Pride 2020: virtuali ma non meno visibili e, soprattutto, per i diritti di tutti

Anche se molti non hanno rinunciato a sfilare, nonostante la Covid-19, come accaduto a Milano con una “Marciona” di biciclette o a New York con la Queer Liberation March, il mese di giugno, il mese del Pride, dell’orgoglio LGBTQ+ , ha visto cancellate in molte città  le consuete sfilate e parate piene di colori, di gioia di vivere, di libertà che ci ricordano quanti vedono calpestati ogni giorno i propri diritti e la propria identità e come alle volte, chi non ne è privato, rischi di dare per scontato certi privilegi.

Non per questo la comunità LGBTQ+ è stata invisibile e in silenzio grazie a numerosi eventi sul web, come lo straordinario streaming andato online per l’intera giornata di sabato 28 giugno lungo tutti i fusi orari: il Global Pride 2020, una maratona che ha unito la voce della comunità a quella delle proteste del movimento Black Lives Matter. Insieme, infatti, gli organizzatori dei due eventi hanno lavorato per amplificare le voci di quanti non chiedono altro che medesimi diritti e rispetto per la propria vita, persona, individualità e diversità.

Certo è stata un’esperienza diversa rispetto agli altri anni, ma il messaggio chiave, secondo gli organizzatori non è cambiato. “Avere una comunità in un’epoca in cui ci sono ancora Paesi in cui appartenere a quella particolare comunità è illegale o punibile con la morte, cercare e trovare questa comunità in ogni modo possibile è essenziale, ti può salvare la vita”, spiega l’artista, drag queen e attivista Miss Peppermint alla Cnaa in un video di lancio dell’evento pochi giorni prima (guarda qui il video).

C’è un bisogno di connettersi, che sia virtualmente o di persona. Penso che questo sia il Pride: è il potere della connessione, il potere dell’unità. Quindi anche se non abbiamo un parco dove andare e non abbiamo un posto dove sventolare le nostre bandiere, la gioia non può essere cancellata. Ogni volta che ci troviamo di fronte a sfide o avversità, è quello il momento in cui abbiamo la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Si dice sempre che la Chiesa non è l’edificio, ma sono le persone. E allora il Pride non è la parata, è ciò che le persone portano al Pride”, racconta invece Chris Frederick ex-direttore esecutivo del Pride di New York.

Numerose sono state le personalità politiche che hanno partecipato inviando un video allo streaming dalla premier neozelandese Jacinda Ardern al candidato alla Casa Bianca Joe Biden, fino a Primo ministro canadese Justin Trudeau.

Ancora più ampia è stata la partecipazione, con performance musicali in diretta o registrate, di star dello spettacolo come Adam Lambert, Leanne Rimes, Melanie C, Kesha e anche Tiziano Ferro, in rappresentanza dell’Italia e del Lazio Pride, che ha mandato un “messaggio di amore a tutti quelli che combattono per l’uguaglianza, l’amore e il rispetto” e “a chi celebra gli stessi diritti”. Purtroppo a causa dei diritti dei brani trasmessi il video integrale dell’evento è stato rimosso dal canale YouTube del cantante e mattatore dell’evento Todrick Hall,, come dal sito di global pride e da altri portali che avevano embeddato il video sulle proprie pagine.

Non per questo tutti i messaggi sono andati perduti, in primo luogo per tutti coloro che hanno partecipato al live e ascoltato in prima persona. Altri sono stati registrati e condivisi sui social, o riportati da diverse testate. Come quello dell’attrice transessuale Laverne Cox che dopo aver ricordato la strada fatta e quella ancora da percorrere (“Sono ancora 70 i paesi in cui essere omosessuali è considerato un crimine”) ha ribadito l’importanza di unire quest’anno il Pride al movimento Black Lives Matter:

Negli anni ’80, molte delle parate in tutto il mondo hanno marciato per promuovere azioni contro la crisi provocata dalla diffusione dell’Aids”, ha detto.“E in tempi più recenti per i matrimoni tra persone dello stesso sesso e i per i diritti delle persone transgender. In quanto comunità caratterizzata dalla diversità, noi ci opponiamo all’odio tutti insieme, ora e sempre. (…) Anche se il Pride di quest’anno sembra diverso dal pride di un tempo, non dimentichiamo il motivo principale per cui lo celebriamo. Combattiamo l’oppressione, la violenza e la discriminazione. Diamo visibilità a chi è intersessuale o non incasellato in un’identità di genere, a chi è discriminato per classe, razza e ad altre minoranze emarginate. Siamo uniti su un palcoscenico globale. Creiamo spazio per sostenere, educare e celebrare. Per Esistere, persistere, resistere”.

La scelta della data del Global Pride non è casuale, il 28 giugno è l’anniversario di quelli che sono ancora oggi ricordati come i Moti di Stonewall: sei giornate di proteste scatenate dall’ennesima retata della polizia contro omosessuali e drag queen al bar gay Stonewall Inn nelle primissime ore del mattino. Solo che quella serata è andata diversamente molti documentari (come questo della Pbs o questo più lungo finanziato e coprodotto dalla New York University) e anche film come Stonewall di Roland Emmerich del 2015. Quella notte, le vittime di ormai troppi abusi si sono ribellate, affermando con forza e anche violenza i loro diritti civili.

Le proteste sono proseguite per i giorno successivi, fino al 1 luglio e, di fatto, hanno dato vita al Movimento LGBT. Tutto questo accadeva 51 anni fa, il 28 giugno 1969 e 50 anni fa, invece, il 28 giugno 1970 è stato il giorno del primo Gay Pride. Oggi tuttavia anche a causa della crisi a seguito della pandemia da coronavirus questo storico locale rischia purtroppo di chiudere e ha lanciato una campagna di crowdfunding su gofundme, “per continuare a proteggere questo pezzo vivente di storia della comunità LGBTQ+ e del movimento globale per i diritti umani”.

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