gif rattle home
DIARIO DI UN MISCREDENTE

pagina curata da Stefano Cavallini

teatro
musica
libri e testi vari
bambini
archivio
links
intercultura
scuole
cultura del cibo
associati
31-03-2004
IL MONTE DI DIO


L'eredità di Partenome di Enzo CarroPiero e Alberto Angela trattano temi difficilissimi, molto, ma molto piu' della musica; nella musica non c'e niente d'incomprensibile.
La scienza oggi e' davvero un prodotto difficile da divulgare; eppure i due hanno audience altissimi. Segno che riescono a comunicare a basso livello concetti e teoremi altrimenti incomprensibili per un utente medio. Allo stesso tempo e' molto facile anche che, ad esempio, un esperto scientifico s'incuriosisca vedendo una trasmissione degli Angela.
Enzo Carro, nostro caro amico e associato, nonche' valente artista partenopeo, ha compiuto un'impresa da titani: e' riuscito a scrivere un libro sulla storia della musica napoletana in grado d'incuriosire (e soprattutto di non far addormentare) chi di musica non sa un fico secco (ma almeno la ascolta) e chi di musica vive e riesce magari a tirarci fuori la pagnotta quotidiana.
Un'impresa da titani perche' calarsi nei panni di un Angela della musica (e riuscirvi) non e' da tutti, poi su un tema vecchio di almeno 3000 anni, sul quale sono stati versati fiumi d'inchiostro e suonati miliardi di ore di canzoni e romanze.
L'eredità di Partenope - Il cammino del canto napoletano dagli antichi rapsodi ai moderni neomelodici e' il titolo del libro che Enzo ha pubblicato per i tipi della Simeoli, una piccola casa editrice napoletana.
Si tratta essenzialmente, come riporta lo stesso autore nella premessa, di una raccolta di dati e informazioni sul cammino del canto nella città piu' canora del Mondo, ricco di immagini storiche, di testi e di musica (notazione), con un percorso in senso cronologico e diverse interessanti divagazioni sul tema.
La musica e' molto, ma molto difficile divulgarla a basso livello; difficilissimo farla capire senza farla ascoltare e senza far addormentare qualcuno appunto...
Al contrario Enzo, grazie alle sue curiose divagazioni, riesce a non annoiare e a tenere inchiodato il lettore, facendolo entrare non solo nella musica, ma in una cultura millenaria, nonostante tratti spesso argomenti già conosciuti o, peggio ancora, noiosi.
Col suo stile semplice e discorsivo, che Enzo Carro usa anche nei suoi spettacoli,  conquista piano piano il lettore, conducendolo per mano, ma anche lasciandolo spesso anche da solo, a gustare cio' che un attimo prima ha detto, aprendo squarci mozzafiato nell'oscurità del passato.
Di tutte le classificazioni editoriali, L'eredità di Partenope appartiene a quei libri che possono essere considerati utili, vere e proprie rarità in un mondo editoriale che va dietro ai gusti e alle mode televisive, e in cui i premi letterari non sono piu' indice di campioni di vendite.
Utile non nel senso riduttivo di un semplice manuale, intendiamoci, ma e' un libro che va tenuto a portata di mano, da utilizzare quando si ha un dubbio, quando si ha bisogno di una risposta. Lo puo' usare il semplice appassionato o l'insegnate di musica che voglia tenere qualche lezione sulla musica napoletana; il giovane musicista che vuole approfondire la materia o il veterano che cerca qualche ispirazione in piu'.
Con L'eredità di Partenope offrirete cibo alla curiosità della vostra mente affamata, non si impara a "fare", ma a renderci conto di quanto sia profonda la nostra cultura popolare, di quanta brutta musica-business potremmo fare a meno e infine di quanta poca sia la nostra personale cultura musicale, realtà vergognosa per i cittadini della patria del bel canto, come amano definire all'estero l'Italia.

A proposito, sapevate che Piero Angela e' stato un ottimo pianista di jazz negli anni '60?

Per chi volesse acquistare L'eredità di Partenope, puo' inviare una mail direttamente a Enzo Carro.



20-03-2004
EL GATO
Gato Barbieri e Bernardo BertolucciIn questo flusso vagante, una specie di magma ribollente, che e' la posta elettronica, in cui la maggior parte e' scarto, càpita di ricevere qualcosa di interessante (e forse e' proprio in questo che risiede il fascino di Internet, potersi aspettare sempre qualcosa di nuovo).
Questa volta e' capitato un breve articolo di Jorge Lardone, un collega argentino, su uno dei musicisti piu' interessanti del panorama musicale del '900, tra jazz e musica etnica: Gato Barbieri (nella foto di Laura Barbieri assieme a Bernardo Bertolucci).
Un musicista (sarà in tour in Italia dal prossimo 26 marzo) che in quanto argentino ha vissuto fino in fondo i disastri sociali e politici della sua patria, finendo, proprio per le sue scelte, per pagarne anche le conseguenze.
Per questo aggiornamento vi propongo dunque questa piccola testimonianza, direttamente da me tradotta dallo spagnolo (che Jorge mi perdoni gli errori), che ci offre oltre al musicista, anche un lampo di luce su una realtà sociale, quella argentina, troppo distante da noi e troppo spesso relegata in disparte dalle nostre cronache, rivolte solo e soltanto, semplicemente, da un'altra parte.


Dimenticanza imperdonabile
Nel mezzo della voragine informativa dei media della (in)comunicazione di questo paese sur/realista, nella sua maggioranza proprietaria di imprese multinazionali complici della barbarie imposta dal 1989, la notizia del  settantunesimo compleanno (il 28/11) di Gato Barbieri e' passata assolutamente inosservata.
Tremenda ingiustizia
per un artista che ha potuto servire da esempio a migliaia di giovani per la sua eccezionale traiettoria artistica negli ultimi 50 anni. Ha partecipato attivamente sul finire degli anni '50 e l'inizio dei '60 alla scena jazzistica del nostro paese, distaccandosene abbastanza da non avvicinarsi troppo alla forma con la quale si suonava il jazz a quel tempo (grave peccato di varie generazioni di jazzisti argentini, attualmente e fortunatamente superato).
Il suo viaggio in Europa e poi negli Usa gli fece scoprire l'orizzonte senza limiti del free e gli permise di andar maturando il suo personale progetto artistico, deplorevolmente interrotto dall'azione criminale della organizzazione peronista Tripla A prima e dai militari assassini piu' tardi (74/76).
Gato e' un pioniere che ha permesso di gettare le basi, piu' di 30 anni fa, della musica creativa che oggi si suona nel Paese e in buona parte dell'America Latina. La (re)interpretazione che ha fatto del folklore argentino e latinoamericano e del tango, suona oggi fresca come allora, come si puo verificare ascoltando le sue straordinarie incisioni della fine degli anni '60 e agli inizi dei '70: The third World, Fenix, Bolivia, Under Fire, El Pampero, Yesterdays, El Gato, Chapter 1: Latin America, Chapter 2: Hasta siempre, Chapter 3: Viva Emiliano Zapata, Chapter 4: Alive in New York.
Non e' arrischiato dire che assieme ad Astor Piazzolla e Dino Saluzzi, rappresentano il meglio che questo paese ha dato al Mondo nel campo della musica creativa.

Jorge Lardone
Festival Internazionale Fotojazzeando
San Rafael/Argentina


10-03-2004

SOLO UN FESTIVAL?
     Barga Jazz ha da poco pubblicato il regolamento per partecipare al suo Concorso di Arrangiamento e Composizione per Orchestra Jazz 2004, la notizia la potete leggere piu' in basso, tra le righe dell'ultimo aggiornamento.
Barga Jazz big BandChi non conoscesse Barga Jazz deve immaginare la sua nascita in un ormai lontano 1986, grazie due personaggi come Adriano Mazzolletti e Giancarlo Rizzardi (assieme ad altri amici), che della musica jazz in Italia, sono stati, in maniera diversa, due formidabili promotori.
Il suo nucleo, quel Concorso di Arrangiamento e Composizione, (credo mutuato da un festival simile in Francia) e' rimasto praticamente lo stesso e da allora Barga Jazz ha premiato un numero considerevole di musicisti (alcuni di loro divenuti oggi importanti, uno su tutti Stefano Bollani).
Già, il Concorso.
Il nocciolo della questione sta proprio qui: Barga Jazz non puo' essere considerato un festival come tutti gli altri.
Organizzare un festival normale (non solo di jazz) e' cosa abbastanza semplice. Gli ingredienti sono pochi e importanti: i musicisti (o i gruppi), un palcoscenico, un service audio/luci, un bel po' di pubblicità e, naturalmente, il denaro; il resto sono solo dettagli.  Il pubblico sceglie i concerti a cui assistere, ascolta e torna a casa.
Il risultato sia economico che di visibilità per gli organizzatori e' direttamente proporzionale alla fama degli artisti ospiti e, naturalmente, al denaro a disposizione.
Barga Jazz e' un'altra cosa.
E' vero, c'e' un palcoscenico (nella foto la Big Band al Teatro dei Differenti) e ci sono i musicisti, c'e' il service audio/luci, la pubblicità e il denaro; ma su quel palco sale una grande orchestra, probabilmente la migliore sul territorio nazionale, formata da oltre venti musicisti di livello internazionale che hanno studiato per una settimana e, assieme all'orchestra, salgono le opere dei partecipanti al Concorso...

   
Non qualcosa di semplice, svelto, superficiale come va la vita della maggior parte degli italiani di oggi, fatta di tanta televisione (in Europa siamo coloro che trascorrono piu' ore al giorno davanti alla televisione)  e di poca lettura (siamo gli ultimi europei tra i lettori di quotidiani); una vita così svelta e poco approfondita che ha reso al nostro paese ben 22.500.000 analfabeti o semianalfabeti, come stabilisce un autorevole recente studio.
E' quindi estremamente difficile, in questo mondo fatto solo di immagine, di lifting e di visibilità, far capire cosa sia Barga Jazz a chi non la conosce.
Lo sapete, noi guardiamo con diffidenza gli esercizi di stile del jazz, anche se fatti col cuore; amiamo la musica necessaria, fatta piu' con le viscere che col cuore. E in questo senso Barga Jazz e' essa stessa, un esercizio di stile. Ma nello stesso tempo i principi sui quali si regge non possono essere trascurati, per l'importanza che hanno nell'educazione dell'individuo e del pubblico che viene ad ascoltare Barga Jazz.
Indurre a scrivere una partitura e' sì un esercizio di stile, ma porta con se' un bagaglio culturale necessario a chi vi si cimenta davvero non indifferente, perche' non e' facile scrivere di musica, non e' da tutti parlare attraverso le note; e per raggiungere una padronanza di linguaggio, occorrono anni di studi, anni di disciplina, che modellano il carattere e che rendono all'individuo un patrimonio interiore inestimabile, confermando come l'educazione della musica migliori l'individuo e quindi il cittadino del domani.
Tutto questo Barga Jazz lo rende tangibile, ascoltabile, lo traduce in concerti, in una festa lunga una settimana.
E di questi poveri tempi non e' poca cosa.

20-02-2004
DUE CAVALLI BIANCHI

Viviamo un'epoca particolarmente ingrata, in cui il benessere ci illude di potere tutto, Matteo Salvatorein cui ognuno di noi vive una vita spesso non sua, imposta da qualcuno che vuol farci credere che il denaro oltre all'avere possa darci la dignità dell'essere. A meno di notevoli sforzi piscologici e di scelte di vita forti e traumatiche, non abbiamo possibilità alcuna, di emanciparsi da questa situazione, di aprire gli occhi.
In una situazione del genere gli idioti appaiono sempre piu' spesso e in alto (messi lì da qualcuno per propria comodità), mentre gli intelligenti, i capaci, i valorosi, i dignitosi rimangono sempre piu' relegati nell'ombra; i primi onorificati, glorificati in vita e dimenticati presto, prestissimo dopo la morte (anzi spesso appena scomparsi dal teleschermo); i secondi raramente considerati in vita, compaiono post mortem quali alfieri di valori portati avanti per tutta la vita, una vita magari vissuta solo per quello scopo, oscuro ai piu'.
Matteo Salvatore (foto) definito da Italo Calvino "unica  fonte di cultura popolare nel mondo e nel suo  genere" e da Beppe Lopez su Repubblica "il solo, l’unico vero cantante popolare italiano" ha ottant'anni suonati e una situazione di vita che ha dell'incredibile,  con una malattia come il diabete mellito e costretto in carrozzella, vive in un indigente pian terreno a Foggia, con il solo ausilio di una pensione sociale, pochi, pochissimi diritti d'autore e qualche concerto ogni tanto.
Qui di seguito pubblichiamo volentieri la lettera che il suo amico Angelo Cavallo (col quale la nostra associazione ha collaborato in passato) ha scritto in occasione... del concerto che Matteo Salvatore ha tenuto al Folk Club di Torino il 21 di Febbraio.
Gentile Franco Lucà, con rammarico comunico la seconda disdetta del concerto di Matteo Salvatore. Le condizioni di salute non permettono di affrontare un impegno artistico. Questo, sarebbe il minimo, se fosse un malanno passeggero. Purtroppo Matteo sta facendo una brutta vecchiaia. La chitarra e il canto sarebbero per lui antidoti contro la solitudine, la povertà e i malanni. Personalmente mi vergogno di non poter fare di più di quello che io, Ninni Maina, Nicola Briolo, Mimmo Rendine, Gennarino Arbore, gli amici fraterni, stiamo facendo. Ogni concerto che il maestro regala a questo Paese è un momento di grande crescita, coscienza, cultura. Ci sono pero' ostacoli insormontabili come la forte carenza di affetto che porta alla somministrazione di psicofarmaci, il diabete mellito che lo sta logorando. Lui sorride, non l'ho mai visto piangere. Si rammarica e dice che un giorno rivedremo i due cavalli bianchi. E' il nostro segnale di fortuna.
Faccio invece appello a tutti gli amici del folk club ai soci, a quanti vorrebbero assistere al suo concerto affinche' gli enti locali della capitanata, la regione Puglia, decidano: visto che un grande artista, padre della cultura popolare musicale italiana, vive in condizioni disagiate, sia che economicamente che assistenzialmente, visto che non puo' usufruire della legge Baghelli (Bachelli ?) per problemi giudiziari legati al suo passato, facciano qualcosa per quest'uomo, non targhe e trofei da depositare nei cartoni, ma un protocollo di intesa dove venga stabilito assistenza sanitaria, sussidio per valori artistici, qualsiasi cosa purche' non debba ossessionarsi per la insicurezza del futuro, che puo' affannare un giovane disoccupato italiano, ma non un uomo stanco, sulla sedia a rotelle e con grandi disagi, alla età di ottanta anni. Paghiamo un grande scotto, noi pugliesi... quello di arrivare sempre tardi.
Angelo Cavallo

 P.S. - Divulgate questa e mail e agite Voi, perche' qui, nel Sud, nessuno e' profeta in patria, a noi non ci ascoltano.
Matteo Salvatore vive solo, in un pianterreno a Foggia, ha la pensione sociale, pochi diritti di autore all'anno e vorrebbe fare concerti per pagarsi la assistenza sanitaria. Il 20 febbraio passerà l'ultima visita per l'invalidità permanente. Questo gli permetterà di avere una tranquillità economica per affrontare le spese sanitarie.  Spero di nonessere stato patetico, ma qui la situazione è drastica!

Ogni commento e' superfluo. E' inutile dire che chi di voi potesse fare qualcosa, e' pregato vivamente di farlo!
Un saluto.


31-01-2004
22 MILIONI E CINQUECENTOMILA

Gutemberg, l'inventore della stampa modernaQual'e l'ottava nazione piu' industrializzata del Mondo?
Qual'e' quel paese europeo in testa alle vendite di telefonini?
E qual'e' quello stato in cui l'attuale Primo Ministro quando ha parlato di scuola ha coniato lo slogan delle tre "i", inglese, internet, impresa?
E infine, qual'e' quel paese europeo con oltre 22 milioni di analfabeti o semianalfabeti?
La risposta a tutte queste domande e' sempre la stessa, purtroppo: l'Italia!

Ebbene sì avete letto chiaro. Anche se vi stropicciate gli occhi o tentate di pulire il monitor con un panno, la frase rimane quella: oltre 22 milioni di analfabeti o semianalfabeti.
La notizia, divulgata dalla Unla - Unione Nazionale per la Lotta Contro l'Analfabetismo, e' stata raccolta solo da qualche giornale alcuni giorni fa e sfido tutti voi a segnalarmi il passaggio televisivo in una qualsiasi trasmissione d'informazione, di una notizia così grave.
Scommettiamo una cena a casa mia che nessuna rete ha avuto il coraggio giornalistico di divulgare la notizia?
Sì, perche' e' fuor di dubbio che sia una notizia importante, una delle piu' importanti che riguardano il nostro paese da qualche anno a questa parte. Una notizia che condizionerà il futuro culturale, ma soprattutto economico, del nostro Paese.
Una notizia importante perche' fa vedere l'Italia sotto la sua vera luce, com'e' veramente, e svela finalmente tanti dubbi e tanti perche' di comportamenti collettivi, ma anche privati, completamente idioti, proprio da sottosviluppati mentali, come ora sappiamo di essere.

Un esempio? Il primo che mi viene alla mete? La violenza negli stadi.
Ma poi la sempre piu' deleterea mancanza di rispetto e di dignità nei confronti del prossimo in ogni circostanza (avete provato a protestare con qualcuno perche' magari vi ha tagliato la strada commettendo lui l'infrazione?) ; e  poi la corsa all'accumulo del denaro solo per il denaro; e ancora la competizione sfrenata in ogni ambito delle attività umane dettata da un egoismo di fondo che non ha precedenti, solo per avere, possedere, come se il possedere abilitasse alla dignità e all'essere.
La dimostrazione del contrario invece e' proprio qui, davanti a noi, con questa mazzata di notizia piombataci tra capo e collo, o tra bava e moccio se si preferisce, ma sempre mazzata.
Una massa di parvenue (dalle mie parti si dice pidocchi rivestiti) che sarà al comando di quell'Italia che già oggi si sta delineando, con i parlamanetari attuali (tutti compresi, nessuno escluso) che raggiungono l'ambito traguardo del parlamento piu' ignorante nella storia della Repubblica, e non certo per titoli. L'ultimo libro letto? Forse il manuale d'istruzioni del telefonino.

E piu' che il tempo passa, piu' che il Mondo s'ingarbuglia, si complica, piu' che avremo bisogno di buon senso, di cervello e non d'istinti primari, come invece sembriamo manifestare oggi sempre piu'.
Se l'istinto primario e' quello della difesa del territorio, che ci impone di affrontare e cancellare chi si affaccia sul nostro Paese da migrante, dobbiamo controllarci e affrontare il problema, con pacata fermezza, e risolverlo: si puo'. Senza urli, ne' minacce, senza strepiti, come invece si fa adesso, per poi magari non combinare nulla perche' ci fa piu' comodo così.
Se l'istinto primario ci porta a fare la guerra perche' dobbiamo fare solo bella figura con qualcuno piu' potente di noi, o perche' forse potremo guadagnare qualche euro in piu' sfruttando le risorse del paese occupato (roba da colonialismo ottocentesco, che ci ha portato oggi a questa situazione esplosiva con i Paesi del Terzo Mondo), pensiamo allora alle parole di Sandro Pertini nel 1978 durante il suo insediamento da Presidente della Repubblica che disse piu' o meno questa frase: svuotate gli arsenali e riempite i granai, che ogni guerra termini per combattere la fame nel Mondo.
Se l'istinto primario e' quello della competizione, della vittoria sul nostro vicino, sul nostro compagno di lavoro, abbiate cervello; non si puo' tornare all'occhio per occhio, dente per dente, bisogna giungere a un accordo, magari dividersi, fare delle scelte coraggiose perche' siamo diventati tanti, cambiare stile di vita, collaborare. Insomma mediare.
Ma ci vuole il cervello. Ci vuole cervello e lo stiamo perdendo, come l'acqua che corre al mare, come il sangue che sgorga da una ferita.
In tempi anche recenti l'uomo ha reclamato il diritto alla conoscenza, alla sua emancipazione; oggi, che paradossalmente ingenti masse di popolazione hanno libero accesso alla conoscenza, l'uomo e' rimbecillito dai fumi della sua stupidità, della sua corta memoria, della sua scomparsa identità; e' abbagliato dalla frenesia del consumismo, verso un benessere fisico portato alle sue estreme oscenità.

Ci attende una lunga, lughissima carestia intellettuale e culturale, anni buii; il ritorno a un Evo fatto di istinti primari, semplici e terribili, che fecondano il terreno perche' i grandi delitti, quelli verso l'umanità, germoglino e crescano indisturbati nell'indifferenza di tutti.

Con il sincero augurio di sbagliarmi.

Stefano Cavallini
P.S.: - Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l'ignoranza. Socrate


20-01-2004

PER UN'IDEA FUORI DALLE RIGHE
Il futuro e' qui.
Davvero.
Vi ricordate qualche mese fa, su queste colonne parlammo dell'iTunes Music Store (da molti abbreviato con ITMS) della Apple?
E' il servizio di acquisto on line di musica, da scaricare legalmente in formato AAC, un formato compresso simile all'Mp3, ma molto vicino alla qualità dei CD.
Bene, questo servizio, da quando e' stato aperto negli USA dall'Aprile del 2003 ed e' stata data in Ottobre la possibilità agli utenti Windows di scaricare musica, attraverso il programma gratuito iTunes , e' arrivato a vendere 25 milioni di canzoni; e in meno di 8 mesi e' diventato il principale servizio di musica on line.
iTunesAccennammo anche alle scelte operate dalla Apple diverse da tutti gli altri servizi simili all'iTunes Music Store; scelte che, ne siamo certi, indirizzeranno il mercato discografico del futuro.
La Apple, infatti, produce hardware, cioe' computer e affini, e NON software (come ad esempio Microsoft); la produzione di software e' solo finalizzata al funzionamento e alla vendita del proprio hardware; quindi la scelta del servizio musicale e' stata concepita per la vendita del relativo lettore (che si chiama iPod), che in breve e' diventato il lettore Mp3 piu' venduto nel Mondo.
Non solo, ma la Apple, dopo aver stretto un accordo con le major discografiche, si e' lasciata aperta una porta per le piccole case discografiche indipendenti, accordandosi con Amazon, come sottolineava Massimo Moruzzi su Punto Informatico in un articolo del Settembre scorso.
E infine, e' di questi giorni la notizia che le case discografiche europee avrebbero accordato alla Apple la vendita di musica on line, attraverso l'iTunes Music Store, anche per l'Europa, probabilmente a partire dalla prossima estate.
Siamo dunque in una fase di trapasso per la discografia; e come per tutte le fasi di trapasso, qualcuno ci rimetterà le penne, come in natura avviene da milioni di anni: una specie animale soccombe a favore di un'altra piu' specializzata per vivere nell'ambiente pian piano trasformatosi.
Così vedremo soccombere gli importatori di dischi, i negozi di dischi e infine i dischi stessi, tornati nell'oblìo dopo piu' o meno un secolo di vita: dalla nascita dei riproduttori fonografici (registratori, giradischi ecc.) a oggi, tempi in cui la musica sta tornando ad essere qualcosa d'impalpabile, di etereo, di presenza mentale, che riusciamo a fischiettare grazie alla nostra memoria.
Cio' comporterà alcuni vantaggi in piu', rispetto al 1800.
Proprio grazie alla Apple (se continuerà su questa strada).
Il primo vantaggio
che ci viene in mente (per gli indipendenti come noi) e' proprio quello che ci ricorda Moruzzi nel suo articolo: Cosa succede se mettiamo insieme Apple ed Amazon? Semplice: le Major sono finite. Certo, estenderanno pure i diritti sulle canzoni dei Beatles fino al 2000 d.N. (dopo Napster) e continueranno a guadagnare milioni e milioni di euro sulle vecchie canzoni, ma non conteranno più nulla riguardo a come la nuova musica verrà prodotta e distribuita. Forse è davvero la fine di un'era.
    Amazon infatti non è solo il più grande e-tailer del mondo, ma anche un sito che ha fatto un'arte del collaborative filtering, quel meccanismo che permette di confrontare i miei gusti con quelli di persone che sembrano avere gusti simili ai miei e di suggerirmi quindi altri libri o cd che potrebbero interessarmi - visto che piacciono a chi sembra avere gusti simili ai miei. Ora, cosa succede se combino tanta nuova musica indipendente che nessuno conosce ancora con questo potente strumento e con una base di 30 milioni di clienti come quella di Amazon?
    Semplice: questa musica potrà finalmente trovare il suo pubblico, e questo pubblico la sua musica. Senza marketing, senza scouting, senza tutti quegli intermediari che hanno senso solo in un mondo di mass marketing e distribuzione di massa dove gli unici album che hanno valore (economico) sono i blockbuster, quelli che vendono milioni di copie, e dove quindi devo cercare di promuovere non i veri artisti, la miglior musica e le avanguardie, ma i musicisti aspiranti milionari, quelli più belli e telegenici, più malleabili, più disposti a svendersi e a creare della musica orecchiabile che piacerà a tutti e che porterà tanti soldi in cassa senza correre troppi rischi.

    Ovvero cio' che e' accaduto dagli anni '60 del secolo appena trascorso, dove sempre piu' abbiamo visto artisti incapaci avere successo a scapito di quegli artisti invece davvero dotati, ma che facevano musica fuori mercato, per i discografici.
Esisteranno dunque vendite (e percio' riconoscimento) anche per quegli artisti che altrimenti sarebbero rimasti nell'ombra; ognuno avrà la sua fetta di mercato, in grado fors'anche di farlo campare dignitosamente, vendendo magari direttamente dal proprio computer le proprie canzoni.
Davvero bello.
Considerando poi che la Apple nei suoi computer da vent'anni a questa parte ha dettato gli standard del futuro (ad esempio il mouse, il cestino, il floppy disk, la trackpad dei portatili, le porte SCSI, Usb e FireWire, collegamenti senza fili come WiFi e Airport, e altri) facendoli diventare di uso quotidiano, ci auguriamo che anche quest'idea abbia lo sviluppo che si merita.
Provate a scaricare iTunes e a installarlo; potrete visitare il Music Store, navigarci dentro, osservare le copertine dei dischi, ascoltare le anteprime dei brani, vedere i prezzi (ad esempio l'ultimo album di Sting a 9,99 US $), ma non potrete acquistare musica. Essendo europei dovrete attendere almeno la prossima estate.

gif pesce sui trampoli

i vecchi Diari
2001
  2002 2003

diari del
10 - 20 - 31 Gennaio
10 - 20 - 28 Febbraio
10 - 20 - 31 Marzo
10 - 20 - 30 Aprile
10 - 20 - 31 Maggio
10 - 20 - 30 Giugno
10 - 20 - 31 Luglio
10 - 20 - 31 Agosto
10 - 20 - 30 Settembre
10 - 20 - 31 Ottobre
10 - 20 - 30 Novembre
10 - 20 - 31 Dicembre




best viewed at 800x600

e-mail:
info@habanera.it
website questions to:
webmaster@habanera.it

gif discover the truth
gif star inizio paginagif star

Habanera associazione 1999-2011. Riproduzione vietata