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di Stefano Cavallini
Perche' un sito dedicato alla cultura popolare? (popolare in Italia ha
significato diverso dalla parola americana "popular" poi contratta in
"pop")
Perche' siamo stati derubati.
Fino a qualche tempo fa, ognuno di noi
possedeva un passato.
Se non aveva un padre o uno zio, aveva certamente un nonno nato e
cresciuto con la cultura orale:
A letto a letto disse la farfalla
e chi 'un'ha letto
dorma nella paglia
Ogni filastrocca, ogni ninna nanna, seppur simile, era tipica di una
zona o di un paese; e nel 1943 Bela Bartok
scriveva: In Occidente forse non riescono nemmeno a immaginare come
possano esistere ancora, in Europa, zone nelle quali tutti gli oggetti
di uso comune, dai vestiti agli utensili, sono costruiti in casa; (...)
dove la forma e lo stile delle cose varia di zona in zona, spesso di
villaggio in villaggio (Bartok B. - Scritti
sulla musica popolare - Bollati Boringhieri, 1997 pag.209).
Oggi
non possediamo piu' un passato nostro.
Abbiamo un passato pubblicizzato e comprato; abbiamo pagato qualcuno
perche' ci fornisse un passato e questo qualcuno ci ha fatto i soldi.
Un
bambino oggi nasce senza differenze, educato con oggetti standard, a
Roma come a Los Angeles, Parigi o Toronto, prodotti magari dalla stessa
ditta. Gli vengono cantate le medesime canzoni natalizie, magari solo
in inglese e magari inventate negli anni '30 per accompagnare il Santa
Claus americano, con l'ormai tipico costume rosso bordato di
bianca pelliccia, che la Coca Cola Company uso' per pubblicizzare la
sua bevanda, bevuta a Bali come a Helsinki.
Poi, piu' grande, comincia la sua vita in apparenza autonoma; e beve,
mangia, si muove, si veste e pensa le stesse cose di milioni di altri
bambini, inesorabilmente e inconsciamente ingabbiato negli schemi che
la società e i genitori, resi incapaci da tanta potenza pubblicitaria,
gli hanno donato. Infine, ormai adulto, cerca invano la propria strada,
la propria diversità, che in fondo non ha mai posseduto, costruendosi
personali palliativi, come comprare una fuoriserie o appartenere (che
con l'avere ha bandito l'essere) a una tribu' o a una organizzazione,
in modo da sentirsi (o solo mostrarsi) per qualche ora del giorno piu'
importante di altri milioni come lui.
Negli anni scorsi la televisione soprattutto, ma anche tutti gli altri
media tradizionali, hanno praticamente cancellato l'informazione
dedicata al nostro passato; e
a un ragazzo che si affacci oggi al nuovo Millennio non si racconta
niente sul suo passato.
Quando si nasce non sappiamo di essere galletti o tacchini fino a
quando, da adulti, non ci guardiamo allo specchio. Ma ormai e' troppo
tardi per capire chi siamo e cosa vogliamo fare da grandi. Cosi', piu'
di prima, rimaniamo bambini fino alla morte; bambini capricciosi, che
pretendono sempre qualcosa nel momento sbagliato.
Senza piu' genitori pero', senza piu' nessuno che ci faccia capire
(magari con una sberla) che il nostro capriccio e' diventato
reazionario, e che non e' il caso di usare il denaro per soddisfarlo.
E' in questo modo che diventiamo soggetti concupiti dal cosiddetto mercato libero quello
peggiore, quello senza
regole, che tanti politici
invocano, quello della pubblicità per la pubblicità, quello che ci
trasforma fin dalla nascita in primordiali macchine per spendere i
soldi, non importa di chi, non importa se estorti, non importa come
ottenuti, purche' soldi.
Da togliere anche a chi non
ne ha abbastanza. Galletti o tacchini? Polli comunque. Ma polli
contenti? Polli superficiali che solo la morte, o qualche disgrazia,
riesce a far riflettere sull'inutilità di una vita cosi' vissuta.
Questo sito e'dedicato a una minoranza, e'
dedicato a tutti coloro che non ci stanno.
Buona permanenza
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