Sul palco voglio stare in piedi, non strisciare. Voci dalla manifestazione nazionale dello spettacolo di Roma

“Siamo lavoratrici, lavoratori, associazioni, imprese dello Spettacolo e della Cultura, riuniti in realtà nazionali e territoriali che si riconoscono negli art. 4, 9, 33, della Costituzione Italiana, nella cultura etica del lavoro, nei suoi doveri e nei suoi diritti. Siamo convinti che la Cultura sia strumento fondamentale per la ripresa della Nazione. La Cultura è “Bene comune” e per questo dobbiamo essere ascoltati”.
La manifestazione nazionale dello spettacolo si è svolta a Roma sabato scorso, 27 giugno, in piazza Santissimi Apostoli, riunendo moltissimi gruppi autonomi di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo. Ne citiamo solo alcuni: Attrici Attori Uniti, Facciamolaconta, Approdi, Adi Cobas, Intermittenti Spettacolari, Lirica-Muta, Mujeres nel teatro, Spin OFF, Lavoratori e Lavoratrici dello Sperracolo di Piemonte, Campania, Abruzzo, Toscana e tanti altri da tutta Italia.

Erano stati convocati presidi e azioni di protesta in 15 città italiane lo scorso 30 maggio, per avviare una negoziazione con il Governo. Eppure, nonostante qualche sporadica interlocuzione con alcune istituzioni ed artisti, le risposte a una categoria molto più diversificata non è arrivata.
Da qui un ulteriore grido d’allarme, per un settore che dall’emergenza Covid-19 ha guadagnato soprattutto, se non solo, la consapevolezza delle gravi problematiche lavorative che da anni hanno affossato e soffocato un intero settore: l’assenza di una figura giuridica, di alcuna forma di sostegno al reddito, di defiscalizzazione per le categorie più deboli, di forme contrattuali specifiche, di sostegno sanitario e di maternità, per citarne alcuni.

Una piazza gremita, seppur non pienissima (in pieno ponte per la festività dei santi Pietro e Paolo, patroni della città di Roma), ha elencato con precisione e puntualità le richieste stilate in questi mesi dai gruppi rappresentanti della manifestazione. Attori e attrici si sono alternati nella lettura, a cuore aperto, con la voce spesso strozzata dalla rabbia. Un sentimento di abbandono da parte delle istituzioni che si respirava tra i partecipanti e si ascoltava attraverso le testimonianze di diversi artisti.
“Tu legalmente non hai nessun diritto – è intervenuta con grande trasporto l’attrice Elena Arvigo – Se poi hai partita iva non esisti, non fai parte del teatro. Alcuni di noi che si sono arrabbiati di meno sono stati ripresi; io, che quando ho parlato mi sono arrabbiata, sono stata esclusa. Ma in fondo ne sono felice. Perché sul palco io voglio stare in piedi, non strisciare”.

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Elena Arvigo (photo: Matteo Nardone)

Elena Arvigo (photo: Matteo Nardone)

Insieme agli artisti, anche tecnici, costumisti, scenografi, fonici, ogni maestranza, tutti uniti dalle stesse esigenze. Prima fra tutte quella del riconoscimento giuridico del settore, dal quale scaturirebbe una politica ad hoc, studiata per lavoratori e lavoratrici che non possono fare a meno dell’intermittenza e delle pause per la progettazione. In evidenza la necessità di un ripensamento complessivo del sistema della cultura e dell’arte, sostenuto da una politica nazionale d’investimento e da forme di protezione sociale adeguate, come un “reddito di continuità” capace di garantire sicurezza a professionisti costretti all’intermittenza.

Emerge così la necessità di una nazione che investa e guadagni sulla cultura, in un Paese che eccelle nel settore, “una politica che consideri la Cultura come investimento e che superi del tutto la logica del ripianamento del deficit, che sia capace di sostenere parametri qualitativi, incrementando l’intervento economico a suo favore dall’attuale 0,7% fino ad almeno l’1,5% del PIL”.
A seguire le altre richieste, specifiche e accurate scritte su un documento, come la revisione delle modalità di erogazione del Fus, il ripristino dell’indipendenza dell’Enpals dall’INPS, misure contro la discriminazione delle donne durante e dopo la maternità. E spicca anche l’esigenza, rivolta al Ministero della pubblica istruzione, di riconoscere l’insegnamento del teatro ufficialmente: “Inserimento dell’insegnamento delle arti dello spettacolo nella Scuola Pubblica ad esclusivo appannaggio dei professionisti del settore. È inoltre indispensabile una normativa che inquadri sia professionalmente che fiscalmente la posizione della formatrice e del formatore creando un codice contributivo ad hoc”.

Sabato i manifestanti, nonostante il rischio di venire bloccati dalla polizia a seguito di un tentativo di trasformare la manifestazione in corteo non autorizzato, è riuscito ad ottenere un incontro al Ministero del lavoro, grazie all’ascolto del sottosegretario a cui è stato consegnato il documento.
“La mobilitazione in Piazza SS Apostoli ha rappresentato un momento veramente importante per tutti noi: una piazza animata, consapevole e informata, forte e decisa – ha dichiarato il Tavolo Referenti di Attrici Attori Uniti – Intorno alle ore 16 ci siano stati dei momenti di tensione con le forze dell’ordine, data dai numeri dei partecipanti e dalla condizione di notevole difficoltà di una piazza transennata, in cui alcuni dei manifestanti hanno esercitato una pressione sulle transenne, generando dei brevi momenti di confusione che hanno scoraggiato altri manifestanti poiché non concertati. I momenti di tensione non sono stati che un brevissimo frammento di nervosismo in una manifestazione che a nostro parere è stata incredibilmente positiva, grazie soprattutto al grande lavoro di comunicazione e coesione dei vari gruppi in piazza, e gli sforzi di tutti sono stati premiati con la richiesta da parte del Ministero del Lavoro di ricevere una delegazione di lavoratrici e lavoratori con il documento unitario protocollato”.

Un passo verso il cambiamento, con la convinzione condivisa da tutti di non voler tornare “come prima”, perché la sopravvivenza non è vita, la lotta per il lavoro non è degna per chi ha una lunga formazione professionale alle spalle e lavora troppo spesso sottopagato ed è socialmente invisibile.
I passi necessari per modificare questa situazione implicano grande responsabilità, l’essere uniti, non accettare più lavori sottopagati, a ritenuta d’acconto e senza contratto.
Laura Garofali, attrice, sottolinea come sia importante, in questo momento difficile, “rifiutare lavori senza contratto, per mantenere una coerenza”.
Mentre Elena Arvigo, a distanza di due giorni dalla manifestazione, aggiunge: “È una situazione davvero grave… bisogna che sia da stimolo per gli altri a unirsi a questa lotta. Io sono molto felice di aver trovato la forza di andare in piazza”.

Una vera coscienza di classe potrebbe portare a reali cambiamenti solo se accompagnata dal rigore di ogni lavoratore e di ogni datore di lavoro, uniti affinché non esistano più discriminazioni, invisibilità e povertà, per far emergere una ricchezza culturale che si trasformi anche in ricchezza economica per il Paese.

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