home |
CAMERA CON VISTA |
|
| teatro |
musica |
libri e testi
vari |
bambini |
archivio |
links |
| intercultura |
scuole |
cultura del cibo |
associati |
![]() |
21-06-2004 Argonauti nella noosfera Argonauti.
Pochi lo sanno, ma gli Argonauti
sono tuttora famosissimi nel Mediterraneo, soprattutto sulle nostre
coste, da Ravenna a Rimini e piu' giu' fino a Pescara.Da che cosa traiamo la testimonianza di questa memoria? Dai pescatori, prima di tutto, dal particolare che ancora oggi sulle proprie barche, ai lati della prua, essi continuano a dipingere due grandi occhi. Chissà quante volte li avrete visti. Sono esattamente gli stessi occhi con cui i mitici elleni decoravano le prore delle proprie navi. Sappiamo dalle pitture vascolari del IV e V secolo che la famosa nave degli Argonauti, Argo appunto, mostrava questi stessi grandi occhi colorati. C'e' poi un particolare che pochi conoscono: la presenza, sulle vecchie barche romagnole e marchigiane del pelliccione. Il pelliccione o pellicion non e' altro che il vello d'oro. I marinai e i pescatori pongono infatti, sporgente dal triangolo di prua delle proprie imbarcazioni, un torcolo di legno scolpito in modo da assomigliare al vello di un ovino, spesso dorato. Ne esiste un esempio straordinario al Museo Marinaro di Cesenatico: una vera e propria scultura, che risale a solo settanta anni fa, insieme ad altre molto piu' antiche. Se poi chiedete ai vecchi marinai il significato di quei grandi occhi vi diranno che e' antica credenza che, grazie a quelle tonde orbite, si riesca a vedere oltre l'orizzonte, attraverso le nebbie piu' fitte e nel buio della notte piu' fondo. In poche parole, sfondano l'ignoto e il suo mistero, ma soprattutto quegli occhi, uniti alla scultura che imita il vello di un ariete, avevano lo scopo di far terrore e di scacciare i mala sort e i masa cor, cioe' tutte le forze negative del mare, compresi mostruosi serpenti, mitici draghi e terribili orche assassine. Qualcuno fra i piu' informati aggiungerà che quei segni servivano quindi a ingannare ogni mostro e a fargli credere che la propria barca fosse governata da una ciurma di mezzi dei o super uomini dotati di poteri magici e di una forza che tutto travolge. Essi non sanno di riferirsi agli Argonauti e ben pochi hanno conoscenza del mitico viaggio degli elleni per la conquista del vello d'oro, ma quegli occhi dipinti e quei torcoli di legno a vello scolpiti sono le testimonianze di quanto ancora fosse profonda e importante sulle nostre coste la memoria di un'impresa della quale si narrava prima che si cantasse dell'Iliade e dell'Odissea. Infatti mi e' capitato, dialogando con un folto gruppo di anziani pescatori e marinai, di raccontare loro del mito di questa spedizione che vedeva uniti insieme i piu' grandi eroi della Grecia, perfino Ercole, i Dioscuri, Giasone ed Orfeo. Come bambini dinanzi a una favola della quale hanno perduto il "come va a finire", mi hanno pregato di narrare la storia del vello d'oro senza tralasciare il piu' piccolo particolare. Cosi' ho ripreso la "conta": "Voi avete in mente la ragione che ha spinto quella ciurma di Padreterni a mettersi in quel viaggio tanto azzardato? Forse per scoprire nuove terre o civiltà nascoste? No, la spedizione degli Argonauti e' stata una semplice operazione di pirateria. Si e' trattato di rapire il vello splendente d'oro di un ariete alato, dono di Mercurio e custodito da un drago sulle coste del Mar Nero. Un "pelliccione dorato" che ha la facoltà di scatenare tempeste di fuoco contro ogni aggressore e che possiede la virtu' del condurre sulla giusta via i naviganti, facendo sempre trovar loro la rotta del mare tranquillo e sereno. Ma il prezioso capo di pellicceria, dono di Mercurio, dio imprevedibile e burlone, ha anche il potere di proiettare in una specie di viaggio infinito i fortunati possessori. Infatti gli Argonauti, ai quali si e' aggiunta nel frattempo Medea, splendida figlia di re, che per amore di Giasone tradisce il padre e provoca la morte del fratello, appena giunti in possesso del pelliccione d'oro si ritrovano travolti da continue e imprevedibili situazioni che li spingono a navigare lungo l'estuario del Danubio, risalendolo controcorrente per mesi e mesi, per raggiungere l'Austria e piu' in su la Germania per poi scendere nuovamente attraversando la Svizzera. Qui si ritrovano di fronte ad una catena impervia di montagne: le Alpi. Per non abbandonare la mitica Argo, devono inventare un nuovo mezzo di locomozione: una nave dotata di grandi ruote che trascinano per valli e che portano fino al passo, oggi chiamato del Gottardo. Quindi rotolano fino al Ticino, navigano sul lago Maggiore, imboccano di nuovo il Ticino e raggiungono il Po, dove la corrente fa loro guadagnare un navigare tranquillo fino alla foce. Finalmente gli Argonauti sboccano di nuovo sull'Adriatico e riprendono fiato approdando fra Comacchio e l'antica Ravenna. In questa prima parte del viaggio Medea ha il tempo di dare alla luce ben tre figli... gravidanze facili le sue! Quando finalmente la nave Argo approda sulle coste elleniche gli Argonauti si rendono conto che al termine di quell'avventura non portano con se solo il prezioso e magico vello d'oro, ma ognuno ha acquisito doni piu' grandi come la coscienza dell'essere e la conoscenza dell'ignoto. Le avventure e le continue peripezie li hanno forzatamente coinvolti in situazioni imprevedibili, proiettandoli in mondi sconosciuti e a contatto con civiltà ignote, dai costumi e dalle idee spesso diverse, se non addirittura opposte alle loro. Ed e' qui, che accettare di mettere in campo le proprie certezze e confrontarle in quelle di altri uomini fu senz'altro la vera, straordinaria dimostrazione di spregiudicata intelligenza degli Argonauti e lo e' ancora oggi per tutti gli altri navigatori che decidono di uscire dalla rotta stabilita dalla convenienza e dalle consuetudini per rischiare di sballare, buttare a mare, le proprie convinzioni ormai ben ancorate nel calmo golfo dell'inamovibile buonsenso. Dario Fo Per commentare o leggere i commenti a questa news: http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2123 10-04-2004 Le notizie che ci giungono
sono frammentarie e pilotate, ma e' certo che la guerra in Iraq, dopo un anno, e' tornata a
imperversare (la foto e' tratta dall'Unità on line).Gli Sciiti, che inizialmente avevano appoggiato le truppe di occupazione, si sono rivoltati e ora, a fianco dei Sunniti, combattono contro gli invasori occidentali. Pubblichiamo qui di seguito alcuni stralci della lettera inviataci da Jacopo Fo attraverso la sua newsletter Cacao Quotidiano, alla quale consigliamo, se non lo siete già, di abbonarvi (e' gratuita) per capire il Mondo da un'angolazione diversa. Buona lettura. (...) Sinceramente, pur pensando che Bush sia un soggetto pericoloso e gravemente squilibrato, ero convinto che avrebbe cercato di dare una mano di bianco all'invasione. Pensavo che la prima mossa sarebbe stata quella di riempire gli ospedali di medicine e attrezzature, far funzionare l'energia elettrica, la nettezza urbana, l'ordine pubblico, avviare programmi di assistenza e sviluppo, distribuire alla gente sussidi per ricominciare a vivere, dare una sistemata alla strade. In fondo non ci voleva molto con i mezzi che l'esercito Usa ha a disposizione. In 12 mesi poco e' stato fatto in questa direzione. Gli Usa si sono preoccupati di difendere il Ministero del Petrolio, gli oleodotti e i pozzi e hanno lasciato il resto del paese nel caos. E per giunta hanno dato il governo provvisorio iracheno a un gruppo di speculatori, corrotti e disonesti, le cui scarse doti morali erano conosciute in tutto il Medio Oriente. A un anno dalla Liberazione l'Iraq e' allo stremo, le condizioni di vita sono spaventose, buona parte della popolazione e' priva di tutto. Attraverso una politica rissosa gli Usa sono riusciti a inimicarsi gran parte di coloro che all'inizio avevano festeggiato la fine di Saddam. In questi giorni stiamo assistendo a una grande rivolta che coinvolge gente che aveva salutato gli Usa come liberatori. I morti si contano a centinaia e, come al solito, sono in gran parte civili. Reprimere nel sangue questa rivolta vuol dire radicalizzarla, far scoppiare la guerra civile. La situazione oggi e' quindi cento volte piu' grave di quanto fosse... all'inizio della missione italiana in Iraq. Allora si poteva sperare in una presenza soft, una guerricciola contro bande isolate di ex soldati di Saddam. Poco piu' di un pattugliamento a Palermo. Adesso siamo dentro a qualcosa che si puo' descrivere solo con una parola: Vietnam. Stiamo combattendo una guerra civile emotivamente sostenuta da tutti i popoli musulmani del mondo. Cioe' siamo nella merda. (...) E la situazione e' ben piu' tragica di quel che potrebbe essere perche' a fronte della gravità della situazione dobbiamo registrare una scarsa capacità di comunicazione e di azione da parte del movimento pacifista. Fare grandi manifestazioni non basta piu'. Oggi dobbiamo fare un salto di qualità oppure rassegnarci all'aggravarsi progressivo delle nostre condizioni di vita materiali ed emotive. La partecipazione dell'Italia alla guerra porterà solo crisi economica e disgrazie e peggiorerà generalmente la qualità della vita. In tempo di guerra aumentano i reati violenti, le tensioni famigliari, l'ansia, l'uso di alcool, droghe e psicofarmaci. La guerra e' una merda globale per tutti. Possiamo immaginare tante cose che si potrebbero realizzare ma in questo momento i pacifisti sono sprovvisti di un progetto collettivo e della capacità di muoversi in modo veramente compatto. Detto in altre parole, con la gente che oggi occupa i posti di leadership all'interno del movimento, dei partiti e dei sindacati, il massimo di azione che possiamo sperare e' qualche bel corteo. E come ben sai con i cortei non si fermano le guerre. Una minoranza del movimento ha da tempo individuato la strategia che ci potrebbe portare a risultati: consociare i consumi, acquistare prodotti etici, non dare piu' soldi alle banche che sostengono il mercato delle armi, organizzare e autofinanziare progetti di risparmio energetico (si combatte per il petrolio, lavoriamo per la pace riducendo il bisogno di petrolio). Come abbiamo spesso osservato se mezzo milione di persone consociassero i contratti telefonici e quelli bancari avremmo i soldi per mettere su due televisioni nazionali terrestri e satellitari, dodici radio, un sito internet con un milione di visitatori al giorno e un quotidiano a fumetti che faccia scompisciare dal ridere. Ma sono ormai anni che ci proviamo e non ci facciamo piu' illusioni. Dovremo aspettare ancora parecchio prima che la concezione di un MODO finalmente nuovo di intendere l'azione politico-sociale si faccia strada nelle menti dei nostri leader afflitti dall'estetica del comizio in un mondo digitale. Bisognerà probabilmente attendere una nuova generazione di politici, gente che abbia la testa strutturalmente diversa e che veda le implicazioni della comunicazione digitale. Ma prima che questa idea diventi uno strumento di azione del popolo pacifista, dobbiamo forse aspettare che i ragazzini cresciuti col computer diventino grandi. Comunque il fatto che Cacao continui a esistere e' la prova di quanto si possa realizzare con il sostegno di circa 6000 persone che in un modo o nell'altro hanno aderito alle nostre proposte eque/ecologiche/consociative. E' un inizio. (...) 31-03-2004 da: Il cacao della domenica, 28-03-2004 La clonazione
e la manipolazione genetica che fine hanno fatto?
di Dario
Fo 25-02-2004 da Cacao ed. di sabato 21 febbraio 2004 Pubblichiamo questa settimana un articolo che sta girando via e-mail. Si tratterebbe di un pezzo del nuovo spettacolo di Beppe Grillo. Forse non sarà uguale all'originale, ma salviamo la buona fede di chi lo manda. A me piace far ridere con argomenti serissimi. E' la mia caratteristica: parlo di cose di fronte a cui la gente resta stranita. Anticipo l'attualità, facendo un lavoro che dovrebbe fare ogni giornalista onesto. Lavoro quattro mesi e poi otto mesi giro nei teatri. Reperisco informazioni andando alla fonte, leggo i libri di gente che vede il mondo in un altro modo da anni. Perche' per me il teatro e' un luogo dove la gente viene, si siede e ascolta. Lo scopo e' destare il senso critico, ma anche esortare tutti ad essere un po' cialtroni, anarchici e buffoni. Dico: disegnatevele voi di notte le piste ciclabili, fate qualcosa! Oggi serve una chiave di decodifica perche' facciamo guerre di marketing, morti di marketing e abbiamo piazzisti ai governi che si fanno le leggi. E siamo solo all'inizio. Quando un comico diventa un premonitore di catastrofi di borsa vuol dire che siamo alla frutta, che il sistema e' collassato. Ormai c'e' gente che prima di comprare azioni del Mib 30 mi chiama a casa. Sono in imbarazzo. Nel 2001 parlando dell'economia in generale dicevo che Cragnotti e Tanzi si dividevano centinaia di miliardi pubblici... Non ci dobbiamo stupire se il sistema costituito da banche, Consob, borsa e grandi gruppi aziendali sta collassando. Ora, per fallire nel latte piu' che essere disonesti bisogna essere scemi e spendere miliardi nei cappellini di Lauda e grandi squadre di calcio: e' il complesso berlusconiano che hanno gli imprenditori di provincia. E poi l'idea di fare la del latte... Il latte e' un prodotto perfetto con una tecnologia di un milione di anni, esce già pronto per essere consumato. Coca-colaTanzi gli ha tolto le proteine e ne ha fatto una cosa a lunga conservazione che non dovrebbe piu' chiamarsi latte, ha studiato un prodotto per coprire gli investimenti. Faceva un latte fresco che durava otto giorni e con queste allucinazioni prendeva i soldi dallo Stato. Ha preso cospicui finanziamenti dalle tasse degli italiani. Avete mai provato a leggere un bilancio? C'e' da morir dal ridere. Quando andavo alle riunioni degli azionisti della Telecom per sentir leggere i bilanci c'era da sbellicarsi. Basta un ragioniere di terza categoria per capire. E poi c'e' un principio: se io mi faccio una società alle Cayman sono una persona disonesta, anche se la legge lo permette. Infatti stiamo assistendo alla nascita della figura del delinquente che si percepisce come una buona persona. E' il fuorilegge a norma di legge. Provi a vedere i bilanci delle società del Mib 30, uno qualsiasi: il 90% del loro patrimonio sono prestiti. Se uno possiede un'azienda sana non la va a dividere con gli altri quotandola in borsa. Applico princi'pi di buon senso, da buon genovese. Provengo da una famiglia di industriali, ma gli industriali non erano dei ragionieri come questi qua. Penso a Pirelli, Olivetti o Piaggio, che faceva le Vespe in Italia e le vendeva nel mondo. Oggi sono dei principianti senza un senso etico. Prendiamo il concetto di Ford della catena di montaggio: un operaio, nel '30, guadagnava da Ford l'equivalente di 150mila lire al giorno perche' fosse in condizione di comprare la macchina che costruiva. Erano etiche diverse. Questi manager sono fasulli. Bisognerebbe avere il coraggio di fare nomi e cognomi, tirarli fuori e mandarli via dicendo loro: o rischi i tuoi soldi e metti la tua responsabilità illimitata, o resti fuori. E' una regola che stanno attuando negli Stati Uniti, mentre in Italia abbiamo tolto il falso in bilancio, rendendolo un reato amministrativo. Là rischi 25 anni di carcere. Essere imprenditori e' un'altra cosa, e' seguire le idee di Adam Smith che parlava di etica, delle virtu' del capitalista e di passioni. Lui era un umanista e non ha mai pensato a questo tipo di economia, dove chi produce la birra poi si fa le leggi sulla birra. Diceva che la tutela era nelle mani dello Stato. Quindi questi sono finti capitalisti, finti liberisti; hanno un'economia pianificata perche' fanno finta di farsi concorrenza, ma la concorrenza non c'e'. Non parliamo delle banche. Dovreste analizzare un contratto, non ce n'e' uno che si attenga alla legge della trasparenza. Aggirano le leggi, come l'ipoteca che dura vent'anni e loro la rinnovano tacitamente per prendere le spese di estinzione dell'ipoteca, cose da denuncia. Su tutto il risparmio assistito degli ultimi 15 anni, il 99% degli investitori ci ha rimesso i soldi; gli unici guadagni sono venuti da Bot, Cct e buoni postali. Negli Stati Uniti chi compra azioni puo' diventare proprietario, dire la sua, qui in Italia gli azionisti non possono dir nulla, alle riunioni nessuno puo' mettere in discussione alcunche'. Pochi mesi fa le piu' grandi banche del mondo sono state multate in America con 1,4 miliardi di dollari per truffa aggravata agli azionisti e ai correntisti. Quando in un contratto si dice che la banca puo' rescindere, ma se lo faccio io devo pagare penali, e' una truffa legalizzata. Se la banca mette delle spese solo per ricevere i soldi che le restituisco dopo un prestito, questa e' una truffa. Sono tutte truffe. Ci sono persone che non hanno accesso al credito, mentre persone che non avrebbero dovuto averlo lo hanno, come questi grandi industriali. Cosa vuol dire tutto questo? Che il sistema sta marcendo, questi ne sono i sintomi: se non li curiamo adesso sarà troppo tardi. Oggi vediamo una bella vetrina, ma non c'e' piu' il negozio. La gente arriva al 15 e non piu' al 30 del mese, non si ammazza piu' da sola, prima uccide tutta la famiglia e poi si suicida. Sono sintomi di un'umanità che non vede il futuro. Sono tutti proiettati nel passato e nessuno ha un'idea del futuro. Alla Confindustria nessuno pensa di cambiare i sistemi produttivi ed energetici. L'ambiente, fanno finta che non ci sia. Parlano di flessibilità perche' pensano ancora a lungo che ci saranno poveracci che lavorano per pochi dollari la settimana. C'e' ansia e rabbia nella gente. Per questo ho sempre piu' pubblico. Hanno tutti un'ansia e non sanno perche', sperano che io glielo dica e invece ce l'ho anche io quest'ansia. Se portassi in diretta su Rai Uno lo spettacolo che faccio oggi in teatro sono sicuro che cadrebbe il governo. Non perche' sia io, ma perche' si tratta di cose a cui basta dare una spallata e vanno giu' da sole. Sono tutte costruite sul nulla: su elezioni a cui nessuno partecipa, su democrazie che sono ormai concetti vuoti e su un popolo sovrano che non c'e' piu'. La televisione dovrebbe essere super partes, dovrebbe essere potente, far paura e riuscire a buttare giu' un governo in 24 ore se non merita di stare su. Dovrebbe essere la forza dell'informazione, ma mi viene da ridere: siamo arrivati al giornalista che si autocensura per far piacere al potere. Il mio rapporto con la tv consiste nel guardare un programma con i miei cari e esclamare insieme: che culo che non ci sono! Non faccio parte di quel mondo li' e ne sono orgogliosissimo. A Milano abbiamo fatto 40.000 presenze attaccando due manifesti, a Roma neanche quelli perche' i posti sono andati via in due settimane. Per me e' un momento magico: piu' si incancrenisce la situazione piu' divento una belva. Dario Fo,
Franca Rame, Jacopo Fo |
|
best viewed at 800x600 Habanera
1999-2008. |
|
Habanera associazione 1999-2010. Riproduzione vietata
|