Forse il Teatrino del Sole… forse no.

il pubblico a Marina di Pisa – 2015

Come tutti voi immaginerete, per la XX edizione del Teatrino del Sole ci sono molte perplessità. Le direttive per gli spettacoli dal vivo in estate prevedono l’obbligatorietà del distanziamento fisico e solo questo per noi sarà il problema principale. Vediamo località per località:

A Marina di Pisa, che basa la sua prevalente sopravvivenza sugli introiti dei biglietti, non potrà essere organizzato a pagamento, a causa […]

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La mostra per i vent’anni di Habanera Teatro, non si farà.

“Leonardo sono io”, Teatro Roma, Castagneto Carducci (LI), foto di Enrico Caracciolo

Per festeggiare i vent’anni di Habanera Teatro avevamo pensato, come ricordate, ad allestire una mostra, da utilizzare quale anteprima al Teatrino del Sole di Luglio e Agosto. Purtroppo le circostanze di questi mesi, causa della pandemia di Covid-19, ci impediscono di organizzare la mostra dal 16 al 24 maggio 2020, mostra pensata soprattutto per le scuole. La mostra si farà, questa […]

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Una buona storia

di Giulio Mozzi Una buona storia è fatta di questo: di un prima e di un dopo. Di un dopo necessitato dal prima, ma anche di un prima necessitato dal dopo. Tanti anni fa, in un bar dalle parti di Macchine – uno degli edifici della facoltà di Ingegneria della mia città, Padova – ebbe […] Continue reading

ANDREA DEL FAVERO  “Lungje, Po’”

Folkest Libri. Pp. 257 + CD, 2019. € 20,00 alessandro nobis. Datemi pure del “passatista”, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici e-book, sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra […] Continue reading

GABRIELE DODERO “Natural Wings”

Autoproduzione. CD, 2020 di alessandro nobis. Aspettavo al varco Gabriele Dodero dopo l’ottimo esordio di “Stories for a friend” del 2017, ero curioso per toccare con mano il suo percorso di maturazione e lungo quale sentiero si sarebbe sviluppata la “sua” musica. E ascoltando questo suo secondo lavoro vi devo confessare che la fiducia era stata […] Continue reading

#aprolafinestraeregistro: Un’iniziativa per documentare il Paesaggio Sonoro del Covid19

  L’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, in collaborazione con il dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova e LYS – Locate Your Sound, invita alla raccolta spontanea di documentazione sonora: un appello per avere una testimonianza uditiva di questo periodo così particolare che l’Italia sta vivendo. Riscoprire come anche il silenzio sia […] Continue reading

Villandorme, Nota CD, 2019

di Andrea Del Favero Questo trio è nato nel gennaio del 2019 dall’incontro tra Lino Straulino, Alvise Nodale e la giovanissima cantante Alessia Valle. Straulino è tra i più significativi musicisti del Friuli, Nodale ne sta seguendo con grande personalità le orme (proviene anche dallo stesso paese, Sutrio), mentre Alessia Valle è alla sua prima […] Continue reading

MICHELE LIDEO “Ora Blù”

Autoproduzione. CD, 2019 Alessandro Nobis. “Sii curioso, che la tua curiosità verrà ripagata” mi disse un tale qualche decennio fa, e la musica che esce da questo “Ora Blù” del chitarrista padovano Michele Lideo è senz’altro una delle perle che questa “filosofia” mi ha fatto scoprire e molto apprezzare. Seguace della tecnica del fingerpicking ed […] Continue reading

Il Teatrino del Sole ai tempi del Covid-19

Ciao a tutti, a tutti ciao il coronavirus è qui che ci fa maramao ma noi lo freghiamo pian pian perché tutti a casa restiam.

Avete mai visto un palloncino dopo qualche giorno una volta portato a casa? Il primo giorno, quando lo lasciamo andare si appiccica al soffitto, poi l’elio trattenuto dall’involucro di gomma lentamente esce e pian piano il palloncino si sgonfia, fino a scendere. Ma non scende dal soffitto al pavimento […]

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APERTE LE ISCRIZIONI AL PREMIO ANDREA PARODI

LE FINALI A CAGLIARI DALL’8 AL 10 OTTOBRE È aperto ad artisti di tutto il mondo il bando del tredicesimo Premio Andrea Parodi, concorso europeo riservato esclusivamente ad artisti di world music, organizzato dall’omonima Fondazione con la direzione artistica di Elena Ledda. Le finali, quest’anno, sono in programma, dall’8 al 10 ottobre, come sempre a […] Continue reading

La XX edizione del Teatrino del Sole 2020

Il Teatrino del sole nel 2001 a Tirrenia (PI)

È tutto vero! Quest’anno sarà la ventesima edizione a Marina di Pisa. Nel 1999 abbiamo debuttato con il primo dei nostri spettacoli (Codamozza il gatto) e l’anno successivo abbiamo organizzato il primo Teatrino del Sole. È un traguardo importante e cercheremo di fare qualcosa di bello anche questa volta. Avremmo voluto regalarvi qualcosa in più, coinvolgere di più il territorio, festeggiare in piazza o […]

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Note di lettura: “Baco” di Giacomo Sartori.

Luigi Preziosi. La produzione più recente di Giacomo Sartori, con la sola eccezione del romanzo Sono Dio, è improntata all’esplorazione, condotta privilegiando toni partecipi ed insieme oggettivi, di condizioni esistenziali di segregazione e di confinamento. Così è in Rogo, in cui le tre protagoniste sono materialmente o psicologicamente prive di libertà, così in Cielo nero, […] Continue reading

Giovanni Anselmo: entrare nell’opera

La piccola figura umana appare vista dall’alto, colta di spalle e immobilizzata in un passo di corsa, la gamba sinistra sollevata, il braccio destro teso all’indietro. Intorno, nella grande fotografia in bianconero, un frammento di un paesaggio senza orizzonte, una vaga distesa erbosa di cui l’occhio cerca senza successo di misurare l’estensione. Entrare nell’opera (1971) è uno dei lavori più emblematici di Giovanni Anselmo, cui l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma dedica una rara e importante mostra in occasione del conferimento all’artista del Premio Presidente della Repubblica (fino al 22 febbraio). La genesi dell’immagine, che con i suoi quasi quattro metri di base entra in competizione con la dimensione eroica della pittura, è semplice e al tempo stesso enigmatica: Anselmo ha sistemato la macchina fotografica su un cavalletto, mettendo a fuoco un determinato punto del paesaggio, ha poi azionato l’autoscatto ed è corso verso quel punto. Clic. “Entrare nell’opera” vuol dire dunque letteralmente arrivare puntuali a un appuntamento fatale: l’istante dello scatto e quello del raggiungimento del punto prestabilito coincidono. Il tempo si arresta nell’instante in cui l’azi0ne giunge al suo culmine, l’immagine “si fa” scartando l’azione che l’ha prodotta.

 

Entrare nell’opera, 1971

In questa meditazione sui paradossi del medium fotografico affiora il carattere analitico e vertiginoso che ha sempre caratterizzato il lavoro di Anselmo, in cui la meditazione “concettuale” sull’immagine fa corpo con la sua consistenza fenomenica, in un movimento che nel momento stesso in cui fa apparire qualcosa lo revoca nella vertigine di un regressus ad infinitum, di una sistematica complicazione dell’evidenza. Penso alla serie Particolare (realizzata a partire dal 1972), di cui in mostra sono presentate diverse varianti: dei proiettori di diapositive riproducono la parola “particolare”, una scritta in bianco a tutte maiuscole, di volta in volta su un blocco di pietra grigia, sulla parte bassa di un muro, in un angolo o al centro di un’altra parete. All’immediatezza della percezione di una porzione di spazio/materia corrisponde l’oscurità della sua connessione a un “tutto” che seguita a sfuggire (e lo stesso accade nei disegni realizzati tra il 1970 e il ’75 dei “particolari di infinito”, ovvero dettagli “visibili e misurabili” della parola “infinito” ingrandita sino a perdere qualsiasi leggibilità). Anselmo può mettere così in rilievo la tensione ineliminabile tra l’ambiente in cui accade l’opera e l’equivalenza/insufficienza di tutte le sue parti rispetto a una totalità che tuttavia non si lascia cogliere.

 

Piemontese, nato nel 1934 e sin dagli inizi tra i protagonisti del gruppo dell’arte povera, Anselmo appartiene a una generazione di artisti per i quali la riduzione, l’impoverimento appunto, della pratica dell’arte ai suoi componenti primari – materiali, concettuali, poetici – è insieme una strategia di azzeramento dell’espressività tradizionale e la condizione per spingere opera e spettatore verso una diversa relazione con ciò che giace oltre i confini del sensibile, che vive solo in una dimensione mentale: la totalità, l’energia, l’invisibile, l’infinito. Nella mostra sono esposti alcuni tra i lavori più precoci ed emblematici di questa poetica: in Torsione (1968), uno dei più eloquenti e belli, del fustagno viene attorto strettamente grazie all’azione di una sbarra di ferro  poi bloccata dalla parete retrostante (la forma finale è quella di una “T” rovesciata) in modo da impedirle di ruotare in senso contrario, manifestazione concreta di una potente accumulazione di energia che rivisita e stravolge un tema caro alla scultura rinascimentale e barocca. L’effetto è quello di una potenza trattenuta a stento, di un “corpo” che lotta per liberarsi e agire liberamente.

 

Torsione, 1968

In altri casi il processo è più sottile e impercettibile. In Respiro (1969), ad esempio, due lunghe barre di ferro poggiate a terra sono separate da un corto intervallo in cui è inserita una spugna che “respira” al ritmo del loro impercettibile dilatarsi e ritirarsi. Nel suo assecondare il fenomeno fisico, l’opera dà sostanza a un processo invisibile ma concreto e diviene immagine della dialettica immanente tra materia vivente e mondo inorganico. Ancora, in Per un’incisione di indefinite migliaia di anni (1969), un’asta di ferro ricoperta di grasso è appoggiata a una parete, dove, a sinistra del punto di contatto, si legge la frase del titolo. Il ferro, ossidandosi nel tempo, si arrugginirà e accorcerà; proteggendolo, Anselmo rallenta il decadimento ineluttabile della materia, ne preserva la memoria: “È un lavoro che si autocontinuerà – ha dichiarato l’artista –, un’opera volta contro la morte, contro il tempo determinato, delimitato dall’uomo”.

 

La scena primaria della vocazione di Anselmo, un evento reale anche se presto trascolorato in mitologia personale, ha un luogo e una data precisi: il 16 agosto 1965 l’artista assiste al sorgere del sole dalla cima dello Stromboli, una posizione in cui il suo corpo sembra non gettare ombra, dato che questa è proiettata verso l’alto, nello spazio aperto. Questa esperienza si sarebbe trasformata per l’artista in una epifania: “La mia persona, mediante l’ombra invisibile, ha avuto un contatto con la luce, con l’infinito”. In altre parole, come scriveva nel 1979 Jean-Christophe Ammann in un saggio ripubblicato nel catalogo della mostra romana, “ciò che appartiene al tempo (la persona e la sua ombra) viene atemporalizzato (la persona con la sua ombra invisibile, perché proiettata all’infinito)”. Da quel momento in poi Anselmo avrebbe praticato un’arte in cui concetti e dati di realtà si fondono in un’unità antillusionistica e antinarrativa, e l’evocazione poetica, particolarmente evidente nei titoli, è sempre accolta e insieme contrastata da calcolate opposizioni di masse, forze o consistenze materiali (come in mostra, ad esempio, Grigi che si alleggeriscono verso oltremare, 1982-86, con i suoi dieci grandi blocchi di granito grigio tenuti appesi alla parete da sottili cavi d’acciaio).

 

Grigi che si alleggeriscono verso oltremare, 1982-1986

Obiettivo dell’artista è anche sottrarsi all’azione del tempo inteso come ideologia progressiva della storia e della tecnica, come tempo consacrato esclusivamente alla produzione e al consumo, per fare dell’arte un’interfaccia mentale e corporea tramite la quale rivelare un più complesso e produttivo intreccio tra linguaggio, pensiero, sensazione e mondo. In questo senso Anselmo ritrova quella dimensione “cronofobica” analizzata da Pamela Lee in un saggio del 2004 (Chronophobia. On time in the art of 1960s, MIT Press) che permea l’arte e la cultura degli anni Sessanta, dove il tempo è percepito come qualcosa di “fatale”, di ansiogeno, una percezione determinata da un sentimento di incertezza o di opposizione nei confronti degli orizzonti sociali e tecnologici, dal pessimismo per un futuro avvertito anziché come spinta in avanti, come ritorno, come ripetizione dell’identico. Un’incertezza che è anche la spia di una trasformazione profonda nella concezione del tempo e della relazione tra questo e la soggettività in un momento in cui l’avvento di nuove tecnologie e nuovi comportamenti di massa modificava in profondità la relazione tra individui e mondo sociale, tra eventi e “spettacolo”.

 

Particolare, 1972-2019

Alla “cattiva infinità” – questa formula hegeliana torna spesso nel libro di Lee – ­di un presente bloccato, di un fermo immagine ripetuto ossessivamente come nei frames dei quadri fotoserigrafici di Andy Warhol o nei laconici messagi di On Kaware (“I am still alive”), Anselmo contrappone dunque la ricerca di una dimensione aperta e dialettica dell’esperienza temporale, in cui la concretezza dei materiali, le leggi fisiche, il caso, appaiono strettamente imbricati con la ricerca di una più lunga durata, di un continuum che ammette al proprio interno l’instabile e l’indeterminato.

 

Il rischio implicito in questa posizione è far pendere l’equilibrio del lavoro oltre l’orizzonte materiale e i suoi paradossi, evadere in una dimensione rarefatta e non più conflittuale in cui la fascinazione per l’indistinto si converte in una formula estetica. L’opera più tarda di Anselmo non è sempre esente da questo rischio come pure da quello, concomitante, di una reiterazione di soluzioni già sperimentate. Ma se si guarda al nucleo di straordinari lavori prodotti tra Sessanta e Settanta, di cui la mostra all’Accademia di San Luca raccoglie un numero cospicuo di esempi di qualità molto alta, è chiaro come l’opera dell’artista torinese riesca a mantenersi in equilibrio sul limite tra distaccata meditazione e originalità progettuale, senza mai che una componente prenda il sopravvento sull’altra. In quegli anni, come scrive Gabriele Guercio in catalogo a proposito della serie Tutto (1971-73), Anselmo riesce ad abbinare “ignoto e magnitudine”, producendo un continuo eccesso rispetto al mondo dei fenomeni e tuttavia rimanendovi legato, sviluppando connessioni inedite sul filo di un pensiero della molteplicità che resta, ben oltre il tramonto dell’utopia, una delle risorse essenziali della pratica artistica contemporanea.

 

 

Una versione più breve di questa recensione è uscita su «il manifesto – Alias».

 

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La mostra all’Accademia di San Luca

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