione al dettame del I comandamento da parte del popolino&#8230;<br \/>\nC&#8217;\u00e8 da dire che lo stesso <b>Bedarida<\/b> &#8211; che non era di famiglia bagitta, ma benestante ed anconetana &#8211; non riesce a spiegare l&#8217;etimo di qualche parola bagitta: come <b>holayom<\/b> (cfr. Vig. di sabato, atto III scena 1, forse da hom hayom, giorno caldo?) che vuol dire <b>far le cose per tempo<\/b>.<\/p>\n<p><a href=\"mailto:pardofornaciari@libero.it\">Pardo Fornaciari<\/a><br \/>\n19 marzo 1996<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bagitto, gergo vernacolare ebraico livornese: questo il titolo della conversazione che dovrei tenervi. La mia presenza qui \u00e8 dovuta alla stima che han di me gli organizzatori di questo ciclo di incontri di studio, stima derivante da certi miei studi lontani su questa espressione vernacolare, e devo dire poco&#8230; <a class=\"continue-reading-link\" href=\"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/pardo\/il-bagitto-gergo-vernacolare-ebraico-livornese\/\">Continue reading<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":127001,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"jetpack_seo_schema_type":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"fifu_image_url":"","fifu_image_alt":"","_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false,"_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[441],"tags":[443,442,26,444],"class_list":["post-127000","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pardo","tag-bagitto","tag-ebrei-livornesi","tag-pardo-fornaciari","tag-purim"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p3JwLS-x2o","jetpack_likes_enabled":false,"jetpack-related-posts":[{"id":427,"url":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/lisetta\/fornaciari-fornaciari\/","url_meta":{"origin":127000,"position":0},"title":"Fornaciari &#038; Fornaciari","author":"Lisetta Luchini","date":"26\/07\/2008","format":false,"excerpt":"Dopo oltre due anni di assenza, dovuta a un periodo felicissimo della sua vita (si \u00e8 felicemente sposata) torna con un frizzante articolo e una serie di foto la nostra Lisetta Luchini. Nuova energia e nuova vita non solo artistica per una cantante purosangue della nostra cultura. Questa volta al\u2026","rel":"","context":"In &quot;Visti da dentro&quot;","block_context":{"text":"Visti da dentro","link":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/category\/lisetta\/"},"img":{"alt_text":"Festival del Cantastorie","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/l1.jpg?resize=350%2C200&ssl=1","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":212340,"url":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/syndication\/nikos-kazantzakis-viaggi-in-russia\/","url_meta":{"origin":127000,"position":1},"title":"Nikos Kazantzakis \u2013 Viaggi in Russia","author":"Redazione","date":"30\/09\/2025","format":false,"excerpt":"Nikos Kazantzakis VIAGGI IN RUSSIA ed. orig. 1956, trad. dal greco e introd. di Gilda Tentorio, pp. 304, \u20ac 18, Crocetti, Milano 2025 Trovare la verit\u00e0 tra cartone, attori e balalaike di Giulia Baselica Lenin \u00e8 morto da circa un anno e l\u2019autorit\u00e0 di Stalin si afferma gradualmente, ma con\u2026","rel":"","context":"In &quot;Syndication&quot;","block_context":{"text":"Syndication","link":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/category\/syndication\/"},"img":{"alt_text":"","src":"","width":0,"height":0},"classes":[]}],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/belpurim.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/127000","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=127000"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/127000\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":127005,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/127000\/revisions\/127005"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/127001"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=127000"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=127000"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.habanera.it\/associazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=127000"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}