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PÈTROUCHKA: note di regia
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Habanera Teatro, Stefano Cavallini di Stefano Cavallini

Anche se il Pètrouchka di Stravinskij prende spunto dalla condizione senza tempo del burattino tipico russo (Pètrouchka è infatti paragonabile al nostro Pulcinella) con precisi spunti narrativi, l’eroe eternamente sfortunato di tutte le fiere in tutti i paesi come afferma lo stesso Stravinskij, in tutto il mondo è conosciuto negli allestimenti per balletto e orchestra che da Diaghilev in poi lo hanno reso così celebre.
Dunque Pètrouchka, nato per il balletto, è sinonimo di balletto; e anche nelle messe in scena per figure, siano esse burattini, marionette o altro, è stato rappresentato il balletto. Ovvero burattini e marionette che imitano i ballerini in carne e ossa.

Ma quando ci siamo messi in testa di rappresentare il Pètrouchka abbiamo puntato, invece, alla storia.
Il tentativo è quello di usare certo la musica quale forza evocatrice di momenti narrativi come nel balletto, ma da sottolineare, assecondare e amplificare con il movimento preciso dei burattini, degli attori, delle luci, degli oggetti di scena e di poche parole (sì, è un Pètrouchka anche parlato) senza tuttavia escludere a priori la danza, che comunque è presente anche se in misura ridotta.

Un altro elemento importante nelle nostre messe in scena riguarda l’impegno civile.
E se nel Flauto Magico di Mozart avevamo diviso nei due blocchi ben distinti e contrapposti di guerra e di pace i personaggi che si muovevano in scena, già a cominciare dai costumi (cupi e incombenti per i primi e luminosi e colorati per i secondi), in questo Pètrouchka abbiamo voluto rappresentare la violenza, che non è mai necessaria ed è sempre inutile, come appunto l’uccisione del povero Pètrouchka da parte del Moro nella versione originale.
Così il nostro, un Moro, non è.
È un personaggio insignificante, di tutti i giorni, che passa inosservato, ma che usa la violenza come modo per autoaffermarsi; potrebbe essere un individuo qualunque che passa per la strada o che abita accanto a noi. È infatti l’unico personaggio a non essere in costume, ma con un abbigliamento moderno e neutro: la violenza pura, fine a sé stessa.
Naturalmente non mancano momenti di clownerie e gags, personaggi e situazioni ridicole, come in uno spettacolo di burattini che si rispetti, ma questa volta abbiamo puntato sulla poesia e sull’emozione, sul fantastico e sulla favola.
Infine abbiamo cercato di rendere riconoscibili i momenti di passaggio tra sogno e realtà suggeriti dalla narrazione e che culminano nel finale con l’apparizione fantastica di Pètrouchka, dopo essere stato apparentemente ucciso.

Stefano Cavallini regista, drammaturgo, marionettista e burattinaio