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DIARIO DI UN MISCREDENTE

pagina curata da Stefano Cavallini
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30.12.2001
Una notiziola, apparsa piccola piccola sui giornali della Toscana, affogata tra le notizione forse piu' importanti (forse...), che affollano questo scorcio di inizio Millennio, ha messo una volta di piu' in evidenza come il delicatissimo problema dell'informazione venga lentamente ma inesorabilmente monopolizzato da un pugno di "parvenu" miliardari (leciti?), la nostra (sic!) classe dirigente.
Unica nel panorama italiano, esisteva, fino a pochi giorni fa, una emittente radiofonica che trasmetteva 24 ore su 24 musica classica: Radio Montebeni.
Una radio senza troppe pretese, ma che andava incontro alle esigenze di quei cittadini che non ce la facevano proprio ad ascoltare il bombardamento stolto di musica commerciale delle radio private, al soldo delle multinazionali del disco. Poche parole, poca pubblicità (sempre discreta) e tanta, tanta musica. Da esperto posso dire che forse veniva privilegiato un po' troppo il periodo classico, nei confronti del periodo romantico, ma queste sono disquisizioni stilistiche; il fatto che andasse incontro a un'esigenza sentita da ben 2000 cittadini che regolarmente pagavano la quota di abbonamento, con sicuramente un bacino di utenza era molto, molto piu' vasto, non ha smosso le amministrazioni pubbliche, perche' la radio potesse sopravvivere e non ha smosso di un millimetro la nuova proprietà (di un certo Bessi già proprietrario di varie emittenti) che ha giustificato così l'interruzione dell'ascolto dei vari Bach, Mozart e compagni: «Per i miei clienti non c'e' mercato per questa emittente, questa e' una radio di nicchia». E come non si puo' pensare che questi "clienti" siano omologati da un sistema di mercato che privilegia soltanto i grandi numeri? Se fosse stato un imprenditore "illuminato" il sig.Bessi, con l'acquisto di Radio Montebeni, avrebbe dato maggiore impulso all'emittente stessa diversificando anche per i suoi "clienti" l'offerta pubblicitaria, raggiungendo una maggior varietà di pubblico. Il Sig.Bessi ignora, o vuole ignorare, che solo la diversificazione assicura un mercato di ritorno forte nel tempo, ma evidentemente i parvenu (i livornesi direbbero "pidocchi rivestiti") che guidano oggi lo stivale, non perseguono gli orizzonti e i traguardi che sognavano i vari Rockfeller o Ford e altri come loro, realizzatori della piu' forte economia di tutti i tempi.

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15.12.2001
Siamo di nuovo a Natale, dopo quel popo' di macello accaduto a New York l'11 settembre. La televisione in questo periodo (tutta la televisione di tutto il mondo) si e' affannata a cercare di creare meno allarmismo possibile, molta propaganda e atteggiamento da Grande Fratello (quello di Orwell).
I maggiori canali di diffusione sono stati messi interamente sotto controllo e come al solito conosceremo le verità, anche quelle piu' atroci, tra qualche lustro, quando ormai non ci sarà piu' niente da risolvere, quando tutto e tutti avranno ormai posizioni acquisite e niente potrà modificare la situazione del "dopo".
Ma e' proprio questo "dopo" che rimane pieno d'incognite piu' delle altre volte; piu' che alla fine della guerra dell'Indocina o dopo la disfatta del Viet Nam. Per non citare il "dopo" della seconda guerra mondiale, decisamente "normale", che ha messo tutti d'amore e d'accordo in una ricostruzione piu' o meno collettivizzata, dopo la vittoria contro un pazzo mitomane che ha coinvolto il mondo intero.
Questa volta i mondi sono due, da una parte quello guidato dal miliardario George W. Bush messo al governo da altri miliardari; dall'altra il mondo guidato dal miliardario Osama Bin Laden, anche lui sostenuto da altri miliardari come lui (dove siano le differenze tra i due, non si sa).
Ma non e' lo scontro tra due culture, due modi di vivere, due concezioni filosofiche, o due fazioni che combattono per la supremazia economica, la prima, e religiosa, la seconda, come vogliono farci credere. La prima dall'alto del suo benessere e dei suoi sprechi sconsiderati, unici baluardi in grado di giustificare una guerra; la seconda dai bassi della sua miseria e di una visione distorta dell'Islam, ma in grado di creare forte coesione tra la gente affamata.
La verità e' un'altra.
Questa volta probabilmente non ci sarà un "dopo"; una volta finito l'idiota Bin Laden e la cieca idiozia di Bush Jr. e di tutti i loro seguaci, una volta dimenticata anche questa guerra che causa quotidianamente morti innocenti, rimarrà una grande Fame, una Fame enorme, una Fame immensa che lentamente, ma inesorabilmente, fagociterà il benessere e lo spreco.
La Fame ha una forza inaudita e non ha scadenze, userà tutto il tempo necessario, ma alla fine arriverà.
Il bubbone della Fame sarà il 'dopo' di questa guerra idiota; non ci sarà ricostruzione, non ci sarà alcun vero 'piano Marshall', ci sarà soltanto FAME incombente.
A New York il business natalizio, il benessere e lo spreco, sta tornando a livelli normali; anche per questo non me la sento di auguravi Buon Natale.

Stefano Cavallini


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