CAMERA CON VISTA
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di DARIO FO - FRANCA RAME - JACOPO FO
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12-11-2002
Il mondo migliore si fa casa per casa?

Con un articolo, apparso sull'ultimo numero del settimanale Internazionale (numero 462), Naomi Klein pone, con la consueta gentilezza, un problema oggi centrale per quello che lei chiama il "movimento dei movimenti": Quale tipo di strategia adottare? Puntare sulle grandi campagne di opinione o sulle lotte locali intorno a immediate questioni concrete? E' sotto gli occhi di tutti che stiamo vivendo un'ondata di piena della follia guerrafondaia e del trionfo morale dei furbi.
In tutto il mondo la linea della violenza e della difesa a oltranza dei privilegi sta raccogliendo grandi successi. E il popolo statunitense ha tristemente consegnato a BushVersija, ha tentato di pubblicare che i morti del teatro di Mosca sarebbero stati oltre 300. Ma la polizia ha bloccato le rotative e sequestrato i computer della redazione. La notizia e' stata pubblicata dall'autorevole Newsweek ma e' passata quasi sotto silenzio sui media mondiali. Si tratta di un segnale molto preoccupante sulla capacità di esercitare realmente la libertà di stampa. Di fronte a questa perdita di valori e di diritti, di fronte a questo inasprirsi dei massacri non possiamo solo stare li' a guardare testimoniando il nostro dissenso.
In questa situazione di grave emergenza ognuno deve chiedersi: "Il mio impegno ottiene dei risultati? Riesce a limitare l'orrore? Apre nuove opportunità?" In questa situazione di grave emergenza dire la cosa giusta non basta, dobbiamo fare appello a tutte le nostre forze e riuscire tutti insieme a ottenere dei risultati. Naomi Klein sostiene che oggi il movimento si trova in una posizione di debolezza anche perche' non ha fatto ancora una scelta chiara sulla filosofia che l'azione deve seguire. Nel movimento ci sono due tipologie di organizzazioni che sono molto diverse anche dal punto di vista strutturale. Da una parte i grandi movimenti nazionali, che in qualche modo assomigliano ai partiti, puntano principalmente su rivendicazioni planetarie, come la Tobin Tax, obiettivi a lungo termine intorno ai quali creare eventi mediatici, manifestazioni internazionali, radunare grandi masse di persone, ottenendo cosi' l'attenzione dei media e dei potenti. Ma concentrandosi su queste iniziative centralizzate, osserva Naomi Klein, si sottraggono enormi risorse di tempo, denaro e energie alle altre iniziative. Bisogna affittare gli autobus, stampare manifesti, organizzare servizi d'ordine. E l'organizzazione continua di questi eventi entra in contraddizione con le esigenze dell'altra anima del movimento costituita da piccoli gruppi locali di base che sono nati intorno a esigenze concrete e immediate. Non si tratta di gruppi di opinione ma di persone che cambiano la loro vita e il loro modo di pensare a causa di un obbiettivo preciso e circoscritto che si sono dati. Naomi Klein parla di sindacalismo sociale per definire le migliaia di piccole azioni locali, le lotte per difendere un pezzo di natura o opporsi alla privatizzazione dell'acqua di una regione, le occupazioni di terre dei contadini poveri oppure le cooperative di inventori di campagna che sviluppano tecnologie eco compatibili a basso costo, gruppi d'acquisto, banche del tempo. Questo movimento che si basa su azioni all'apparenza minimaliste ha pero' avuto la capacità di connettersi formando reti formidabili che sono la somma di micro-situazioni. Il microcredito ha prestato denaro a 31 milioni di poverissimi, per lo piu' donne. Ma l'iniziativa del microcredito a livello mondiale e' minima, tutte le risorse vengono utilizzate casa per casa. Il successo e' dare una soluzione concreta ai problemi di quella singola donna. E anche se poi le donne sono 20 milioni sono considerate personalmente, con nome e cognome. E lo stesso vale per il commercio equo e solidale, sono migliaia i piccoli gruppi di produttori che si sono consociati nel terzo mondo, ma sono sempre la somma di piccole realtà locali. Quei dieci lavoratori di quel villaggio piu' quei sette dell'altro. E ugualmente dall'altra parte troviamo ancora quel piccolo gruppo di boy scout, in quel paesino, che organizza un banchetto di prodotti del terzo mondo alla festa patronale. E poi negli anni, crescono, e il banchetto diventa un negozio e già che ci sono iniziano anche a praticare gli acquisti consociati, la banca del tempo... ed e' da queste interazioni minime che poi nascono anche esperienze strabilianti. Ad esempio oggi, grazie a internet, gli allevatori Mongoli scambiano ricette per guarire rari disturbi dei cavalli con i nativi americani del Canada con il supporto di alcuni veterinari australiani. Questi piccoli gruppi locali sono poi all'origine di alcune azioni che sono diventate di rilevanza internazionale grazie alla capacità di questi micro associazioni di fare rete. E' il caso dei gruppi di pressione di consumatori e risparmiatori che hanno vinto moltissime battaglie mettendo con le spalle al muro le imprese con la minaccia del boicottaggio degli acquisti o di investire altrove i propri risparmi.  Ad esempio in Inghilterra un gruppo di pensionati, nato spontaneamente, e' riuscito a connettere migliaia di risparmiatori e ha costretto la Glaxo a ridurre il prezzo delle medicine salvavita in Africa. Hanno impiegato parecchio tempo e fatica a mettere insieme risparmiatori in possesso complessivamente di 1000 miliardi di lire. Poi e' stato sufficiente fare una sola telefonata ai gestori dei loro fondi di investimento. Hanno detto:"Non vogliamo piu' avere azioni Glaxo nei nostri fondi pensione. Abbandoneremo tutti il vostro fondo." Dopo soli 7 giorni la Glaxo ha fatto crollare i prezzi delle medicine in Africa. In Argentina questo stile di iniziativa politica diretta ha dato vita a esperienze straordinarie proprio nel momento di massima crisi economica con ospedali e fabbriche autogestite e una mobilitazione di massa di milioni di persone che sono riuscite a far cadere cinque governi uno dietro l'altro e a sopravvivere creando enormi mercati del baratto dove scambiare cibo e vestiti con servizi di ogni tipo, dal parrucchiere, al sarto, al calzolaio, alla lavandaia, all'avvocato. Il movimento dovrà scegliere in che direzione andare: i gruppi locali devono dedicare la maggior parte delle energie a sostenere le organizzazioni nazionali o e' meglio che sia il contrario? Vogliamo un movimento di opinione intorno ai grandi temi o vogliamo arrivare ai grandi temi attraverso reti di gruppi locali che agiscono su problemi particolari e concreti occupandosi delle persone individualmente? E' chiaro che nessuna delle due impostazioni esclude l'altra ma dobbiamo decidere quale e' prioritaria. E noi crediamo che si debba scegliere l'azione che parte dal piccolo e dall'immediato, dal personale. Anche perche' questa via apre una straordinaria sequenza di modificazioni culturali. Chi agisce localmente si sente coinvolto in prima persona, non si limita a protestare ma sperimenta la possibilità di mettere insieme le risorse, di verificare la propria capacità individuale e farla crescere, vede nella pratica che e' vero che la solidarietà e la collaborazione possono fare miracoli e cambiare il mondo. La Tobin Tax e' giustissima ma quanti anni ci vorranno per ottenerla? Forse faccio prima a convincere il mio condominio a risparmiare 30 mila euro all'anno di riscaldamento (e di inquinamento) isolando il sottotetto! La lotta alla corruzione e' giusta ma quando otterremo la fine dell'era delle mazzette? Forse faccio prima a controllare il bilancio della scuola di mia figlia, della circoscrizione, dei lavori sulla strada che passa sotto casa mia. Li', se mi do da fare, posso veramente impedire che facciano i furbi. Ognuno, nel suo condominio e' piu' potente di Berlusconi. Certo e' piu' difficile e faticoso, si fanno errori e si sbatte la testa contro i propri limiti, ma certamente e' appassionante. E questa collaborazione fa crescere la voglia di stare con gli altri, di far festa, di vivere rapporti umani e di lavoro in modo diverso. Perche' alla fin fine, abbiamo bisogno che il nostro sogno di pace entri nella nostra vita quotidiana e la migliori qualitativamente. Lottiamo per un mondo migliore casa per casa. E' sempre la cultura la questione centrale. Ognuno ha i governanti che si merita, bisogna cambiare la cultura di milioni di persone imbesuite dalla televisione. Non ti ascolta nessuno se gli parli di Tobin Tax. Forse ti danno retta se gli parli di qualche cosa che hanno davanti, di quel che mangiano, di quel singolo bruciatore che hanno sotto il naso e che li inquina. Serve ripartire dalla gente, e' l'unico modo per far capire alla maggioranza delle persone che se si prende direttamente l'iniziativa si e' capaci di migliorare il mondo. In fondo si tratta di spiegare una cosa molto semplice: la gente che ama la gente e' meglio della gente che ama i soldi della gente.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo un mandato in bianco per mettere a ferro e fuoco il mondo. Evidentemente non si rendono conto che stanno gettando benzina sul fuoco. In Italia, crocevia degli intrighi internazionali tra mafia e malaffare, assistiamo a un immane banchetto delle leggi essenziali che garantiscono la legalità. L'approvazione della legge Cirami e' un'umiliazione della democrazia. E tutto questo e' esaltato con un'enorme strombazzare dei mass media che esercitano un livello di autocensura veramente efficiente. Ad esempio in Russia un unico settimanale,

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31-10-2002
Risolti i problemi energetici planetari con un'energia a basso costo. (ma questa non e' una buona notizia)
Dopo la sequenza di atti di terrorismo, culminanti in questi ultimi mesi con la strage di Bali e il maxi sequestro di Mosca, ci sembra di vivere in uno stato di follia interplanetaria. Siamo in un momento nel quale l'umanità dovrebbe riscoprire le idee che danno speranze e voglia di collaborare in modo solidale, perche' se non iniziamo ad allentare le tensioni la situazione continuerà, nel breve periodo almeno, a peggiorare. E siamo rimasti molto stupiti dalla constatazione che le buone notizie interessano poco proprio quando sarebbero piu' utili.
Tutti sanno che dietro gli odi che dilaniano il mondo ci sono colossali interessi legati al petrolio. Cosa succederebbe se domani mattina si annunciasse che il petrolio non serve piu' a niente perche' abbiamo una nuova fonte di energia a prezzo bassissimo e in quantità sterminata? Beh, ce ne sarebbe per smetterla con stragi, massacri e vendette tragiche. Se il petrolio diventasse all'istante un prodotto largamente e vantaggiosamente sostituibile che ragione ci sarebbe di continuare ad azzannarsi per possederne il mercato? Bene, siamo spiacenti di rendervi noto che se una simile rivoluzionaria invenzione fosse annunciata non succederebbe proprio niente di nuovo e tutti continuerebbero con l'instancabile pratica del massacro. Si, perche' quest'invenzione mirabolante c'e' veramente. E non lo riportano oscure agenzie di stampa nascoste nei meandri insondabili della rete delle reti. Ne dà notizia Il Corriere della Sera, con tutta l'aurea della sua rispettabilità. Certo non va a strombazzarlo in prima pagina. La notizia e' stampata a pagina 148 del suo inserto "Sette" (numero 49). E si tratta pur comunque di un bell'articolo di 3 pagine, con tanto di illustrazioni e foto. Vogliamo credere percio' che non sia una leggenda metropolitana. I fatti, in sintesi sono semplici e di facile comprensione. Addirittura nel 1975, Philip Carlson, statunitense, inventa un sistema per creare energia elettrica sfruttando il movimento dell'aria che raffreddandosi va verso il basso. Si tratta di un principio in effetti noto da piu' di 6 mila anni. Lo usavano già nel deserto per refrigerare le abitazioni poste nelle oasi. I sahariani primitivi sapevano che creando una corrente d'aria in un camino si ottiene che l'aria che va verso il basso si espande ed espandendosi si raffredda. In questo caso si sfrutta un altro aspetto della fisica delle pressioni dell'aria e della sua temperatura. Vaporizzando acqua in cima a un grande camino si puo' raffreddare l'aria e farla precipitare verso il basso creando, nel camino, una forte corrente, in grado di azionare una turbina e produrre cosi' elettricità. Nel 1982 il professor Zaslavsky, israeliano, e' incuriosito dalla potenza che puo' avere una depressione mentre studia le differenze di densità atmosferica sul Mar Morto. Inizia una ricerca e scopre l'esistenza del brevetto di Philip Carlson, e inizia a lavorarci insieme a un'equipe. Riescono a ottimizzare il progetto, a trovare i fondi e ora stanno costruendo 2 torri energetiche, una sul Mar Morto e una in India. Si tratta in effetti di un progetto notevole. Una torre alta da un minimo di 400 metri a un massimo di 1200. Praticamente un enorme tubo che puo' funzionare solo in paesi dove le temperature atmosferiche siano elevate e in prossimità del mare. Alla base del tubo c'e' un bacino pieno d'acqua che viene dissalata e pompata in cima alla torre. Quindi viene vaporizzata verso il centro del cilindro cavo e cosi' raffredda l'aria che di giorno e' bollente. L'aria precipita e acquista velocità e potenza perche' piu' scende rapida e piu' si espande e si raffredda. Insomma, senza entrare troppo nei dettagli, questi impianti risultano veramente rivoluzionari. Anche dal punto di vista del rapporto tra costi e ricavi. Calcolando l'investimento per costruire una torre (costo sicuramente notevole) un kilowatt di energia costerebbe dai 2,47 ai 3,88 centesimi di dollaro, meno anche dell'energia atomica (3,31-5,05 centesimi di dollaro) e dell'energia ricavata dal gas (3,98-4,47 centesimi di dollaro). Esaltante anche la resa: 230 miliardi di kilowatt all'anno e una sterminata quantità di acqua dissalata da usare per l'agricoltura come sostanza di scarto. Per capire la misura della produzione in termini energetici basti pensare che gli esseri umani oggi consumano complessivamente circa 8 mila miliardi di kilowatt. Cioe' basterebbero circa 34 torri per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica del pianeta. Se poi tutti i 6 miliardi di abitanti della terra consumassero quanto un italiano medio il consumo globale del pianeta salirebbe a 32 mila miliardi di kilowatt: basterebbero circa 136 torri per soddisfare il bisogno energetico dell'umanità del futuro. Ah, ci dimenticavamo di farvi notare che la produzione di energia non implica nessun tipo di inquinamento. Si tratta di una tecnologia assolutamente pulita... Beh, non e' una bella notizia? E' come quando hanno inventato il telefono ed e' finito il commercio dei piccioni viaggiatori. Evidentemente nessuno ha percepito il segnale rivoluzionario presente in questa notizia. E certo qualcuno ha fatto finta di non recepirla. E probabilmente hanno ragione. Tutti sanno che alla fine le lobby del petrolio non accetteranno di essere cancellate nel giro di un paio di anni e punteranno i piedi e sono disposte anche a indire delle guerre pur di salvare i loro profitti. Ma, sapete com'e': non e' detto. Non avevano previsto l'esplosione dei personal computer e di internet, magari si sbagliano anche su questo. Magari riusciamo a far scoppiare la moda... Non c'e' nessuno che ha un giardino di 1000 metri per 1000, in riva al mare, in un paese tropicale? Certo una torre di 1200 metri per 400 di diametro non e' un gadget alla portata di tutti. Magari pero' si puo' fare un gruppo d'acquisto... Un'enorme cooperativa... Hai visto mai?

Dario Fo
, Franca Rame, Jacopo Fo
per commentare questa news:
http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1587

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21-10-2002
Massimo D'Alema ha fatto una dichiarazione per molti versi sconcertante.Se n'e' uscito ventilando la possibilità di modificare l'articolo 11 della Costituzione, nel quale si dichiara che l'Italia ripudia la guerra e che si impegna a usare le armi solo in caso di un'aggressione diretta.
Questa dichiarazione di D'Alema ci ha lasciati di stucco in quanto sottintende la piena accettazione della logica del conflitto preventivo.
D'Alema sostanzialmente si rende conto che la partecipazione dell'Italia alla guerra contro l'Afghanistan o l'Iraq o e' incostituzionale ma, invece di essere portato a riflettere sull'enormità che si e' compiuta e si sta compiendo, e' talmente convinto che questa guerra contro gli stati canaglia sia giusta, da trovare ovvio che sia in errore la costituzione italiana e che quindi vada modificata.
E' in questo e' perfettamente in regola con la tendenza dominante. C'e' in giro un tale che ogni volta che lo accusano di un reato lo depenalizza.
Ora non vorremmo tediarvi ripetendo le motivazioni che ci spingono a pensare che questa guerra sia combattuta soprattutto per sporchi interessi petroliferi (non sapremmo come definirli altrimenti), ne' vorremmo dilungarci sul particolare costituito dai miliardi di dollari spesi nel passato dagli Usa per finanziare i Talebani,Bin Laden e Saddam...Accenneremo soltanto ai decennali rapporti di amicizia e affari tra la famiglia Bush e Bin Laden e le enormi speculazioni in borsa che scommettevano sugli attentati prima dell'11 settembre. Ne' vorremmo essere prolissi sproloquiando sull'indiscutibile evidenza della sopravvivenza in vita di Bin Laden, il "mullah Omar" e tutta la direzione di Al Queida. I nostri gentili lettori sono di certo informati poi dei campi di concentramento, dei massacri, delle torture, dei proiettili all'uranio impoverito e dei bombardamenti un po' troppo frequenti che, per errore, hanno colpito matrimoni, convogli di profughi, scuole e centri del volontariato in Afghanistan e anche in Iraq dove da un decennio gli Usa bombardano quasi quotidianamente (anche se i mass media non ne parlano).
Insomma diamo per scontato di parlare a persone che hanno la sensazione che la guerra oggi sia il peggiore dei mali. Già ora assistiamo a un crescendo drammatico del terrorismo ma una guerra contro l'Iraq significherebbe il rischio di un'esplosione della tensione internazionale con conseguenze che neppure si possono immaginare.
E sinceramente ci stupisce oltremodo che un leader della sinistra si permetta di proporre la modifica dell'articolo 11 della Costituzione Italiana (che come si diceva una volta "e' costata tanti morti") senza aprire prima un dibattito all'interno del proprio partito e dell'Olivo. E ci pare ancor piu' incredibile che alle parole di D'Alema non sia seguita una insurrezione da parte dei militanti DS, che hanno intascato le dichiarazioni dell'Imperatore Massimo senza batter ciglio e senza aprir bocca.
Sconfortante.
E' anche di cattivo gusto da parte di D'Alema verso il povero Fassino che ci fa la figura totale del Segretario Generale Fantoccio. Ce lo immaginiamo mentre nella notte telefona al suo Capo con i Baffi e lamentoso domanda:"Ma io cosa ci sto a fare?".
E, proprio un bel periodo per i progressisti in Italia.

Come diceva Moretti?


Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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10-09-2002
C'era una volta un mondo nel quale le persone che non volevano sprecarsi in conversazioni impegnative parlavano del tempo. Il clima era l'argomento neutro per eccellenza. Potevi parlare del tempo perfino con il fratello nazista di tuo suocero senza rischiare di finire in una rissa politica. Parlare del tempo era un formidabile ammortizzatore delle tensioni sociali e umane. Dopo questo disastroso agosto 2002 chi prova anche soltanto a nominare il clima si trova immediatamente in mezzo a uno scontro politico e culturale. Il tempo ha tradito gli amanti dei discorsi futili improvvisamente e totalmente.
Il mese di agosto ha spiegato a tutti in modo estremamente forte che il mondo sta viaggiando verso la catastrofe a velocità sostenuta. E' sotto gli occhi anche dei piu' disinformati qualunquisti che l'atmosfera si sta ribellando al continuo aumento di anidride carbonica provocato da un' umanità stupida e miope.

E perfino i giornalisti televisivi non possono tacere la semplice verità che e' sotto gli occhi di tutti.

La vita sul pianeta terra e' stata possibile perche' per miliardi di anni i vegetali hanno assorbito anidride carbonica, sono finiti sotto terra, trasformandosi in carbone e in petrolio. E in questo modo hanno depurato l'atmosfera e un pianeta turbolento e velenoso e' diventato relativamente stabile e capace di ospitare la vita umana. Da un secolo l'umanità sta utilizzando colossali quantità di carbone e petrolio come combustibile e cosi' facendo ha fatto aumentare del 30% la quota di anidride carbonica nell'atmosfera. Negli ultimi 10 anni l'aumento e' stato del 5%. E ora Cina, India e Indonesia, i tre giganti dell'Asia, stanno sviluppandosi e raddoppiano in tempi rapidissimi i loro consumi di carburanti fossili.
Anche un microcefalo come Bush dovrebbe essere in grado di capire che la nube tossica di milioni di metri cubi di gas che oscura i cieli dell'Asia e' un fenomeno allarmante.
Se non si vuole dare retta agli ecologisti si vada almeno a leggere l'ultimo rapporto della Banca Mondiale che avvisa che entro il 2030 tutte le città del mondo raggiungeranno la soglia dell'invivibilità, cioe' se vorrai andare a fare la spesa dovrai prima assicurarti di avere ossigeno a sufficienza nelle bombole che alimentano la tua maschera...
Ma questi sono discorsi che non convincono nessuno. Il clima invece parla chiaro a tutti. E tutti quelli che dicevano: "Non mi interessa niente dell'ambiente!" hanno avuto le vacanze rovinate. E forse adesso si sentono un po' stupidi.
Abbiamo la sensazione di assistere a una grande lezione di buon senso ed ecologia impartita da un maestro invisibile.

Le lezioni sono rapide e chiare. Sono alcuni milioni i benestanti italiani che hanno perso dal 30 al 60% di quanto avevano investito in azioni e fondi di investimento. Alcuni di loro sono incazzati. E' un fiume di sfiducia che sta crescendo rapidamente, tra zanzare assassine, mucche pazze, spaghetti radioattivi, patate fosforescenti, pillole dimagranti mortali. E nel frattempo il piu' grande esercito del mondo sta mostrando la sua totale incapacità di colpire il terrorismo, con Bin Laden che prende il sole chissà dove, mentre in Afghanistan un popolo stremato non vede ancora la fine di questa guerra.

Ci sarebbe da farsi prendere dallo sconforto.

L'unico pensiero che ancora ci dà speranza e' che questo inflessibile maestro riesca con le sue terribili lezioni a instillare un po' di buon senso nell'umanità allucinata.
Peraltro sappiamo che siamo una razza dotata di straordinarie capacità di reazione.

Il crollo del Muro di Berlino ci ha regalato il senso della rapidità e imprevedibilità delle reazioni umane positive.
Non c'era nessuno in tutto il mondo che un'ora prima dell'assalto di popolo al Muro avrebbe potuto prevedere l'evento. Per decenni la gente aveva subito le terribili angherie di un potere dittatoriale e violento e niente lasciava presagire che avrebbe avuto la capacità di reagire in tempi brevi. Invece un funzionario di stato disse alla televisione una frase ambigua: "Non e' vero che i cittadini di Berlino Est non possono varcare la frontiera".
E migliaia di persone lo presero in parola, andarono sotto il Muro e comunicarono ai poliziotti che la televisione aveva detto che si poteva andare liberamente a Berlino Ovest. E dopo dieci minuti erano decine di migliaia le persone arrivate da tutta la città. Poi uno sciocco ottimista decise di provare a saltare il muro e si arrampico' sopra. E il militare che lo teneva nel mirino chiese al suo superiore se dovesse sparare e quello perse 5 secondi a chiedersi se doveva ordinare il fuoco o se, magari, la televisione aveva ragione. E quando si vide che quel pazzo sul muro era ancora li' e poi era saltato dall'altra parte ed era ancora vivo allora si arrampicarono sul muro in 100. E a quel punto l'ufficiale decise di chiedere l'ordine di sparare al suo superiore. Ma intanto erano saliti in 10 mila sul Muro. E stavano arrivando con le macchine anche dai dintorni e dall'altra parte del Muro ce n'erano altri diecimila e altri ne arrivavano da tutta Berlino Ovest.
Poi uno tiro' fuori un coltellino svizzero e inizio' a demolirlo quel cavolo di Muro. E dopo 10 minuti erano in centomila a lavorare con mazze, scalpelli, cacciaviti, spranghe, leve, cucchiai e pietre. E non c'era quasi piu' nessuno in tutta la città che non volesse tirar giu' anche lui il suo pezzettino di muro e portarselo a casa per ricordo, con la foto, magari. Gli esseri umani sono cosi', un po' tardi, ma poi quando si scatenano compiono imprese impossibili. Una volta che i muri mentali sono crollati il resto, rapidamente, si sbriciola.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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11.08.2002
Beat: sconfitti, fregati, sfottuti

di Dario Fo (con la collaborazione storica di Olga Varrasi)

Beat: sconfitti, fregati, fottuti: questo e' il significato letterale, e non solo, della parola che ha identificato un'intera generazione. "man I'm beat" significava sono un uomo senza un posto dove andare, senza soldi: sono a pezzi, esausto ho toccato il fondo.
Al di là di ogni significato, quando sento nominare quel movimento, la beat generation, mi passano per la mente una "squillata", gran quantità, di immagini, tutte in movimento.
Ci sono strade che si proiettano su pianure desertiche e poi corrono fra piantagioni infinite, ancora si arrampicano fra rocce, torri di pietra e scorrono a costeggiare i canyons.
E via lungo le foreste a disegnare ghirigori seguendo le coste in riva al mare.
Ci sono, e non possono mancare, mezzi di trasporto di tutte le razze e dimensioni a partire dalle moto per finire con i camion enormi: corrono, attraversano giorno e notte.
Le luci proiettano righe accese e colorate in contrappunto alle grida dei clacson e delle sirene della polizia.
Il pensiero fisso dei ragazzi della beat generation era il viaggiare: attraversare in ogni senso e dimensione l'America, una terra abitata, ma sconosciuta.
Si deve andare, ma dove? avevano un programma? una meta? no!! "go nowhere"

Non era una dichiarazione di non senso, di follia fine a se stessa: muoversi per non andare da nessuna parte.
La mancanza di uno scopo era proprio la chiave della loro filosofia: costruire, ma senza fabbricare, proprio vivere ed agire senza produrre, questi sono i tormentoni del pensiero di Kerouac,Cassady,Burroughs,Ginsberg e poi di Lamantia, Corso e Ferlinghetti: essi non hanno mai avuto l'ambizione di diventare o produrre un movimento ne' politico ne' culturale e tanto meno esprimere l'idea di una nuova morale.

Questo gruppo di amici pensava solo di indurre altra gente come loro ad esprimere una quantità enorme di rifiuti:
- rifiuto anzitutto della violenza (1)
- rifiuto del maccartismo e di ogni persecuzione politica e ideologica
- rifiuto della logica falsamente machiavellica de "il fine giustifica i mezzi": no! ripetevano, nessun fine, per quanto nobile, puo' giustificare la prevaricazione, i processi criminali, l'ingiustizia, l'imporre regole che affoghino la libertà
- rifiuto della guerra in nome della difesa dei diritti civili del nostro popolo (per popolo si intende quello degli Stati Uniti)
- negazione di qualsiasi regola che produca asservimento e repressione, quindi battersi per la piu' completa libertà sessuale dell'uomo - talvolta espressa nell'omosessualità - e della donna: i beats dettero una forte spinta all'emancipazione femminile liberando la donna da ruoli conformi e socialmente condivisi (2).

Libertà di espressione e libertà religiosa, ma contro ogni religione che voglia imporre i suoi dogmi: per questo fu scelto come studio e ricerca dell'autocoscienza il buddismo zen, una filosofia senza regole e regolamenti, senza la confessione, il pentimento e la pena o l'assoluzione per la vita eterna, amen.
Il rifiuto finale era dedicato alla terra, alla luce, l'acqua, l'aria: ci rifiutiamo di appoggiare chi sfrutta l'ecosistema con cinismo e mancanza assoluta d'amore.
La terra non e' un bene di dio per i soli uomini: e' un bene che dobbiamo preservare e restituire all'umanità che ci segue nel tempo, sfruttarla e massacrarla per il solo interesse al potere e al profitto e' il maggior crimine che si possa perseguire.
"Vietato vietare" era uno slogan che si e' proiettato per tutto il pianeta e naturalmente si faceva allusione anche all'uso di droghe.
Questo e' un punto controverso proprio perche' alla sua origine i protagonisti della beat avevano scelto la cosiddetta via morbida della droga (soft drugs): usavano marijuana, hashish, mescalina, funghi sacri, lsd e altre droghe d'erba africane
Ne difendevano l'uso convinti, a giusta ragione, che quelle fossero droghe che non creavano assuefazione: "avvicinano le persone, eliminano le inibizioni e migliorano i rapporti tra i sessi".
Ma il desiderio sempre latente di sperimentare per conoscere, legato all'assioma che "chi non fa inchiesta e non sperimenta non ha diritto di parola", ecco che piu' di un ricercatore parti' per una via senza ritorno.
Percio' ci ritroviamo ad elencare un numero notevole di "sconfitti" travolti dalla droga pesante, un nome illustre fra tutti e' quello di Gregory Corso.

Dobbiamo sottolineare che con i beats sono sorti in America, a ridosso della fine della seconda guerra mondiale, tutti i piu' importanti movimenti di emancipazione civile, sociale, libertaria e di difesa dei diritti civili di ogni comunità minoritaria di tutto il mezzo secolo trascorso.
Tra questi il movimento degli hippyes, il movimento studentesco, compreso quello francese, tedesco e italiano, i movimenti pacifisti, quelli ecologisti, fino agli attuali no-global, e ancora le organizzazioni che si occupano dei rapporti con l'ammalato, i cosiddetti medici clown, compresi i sostenitori di una medicina alternativa che si rifà ai metodi primordiali di cura e di uso dei medicamenti (omeopatia, iridologia, agopuntura, ecc...)
E' straordinario che tutti questi movimenti diano nati da persone che negavano ogni organizzazione ideologica e di gruppo e questo nonostante l'enorme forza propulsiva delle idee che i "sfottuti" esprimevano.
Ma la preoccupazione di questo minuto gruppo, che esploderà in tutta l'America e appresso in Europa per i concetti e la qualità nuova delle idee, non era solo quella di negare la logica dell'apparato sociale ed economico vigente ma anche di rimuovere drasticamente il linguaggio con cui esprimersi (3). Il suono, il canto, il gestire il danzare, il rappresentare, il dipingere, il costruire, il raccontare attraverso il cinema oltre che con la poesia. Corso diceva "la poesia e' il mio paradiso".
Ho studiato il progredire della musica jazz a partire dal blues per finire nel rock e raggiungere le forme prodotte dal be bop.
Sono stato e lo sono ancora un fanatico di Dizzie Gillespie e ho avuto perfino la fortuna di esibirmi con lui e la sua orchestra in una jam session nella quale cantavo con il grande nero rifacendomi al "grammelot" degli spirituals. Devo testimoniare che alla fine mi sentivo sospeso di parecchi centimetri dal suolo e ho capito perche' si sia detto che "il jazz e' il fluire della vita".

Raggiungendo la pittura nata dal pensiero beat si puo' scantonare nemmeno di un millimetro davanti a Pollock.
Il suo modo di costruire un dipinto e' a dir poco fuori d'ogni regola. Le regole di composizione lui se le produce ogni volta che si pone davanti a una tela, ma attenti: non fatevi circuire e ingannare da quei critici che vi assicurano come Pollock fosse tutto istinto ed emozionalità, un creativo all'improvviso.
Ho personalmente conosciuto questo pittore e, durante il nostro dialogo, mi ha mostrato una serie incredibile di disegni e bozzetti preparatori. "Quando sono pronto" assicurava "parto a dipingere anche con gli occhi chiusi: il quadro ce l'ho già nel computer della mia memoria".
Parlando del cinema devo ammettere, o se preferite segnalarvi, che solo grazie ad esso credo di aver capito qualcosa dei beats.
Ho individuato, grazie a film come "Easy rider" di Denis Hopper, "Il sorpasso" di Dino Risi, "Zabriskie point" e "Professione reporter" di Michelangelo Antonioni, "Thelma e Louise" di Ridley Scott, "Paris Texas" di Wim Wenders, "Marrakech Express" e "Turne'" di Gabriele Salvatores, "A proposito di donne" di Herbert Ross, "Il pasto nudo" di David Cronenberg, per citarne solo alcuni, il motore della filosofia del rifiuto e della negazione dei valori che questa società ci impone come regole irrifiutabili: o accetto o sei out!
Tutti questi film trattano e cercano di analizzare il principio che nulla e' sacro, inviolabile, essenziale, assoluto, rispettoso: nemmeno la morte! In questi film si raggiunge spesso la catarsi della distruzione dei miti che vivevano alla base del pensiero dei beats, compreso proprio il godere al massimo del bene della vita, dell'amore, dell'amicizia, della solidarietà, del disprezzo per il successo e per i quattrini.

I maestri di questo pensiero hanno piu' o meno tutti buttato all'aria queste certezze, le hanno capovolte e spernacchiate.

Che il distruggere ogni equilibrio, elogiando l'instabile e il disequilibrio, fosse all afine il modello e il propellente metafisico di tutto il loro pensiero?
Qualcuno ha suggerito di definire la beat generation un gioco maestoso costruito sulla sabbia del deserto poco prima che spiri il vento del ghibli.

Note:
1) Nel 1958 esce in forma di volantino "bomb" la poesia piu' discussa e criticata di Gregory Corso. Poco tempo prima Gregory aveva preso parte a una dimostrazione pacifista contro l'atomica ed era rimasto sconcertato dall'atteggiamento di estrema violenza dei pacifisti. Cosi' scrisse una lettera d'amore - provocatoria - all'atomica dove si chiedeva perche' la bomba scatenasse tanta ira e orrore quando l'intera condizione umana e' in se' un orrore. "I bambini abbandonati nei parchi, gli uomini che muoiono sulle sedie elettriche, il flagello e l'ascia, la catapulta di Leonardo da Vinci e i tomahawk indiani, la spada di San Michele e la lancia di San Giorgio, la pistola che uccise Verlain e le armi dei gangster, o il cancro o, peggio di tutto, la vecchiaia".
2) Ann Douglas, professoressa di studi americani alla Columbia University, scrisse "la beat generation costitui' motivo di stimolo per l'emancipazione femminile: se questi uomini possono esser liberi dai ruoli prestabiliti, sposarsi, lavorare ... perche' noi no?"
3) Ginsberg subi' un processo per oscenità a causa del linguaggio spregiudicato della sua poesia "Howl" (1956)
Anche l'aspetto grafico delle poesie beat subi' una rivoluzione: Ferlinghetti con il suo "Pictures of the gone world" (1955) sistema le parole in gruppi sistemati nella pagina con una percezione pittorica dello scritto, a seconda dell'importanza, del significato, dell'umore delle immagini e/o del concetto stesso.

Dario Fo e Olga Varrasi

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10.07.2002
Un minuto di raccoglimento per i ricchi

Carlo Marx, stravagante pensatore del 1800, scrisse che il capitalismo nasconde l'orrore del suo corpo di ingiustizie e prevaricazioni, mostrandosi vestito decorosamente nei paesi ricchi ma gira completamente nudo nelle colonie.

Ora una novità di portata epocale si e' materializzata e via via sta spaventosamente lievitando, come un pane del demonio, sotto gli occhi sbigottiti di milioni di benpensanti benestanti.

C'era un tempo in cui il capitalismo si limitava a prendersela con i piu' deboli, si sforzava di pagare una miseria ai lavoratori e di truffarli poi vendendo loro prodotti di infima qualità. Era una vergogna, certo, ma solo per i lavoratori stessi e le loro miserrime famigliole e poche "anime belle" (come dice il Giuliano Ferrara) che provavano orrore davanti alla brutale crudeltà del sistema.

Ma c'erano milioni di ben nutriti e ben vestiti personaggi che giudicavano il capitalismo il miglior modo possibile di vivere e si pascevano di tutto il cibo e le delizie che abbondavano nella loro casa morbidamente protetta da armamenti tecnologicamente superiori.

In effetti ancor oggi il capitalismo si dedica a far lavorare 12 ore al giorno bambini impegnati a cucire scarpe e palloni firmati e a lucrare vendendo farine avariate per gli aiuti umanitari. Ma sono pratiche alle quali si dedicano piu' che altro i ricchi di piccolo cabotaggio. Tra i veri signori del mondo e' in disuso perfino la pratica di far lavorare le persone per paghe da fame. I veri ricchi, i megamiliardari con patrimoni superiori al miliardo di dollari non si arricchiscono sfruttando il lavoro, non e' piu' quello il cuore della loro attività economica, anzi dal lavoro salariato spesso non ricavano neppure un dollaro. I soldi li fanno in ben altra maniera.

Non siamo impazziti. I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Dopo la Enron e la Tyco e altre aziende piu' piccole, anche Worldcom e' caduta in disgrazia sotto l'accusa di aver falsificato i bilanci rubando miliardi di dollari a milioni di azionisti ed e' indubbio che siano rimasti fregati una quantità notevole di ricchi, ricchini, aspiranti ricchi e finti ricchi benpensanti. Forse voi, cari lettori, viste le vostre probabili inclinazioni sinistrorse, non siete restati molto colpiti da questo evento. Ma si puo' ben immaginare l'espressione attonita del lettore militante del Sole 24 ore, quando, giocando in borsa col suo portatile super accessoriato, si e' accorto che il capitalismo e' basato sulla truffa, che la piu' importante società di revisione dei conti del mondo e' un'organizzazione di terrificanti bidonisti e che i giornalisti economici che avevano consigliato a tutti di investire in queste multinazionali del contropacco e del raggiro, si sono dimostrati essere solo l'ultimo anello di una corruzione mondiale che ha foraggiato politici e signori dei mass media per anni con cifre da capogiro. E questa volta la vittima non e' uno zozzone negro incapace di leggere un listino borsistico ma proprio lui, il ricco speculatore in mutande davanti al suo personal con connessione alla velocità della luce alla borsa telematica planetaria con tanto e di carta di credito oro.

La misura di questo raggiro e' ormai andata al di là di ogni grandezza monetaria mentalmente comprensibile. Parliamo di svariate centinaia di miliardi di dollari di valore azionario scomparsi nel nulla assoluto e di un pugno di beneinformati che ne ha approfittato con tale dovizia di mezzi, al punto che mai, neppure vivessero mille anni, potrebbero spendere la decima parte di quello che hanno rubato con l'inganno. Il gioco era estremamente semplice. Si spendono miliardi di dollari per corrompere politici e giornalisti, raccattare appalti immensi, convincere il mondo di

essere un'azienda in ottima salute con un futuro meraviglioso e inossidabile. Vedere le azioni salire di valore e vendere gradualmente mano a mano che il titolo sale. Nel frattempo la S.p.a. (Società per azioni) e' dissanguata perche' corrompere costa e dar l'idea di essere l'azienda piu' redditizia del mondo comporta spaventosi investimenti di immagine. Ad un certo punto pero' il sistema "salta" e il valore delle azioni crolla ma tu hai già venduto tutto e guadagnato l'impossibile. I dirigenti della S.p.a. finiscono nei guai e vengono sacrificati sull'altare del profitto con contorno di suicidi di chi sa troppo. La dinamica di questi colossali raggiri e' ormai venuta a galla. Resta un'incognita: come reagiranno i ricchi del pianeta quando si accorgeranno che i mega ricchi vogliono il loro portafoglio e non ci si puo' fidare neanche della borsa?

Si tratta di una frattura culturale non da poco. Da secoli l'imprenditoria borghese e' cresciuta sulla base della sua capacità di garantire un minimo di fiducia almeno all'interno di una ristretta casta di personaggi facoltosi. E adesso? che succede se si sgretola uno dei fondamenti della società capitalista?

L'esperienza, spesso amara, ci insegna che i ricchi sono generalmente spregevoli e pavidi e ci viene da sospettare che non succederà proprio niente e che, al massimo, accorgendosi di essere diventati anch'essi cacciagione, i capitalisti meno capitalizzati tentino solo di non farsi impallinare. D'altra parte, il nostro spirito di comici, ci induce a valutare anche un'altra, improbabile evenienza. Che succederebbe se i Paperon de' Paperoni piccoli e medi, turlupinati dai colossi planetari, si irritassero e decidessero che e' ora che in questo mondo ci sia un minimo di giustizia? Ci piace immaginare una rivoluzione capeggiata una volta tanto da capitalisti fregati, con cortei durissimi pieni di limousine e di elicotteri e i poliziotti che sono presi da una certa timidezza quando devono manganellare i manifestanti, soggiogati dal numero di zeri presente nei loro estratti bancari...

E che dire degli avvocati che si porterebbero dietro ai processi successivi ai moti di piazza?
Beh, sognare e' gratis.

Dario Fo & Franca Rame

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30.06.2002
Come va il mondo? Che possibilità ci sono che migliori?

Giornali e televisioni fanno a gara nel dirci che non c'e' niente da fare: il pianeta e' dominato dal male e nulla si puo' realizzare per risolvere i grandi problemi della povertà, dell'ignoranza e della fame.

E' tutto un gridare che la qualità della vita peggiora.
E questa idea, che in fondo non si possa sognare un mondo migliore, e' un puntello essenziale al consenso. Ogni giorno siamo immersi per parecchie ore in una salamoia mediatica di morti da telefilm, morti veri, violenze di ogni tipo, storie disperate, odi familiari, etnici, religiosi. Il mondo e' diviso da una linea chiara: da una parte pochi sono belli, sani e ricchi, dall'altra i falliti che, nella migliore delle ipotesi, anelano possedere almeno un briciolo di status symbol e comprano riviste patinate con le immagini delle auto, dei vestiti e delle donne che non potranno mai possedere.

Il messaggio che filtra attraverso i canali televisivi e' chiaro: siamo in trincea, circondati dal male, dobbiamo lottare per non soccombere ma nessuno si illuda, la vita e' dura, solo i piu' forti sopravvivono, i deboli non possono far altro che soccombere e aiutarli e' meritorio quanto inutile.

Questa visione della situazione e' perfettamente congeniale alla filosofia del potere tanto che si arriva a censurare alcune notizie bomba.
Grazie al convegno della Fao si e' parlato molto di fame, di miseria e di schiavitu'. E sono uscite solo cattive notizie.

Ed e' strano in effetti perche' ci sono anche molte buone notizie. Chiaramente e' impossibile parlare di buone notizie a tutto campo in una situazione nella quale muoiono circa 9 milioni di persone all'anno di fame e miseria. Ma d'altra parte e' un fatto che i morti di fame e miseria negli anni '70 erano piu' del doppio di oggi. La prima osservazione che viene spontanea e' che e' strano che al convegno della Fao questo risultato non sia stato sbandierato come un grande successo della globalizzazione. I potenti del mondo avrebbero potuto vantarsi dei risultati e portarli come prova del fatto che viviamo nel miglior mondo possibile e che il capitalismo globalizzato sta risolvendo il problema secolare della miseria. In effetti avrebbero dovuto avere un bel coraggio per formulare una simile dichiarazione (ma sappiamo che, generalmente, il coraggio non manca loro). Infatti la prima drammatica osservazione che possiamo fare e' che questo miglioramento si e' avuto negli anni '80 e poi, a partire dagli anni '90 la situazione e' andata via via peggiorando nuovamente (senza pero' ritornare ai livelli di 30 anni fa). La globalizzazione dei mercati invece di aprire nuove possibilità ai paesi in via di sviluppo ha creato trappole commerciali e sistemi di concorrenza sleale che hanno gettato sul lastrico milioni di piccoli coltivatori di caffe' sudamericani, milioni di operai russi, milioni di pastori africani.

Se i delegati della Fao avessero parlato chiaramente dell'andamento della lotta alla fame e alla miseria e dei risultati che si sono ottenuti avrebbero dovuto soffermarsi anche sulle cause dell'arrestarsi del progressivo miglioramento. Scoprire che un miglioramento c'e' stato, che negli anni '80 si e' realmente ottenuta una diminuzione della miseria, indica che la morte per denutrizione e mancanza di cure elementari non e' un marchio inestinguibile delle moltitudini dei diseredati. Non e' vero che essi sono fisiologicamente incapaci di vivere degnamente. Quindi l'Occidente non ha scuse, non sono una fatalità inevitabile questi milioni di morti ma aumentano e diminuiscono a secondo delle scelte macroeconomiche che vengono messe in atto. D'altronde, se si andasse ad analizzare dove si sono ottenuti i migliori risultati si scoprirebbe che generalmente i grandiosi progetti affidati a funzionari pagati a peso d'oro e alloggiati in hotel faraonici, hanno permesso di sprecare milioni di dollari con risultati risibili. Al contrario là dove si sono pensati progetti che partivano dal basso, dal piccolo, coinvolgendo direttamente i diseredati, offrendo mezzi e fiducia, si sono ottenuti risultati straordinari e questo e' il caso del movimento "Cibo in cambio di istruzione", del movimento delle cooperative agricole e degli ecovillaggi, che ha ottenuto in Africa risultati incredibili contro la desertificazione, del movimento dei micro-orti in Sud America che sfama centinaia di migliaia di famiglie e del movimento del microcredito che ha prestato denaro a 20 milioni di donne dando loro la possibilità di costruire piccole attività in grado di sostenerle economicamente (a questo riguardo ricordiamo il libro eccezionale di Mohamad Yunus:"Il banchiere dei poveri" edizioni Feltrinelli).

Insomma, questo sistema ha scelto di eliminare consciamente milioni di persone attraverso scelte economiche ingiuste che non mettono sullo stesso piano la grande multinazionale e il povero contadino. Si e' deciso, in modo scientifico e programmato, di togliere il diritto di vivere a queste persone perche' la loro sopravvivenza non offre vantaggi economici sufficienti. Quindi e' utile al potere minimizzare questo crimine contro l'umanità pompando il cinismo della banalità: "Non c'e' niente da fare...Sono decenni che li aiutiamo ma continuano a morire oggi come allora. Non cambia niente, non puo' cambiare, li vedi anche tu per strada questi extracomunitari...Sono inferiori..."

Per questo crediamo che sia importante dirlo forte: La situazione della miseria del mondo e' molto migliore di 20 anni fa. Adesso hanno deciso che questo miglioramento non rende e l'hanno fermato.

Dario Fo & Franca Rame

10.06.2002
Dopo la Enroon la Tyco

Un altro gigante dell'energia crolla in borsa e si scopre che ha truffato milioni di risparmiatori, falsificando bilanci, facendo scomparire miliardi (di dollari), corrompendo giornalisti e governi. Sullo sfondo storie di quotidiano inquinamento, intrighi internazionali e territori che devono essere bonificati con i bombardamenti perche' si possano costruire nuovi oleodotti.

Una storia di brigantaggio ai massimi livelli. Contemporaneamente salta fuori che un corteo di agenti segreti statunitensi e stranieri, accompagnati addirittura da Putin in persona si era rivolto a Bush avvisandolo che ci sarebbero stati attentati contro il Pentagono e le Torri Gemelle realizzati con aerei dirottati... ma Bush, poverino, non aveva capito: "Non mi avete detto l'ora esatta degli attentati, cosa ci potevo fare?!?". Intanto si scopre che Bin Laden e il mullah Omar godono di ottima salute (a parte qualche impaccio ai reni) e passano la frontiera tra Afghanistan e Pakistan quando vogliono (e' il ministro degli interni afgano a dichiararlo). Nel frattempo Klaus-Peter Kleiber, delegato dell'Unione Europea in Afghanistan (non una tuta bianca) esce sconvolto dal campo di prigionia di Shibergan (Mazar-i-Sharif) dove stanno uccidendo lentamente 2000 talebani e lo definisce una nuova Auschwitz. E saltano fuori fosse comuni di talebani, in maggioranza tra gli 11 e i 15 anni, sepolti vivi (mille? Duemila?). E si scopre che in India c'e' stato un pogrom con un numero imprecisato di musulmani ammazzati dai fondamentalisti indu' (mille? Duemila?). E mentre i mondiali di calcio assorbono tutta l'attenzione nessuno si preoccupa delle violazioni dei diritti umani in Corea e Giappone. E i giornalisti sportivi rispondono in coro ai vecchi ragazzi di Amnesty International: "Che cattivo gusto! Ma proprio adesso che ci stiamo divertendo venite a guastarci la festa con storie di impiccati e di lavoratori stranieri spariti a decine nelle carceri? Non avete un minimo di buon gusto..."

Contemporaneamente in Italia si scoprono maneggi tra i ciclisti e i fantini. E si saccheggia il patrimonio artistico e immobiliare per fare quadrare i conti dello stato. Idea geniale: creare la "Patrimonio S.p.a.", intestare a questa società tutte le proprietà della nazione (miniere, foreste, opere d'arte e porti) e poi vendere le azioni. Cioe' l'Italia, volendola conquistare, non sarà piu' necessario invaderla con un esercito, basterà acquisirla in borsa.   

Intanto si liberano mafiosi e killer ma questo, incredibilmente, non ferma l'ostinata stupidità di alcuni giudici che continuano a indagare e ad arrestare. La giustizia italiana sembra un trattore senza piu' guida ma incapace di fermarsi. Miracoli della burocrazia: dopo anni d'attesa, proprio adesso, arrivano le rogatorie dalle Bahamas: i documenti sui conti segreti di Previti, storie di giudici comprati e venduti. Ma i telegiornali maggiori non se ne accorgono (censura?). E scoppia un ulteriore scontro furibondo: la legge italiana non consente di registrare le conversazioni dei parlamentari. Il che e' legittimo. Ma che succede se il telefono di un mafioso e' sotto controllo e questo malvivente telefona a un vice-ministro in carica chiedendogli aiuto per aprire un conto corrente dove versare 20 miliardi di lire provenienti dagli appalti? E' chiaro che anche in questo caso sono i giudici ad aver violato la legge. E la storia si ripete in ogni angolo della terra, potenti incriminati si difendono arrampicandosi sui vetri di leggi costruite apposta per rendere impossibile stanare la grande criminalità, quella dei signori del mondo. Stiamo assistendo a una grande tangentopoli mondiale, una colossale saga del crimine e della violenza viene rappresentata davanti agli occhi degli abitanti del pianeta. E i potenti della terra non sono mai stati cosi' chiaramente malvagi. Ma l'umanità, ancora, non pare in grado di reagire, stanno quasi tutti a bocca aperta a guardare quel che succede, pietrificati dallo stupore.

Riguardo i detenuti del carcere di Shibergan abbiamo preparato una petizione da inviare all'Unione Europea chiedendo che vengano rispettati i loro diritti umani.

http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1441

Dario Fo & Franca Rame

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20.05.2002
Gli italiani ci rubano il lavoro!

Tempo fa, nel bar di un paesino vicino a Perugia, la barista reagi' all'ingresso di due signori con la pelle molto abbronzata dicendo con voce chiaramente udibile: "Questi marocchini vengono qui a rubarci i soldi e il lavoro".
Niente di particolarmente strano se non fosse che la signora in questione aveva trascorso 17 anni della sua vita in Belgio come immigrata. Ed e' un'amnesia straordinaria aver scordato di essere stata, a sua volta, trattata come una ladra di lavoro, forse anche borseggiatrice e anche un po' puttana.
L'intolleranza verso gli immigrati, in Italia, e' particolarmente odiosa perche' siamo un popolo di antichi emigranti. Come ai tempi dell'antica Roma gli schiavi liberati diventano i piu' ossessivi persecutori di chi non e' un uomo libero.
A nulla serve parlare di popoli depredati di ogni risorsa, di un terzo mondo affamato dallo sfruttamento coloniale, di milioni di profughi creati da guerre condotte o fomentate dal nostro ricco occidente.
E neppure otterreste risultati ricordando, a molti italici che si professano cristiani, cattolici, credenti, che si trovano a non sopportare persone che hanno lo stesso colore della pelle, gli stessi occhi e gli stessi capelli crespi di Gesu', oltre la stessa miseria. Ricordare loro l'importanza dell'amore, della carità, della pietà, delle quali in chiesa cantano laudi, sarebbe tempo perso.
Mentre da alcune parti si invita a imparare a convivere con la mafia, dall'altra si bombarda la platea televisiva giocando sul terrore, sul pericolo imminente, costituito da quegli intrusi pezzenti che arrivano stipati in carrette del mare che si sfasciano sulle nostre coste.
E qui si raggiunge l'apice dell'incongruenza.
Infatti stiamo reagendo alla presenza di alcuni malviventi senza scrupoli non colpendo questi, ma negando diritti civili essenziali a centinaia di migliaia di persone disperate, che vengono da noi alla ricerca di un'onesta possibilità di lavoro e di vita. E' l'ennesima versione della sindrome afgana, come dice Sergio Frau: "Per trovare l'ago nel pagliaio si dà fuoco al pagliaio".
E non ci si rende conto che, cosi', al contrario, si trascinano gli immigrati tra le braccia della criminalità organizzata.
Dovremmo rovesciare completamente la situazione: abbiamo bisogno di centinaia di migliaia di immigrati per far si' che il nostro sistema produttivo regga. Le industrie del veneto non riescono a soddisfare le richieste di mercato per mancanza di manodopera. La Coldiretti ha addirittura annunciato che se non arrivano subito 20 mila nuovi immigrati si dovranno abbandonare tonnellate di frutti sulle piante. La situazione richiederebbe interventi costruttivi, agevolare l'arrivo di lavoratori, organizzare la loro accoglienza, case, servizi, aiuti dal punto di vista burocratico. Invece non si predispone nessun servizio e le leggi attuali rendono difficilissima l'immigrazione legale. Chi ha provato a rendere possibile l'ingresso di un lavoratore straniero sa quanto sia difficile, anche disponendo di un'assunzione immediata. E pure se si tratta di casi drammatici superare il muro della cecità burocratica e' complicatissimo. Noi abbiamo toccato con mano la situazione. Sono nove mesi che tentiamo di far entrare legalmente in Italia una donna che vive, in Marocco, una situazione veramente drammatica e non ci siamo ancora riusciti pur disponendo di un contratto di assunzione.
Questa situazione dà opportunità meravigliose a chi invece della legge se ne infischia, ingrossa le file di chi e' disposto a pagare la mafia delle immigrazioni clandestine, restando poi in una situazione di ricatto e di sudditanza verso queste bande criminali. Di sicuro e' indispensabile dotarsi di sistemi certi di identificazione di chi viene fermato senza documenti (e piu' utile e semplice delle impronte digitali ci sembra una fotografia) ma non abbiamo l'impressione che si stia realmente agendo contro le centrali criminali. Un'amica extracomunitaria, una rispettabile professionista, ci ha raccontato costernata del percorso preferenziale che a volte trovano presso la burocrazia i magnaccia quando cercano permessi di soggiorno per le loro prostitute schiave... O qualcuno puo' veramente credere che le decine di migliaia di prostitute straniere presenti in Italia siano tutte clandestine? Si e' intolleranti verso i lavoratori stranieri e molto meno lo si e' verso i banditi che sanno destreggiarsi tra leggi, avvocati e mazzette. E contemporaneamente si alimenta, in modo ottuso e stolto, il sospetto e l'insofferenza verso l'immigrato. Anni fa un giornale di provincia titolo' in prima pagina: "Marocchino accoltella un italiano".
Leggendo nelle pagine interne si scopriva che, invece, era stato il marocchino a finire all'ospedale con un coltello piantato nello stomaco. Ma chissà quanti avranno avuto il tempo di leggere tutta la storia.
Una modesta proposta sarebbe che tutte le reti televisive iniziassero a raccontare, ogni sera, la storia di un immigrato che lavora e che cerca di ricostruirsi una vita...
Ma, come si sa, l'extracomunitario onesto non fa audience.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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20.04.2002
In esclusiva per i lettori di Dario e Franca Rame le prime pagine dell'autobiografia di Dario Fo a cura di Franca Rame

I MIEI PRIMI DIECI ANNI DI VITA

Prologo
Quella che vi propongo non e' la storia della mia vita di attore, autore e capocomico, ma piuttosto un frammento della mia infanzia. Anzi e' solo l'inizio, il prologo della mia avventura a partire dal tempo in cui mai mi sarebbe passato per il cervello che quello del teatrante sarebbe stato il mio mestiere definitivo.
Ricordo che Bettelheim pediatra, autore di una rivoluzionaria teoria sulla formazione caratteriale ed intellettiva degli individui, diceva: "Di un uomo basta che mi diate i primi sette anni della sua vita, li' c'e' tutto, il resto tenetevelo pure".
Io ho voluto esagerare: ve ne offro dieci piu' qualche puntata verso la maturità... credetemi, e' già fin troppo!

Dio: capo dei Capostazione.
Tutto dipende da dove sei nato, diceva un grande saggio. E, per quanto mi riguarda, forse il saggio ci ha proprio azzeccato.
Tanto per cominciare, io devo dire grazie a mia madre, che ha scelto di partorirmi a San Giano, quasi a ridosso del Lago Maggiore. Sotto la rocca si son scoperti reperti di un tempio romano dedicato a Giano bifronte, dio della guerra, ma guarda caso grande protettore dei fabulatores comicos. In verità non e' stata mia madre a scegliere, ma le Ferrovie dello Stato che hanno deciso di spedire mio padre a prestare servizio in quella stazione. Si', mio padre era un capostazione, se pure avventizio. La fermata di San Giano era cosi' poco importante che spesso i macchinisti la sorpassavano senza manco accorgersene. Tanto che un giorno un viaggiatore, stanco di ritrovarsi scaricato alla fermata seguente, ha tirato il segnale d'allarme. Il treno si e' ingrippato dopo una lunga frenata arrestandosi nel bel mezzo di una galleria. Un "merci" che lo seguiva e' franato addosso al treno bloccato. Non ci sono stati morti, per miracolo. Solo un ferito grave: il passeggero che aveva tirato l'allarme; infatti il disgraziato e' stato picchiato da tutti gli altri viaggiatori, compresa una suora.
Ma con l'arrivo di mio padre le cose alla stazione di San Giano sono cambiate all'istante. Felice Fo era uno che destava rispetto e soggezione. Quando si piazzava con il suo cappello rosso calcato fino agli occhi, ritto sulla rotaia, brandendo la bandiera da segnale, rossa anche quella, i treni si fermavano tutti... Tutti gli accelerati, s'intende, e anche gli omnibus... che poi in totale erano quattro.
Io sono venuto al mondo fra un omnibus ed un "merci", in quella fermata sussidiaria a quattro passi dal lago (Antelacus, e' scritto su un reperto romano). Erano le sette del mattino quando mi sono deciso a far capolino fra le gambe di mia madre. La donna che fungeva da levatrice mi ha tirato fuori e sollevato come fossi un pollo, per i piedi. Poi velocissima, mi ha assestato una gran pacca sulle natiche... ho urlato come un segnale d'allarme. In quell'istante transitava l'omnibus delle sei e mezza... che era naturalmente in ritardo. Mia madre ha sempre giurato che il mio vagito aveva superato di gran lunga il fischio della locomotiva.
Dunque io ho visto la luce a San Giano per decisione unica delle Ferrovie dello Stato, ma li' son nato solo per l'anagrafe.
In verità, per quanto mi riguarda sono venuto al mondo e ho preso coscienza a 30-40 chilometri un po' piu' in su, lungo la costa del Lago, a Pino Tronzano e qualche anno dopo a Porto Valtravaglia, sulla sponda magra del lago Maggiore. Entrambi sono stati i miei "paesi delle meraviglie". I luoghi che mi hanno scatenato le fantasie piu' pazze e hanno determinato ogni mia scelta futura. Il trasloco di tutta la famiglia era stato un'altra volta deciso dalla direzione delle EFFE-EFFE-ESSE-ESSE, compartimento di Milano.
Milano! Mi ricordo che la prima volta che ci sono andato e' stato con mio padre. Ero molto piccolo e lui doveva andarci per sostenere un esame da movimentista, sperava di venir promosso capostazione di seconda classe, livello C. Ma perche' farsi accompagnare in quel viaggio da me, un bambino cosi' piccolo? Ho sempre sospettato che mi volesse con se' per scaramanzia. Tutti in casa, compresi i parenti acquisiti, erano convinti che io portassi una fortuna sfacciata. Infatti io ero nato con la camicia, come si dice, cioe' ero uscito tutto avvolto nella placenta di mia madre. Un segnale mitico di buon auspicio.
Arrivati a Milano, poco prima di entrare nel grande hangar della Stazione Centrale, il treno ha cominciato a rallentare vistosamente... procedeva a passo d'uomo. Papà Felice - pà Fo, come lo chiamava mia madre - ha abbassato il finestrino e mi ha fatto sporgere fino a mezzo busto "Guarda lassu'" e mi indicava un ponte altissimo issato su centine d'acciaio, sotto il quale transitavano tutti i convogli. Una enorme passerella zeppa di fari puntati in ogni direzione. Una serie di cabine di vetro, illuminate da lampade fortissime e colorate. Quella macchina fantastica era sorretta da piloni giganteschi.
"Cos'e'?""E' il centro operativo da dove si comanda il movimento di tutti i treni, compresi gli scambi e i semafori."
In quel momento ero convinto: dentro quelle cabine di vetro, splendenti di luci, ci doveva essere di sicuro Dio, con tutti i Santi dei capostazione. Non avevo dubbi: il Padreterno non era altro che il direttore generale delle FF.SS. Era lui che organizzava tutto il movimento dei ferrovieri, lo spostarsi dei treni, progettava macchine e la nascita dei figli dei capostazione!
Ma torniamo al nostro trasloco da San Giano a Pino Tronzano.
Nel primo trasloco dalla stazione di San Giano a quella di Pino, alla frontiera con la Svizzera, tutti i mobili della famiglia erano stati caricati su un vagone merci. Il viaggio non durava piu' di un'ora e mezza. Mi aveva fatto molta impressione veder smontare i letti e gli armadi. Credevo li stessero spaccando a pezzi e cosi' sono scoppiato in un pianto disperato. Mio padre mi aveva subito tranquillizzato: "Vedrai che appena arrivati, li rimetteremo insieme!"
Ahime', nel caricare "la roba", la stufa di ghisa si era rovesciata dal vagone e si era sfasciata... mia madre ha mandato un urlo straziante. Io l'ho presa per mano e l'ho confortata: "Tranquilla, come arriviamo, il papà ri-incolla tutto!"
Oh, antica fiducia nei padri!
Il vagone era stato agganciato al treno sul quale anche noi si era saliti. Quindi, come siamo arrivati a Pino Tronzano, hanno staccato il nostro vagone merci e aiutati da due facchini, mio padre e mia madre hanno cominciato a scaricare i pezzi da rimontare.
Io ero letteralmente affascinato da quel posto: la stazione era piu' grande di quella dov'ero nato... noi si abitava sopra, al primo piano.
Un centinaio di metri piu' sotto, a picco, c'era il lago.
Alle spalle montava una parete rocciosa, dentro la quale era scavata una strada che, disegnando un gran numero di tourniche', saliva fino al paese: una cinquantina di case abbarbicate quasi una sull'altra come in un bassorilievo della Colonna Traiana. C'era una torre antica, un campanile con sotto la pieve e un gran palazzo che ospitava il Municipio, la scuola e pure il pronto soccorso. 
I facchini e i miei non avevano ancora terminato lo scarico ed ecco che arriva il prete: veniva a darci il benvenuto e a benedire la casa con le pareti intonacate di fresco. Con lui c'era un chierichetto che mi ha portato subito a vedere dove, dietro la stazione, si trovava un gran recinto con alberi da frutto e molto terreno coltivato; c'era anche un pollaio con un fracco di galline e delle gabbie basse con dentro i conigli. Il capostazione che c'era prima di noi, non potendo portarseli tutti con se', ne aveva lasciati gran parte in regalo ai nuovi arrivati che eravamo proprio noi... oh, grazie!
Il cantoniere guardia scambi, cioe' l'assistente di mio padre, ci avvertiva che purtroppo galline e conigli ogni tanto riuscivano a scappare fuori dal recinto, cosicche' immancabilmente qualcuno di loro finiva sulle rotaie, proprio mentre arrivavano i treni. Ad ogni modo, le povere vittime ferroviarie - o almeno le loro appetitose spoglie - erano quasi sempre "recuperabili": bastava decidere per lo spezzatino in umido, cosi' nessuno s'accorgeva della gran tranciata. Devo dire che raramente in casa nostra si riusciva a cucinare un pollo o un coniglio intero!

Dario Fo e Franca Rame

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13 Febbraio 2002
A Proposito di Nanni Moretti. Tacciano gli artisti!

Il discorso di Nanni Moretti e' stato uno di quei gesti che danno speranza e, come ha detto Staino, ci fanno sospettare che esista la vita nella sinistra.
Improvvisamente milioni di progressisti delusi hanno trovato chi ha dato voce al loro grande magone.
Che i politici lo capissero, ovviamente, era difficile, e non stupisce che abbiano fatto muro, rimproverando a Moretti di aver colpito con una sassata il movimento democratico. L'aver perso le elezioni, l'essere insignificanti in parlamento e incapaci persino di organizzare una manifestazione che riempisse Piazza Navona e' per loro assolutamente irrilevante (neppure sono riusciti a comunicare in maniera chiara luogo e orario della manifestazione). L'idea che si possa cambiare l'allenatore di una squadra che perde tutte le partite non sfiora neppure le loro menti.
Hanno accusato Moretti di essere un asino, un guitto, un incompetente, un artista.
E vorremmo, se ci permettete, sottolineare un particolare nel tono che molti commentatori, su L'Unità, su La Repubblica, su Il Manifesto, hanno usato: hanno detto "il bambino ha mostrato che il re e' nudo", "l'artista sente maggiormente le emozioni della moltitudine", "il regista ha saputo tirar fuori il suo dolore e interpretarlo".
In fondo quasi tutti i commentatori, sia quelli che esaltano Moretti che quelli che lo criticano, sono convinti che un artista che parla di politica sia un'anomalia... Non e' il suo mestiere, non ha titoli per giudicare...
I commentatori paludati non hanno proprio capito quello di cui milioni di entusiasti di Moretti sono ormai convinti: la politica e' una cosa troppo importante e delicata per farla fare ai politici.
E' un discorso che ci sentiamo ripetere da decenni:"Si', bravi, venite a farci uno spettacolo gratis, e va bene, ma poi non pretendete di darci anche il vostro parere. Cosa volete capire voi di politica. Lasciate fare agli specialisti."
Già, che degli artisti vogliano dire qualche cosa su come cambiare il mondo e' veramente inconcepibile! Inizi con gli artisti e poi magari domani pure le femministe, i gay e i portoricani vorranno dire la loro... Di questo passo finisce che pure gli operai pretenderanno di avere diritto di discutere la linea del partito!
Ma che? Pazziamme
Il grido di Moretti non e' un "Suvvia i politici ascoltino un po' piu' la gente",
Moretti ha detto chiaramente che con questo tipo di politici non si vincerà mai. Siamo assetati di una concezione completamente nuova della politica. Non giocata sulla furbizia, il compromesso, l'inciucio, il mettiamoci d'accordo tra di noi facendo un bello scambio, tu ti tieni le tue televisioni, le tue industrie, le tue banche, basta che tu ci dia una mano con la bicamerale (dimenticandosi che la prima regola del gioco e' non giocare con i bari).
Sogniamo una politica fatta per la gente, non per i vantaggi degli schieramenti. Una politica dove la base non deve limitarsi a sfilare in corteo a comando, fare la tessera e dare il voto.
Ha ragione chi dice che la vittoria di Berlusconi ha dietro non soltanto il potere mediatico delle sue tv ma il trionfare di una filosofia usa e getta dell'italietta dei furbi e dei raccomandati. Si deve partire dalla rinascita della cultura collettiva e popolare, dell'ironia, della cooperazione, della sinergia tra le forze positive della società.
E non a caso tutto quello che si muove in questa direzione e' totalmente non considerato dall'elite della sinistra.
Al pari degli artisti sono irrilevanti gli organizzatori di eventi culturali, le piccole case editrici, i centri culturali, le banche del tempo, i gruppi di acquisto, le cooperative sociali, il commercio equo e solidale, il microcredito, il mondo del volontariato, dell'etica e della solidarietà.
Ora vedremo se, da questo sacrosanto intervento di Moretti, verrà fuori una nuova stagione di costruzione di micro progetti, come fu l'epoca d'oro della nascita delle cooperative e delle case del popolo.
Vedremo. Ma non aspettiamoci che tutto questo lo costruisca la vecchia o una riciclata dirigenza. Qui serve una base nuova: artisti delusi, disoccupati depressi, casalinghe frustrate, pensionati sclerotici, studenti scioperati, impiegati "esuberanti", operai insonni, tutti insieme, devono decidere se vogliono veramente una nuova "casta dirigente" o se vogliono essere la "classe dirigente". Se non volete la destra al potere per quattro generazioni, forse, e' il momento di fare una scelta adesso.
E Rutelli, D'Alema, Bertinotti e Fassino non si preoccupino. Non resteranno disoccupati e soli a causa di Moretti. Continuando cosi', con le piccole difese, sono già rimasti soli... E forse anche disoccupati. Moretti ha solo osservato la realtà ed e' stato capace di raccontarla, dimostrando di avere tutti i diritti, anzi il dovere di fare politica.
I datori di lavoro (Moretti docet) dei nostri rappresentanti al parlamento sono pregati di suggerire ai loro dipendenti gli indispensabili radicali cambiamenti.
Questo e' il momento di parlare. E' a disposizione uno spazio su il Manifesto e su Alcatraz.

Franca Rame, Dario Fo, Jacopo Fo

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31 Gennaio 2002
Il settimo cataclisma

Un eminente luminare della scienza, studioso del progresso tecnologico legato all'ambiente, diceva: "La strada in cui si e' avviata la locomozione e con lei la produzione di mezzi di trasporto diesel e a benzina e' condannata a creare disastri da cataclisma. Fra non molto avremo montagne di veicoli-rottame che intaseranno ogni discarica".
La solita Cassandra?
"Nient'affatto - incalza lo scienziato - abbiamo appena assistito ad un processo di strage tecnologica risoltosi in un attimo.
Quindici anni fa si producevano ancora milioni di tradizionali macchine da scrivere, poi, all'istante, e' scoppiato il boom dei computer. Milioni di normali macchine da scrivere, comprese quelle elettroniche, verranno letteralmente buttate...
Oggi se ne scorge qualcuna solo nei polverosi musei della tecnologia primordiale. Succederà lo stesso anche per le auto a propellente oleo-minerale.
Il trapasso sarà decisivo ed improvviso ma, se non si interviene immediatamente, sarà un'immane catastrofe a determinarlo".
Come ha sottolineato qualche onesto studioso del problema "inquinamento atmosferico", abbiamo ormai sorpassato ogni limite d'allarme fino a raddoppiare la massima quantità nociva e, in alcuni casi, siamo arrivati oltre il quadruplo del limite.
Il numero dei morti di cancro da smog ha raggiunto cifre piu' che allarmanti, tragiche!
Ma che fanno le autorità comunali, provinciali, regionali e governative?
Si muovono come allocchi storditi.
Baffonchiano... non hanno programmi ne' progetti, tirano a campare, con qualche domenica a piedi - targhe alternate...
Speriamo nella pioggia, nel vento, in una bella nevicata. E' come sperare, durante un'alluvione, nell'effetto dell'alta marea prodotta dallo spuntare della luna piena.
Il sindaco di Milano e la sua giunta meritano senz'altro la palma d'oro dell'ingessamento mentale.
Da ogni parte si e' continuato da anni a tempestarlo di sollecitazioni ad agire. I cittadini democratici hanno raccolto 25mila firme proponendo un referendum sul traffico e l'inquinamento. Nel programma del gruppo referendario si prevedeva la creazione di isole di scambio, disposte nell'immediata cerchia periferica della città.
In quelle isole si sarebbero dovute fermare le macchine provenienti dall'esterno. Depositare in parcheggi appositi i propri veicoli e proseguire verso il centro città con mezzi messi a disposizione dal comune: tram, autobus a propellente non inquinante e taxi elettrici, a metano, biodiesel etc. etc.
In poche parole si trattava di liberare l'intero grande centro di Milano dal caos di macchine che oggi intasano la città e i polmoni dei cittadini.
Ma per il sindaco quel progetto era troppo avveniristico, anche se già realizzato in molte città d'Europa.
Si proponeva soprattutto di raddoppiare il numero dei mezzi di trasporto che oggi si muovono con motore diesel sostituendoli con propellenti non inquinanti.
Impossibile?
Los Angeles fino a 15 anni fa era la città piu' inquinata del mondo: era infatti soprannominata "la grande camera a gas". Oggi e' una città nuovamente vivibile... in possesso di un'atmosfera finalmente respirabile.
E parliamo del cuore dell'economia Usa. Da sola la California sarebbe la quinta potenza economica del mondo. Il valore della sua produzione e' superiore a quello dell'Italia. Ha 34milioni di abitanti e Los Angeles cresce al ritmo di mille persone al giorno.
Con una tale espansione l'inquinamento dovrebbe aumentare continuamente, invece e' drasticamente diminuito.
I picchi di ozono sono caduti del 75% in quindici anni. E tre mesi fa l'amministrazione ha varato un piano per ridurre ulteriormente del 90% le emissioni di polveri, chiedendo la modifica di tutti i mezzi e le caldaie a gasolio.
Cos'e' successo? E' semplice: l'amministrazione ha trasformato in mezzi ecologici taxi, autobus e mezzi pubblici in genere, perfino quelli in dotazione alla polizia comunale e ai pompieri.
Poi sono stati fissati limiti rigidissimi per le emissioni inquinanti di auto, caldaie e insediamenti industriali.
E' stato incentivato l'utilizzo di tecniche di combustione piu' ecologiche, utilizzo di fonti rinnovabili di energia: sole, vento, acqua. La California ha installato il piu' grande impianto di pannelli per la produzione di energia elettrica (da soli producono quasi il 90% dell'energia fotovoltaica prodotta sul pianeta). E si e' poi investito sull'isolamento termico delle costruzioni. Maggiore coibentazione delle case significa minor bisogno calorico per scaldarle.
L'amministrazione ha sollecitato il cambiamento, offrendo addirittura generosi sgravi fiscali per chi (privati e industrie) era in grado di ridurre la propria quota di inquinamento. L'ultima iniziativa e' stata quella di proporre notevoli sgravi fiscali a chi possiede un'auto ibrida, cioe' in grado di usare alternativamente motore a benzina e batteria elettrica.
D'altra parte l'amministrazione di Los Angeles ha messo in pratica la tolleranza zero verso gli inquinatori, ad esempio multe da 300 dollari a tutti gli automobilisti con tubi di scappamento non in regola. Inoltre le associazioni ambientaliste sono state autorizzate a presentarsi come parte civile nei processi per inquinamento. E questo ha portato a 39 cause contro grandi inquinatori.
E Los Angeles non e' l'unico esempio di grande città che sia riuscita a diminuire drasticamente l'inquinamento in modo stabile.
A Chicago si e' intervenuti in modo analogo a Los Angeles con risultati altrettanto validi. Copenaghen ha risolto il problema tassando pesantemente le automobili, offrendo servizi pubblici super efficienti e puntando molto sulle piste ciclabili. Zurigo ha integrato treni (che nelle ore di punta passano ogni 2 minuti) e tram, offrendo per 400 euro all'anno l'abbonamento ai trasporti su tutta la rete.
Tutti questi esempi sono la prova che e' possibile intervenire realmente sull'inquinamento. Non ci sono dubbi sul fatto che sia possibile avere una città dove respirare non sia autolesionismo. Non ha senso considerare l'avvelenamento delle città come una catastrofe naturale dovuta al caso o al clima. Far vivere i cittadini in metropoli-camere a gas non e' una fatalità, e' una scelta politica. Le amministrazioni delle città inquinate non hanno scuse. E' la volontà quella che manca.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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i commenti dei mesi precedenti

23 Gennaio 2002
Afghanistan a perdita d'occhio

Siamo in una situazione allarmante. Sembra di guardare un film fantapolitico sceneggiato da un depresso consumatore abituale di sostanze allucinogene. Da Santoro Cirino Pomicino si vanta di essere amico di Rutelli e sorride, assolto da tutto, innocente come una vergine pia. Abbiamo atteso un gesto da Rutelli, che lo ascoltava...Un "io amico tuo? Ma vogliamo scherzare!?!" Pomicino e' stato condannato in terzo grado, ha patteggiato un'accusa per corruzione, e' stato condannato nuovamente in primo grado per un'altra accusa di finanziamento illecito. E si presentava come una vittima dei giudici stalinisti... E Rutelli ha continuato a sorridere, senza contraddirlo, lui e' amicone con tutti... Anche con Cirino Pomicino? Ma come e' possibile? Completa mancanza di senso estetico? Sempre da Santoro viene intervistato anche Vittorio Feltri che fa una domanda senza risposta: perche' Romiti e' stato condannato per le tangenti della Fiat e a nessuno e' venuto in mente di coinvolgere Gianni Agnelli e accusarlo di complicità? Forse Agnelli e' un ingenuo e non sapeva? Dice cosi'... Cioe', in sostanza chiede che anche Agnelli venga perseguito perche' non poteva non sapere... Ma visto che questo non e' possibile chiede sostanzialmente che venga esteso a Berlusconi lo stesso privilegio concesso ad Agnelli. Già, perche' Agnelli si' e Berlusconi no? Beh, non ha tutti i torti... La domanda cade nel vuoto... Agnelli e' Agnelli, non scherziamo... E come potrebbe essere diverso in un paese dove il libro della Fallaci, una sbrodolata a dir poco razzista, vende 700 mila copie in tre settimane? Strano paese il nostro, dove la sinistra ha in gran parte sostenuto la guerra in Afghanistan, raccomandando pero' il senso della misura e il rispetto dei civili e poi se n'e' stata zitta davanti ai piu' che previsti massacri. Che dire dei linciaggi e delle fucilazioni di massa di prigionieri? Che dire delle gabbie di rete metallica coperte da un telo di plastica dove sono rinchiusi i catturati di Al Queda? Gli viene negato lo stato di prigionieri di guerra e il diritto alla difesa, e sembra normale che venga negato loro anche il diritto di usare un bagno durante le 20 ore del trasferimento aereo dall'Afghanistan a Cuba (dove c'e' una base militare Usa). Umiliare i prigionieri costringendoli a stare bendati e a farsela addosso pare un legittimo diritto del vincitore. Il bilancio dell'operazione "Libertà duratura" e' impressionante, un solo caduto americano in battaglia, alcune decine di morti Usa per incidenti e fuoco amico, quattromila morti afgani, dei quali almeno tremila civili. E dei mille Talebani e militanti di Al Queda deceduti molti sono stati uccisi dopo che si erano arresi: linciaggi, fucilazioni di massa e la storia, ancora misteriosa, del massacro nel carcere di Kandahar. Non si sa quanti siano i morti tra i soldati dell'Alleanza del Nord, i giornali non ne parlano, non contano. Ne qualcuno e' in grado di dire quanti siano i civili afgani morti per gli effetti collaterali della guerra, per mesi milioni di disperati si sono trascinati tra Pakistan e Afghanistan, senza cibo, senza riparo, senza medicine e spesso con pochi vestiti addosso. Si dice siano morti in centinaia di migliaia. Non contavano niente da vivi, figuriamoci da morti. Intanto Bush si strozza con un salatino, sviene, casca per terra, si fa uno zigomo viola e si acciacca il naso. Un salatino denso di metafore, visto che il trionfatore dell'Afghanistan si trova ora nei guai perche' uno dei suoi piu' intimi amici e generoso finanziatore che era a capo della Enron, una delle multinazionali dell'energia piu' potenti del mondo, ha speculato sul fallimento della sua stessa azienda, truffando milioni di risparmiatori e realizzando un guadagno straripante. E guarda caso giungono voci spizzicate, sussurrate, che parlano con sempre maggior insistenza del coinvolgimento di Enron nel piano che prevede di far passare per l'Afghanistan il famoso oleodotto, e poi ci sarebbe anche altro. C'e' chi, con proterva insistenza, insinua che prima dell'11 settembre, dietro le speculazioni azionarie contro le linee aeree e le compagnie assicurative che saranno poi colpite dall'attentato, ci fossero anche ingenti capitali della Enron, della Exxon e della Boeing. Tutti amici di Bush e suoi finanziatori... E si capisce perche' Berlusconi sia il piu' grande filo-americano. Lui e Bush: stessa razza, stessa faccia. Alla maggioranza degli italiani e degli statunitensi va bene cosi'. All'Ulivo in fondo in fondo non dispiace... Si calcola che in Italia gli estremisti scontenti siano solo 2 milioni, confusi, divisi, delusi. Bertold Brecht diceva che ci sono momenti nei quali bisogna soppesare la sconfitta e capirne i motivi e si fa fatica a immaginare una risposta perche' si sono finite le domande. E' uno di questi momenti. Tutto quello che succederà domani dipende dalle nuove idee che sapremo far maturare oggi. La maggioranza degli italiani non e' di destra. Semplicemente ha dovuto scegliere tra un sogno (folle) e le statue di sale del centro sinistra. Ha scelto quello che, comunque, si muove. Una domanda potrebbe essere: saremo capaci di far muovere qualche cosa di piu' affascinante dei sederi bellissimi delle ballerine di Canale 5? Abbiamo trovato estremamente affascinante la storia dei pensionati inglesi, che minacciando di ritirare i loro risparmi da alcuni fondi di investimento sono riusciti a costringere la Glaxo ad abbassare i prezzi di medicine salvavita in Africa. La società del varietà odia i vecchi ma tutti devono invecchiare. E sapere che il pensionato da rottamare puo' fare piu' danni a una multinazionale del Black Block palestrato dovrebbe dar grande piacere a tutti. E anche come videogame non e' male. Invece di fare i solitari ci si attacca a Internet e si fa un danno di milioni di dollari ai piu' potenti della terra. Molto ma molto meglio di Dungeon & Dragon, Unrial Tournament e Risiko.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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10 Gennaio 2002
Solo i pensionati inglesi possono fermare Berlusconi

La cosa veramente incredibile di Berlusconi non e' lui con le sue società finanziarie misteriose. E neanche i suoi avvocati che riescono a tirarlo fuori da tutti i guai. Ne' il suo ministro della giustizia che rimuove un giudice pur far saltare un processo. In fin dei conti non ci stupiscono neanche gli elettori di Berlusconi, lo hanno votato in milioni ma, come nota Sandro Viola su Repubblica, non trovi una persona di un certo livello culturale che ammetta di averlo fatto... Quello che veramente stupisce e' l'opposizione a Berlusconi. Quando l'Ulivo era al potere ha fatto di tutto per garantire la non processabilità di Silvio e per non varare una legge sul conflitto di interessi. E ora che si vuole dare il colpo di grazia alla giustizia italiana, togliendo le scorte ai giudici antimafia e anticorruzione e bloccando i processi scomodi nessuno fiata. I Ds faranno un grande corteo a Bologna il 16 gennaio ma in sostegno dell'Euro. Questa si' che e' un'azione stravolgente. Che il ministro di giustizia invalidi un processo contro il Presidente del Consiglio trasferendo un giudice e' un fatto di una gravità incredibile. Ed e' risibile la giustificazione: "Lo aveva chiesto lui!". La legge italiana prevede che un processo venga concluso dai giudici che lo hanno iniziato, senno' bisogna ricominciare tutto da capo. Quindi e' tradizione che i trasferimenti vengano chiesti con largo anticipo e resi operativi solo a conclusione dei procedimenti. Se quello che il ministro ha deciso per il giudice Brambilla venisse applicato a tutti i giudici italiani con la stessa solerzia avremmo centinaia di processi importantissimi che dovrebbero rincominciare da zero, la paralisi della giustizia italiana e il piu' grande regalo della storia nazionale alla criminalità. Eppure, davanti alla gravità di questo momento, ci rendiamo conto della totale assenza di un'opposizione. Sarebbe il momento di abbandonare il parlamento, di fare lo sciopero della fame, di incatenarsi ai semafori. Niente, verdi, rifondazione, ds, comunisti sono ancora in vacanza. La cosa piu' di lotta che riescono a realizzare e' partecipare in massa al ventennale del Maurizio Costanzo Show, tutti sorridenti e beneducati con il padrone di casa Silvio Berlusconi. Lacerante. Ne' si vede una reazione da parte dei vari portavoce no global, giustamente stracciata la strategia degli scontri di piazza dopo il disastro di Genova e l'apocalisse dell'11 settembre, anche l'ultima opposizione in questo paese sembra scomparsa. Ma per fortuna e' solo un'illusione. E' in corso una grande riflessione collettiva su come si possa fare opposizione e molti stanno proponendo scelte nuove. Sta crescendo la coscienza che la forza politica dell'opposizione civile non sia esclusivamente nei partiti o nei cortei ma nella capacità di trasformare i consumi in azione politica. L'ultimo successo in questo campo e' stato straordinario, come abbiamo raccontato sull'edizione quotidiana di Cacao, un gruppo di pensionati inglesi e' riuscito a costringere la multinazionale farmaceutica Glaxo a vendere a prezzi di costo medicine salvavita in Africa. Come hanno fatto? Si erano accorti che i gestori dei loro risparmi e dei loro fondi pensione avevano acquistato titoli di fondi d'investimento che comprendevano anche azioni della Glaxo, forse la piu' grande casa farmaceutica del mondo. Cosi' molti, spontaneamente, avevano scritto alle società di gestione dei loro risparmi per protestare e l'evento era finito sui giornali. I vegliardi si sono cosi' resi conto che erano sulla strada giusta, si sono attaccati a internet e sono riusciti a raccogliere le dichiarazioni di protesta di decine di migliaia di risparmiatori. E vicino a ogni firma c'era l'importo che quella persona aveva investito in prodotti finanziari che comprendevano azioni della Glaxo. Hanno raccolto firme di risparmiatori che tutti insieme avevano investito piu' di 3 mila miliardi di lire in fondi (cifra corrispondente a 1500 milioni di euro). Poi sono andati dai gestori dei loro risparmi e hanno sussurrato: "Se non togliete la Glaxo dai vostri fondi noi ritiriamo i nostri soldi". Vedeste che reazioni rapide!!! I broker hanno telefonato subito alla Glaxo e gli hanno detto: "Scusate, c'e' un problemino..." In un batter d'occhio alla Glaxo hanno fatto due conti e hanno scoperto che far crollare i prezzi delle medicine in Africa era meglio che affrontare il panico in borsa. La domanda e': i pensionati inglesi hanno salvato la vita a migliaia, a centinaia di migliaia o a milioni di persone? Non si conosce, nella storia umana, un altro episodio nel quale un semplice sforzo collettivo abbia prodotto il salvataggio di tante vite umane. Sono idee del genere, nuove e non convenzionali che ci possono permettere di cambiare la situazione.
Se vuoi saperne di piu' sulla vittoria dei pensionati inglesi clicca qui www.report.rai.it/2liv.asp?s=83 Puntata dell'11 Ottobre 2001


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