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12-11-2002
Il mondo migliore si fa casa per casa?
Con un articolo, apparso sull'ultimo numero
del settimanale Internazionale (numero 462), Naomi Klein
pone, con la consueta gentilezza, un problema oggi centrale
per quello che lei chiama il "movimento dei movimenti": Quale tipo di
strategia adottare? Puntare sulle grandi campagne di opinione o sulle
lotte locali intorno a immediate questioni concrete? E' sotto gli occhi
di tutti che stiamo vivendo un'ondata di piena della follia
guerrafondaia e del trionfo morale dei furbi.
In tutto il mondo la linea della violenza e della difesa a oltranza dei
privilegi sta raccogliendo grandi successi. E il popolo statunitense ha
tristemente consegnato a BushVersija, ha tentato di
pubblicare che i morti del teatro di Mosca sarebbero stati
oltre 300. Ma la polizia ha bloccato le rotative e
sequestrato i computer della redazione. La notizia e' stata pubblicata
dall'autorevole Newsweek ma e' passata quasi sotto silenzio sui media
mondiali. Si tratta di un segnale molto preoccupante sulla capacità di
esercitare realmente la libertà di stampa. Di fronte a questa perdita
di valori e di diritti, di fronte a questo inasprirsi dei massacri non
possiamo solo stare li' a guardare testimoniando il nostro dissenso.
In questa situazione di grave emergenza ognuno deve chiedersi: "Il mio
impegno ottiene dei risultati? Riesce a limitare l'orrore? Apre nuove
opportunità?" In questa situazione di grave emergenza dire la cosa
giusta non basta, dobbiamo fare appello a tutte le nostre forze e
riuscire tutti insieme a ottenere dei risultati. Naomi Klein sostiene
che oggi il movimento si trova in una posizione di debolezza
anche perche' non ha fatto ancora una scelta chiara sulla
filosofia che l'azione deve seguire. Nel movimento ci sono due
tipologie di organizzazioni che sono molto diverse anche dal punto di
vista strutturale. Da una parte i grandi movimenti nazionali, che in
qualche modo assomigliano ai partiti, puntano principalmente su
rivendicazioni planetarie, come la Tobin Tax, obiettivi a
lungo termine intorno ai quali creare eventi mediatici, manifestazioni
internazionali, radunare grandi masse di persone, ottenendo cosi'
l'attenzione dei media e dei potenti. Ma concentrandosi su queste
iniziative centralizzate, osserva Naomi Klein, si sottraggono
enormi risorse di tempo, denaro e energie alle altre iniziative.
Bisogna
affittare gli autobus, stampare manifesti, organizzare servizi
d'ordine.
E l'organizzazione continua di questi eventi entra in contraddizione
con
le esigenze dell'altra anima del movimento costituita da piccoli gruppi
locali di base che sono nati intorno a esigenze concrete e immediate.
Non si tratta di gruppi di opinione ma di persone che cambiano la loro
vita e il loro modo di pensare a causa di un obbiettivo preciso e
circoscritto che si sono dati. Naomi Klein parla di sindacalismo
sociale
per definire le migliaia di piccole azioni locali, le lotte per
difendere un pezzo di natura o opporsi alla privatizzazione dell'acqua
di una regione, le occupazioni di terre dei contadini poveri oppure le
cooperative di inventori di campagna che sviluppano tecnologie eco
compatibili a basso costo, gruppi d'acquisto, banche del tempo. Questo
movimento che si basa su azioni all'apparenza minimaliste ha pero'
avuto
la capacità di connettersi formando reti formidabili che sono la somma
di micro-situazioni. Il microcredito ha prestato denaro a 31 milioni di
poverissimi, per lo piu' donne. Ma l'iniziativa del
microcredito a livello mondiale e' minima, tutte le risorse vengono
utilizzate casa per casa. Il successo e' dare una soluzione concreta ai
problemi di quella singola donna. E anche se poi le donne sono 20
milioni sono considerate personalmente, con nome e cognome. E lo stesso
vale per il commercio equo e solidale, sono migliaia i piccoli gruppi
di
produttori che si sono consociati nel terzo mondo, ma sono sempre la
somma di piccole realtà locali. Quei dieci lavoratori di quel
villaggio
piu' quei sette dell'altro. E ugualmente dall'altra parte troviamo
ancora quel piccolo gruppo di boy scout, in quel paesino, che organizza
un banchetto di prodotti del terzo mondo alla festa patronale. E poi
negli anni, crescono, e il banchetto diventa un negozio e già che ci
sono iniziano anche a praticare gli acquisti consociati, la banca del
tempo... ed e' da queste interazioni minime che poi nascono anche
esperienze strabilianti. Ad esempio oggi, grazie a internet, gli
allevatori Mongoli scambiano ricette per guarire rari disturbi dei
cavalli con i nativi americani del Canada con il supporto di alcuni
veterinari australiani. Questi piccoli gruppi locali sono poi
all'origine di alcune azioni che sono diventate di rilevanza
internazionale grazie alla capacità di questi micro associazioni di
fare rete. E' il caso dei gruppi di pressione di consumatori e
risparmiatori che hanno vinto moltissime battaglie mettendo con le
spalle al muro le imprese con la minaccia del boicottaggio degli
acquisti o di investire altrove i propri risparmi. Ad esempio in
Inghilterra un gruppo di pensionati, nato spontaneamente, e' riuscito a
connettere migliaia di risparmiatori e ha costretto la Glaxo a ridurre
il prezzo delle medicine salvavita in Africa. Hanno impiegato parecchio
tempo e fatica a mettere insieme risparmiatori in possesso
complessivamente di 1000 miliardi di lire. Poi e' stato sufficiente
fare
una sola telefonata ai gestori dei loro fondi di investimento. Hanno
detto:"Non vogliamo piu' avere azioni Glaxo nei nostri fondi pensione.
Abbandoneremo tutti il vostro fondo." Dopo soli 7 giorni la Glaxo ha
fatto crollare i prezzi delle medicine in Africa. In Argentina questo
stile di iniziativa politica diretta ha dato vita a esperienze
straordinarie proprio nel momento di massima crisi economica con
ospedali e fabbriche autogestite e una mobilitazione di massa di
milioni
di persone che sono riuscite a far cadere cinque governi uno dietro
l'altro e a sopravvivere creando enormi mercati del baratto dove
scambiare cibo e vestiti con servizi di ogni tipo, dal parrucchiere, al
sarto, al calzolaio, alla lavandaia, all'avvocato. Il movimento dovrà
scegliere in che direzione andare: i gruppi locali devono dedicare la
maggior parte delle energie a sostenere le organizzazioni nazionali o
e'
meglio che sia il contrario? Vogliamo un movimento di opinione intorno
ai grandi temi o vogliamo arrivare ai grandi temi attraverso reti di
gruppi locali che agiscono su problemi particolari e concreti
occupandosi delle persone individualmente? E' chiaro che nessuna delle
due impostazioni esclude l'altra ma dobbiamo decidere quale e'
prioritaria. E noi crediamo che si debba scegliere l'azione che parte
dal piccolo e dall'immediato, dal personale. Anche perche' questa via
apre una straordinaria sequenza di modificazioni culturali. Chi agisce
localmente si sente coinvolto in prima persona, non si limita a
protestare ma sperimenta la possibilità di mettere insieme le risorse,
di verificare la propria capacità individuale e farla crescere, vede
nella pratica che e' vero che la solidarietà e la collaborazione
possono fare miracoli e cambiare il mondo. La Tobin Tax e'
giustissima ma quanti anni ci vorranno per ottenerla? Forse faccio
prima
a convincere il mio condominio a risparmiare 30 mila euro all'anno di
riscaldamento (e di inquinamento) isolando il sottotetto! La lotta alla
corruzione e' giusta ma quando otterremo la fine dell'era delle
mazzette? Forse faccio prima a controllare il bilancio della scuola di
mia figlia, della circoscrizione, dei lavori sulla strada che passa
sotto casa mia. Li', se mi do da fare, posso veramente impedire che
facciano i furbi. Ognuno, nel suo condominio e' piu' potente di
Berlusconi. Certo e' piu' difficile e faticoso, si fanno errori e si
sbatte la testa contro i propri limiti, ma certamente e' appassionante.
E questa collaborazione fa crescere la voglia di stare con gli altri,
di
far festa, di vivere rapporti umani e di lavoro in modo diverso.
Perche'
alla fin fine, abbiamo bisogno che il nostro sogno di pace entri nella
nostra vita quotidiana e la migliori qualitativamente. Lottiamo per un
mondo migliore casa per casa. E' sempre la cultura la questione
centrale. Ognuno ha i governanti che si merita, bisogna cambiare la
cultura di milioni di persone imbesuite dalla televisione. Non ti
ascolta nessuno se gli parli di Tobin Tax. Forse ti danno retta se gli
parli di qualche cosa che hanno davanti, di quel che mangiano, di quel
singolo bruciatore che hanno sotto il naso e che li inquina. Serve
ripartire dalla gente, e' l'unico modo per far capire alla maggioranza
delle persone che se si prende direttamente l'iniziativa si e' capaci
di
migliorare il mondo. In fondo si tratta di spiegare una cosa molto
semplice: la gente che ama la gente e' meglio della gente che ama i
soldi della gente.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo un mandato in bianco per
mettere a ferro e fuoco il mondo. Evidentemente non si rendono conto
che
stanno gettando benzina sul fuoco. In Italia, crocevia degli intrighi
internazionali tra mafia e malaffare, assistiamo a un immane banchetto
delle leggi essenziali che garantiscono la legalità. L'approvazione
della legge Cirami e' un'umiliazione della democrazia. E tutto questo
e'
esaltato con un'enorme strombazzare dei mass media che esercitano un
livello di autocensura veramente efficiente. Ad esempio in Russia un
unico settimanale,
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31-10-2002
Risolti i problemi energetici planetari con un'energia a
basso costo. (ma questa non e' una buona notizia)
Dopo la sequenza di atti di terrorismo, culminanti in questi ultimi
mesi con la strage di Bali e il maxi sequestro di Mosca,
ci sembra di vivere in uno stato di follia interplanetaria.
Siamo in un momento nel quale l'umanità dovrebbe riscoprire le idee
che
danno speranze e voglia di collaborare in modo solidale, perche' se non
iniziamo ad allentare le tensioni la situazione continuerà,
nel
breve periodo almeno, a peggiorare. E siamo rimasti molto
stupiti dalla constatazione che le buone notizie interessano poco
proprio quando sarebbero piu' utili.
Tutti sanno che dietro gli odi che dilaniano il mondo ci sono colossali
interessi legati al petrolio. Cosa succederebbe se domani mattina si
annunciasse che il petrolio non serve piu' a niente perche' abbiamo una
nuova fonte di energia a prezzo bassissimo e in quantità sterminata?
Beh, ce ne sarebbe per smetterla con stragi, massacri e vendette
tragiche. Se il petrolio diventasse all'istante un prodotto largamente
e
vantaggiosamente sostituibile che ragione ci sarebbe di continuare ad
azzannarsi per possederne il mercato? Bene, siamo spiacenti di rendervi
noto che se una simile rivoluzionaria invenzione fosse annunciata non
succederebbe proprio niente di nuovo e tutti continuerebbero con
l'instancabile pratica del massacro. Si, perche' quest'invenzione
mirabolante c'e' veramente. E non lo riportano oscure agenzie di stampa
nascoste nei meandri insondabili della rete delle reti. Ne dà notizia Il
Corriere della Sera, con tutta l'aurea della sua rispettabilità.
Certo non va a strombazzarlo in prima pagina. La notizia e'
stampata a pagina 148 del suo inserto "Sette" (numero 49). E si tratta
pur comunque di un bell'articolo di 3 pagine, con tanto di
illustrazioni
e foto. Vogliamo credere percio' che non sia una leggenda
metropolitana.
I fatti, in sintesi sono semplici e di facile comprensione. Addirittura
nel 1975, Philip Carlson, statunitense, inventa un sistema per creare
energia elettrica sfruttando il movimento dell'aria che raffreddandosi
va verso il basso. Si tratta di un principio in effetti noto da piu' di
6 mila anni. Lo usavano già nel deserto per refrigerare le abitazioni
poste nelle oasi. I sahariani primitivi sapevano che creando una
corrente d'aria in un camino si ottiene che l'aria che va verso il
basso
si espande ed espandendosi si raffredda. In questo caso si sfrutta un
altro aspetto della fisica delle pressioni dell'aria e della sua
temperatura. Vaporizzando acqua in cima a un grande camino si puo'
raffreddare l'aria e farla precipitare verso il basso creando, nel
camino, una forte corrente, in grado di azionare una turbina e produrre
cosi' elettricità. Nel 1982 il professor Zaslavsky, israeliano, e'
incuriosito dalla potenza che puo' avere una depressione mentre studia
le differenze di densità atmosferica sul Mar Morto. Inizia una ricerca
e scopre l'esistenza del brevetto di Philip Carlson, e inizia a
lavorarci insieme a un'equipe. Riescono a ottimizzare il progetto, a
trovare i fondi e ora stanno costruendo 2 torri energetiche, una sul
Mar
Morto e una in India. Si tratta in effetti di un progetto notevole. Una
torre alta da un minimo di 400 metri a un massimo di 1200. Praticamente
un enorme tubo che puo' funzionare solo in paesi dove le temperature
atmosferiche siano elevate e in prossimità del mare. Alla base del
tubo
c'e' un bacino pieno d'acqua che viene dissalata e pompata in cima alla
torre. Quindi viene vaporizzata verso il centro del cilindro cavo e
cosi' raffredda l'aria che di giorno e' bollente. L'aria precipita e
acquista velocità e potenza perche' piu' scende rapida e piu' si
espande e si raffredda. Insomma, senza entrare troppo nei dettagli,
questi impianti risultano veramente rivoluzionari. Anche dal punto di
vista del rapporto tra costi e ricavi. Calcolando l'investimento per
costruire una torre (costo sicuramente notevole) un kilowatt di energia
costerebbe dai 2,47 ai 3,88 centesimi di dollaro, meno anche
dell'energia atomica (3,31-5,05 centesimi di dollaro) e dell'energia
ricavata dal gas (3,98-4,47 centesimi di dollaro). Esaltante anche la
resa: 230 miliardi di kilowatt all'anno e una sterminata quantità di
acqua dissalata da usare per l'agricoltura come sostanza di scarto. Per
capire la misura della produzione in termini energetici basti pensare
che gli esseri umani oggi consumano complessivamente circa 8
mila miliardi di kilowatt. Cioe' basterebbero circa 34 torri per
soddisfare il fabbisogno di energia elettrica del pianeta. Se poi tutti
i 6 miliardi di abitanti della terra consumassero quanto un italiano
medio il consumo globale del pianeta salirebbe a 32 mila miliardi di
kilowatt: basterebbero circa 136 torri per soddisfare il bisogno
energetico dell'umanità del futuro. Ah, ci dimenticavamo di farvi
notare che la produzione di energia non implica nessun tipo di
inquinamento. Si tratta di una tecnologia assolutamente pulita... Beh,
non e' una bella notizia? E' come quando hanno inventato il telefono ed
e' finito il commercio dei piccioni viaggiatori. Evidentemente nessuno
ha percepito il segnale rivoluzionario presente in questa
notizia. E certo qualcuno ha fatto finta di non recepirla. E
probabilmente hanno ragione. Tutti sanno che alla fine le lobby del
petrolio non accetteranno di essere cancellate nel giro di un paio di
anni e punteranno i piedi e sono disposte anche a indire delle guerre
pur di salvare i loro profitti. Ma, sapete com'e': non e' detto. Non
avevano previsto l'esplosione dei personal computer e di internet,
magari si sbagliano anche su questo. Magari riusciamo a far scoppiare
la
moda... Non c'e' nessuno che ha un giardino di 1000 metri per 1000, in
riva al mare, in un paese tropicale? Certo una torre di 1200 metri per
400 di diametro non e' un gadget alla portata di tutti. Magari pero' si
puo' fare un gruppo d'acquisto... Un'enorme cooperativa... Hai visto
mai?
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
per commentare questa news:
http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1587
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21-10-2002
Massimo D'Alema ha fatto una dichiarazione per molti
versi sconcertante.Se n'e' uscito ventilando la possibilità di
modificare l'articolo 11 della Costituzione, nel quale si dichiara che
l'Italia ripudia la guerra e che si impegna a usare le armi solo in
caso
di un'aggressione diretta.
Questa dichiarazione di D'Alema ci ha lasciati di stucco in quanto
sottintende la piena accettazione della logica del conflitto preventivo.
D'Alema sostanzialmente si rende conto che la partecipazione dell'Italia
alla guerra contro l'Afghanistan o l'Iraq o e'
incostituzionale ma, invece di essere portato a riflettere
sull'enormità che si e' compiuta e si sta compiendo, e'
talmente convinto che questa guerra contro gli stati canaglia
sia giusta, da trovare ovvio che sia in errore la costituzione italiana
e che quindi vada modificata.
E' in questo e' perfettamente in regola con la tendenza dominante. C'e'
in giro un tale che ogni volta che lo accusano di un reato lo
depenalizza.
Ora non vorremmo tediarvi ripetendo le motivazioni che ci spingono a
pensare che questa guerra sia combattuta soprattutto per sporchi
interessi petroliferi (non sapremmo come definirli altrimenti), ne'
vorremmo dilungarci sul particolare costituito dai miliardi di
dollari spesi nel passato dagli Usa per finanziare i Talebani,Bin
Laden
e Saddam...Accenneremo soltanto ai decennali rapporti di
amicizia e affari tra la famiglia Bush e Bin Laden e le enormi
speculazioni in borsa che scommettevano sugli attentati prima dell'11
settembre. Ne' vorremmo essere prolissi sproloquiando
sull'indiscutibile
evidenza della sopravvivenza in vita di Bin Laden, il "mullah Omar" e
tutta la direzione di Al Queida. I nostri gentili lettori sono di certo
informati poi dei campi di concentramento, dei massacri, delle torture,
dei proiettili all'uranio impoverito e dei bombardamenti un po' troppo
frequenti che, per errore, hanno colpito matrimoni, convogli di
profughi, scuole e centri del volontariato in Afghanistan e anche in
Iraq dove da un decennio gli Usa bombardano quasi quotidianamente
(anche
se i mass media non ne parlano).
Insomma diamo per scontato di parlare a persone che hanno la sensazione
che la guerra oggi sia il peggiore dei mali. Già ora assistiamo a un
crescendo drammatico del terrorismo ma una guerra contro l'Iraq
significherebbe il rischio di un'esplosione della tensione
internazionale con conseguenze che neppure si possono
immaginare.
E sinceramente ci stupisce oltremodo che un leader della sinistra si
permetta di proporre la modifica dell'articolo 11 della Costituzione
Italiana (che come si diceva una volta "e' costata tanti morti")
senza aprire prima un dibattito all'interno del proprio partito e
dell'Olivo. E ci pare ancor piu' incredibile che alle parole di D'Alema
non sia seguita una insurrezione da parte dei militanti DS,
che hanno intascato le dichiarazioni dell'Imperatore Massimo
senza batter ciglio e senza aprir bocca.
Sconfortante.
E' anche di cattivo gusto da parte di D'Alema verso il povero Fassino
che ci fa la figura totale del Segretario Generale Fantoccio. Ce lo
immaginiamo mentre nella notte telefona al suo Capo con i Baffi e
lamentoso domanda:"Ma io cosa ci sto a fare?".
E, proprio un bel periodo per i progressisti in Italia.
Come diceva Moretti?
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
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10-09-2002
C'era una volta un mondo nel quale le persone che non
volevano sprecarsi in conversazioni impegnative parlavano del
tempo. Il clima era l'argomento neutro per eccellenza.
Potevi parlare del tempo perfino con il fratello nazista di
tuo suocero senza rischiare di finire in una rissa politica. Parlare
del
tempo era un formidabile ammortizzatore delle tensioni sociali e umane.
Dopo questo disastroso agosto 2002 chi prova anche soltanto a
nominare il clima si trova immediatamente in mezzo a uno scontro
politico e culturale. Il tempo ha tradito gli amanti dei discorsi
futili
improvvisamente e totalmente.
Il mese di agosto ha spiegato a tutti in modo estremamente forte che il
mondo sta viaggiando verso la catastrofe a velocità sostenuta. E'
sotto
gli occhi anche dei piu' disinformati qualunquisti che l'atmosfera si
sta ribellando al continuo aumento di anidride carbonica provocato da
un' umanità stupida e miope.
E perfino i giornalisti televisivi non possono
tacere la semplice verità che e' sotto gli occhi di tutti.
La vita sul pianeta terra e' stata possibile
perche' per miliardi di anni i vegetali hanno assorbito anidride
carbonica, sono finiti sotto terra, trasformandosi in carbone e in
petrolio. E in questo modo hanno depurato l'atmosfera e un pianeta
turbolento e velenoso e' diventato relativamente stabile e capace di
ospitare la vita umana. Da un secolo l'umanità sta utilizzando
colossali quantità di carbone e petrolio come combustibile e cosi'
facendo ha fatto aumentare del 30% la quota di anidride
carbonica nell'atmosfera. Negli ultimi 10 anni l'aumento e' stato del
5%. E ora Cina, India e Indonesia, i tre
giganti
dell'Asia, stanno sviluppandosi e raddoppiano in tempi rapidissimi i
loro consumi di carburanti fossili.
Anche un microcefalo come Bush dovrebbe essere in grado di
capire che la nube tossica di milioni di metri cubi di gas che oscura i
cieli dell'Asia e' un fenomeno allarmante.
Se non si vuole dare retta agli ecologisti si vada almeno a leggere
l'ultimo rapporto della Banca Mondiale che avvisa che entro il 2030
tutte le città del mondo raggiungeranno la soglia
dell'invivibilità, cioe' se vorrai andare a fare la spesa
dovrai prima assicurarti di avere ossigeno a sufficienza nelle
bombole che alimentano la tua maschera...
Ma questi sono discorsi che non convincono nessuno. Il clima invece
parla chiaro a tutti. E tutti quelli che dicevano: "Non mi interessa
niente dell'ambiente!" hanno avuto le vacanze rovinate. E forse
adesso si sentono un po' stupidi.
Abbiamo la sensazione di assistere a una grande lezione di buon senso
ed ecologia impartita da un maestro invisibile.
Le lezioni sono rapide e chiare. Sono alcuni
milioni i benestanti italiani che hanno perso dal 30 al 60% di quanto
avevano investito in azioni e fondi di investimento. Alcuni di
loro sono incazzati. E' un fiume di sfiducia che sta crescendo
rapidamente, tra zanzare assassine, mucche pazze, spaghetti
radioattivi,
patate fosforescenti, pillole dimagranti mortali. E nel frattempo il
piu' grande esercito del mondo sta mostrando la sua totale incapacità
di colpire il terrorismo, con Bin Laden che prende il sole chissà
dove,
mentre in Afghanistan un popolo stremato non vede ancora la fine di
questa guerra.
Ci sarebbe da farsi prendere dallo sconforto.
L'unico pensiero che ancora ci dà speranza e'
che questo inflessibile maestro riesca con le sue terribili lezioni a
instillare un po' di buon senso nell'umanità allucinata.
Peraltro sappiamo che siamo una razza dotata di straordinarie
capacità di reazione.
Il crollo del Muro di Berlino ci ha regalato
il senso della rapidità e imprevedibilità delle reazioni
umane positive.
Non c'era nessuno in tutto il mondo che un'ora prima dell'assalto di
popolo al Muro avrebbe potuto prevedere l'evento. Per decenni la gente
aveva subito le terribili angherie di un potere dittatoriale e violento
e niente lasciava presagire che avrebbe avuto la capacità di reagire
in
tempi brevi. Invece un funzionario di stato disse alla televisione una
frase ambigua: "Non e' vero che i cittadini di Berlino Est non possono
varcare la frontiera".
E migliaia di persone lo presero in parola, andarono sotto il Muro
e comunicarono ai poliziotti che la televisione aveva detto che
si poteva andare liberamente a Berlino Ovest. E dopo dieci
minuti erano decine di migliaia le persone arrivate da tutta la
città. Poi uno sciocco ottimista decise di provare a saltare
il muro e si arrampico' sopra. E il militare che lo teneva nel
mirino chiese al suo superiore se dovesse sparare e quello perse 5
secondi a chiedersi se doveva ordinare il fuoco o se, magari, la
televisione aveva ragione. E quando si vide che quel pazzo sul muro era
ancora li' e poi era saltato dall'altra parte ed era ancora vivo allora
si arrampicarono sul muro in 100. E a quel punto l'ufficiale decise di
chiedere l'ordine di sparare al suo superiore. Ma intanto erano saliti
in 10 mila sul Muro. E stavano arrivando con le macchine anche dai
dintorni e dall'altra parte del Muro ce n'erano altri diecimila e altri
ne arrivavano da tutta Berlino Ovest.
Poi uno tiro' fuori un coltellino svizzero e inizio' a demolirlo quel
cavolo di Muro. E dopo 10 minuti erano in centomila a lavorare con
mazze, scalpelli, cacciaviti, spranghe, leve, cucchiai e pietre. E non
c'era quasi piu' nessuno in tutta la città che non volesse tirar giu'
anche lui il suo pezzettino di muro e portarselo a casa per ricordo,
con
la foto, magari. Gli esseri umani sono cosi', un po' tardi, ma
poi quando si scatenano compiono imprese impossibili. Una volta che i
muri mentali sono crollati il resto, rapidamente, si sbriciola.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
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11.08.2002
Beat: sconfitti, fregati, sfottuti
di Dario Fo (con la collaborazione storica di Olga Varrasi)
Beat: sconfitti, fregati, fottuti: questo e'
il significato letterale, e non solo, della parola che ha identificato
un'intera generazione. "man I'm beat" significava sono un uomo
senza un posto dove andare, senza soldi: sono a pezzi, esausto
ho toccato il fondo.
Al di là di ogni significato, quando sento nominare quel movimento, la
beat
generation, mi passano per la mente una "squillata", gran
quantità, di immagini, tutte in movimento.
Ci sono strade che si proiettano su pianure desertiche e poi corrono
fra piantagioni infinite, ancora si arrampicano fra rocce, torri di
pietra e scorrono a costeggiare i canyons.
E via lungo le foreste a disegnare ghirigori seguendo le coste in
riva al mare.
Ci sono, e non possono mancare, mezzi di trasporto di tutte le
razze e dimensioni a partire dalle moto per finire con i camion enormi:
corrono, attraversano giorno e notte.
Le luci proiettano righe accese e colorate in contrappunto alle grida
dei clacson e delle sirene della polizia.
Il pensiero fisso dei ragazzi della beat generation era il viaggiare:
attraversare in ogni senso e dimensione l'America, una terra
abitata, ma sconosciuta.
Si deve andare, ma dove? avevano un programma? una meta? no!! "go
nowhere"
Non era una dichiarazione di non senso, di
follia fine a se stessa: muoversi per non andare da nessuna parte.
La mancanza di uno scopo era proprio la chiave della loro filosofia:
costruire, ma senza fabbricare, proprio vivere ed agire senza produrre,
questi sono i tormentoni del pensiero di Kerouac,Cassady,Burroughs,Ginsberg
e poi di Lamantia, Corso e Ferlinghetti: essi
non
hanno mai avuto l'ambizione di diventare o produrre un
movimento ne' politico ne' culturale e tanto meno esprimere
l'idea di una nuova morale.
Questo gruppo di amici pensava solo di indurre
altra gente come loro ad esprimere una quantità enorme di rifiuti:
- rifiuto anzitutto della violenza (1)
- rifiuto del maccartismo e di ogni persecuzione politica e ideologica
- rifiuto della logica falsamente machiavellica de "il fine giustifica
i mezzi": no! ripetevano, nessun fine, per quanto nobile, puo'
giustificare la prevaricazione, i processi criminali, l'ingiustizia,
l'imporre regole che affoghino la libertà
- rifiuto della guerra in nome della difesa dei diritti civili del
nostro popolo (per popolo si intende quello degli Stati Uniti)
- negazione di qualsiasi regola che produca asservimento e repressione,
quindi battersi per la piu' completa libertà sessuale dell'uomo -
talvolta espressa nell'omosessualità - e della donna: i beats
dettero una forte spinta all'emancipazione femminile liberando la donna
da ruoli conformi e socialmente condivisi (2).
Libertà di espressione e libertà religiosa,
ma contro ogni religione che voglia imporre i suoi dogmi: per questo fu
scelto come studio e ricerca dell'autocoscienza il buddismo zen, una
filosofia senza regole e regolamenti, senza la confessione, il
pentimento e la pena o l'assoluzione per la vita eterna, amen.
Il rifiuto finale era dedicato alla terra, alla luce, l'acqua, l'aria:
ci rifiutiamo di appoggiare chi sfrutta l'ecosistema con
cinismo e mancanza assoluta d'amore.
La terra non e' un bene di dio per i soli uomini: e' un bene che
dobbiamo preservare e restituire all'umanità che ci segue nel tempo,
sfruttarla e massacrarla per il solo interesse al potere e al
profitto e' il maggior crimine che si possa perseguire.
"Vietato vietare" era uno slogan che si e' proiettato per tutto il
pianeta e naturalmente si faceva allusione anche all'uso di droghe.
Questo e' un punto controverso proprio perche' alla sua origine i
protagonisti della beat avevano scelto la cosiddetta via
morbida della droga (soft drugs): usavano marijuana, hashish,
mescalina, funghi sacri, lsd e altre droghe d'erba africane
Ne difendevano l'uso convinti, a giusta ragione, che quelle fossero
droghe che non creavano assuefazione: "avvicinano le persone, eliminano
le inibizioni e migliorano i rapporti tra i sessi".
Ma il desiderio sempre latente di sperimentare per conoscere,
legato all'assioma che "chi non fa inchiesta e non sperimenta
non ha diritto di parola", ecco che piu' di un ricercatore
parti' per una via senza ritorno.
Percio' ci ritroviamo ad elencare un numero notevole di "sconfitti"
travolti dalla droga pesante, un nome illustre fra tutti e'
quello di Gregory Corso.
Dobbiamo sottolineare che con i beats sono
sorti in America, a ridosso della fine della seconda guerra
mondiale, tutti i piu' importanti movimenti di emancipazione civile,
sociale, libertaria e di difesa dei diritti civili di ogni comunità
minoritaria di tutto il mezzo secolo trascorso.
Tra questi il movimento degli hippyes, il movimento studentesco,
compreso quello francese, tedesco e italiano, i movimenti pacifisti,
quelli ecologisti, fino agli attuali no-global, e ancora le
organizzazioni che si occupano dei rapporti con l'ammalato, i
cosiddetti
medici clown, compresi i sostenitori di una medicina
alternativa che si rifà ai metodi primordiali di cura e di uso
dei medicamenti (omeopatia, iridologia, agopuntura, ecc...)
E' straordinario che tutti questi movimenti diano nati da persone che
negavano ogni organizzazione ideologica e di gruppo e questo nonostante
l'enorme forza propulsiva delle idee che i "sfottuti" esprimevano.
Ma la preoccupazione di questo minuto gruppo, che esploderà in tutta
l'America e appresso in Europa per i concetti e la qualità nuova delle
idee, non era solo quella di negare la logica dell'apparato sociale ed
economico vigente ma anche di rimuovere drasticamente il
linguaggio con cui esprimersi (3). Il suono, il canto, il
gestire il danzare, il rappresentare, il dipingere, il
costruire, il raccontare attraverso il cinema oltre che con la
poesia. Corso diceva "la poesia e' il mio paradiso".
Ho studiato il progredire della musica jazz a partire dal blues per
finire nel rock e raggiungere le forme prodotte dal be bop.
Sono stato e lo sono ancora un fanatico di Dizzie Gillespie
e ho avuto perfino la fortuna di esibirmi con lui e la sua
orchestra in una jam session nella quale cantavo con il grande
nero rifacendomi al "grammelot" degli spirituals. Devo
testimoniare che alla fine mi sentivo sospeso di parecchi
centimetri dal suolo e ho capito perche' si sia detto che "il
jazz e' il fluire della vita".
Raggiungendo la pittura nata dal pensiero beat
si puo' scantonare nemmeno di un millimetro davanti a Pollock.
Il suo modo di costruire un dipinto e' a dir poco fuori d'ogni
regola. Le regole di composizione lui se le produce ogni volta
che si pone davanti a una tela, ma attenti: non fatevi circuire
e ingannare da quei critici che vi assicurano come Pollock
fosse tutto istinto ed emozionalità, un creativo
all'improvviso.
Ho personalmente conosciuto questo pittore e, durante il nostro
dialogo, mi ha mostrato una serie incredibile di disegni e bozzetti
preparatori. "Quando sono pronto" assicurava "parto a dipingere anche
con gli occhi chiusi: il quadro ce l'ho già nel computer della mia
memoria".
Parlando del cinema devo ammettere, o se preferite segnalarvi,
che solo grazie ad esso credo di aver capito qualcosa dei beats.
Ho individuato, grazie a film come "Easy rider" di Denis Hopper,
"Il sorpasso" di Dino Risi, "Zabriskie point" e "Professione
reporter" di Michelangelo Antonioni, "Thelma e Louise"
di Ridley Scott, "Paris Texas" di Wim Wenders,
"Marrakech Express" e "Turne'" di Gabriele Salvatores,
"A proposito di donne" di Herbert Ross, "Il pasto nudo"
di David Cronenberg, per citarne solo alcuni, il motore
della filosofia del rifiuto e della negazione dei valori che questa
società ci impone come regole irrifiutabili: o accetto o sei out!
Tutti questi film trattano e cercano di analizzare il principio che
nulla e' sacro, inviolabile, essenziale, assoluto, rispettoso: nemmeno
la morte! In questi film si raggiunge spesso la catarsi della
distruzione dei miti che vivevano alla base del pensiero dei beats,
compreso proprio il godere al massimo del bene della vita,
dell'amore, dell'amicizia, della solidarietà, del disprezzo per il
successo e per i quattrini.
I maestri di questo pensiero hanno piu' o meno
tutti buttato all'aria queste certezze, le hanno capovolte e
spernacchiate.
Che il distruggere ogni equilibrio, elogiando
l'instabile e il disequilibrio, fosse all afine il modello e il
propellente metafisico di tutto il loro pensiero?
Qualcuno ha suggerito di definire la beat generation un gioco
maestoso costruito sulla sabbia del deserto poco prima che
spiri il vento del ghibli.
Note:
1) Nel 1958 esce in forma di volantino "bomb" la poesia
piu' discussa e criticata di Gregory Corso. Poco tempo prima
Gregory aveva preso parte a una dimostrazione pacifista contro
l'atomica ed era rimasto sconcertato dall'atteggiamento di
estrema violenza dei pacifisti. Cosi' scrisse una lettera
d'amore - provocatoria - all'atomica dove si chiedeva perche'
la bomba scatenasse tanta ira e orrore quando l'intera
condizione umana e' in se' un orrore. "I bambini abbandonati
nei parchi, gli uomini che muoiono sulle sedie elettriche, il
flagello e l'ascia, la catapulta di Leonardo da Vinci e i
tomahawk indiani, la spada di San Michele e la lancia di San
Giorgio, la pistola che uccise Verlain e le armi dei gangster,
o il cancro o, peggio di tutto, la vecchiaia".
2) Ann Douglas, professoressa di studi americani alla
Columbia University, scrisse "la beat generation costitui' motivo di
stimolo per l'emancipazione femminile: se questi uomini possono esser
liberi dai ruoli prestabiliti, sposarsi, lavorare ... perche'
noi no?"
3) Ginsberg subi' un processo per oscenità a causa del
linguaggio spregiudicato della sua poesia "Howl" (1956)
Anche l'aspetto grafico delle poesie beat subi' una rivoluzione:
Ferlinghetti con il suo "Pictures of the gone world" (1955) sistema le
parole in gruppi sistemati nella pagina con una percezione pittorica
dello scritto, a seconda dell'importanza, del significato, dell'umore
delle immagini e/o del concetto stesso.
Dario Fo e Olga Varrasi
top
10.07.2002
Un minuto di raccoglimento per i ricchi
Carlo Marx, stravagante pensatore del 1800,
scrisse che il capitalismo nasconde l'orrore del suo corpo di
ingiustizie e prevaricazioni, mostrandosi vestito decorosamente nei
paesi ricchi ma gira completamente nudo nelle colonie.
Ora una novità di portata epocale si e'
materializzata e via via sta spaventosamente lievitando, come un pane
del demonio, sotto gli occhi sbigottiti di milioni di benpensanti
benestanti.
C'era un tempo in cui il capitalismo si
limitava a prendersela con i piu' deboli, si sforzava di pagare
una miseria ai lavoratori e di truffarli poi vendendo loro prodotti di
infima qualità. Era una vergogna, certo, ma solo per i lavoratori
stessi e le loro miserrime famigliole e poche "anime belle"
(come dice il Giuliano Ferrara) che provavano orrore davanti alla
brutale crudeltà del sistema.
Ma c'erano milioni di ben nutriti e ben
vestiti personaggi che giudicavano il capitalismo il miglior modo
possibile di vivere e si pascevano di tutto il cibo e le delizie che
abbondavano nella loro casa morbidamente protetta da armamenti
tecnologicamente superiori.
In effetti ancor oggi il capitalismo si dedica
a far lavorare 12 ore al giorno bambini impegnati a cucire
scarpe e palloni firmati e a lucrare vendendo farine avariate per gli
aiuti umanitari. Ma sono pratiche alle quali si dedicano piu' che altro
i ricchi di piccolo cabotaggio. Tra i veri signori del mondo e' in
disuso perfino la pratica di far lavorare le persone per paghe da fame.
I veri ricchi, i megamiliardari con patrimoni superiori al miliardo di
dollari non si arricchiscono sfruttando il lavoro, non e' piu' quello
il cuore della loro attività economica, anzi dal lavoro
salariato spesso non ricavano neppure un dollaro. I soldi li
fanno in ben altra maniera.
Non siamo impazziti. I fatti sono sotto gli
occhi di tutti. Dopo la Enron e la Tyco e altre aziende piu'
piccole, anche Worldcom e' caduta in disgrazia sotto l'accusa di aver
falsificato i bilanci rubando miliardi di dollari a milioni di
azionisti ed e' indubbio che siano rimasti fregati una quantità
notevole di ricchi, ricchini, aspiranti ricchi e finti ricchi
benpensanti. Forse voi, cari lettori, viste le vostre probabili
inclinazioni sinistrorse, non siete restati molto colpiti da questo
evento. Ma si puo' ben immaginare l'espressione attonita del lettore
militante del Sole 24 ore, quando, giocando in borsa col suo
portatile super accessoriato, si e' accorto che il capitalismo
e' basato sulla truffa, che la piu' importante società di
revisione dei conti del mondo e' un'organizzazione di terrificanti
bidonisti e che i giornalisti economici che avevano consigliato a tutti
di investire in queste multinazionali del contropacco e del raggiro,
si sono dimostrati essere solo l'ultimo anello di una
corruzione mondiale che ha foraggiato politici e signori dei mass media
per anni con cifre da capogiro. E questa volta la vittima non e' uno
zozzone negro incapace di leggere un listino borsistico ma proprio lui,
il ricco speculatore in mutande davanti al suo personal con connessione
alla velocità della luce alla borsa telematica planetaria con
tanto e di carta di credito oro.
La misura di questo raggiro e' ormai andata al
di là di ogni grandezza monetaria mentalmente comprensibile. Parliamo
di svariate centinaia di miliardi di dollari di valore azionario
scomparsi nel nulla assoluto e di un pugno di beneinformati che ne ha
approfittato con tale dovizia di mezzi, al punto che mai, neppure
vivessero mille anni, potrebbero spendere la decima parte di quello che
hanno rubato con l'inganno. Il gioco era estremamente semplice. Si
spendono miliardi di dollari per corrompere politici e giornalisti,
raccattare appalti immensi, convincere il mondo di
essere un'azienda in ottima salute con un
futuro meraviglioso e inossidabile. Vedere le azioni salire di valore e
vendere gradualmente mano a mano che il titolo sale. Nel
frattempo la S.p.a. (Società per azioni) e' dissanguata
perche' corrompere costa e dar l'idea di essere l'azienda piu'
redditizia del mondo comporta spaventosi investimenti di
immagine. Ad un certo punto pero' il sistema "salta" e il valore
delle azioni crolla ma tu hai già venduto tutto e guadagnato
l'impossibile. I dirigenti della S.p.a. finiscono nei guai e
vengono sacrificati sull'altare del profitto con contorno di
suicidi di chi sa troppo. La dinamica di questi colossali
raggiri e' ormai venuta a galla. Resta un'incognita: come
reagiranno i ricchi del pianeta quando si accorgeranno che i
mega ricchi vogliono il loro portafoglio e non ci si puo'
fidare neanche della borsa?
Si tratta di una frattura culturale non da
poco. Da secoli l'imprenditoria borghese e' cresciuta sulla
base della sua capacità di garantire un minimo di fiducia almeno
all'interno di una ristretta casta di personaggi facoltosi. E
adesso? che succede se si sgretola uno dei fondamenti della
società capitalista?
L'esperienza, spesso amara, ci insegna che i
ricchi sono generalmente spregevoli e pavidi e ci viene da sospettare
che non succederà proprio niente e che, al massimo, accorgendosi di
essere diventati anch'essi cacciagione, i capitalisti meno
capitalizzati
tentino solo di non farsi impallinare. D'altra parte, il nostro spirito
di comici, ci induce a valutare anche un'altra, improbabile evenienza.
Che succederebbe se i Paperon de' Paperoni piccoli e medi, turlupinati
dai colossi planetari, si irritassero e decidessero che e' ora che in
questo mondo ci sia un minimo di giustizia? Ci piace immaginare
una rivoluzione capeggiata una volta tanto da capitalisti
fregati, con cortei durissimi pieni di limousine e di
elicotteri e i poliziotti che sono presi da una certa timidezza
quando devono manganellare i manifestanti, soggiogati dal
numero di zeri presente nei loro estratti bancari...
E che dire degli avvocati che si porterebbero
dietro ai processi successivi ai moti di piazza?
Beh, sognare e' gratis.
Dario Fo & Franca Rame
top
30.06.2002
Come va il mondo? Che possibilità ci sono che migliori?
Giornali e televisioni fanno a gara nel dirci
che non c'e' niente da fare: il pianeta e' dominato dal male e
nulla si puo' realizzare per risolvere i grandi problemi della
povertà,
dell'ignoranza e della fame.
E' tutto un gridare che la qualità della vita
peggiora.
E questa idea, che in fondo non si possa sognare un mondo migliore, e'
un puntello essenziale al consenso. Ogni giorno siamo immersi per
parecchie ore in una salamoia mediatica di morti da telefilm, morti
veri, violenze di ogni tipo, storie disperate, odi familiari, etnici,
religiosi. Il mondo e' diviso da una linea chiara: da una parte pochi
sono belli, sani e ricchi, dall'altra i falliti che, nella migliore
delle ipotesi, anelano possedere almeno un briciolo di status
symbol e comprano riviste patinate con le immagini delle auto,
dei vestiti e delle donne che non potranno mai possedere.
Il messaggio che filtra attraverso i canali
televisivi e' chiaro: siamo in trincea, circondati dal male, dobbiamo
lottare per non soccombere ma nessuno si illuda, la vita e' dura, solo
i
piu' forti sopravvivono, i deboli non possono far altro che
soccombere e aiutarli e' meritorio quanto inutile.
Questa visione della situazione e'
perfettamente congeniale alla filosofia del potere tanto che si arriva
a
censurare alcune notizie bomba.
Grazie al convegno della Fao si e' parlato molto di fame, di miseria e
di schiavitu'. E sono uscite solo cattive notizie.
Ed e' strano in effetti perche' ci sono anche
molte buone notizie. Chiaramente e' impossibile parlare di buone
notizie a tutto campo in una situazione nella quale muoiono circa 9
milioni di persone all'anno di fame e miseria. Ma d'altra parte e' un
fatto che i morti di fame e miseria negli anni '70 erano piu'
del doppio di oggi. La prima osservazione che viene spontanea
e' che e' strano che al convegno della Fao questo risultato non
sia stato sbandierato come un grande successo della
globalizzazione. I potenti del mondo avrebbero potuto vantarsi
dei risultati e portarli come prova del fatto che viviamo nel miglior
mondo possibile e che il capitalismo globalizzato sta
risolvendo il problema secolare della miseria. In effetti avrebbero
dovuto avere un bel coraggio per formulare una simile dichiarazione (ma
sappiamo che, generalmente, il coraggio non manca loro). Infatti la
prima drammatica osservazione che possiamo fare e' che questo
miglioramento si e' avuto negli anni '80 e poi, a partire dagli
anni '90 la situazione e' andata via via peggiorando nuovamente (senza
pero' ritornare ai livelli di 30 anni fa). La globalizzazione
dei mercati invece di aprire nuove possibilità ai paesi in via
di sviluppo ha creato trappole commerciali e sistemi di
concorrenza sleale che hanno gettato sul lastrico milioni di
piccoli coltivatori di caffe' sudamericani, milioni di operai russi,
milioni di pastori africani.
Se i delegati della Fao avessero parlato
chiaramente dell'andamento della lotta alla fame e alla miseria e dei
risultati che si sono ottenuti avrebbero dovuto soffermarsi anche sulle
cause dell'arrestarsi del progressivo miglioramento. Scoprire che un
miglioramento c'e' stato, che negli anni '80 si e' realmente ottenuta
una diminuzione della miseria, indica che la morte per
denutrizione e mancanza di cure elementari non e' un marchio
inestinguibile delle moltitudini dei diseredati. Non e' vero che essi
sono fisiologicamente incapaci di vivere degnamente. Quindi l'Occidente
non ha scuse, non sono una fatalità inevitabile questi milioni di
morti
ma aumentano e diminuiscono a secondo delle scelte macroeconomiche che
vengono messe in atto. D'altronde, se si andasse ad analizzare dove si
sono ottenuti i migliori risultati si scoprirebbe che generalmente i
grandiosi progetti affidati a funzionari pagati a peso d'oro e
alloggiati in hotel faraonici, hanno permesso di sprecare milioni di
dollari con risultati risibili. Al contrario là dove si sono pensati
progetti che partivano dal basso, dal piccolo, coinvolgendo
direttamente
i diseredati, offrendo mezzi e fiducia, si sono ottenuti risultati
straordinari e questo e' il caso del movimento "Cibo in cambio di
istruzione", del movimento delle cooperative agricole e degli
ecovillaggi, che ha ottenuto in Africa risultati incredibili contro la
desertificazione, del movimento dei micro-orti in Sud America che sfama
centinaia di migliaia di famiglie e del movimento del microcredito che
ha prestato denaro a 20 milioni di donne dando loro la possibilità di
costruire piccole attività in grado di sostenerle economicamente (a
questo riguardo ricordiamo il libro eccezionale di Mohamad Yunus:"Il
banchiere dei poveri" edizioni Feltrinelli).
Insomma, questo sistema ha scelto di eliminare
consciamente milioni di persone attraverso scelte economiche ingiuste
che non mettono sullo stesso piano la grande multinazionale e il povero
contadino. Si e' deciso, in modo scientifico e programmato, di togliere
il diritto di vivere a queste persone perche' la loro
sopravvivenza non offre vantaggi economici sufficienti. Quindi e' utile
al potere minimizzare questo crimine contro l'umanità pompando il
cinismo della banalità: "Non c'e' niente da fare...Sono decenni che li
aiutiamo ma continuano a morire oggi come allora. Non cambia niente,
non
puo' cambiare, li vedi anche tu per strada questi
extracomunitari...Sono inferiori..."
Per questo crediamo che sia importante dirlo
forte: La situazione della miseria del mondo e' molto migliore di 20
anni fa. Adesso hanno deciso che questo miglioramento non rende e
l'hanno fermato.
Dario Fo & Franca Rame
10.06.2002
Dopo la Enroon la Tyco
Un altro gigante dell'energia crolla in borsa e si scopre che ha
truffato milioni di risparmiatori, falsificando bilanci, facendo
scomparire miliardi (di dollari), corrompendo giornalisti e
governi. Sullo sfondo storie di quotidiano inquinamento,
intrighi internazionali e territori che devono essere
bonificati con i bombardamenti perche' si possano costruire
nuovi oleodotti.
Una storia di brigantaggio ai massimi livelli.
Contemporaneamente salta fuori che un corteo di agenti segreti
statunitensi e stranieri, accompagnati addirittura da Putin in
persona si era rivolto a Bush avvisandolo che ci sarebbero
stati attentati contro il Pentagono e le Torri Gemelle
realizzati con aerei dirottati... ma Bush, poverino, non aveva
capito: "Non mi avete detto l'ora esatta degli attentati, cosa ci
potevo
fare?!?". Intanto si scopre che Bin Laden e il mullah Omar
godono di ottima salute (a parte qualche impaccio ai reni) e
passano la frontiera tra Afghanistan e Pakistan quando vogliono
(e' il ministro degli interni afgano a dichiararlo). Nel
frattempo Klaus-Peter Kleiber, delegato dell'Unione Europea in
Afghanistan (non una tuta bianca) esce sconvolto dal campo di
prigionia di Shibergan (Mazar-i-Sharif) dove stanno uccidendo
lentamente 2000 talebani e lo definisce una nuova Auschwitz. E saltano
fuori fosse comuni di talebani, in maggioranza tra gli 11 e i 15 anni,
sepolti vivi (mille? Duemila?). E si scopre che in India c'e' stato un
pogrom con un numero imprecisato di musulmani ammazzati dai
fondamentalisti indu' (mille? Duemila?). E mentre i mondiali di calcio
assorbono tutta l'attenzione nessuno si preoccupa delle violazioni dei
diritti umani in Corea e Giappone. E i giornalisti sportivi rispondono
in coro ai vecchi ragazzi di Amnesty International: "Che cattivo gusto!
Ma proprio adesso che ci stiamo divertendo venite a guastarci la festa
con storie di impiccati e di lavoratori stranieri spariti a decine
nelle
carceri? Non avete un minimo di buon gusto..."
Contemporaneamente in Italia si scoprono
maneggi tra i ciclisti e i fantini. E si saccheggia il patrimonio
artistico e immobiliare per fare quadrare i conti dello stato.
Idea geniale: creare la "Patrimonio S.p.a.", intestare a questa
società
tutte le proprietà della nazione (miniere, foreste, opere
d'arte e porti) e poi vendere le azioni. Cioe' l'Italia,
volendola conquistare, non sarà piu' necessario invaderla con
un esercito, basterà acquisirla in borsa.
Intanto si liberano mafiosi e killer ma
questo, incredibilmente, non ferma l'ostinata stupidità di alcuni
giudici che continuano a indagare e ad arrestare. La giustizia italiana
sembra un trattore senza piu' guida ma incapace di fermarsi. Miracoli
della burocrazia: dopo anni d'attesa, proprio adesso, arrivano le
rogatorie dalle Bahamas: i documenti sui conti segreti di
Previti, storie di giudici comprati e venduti. Ma i telegiornali
maggiori non se ne accorgono (censura?). E scoppia un ulteriore scontro
furibondo: la legge italiana non consente di registrare le
conversazioni
dei parlamentari. Il che e' legittimo. Ma che succede se il telefono di
un mafioso e' sotto controllo e questo malvivente telefona a un
vice-ministro in carica chiedendogli aiuto per aprire un conto corrente
dove versare 20 miliardi di lire provenienti dagli appalti? E' chiaro
che anche in questo caso sono i giudici ad aver violato la legge. E la
storia si ripete in ogni angolo della terra, potenti incriminati si
difendono arrampicandosi sui vetri di leggi costruite apposta per
rendere impossibile stanare la grande criminalità, quella dei signori
del mondo. Stiamo assistendo a una grande tangentopoli mondiale, una
colossale saga del crimine e della violenza viene rappresentata davanti
agli occhi degli abitanti del pianeta. E i potenti della terra non sono
mai stati cosi' chiaramente malvagi. Ma l'umanità, ancora, non pare in
grado di reagire, stanno quasi tutti a bocca aperta a guardare
quel che succede, pietrificati dallo stupore.
Riguardo i detenuti del carcere di Shibergan
abbiamo preparato una petizione da inviare all'Unione Europea chiedendo
che vengano rispettati i loro diritti umani.
http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=1441
Dario Fo & Franca Rame
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20.05.2002
Gli italiani ci rubano il lavoro!
Tempo fa, nel bar di un paesino vicino a Perugia, la barista reagi'
all'ingresso di due signori con la pelle molto abbronzata dicendo con
voce chiaramente udibile: "Questi marocchini vengono qui a rubarci i
soldi e il lavoro".
Niente di particolarmente strano se non fosse che la signora in
questione aveva trascorso 17 anni della sua vita in Belgio come
immigrata. Ed e' un'amnesia straordinaria aver scordato di
essere stata, a sua volta, trattata come una ladra di lavoro,
forse anche borseggiatrice e anche un po' puttana.
L'intolleranza verso gli immigrati, in Italia, e' particolarmente
odiosa perche' siamo un popolo di antichi emigranti. Come ai tempi
dell'antica Roma gli schiavi liberati diventano i piu'
ossessivi persecutori di chi non e' un uomo libero.
A nulla serve parlare di popoli depredati di ogni risorsa, di un
terzo mondo affamato dallo sfruttamento coloniale, di milioni di
profughi creati da guerre condotte o fomentate dal nostro ricco
occidente.
E neppure otterreste risultati ricordando, a molti italici che si
professano cristiani, cattolici, credenti, che si trovano a non
sopportare persone che hanno lo stesso colore della pelle, gli
stessi occhi e gli stessi capelli crespi di Gesu', oltre la
stessa miseria. Ricordare loro l'importanza dell'amore, della
carità, della pietà, delle quali in chiesa cantano laudi,
sarebbe tempo perso.
Mentre da alcune parti si invita a imparare a convivere con la
mafia, dall'altra si bombarda la platea televisiva giocando sul
terrore, sul pericolo imminente, costituito da quegli intrusi
pezzenti che arrivano stipati in carrette del mare che si
sfasciano sulle nostre coste.
E qui si raggiunge l'apice dell'incongruenza.
Infatti stiamo reagendo alla presenza di alcuni malviventi senza
scrupoli non colpendo questi, ma negando diritti civili
essenziali a centinaia di migliaia di persone disperate, che
vengono da noi alla ricerca di un'onesta possibilità di lavoro
e di vita. E' l'ennesima versione della sindrome afgana, come
dice Sergio Frau: "Per trovare l'ago nel pagliaio si dà fuoco
al pagliaio".
E non ci si rende conto che, cosi', al contrario, si trascinano gli
immigrati tra le braccia della criminalità organizzata.
Dovremmo rovesciare completamente la situazione: abbiamo bisogno di
centinaia di migliaia di immigrati per far si' che il nostro
sistema produttivo regga. Le industrie del veneto non riescono
a soddisfare le richieste di mercato per mancanza di
manodopera. La Coldiretti ha addirittura annunciato che se non
arrivano subito 20 mila nuovi immigrati si dovranno abbandonare
tonnellate di frutti sulle piante. La situazione richiederebbe
interventi costruttivi, agevolare l'arrivo di lavoratori,
organizzare la loro accoglienza, case, servizi, aiuti dal punto
di vista burocratico. Invece non si predispone nessun servizio
e le leggi attuali rendono difficilissima l'immigrazione
legale. Chi ha provato a rendere possibile l'ingresso di un lavoratore
straniero sa quanto sia difficile, anche disponendo di un'assunzione
immediata. E pure se si tratta di casi drammatici superare il muro
della
cecità burocratica e' complicatissimo. Noi abbiamo toccato con mano la
situazione. Sono nove mesi che tentiamo di far entrare legalmente in
Italia una donna che vive, in Marocco, una situazione veramente
drammatica e non ci siamo ancora riusciti pur disponendo di un
contratto di assunzione.
Questa situazione dà opportunità meravigliose a chi invece della
legge se ne infischia, ingrossa le file di chi e' disposto a pagare la
mafia delle immigrazioni clandestine, restando poi in una situazione di
ricatto e di sudditanza verso queste bande criminali. Di sicuro e'
indispensabile dotarsi di sistemi certi di identificazione di chi viene
fermato senza documenti (e piu' utile e semplice delle impronte
digitali
ci sembra una fotografia) ma non abbiamo l'impressione che si stia
realmente agendo contro le centrali criminali. Un'amica
extracomunitaria, una rispettabile professionista, ci ha
raccontato costernata del percorso preferenziale che a volte
trovano presso la burocrazia i magnaccia quando cercano
permessi di soggiorno per le loro prostitute schiave... O
qualcuno puo' veramente credere che le decine di migliaia di
prostitute straniere presenti in Italia siano tutte clandestine? Si
e' intolleranti verso i lavoratori stranieri e molto meno lo si e'
verso
i banditi che sanno destreggiarsi tra leggi, avvocati e mazzette. E
contemporaneamente si alimenta, in modo ottuso e stolto, il
sospetto e l'insofferenza verso l'immigrato. Anni fa un giornale di
provincia titolo' in prima pagina: "Marocchino accoltella un
italiano".
Leggendo nelle pagine interne si scopriva che, invece, era stato il
marocchino a finire all'ospedale con un coltello piantato nello
stomaco.
Ma chissà quanti avranno avuto il tempo di leggere tutta la storia.
Una modesta proposta sarebbe che tutte le reti televisive iniziassero a
raccontare, ogni sera, la storia di un immigrato che lavora e
che cerca di ricostruirsi una vita...
Ma, come si sa, l'extracomunitario onesto non fa audience.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo
Fo
top
20.04.2002
In esclusiva per i lettori di Dario e Franca Rame le prime pagine
dell'autobiografia di Dario Fo a cura di Franca Rame
I MIEI PRIMI DIECI ANNI DI VITA
Prologo
Quella che vi propongo non e' la storia della mia vita di attore,
autore e capocomico, ma piuttosto un frammento della mia infanzia. Anzi
e' solo l'inizio, il prologo della mia avventura a partire dal tempo in
cui mai mi sarebbe passato per il cervello che quello del teatrante
sarebbe stato il mio mestiere definitivo.
Ricordo che Bettelheim pediatra, autore di una rivoluzionaria
teoria sulla formazione caratteriale ed intellettiva degli
individui, diceva: "Di un uomo basta che mi diate i primi sette
anni della sua vita, li' c'e' tutto, il resto tenetevelo pure".
Io ho voluto esagerare: ve ne offro dieci piu' qualche puntata verso
la maturità... credetemi, e' già fin troppo!
Dio: capo dei Capostazione.
Tutto dipende da dove sei nato, diceva un grande saggio. E, per quanto
mi riguarda, forse il saggio ci ha proprio azzeccato.
Tanto per cominciare, io devo dire grazie a mia madre, che ha
scelto di partorirmi a San Giano, quasi a ridosso del Lago
Maggiore. Sotto la rocca si son scoperti reperti di un tempio
romano dedicato a Giano bifronte, dio della guerra, ma guarda
caso grande protettore dei fabulatores comicos. In verità non
e' stata mia madre a scegliere, ma le Ferrovie dello Stato che
hanno deciso di spedire mio padre a prestare servizio in quella
stazione. Si', mio padre era un capostazione, se pure
avventizio. La fermata di San Giano era cosi' poco importante
che spesso i macchinisti la sorpassavano senza manco accorgersene.
Tanto che un giorno un viaggiatore, stanco di ritrovarsi scaricato alla
fermata seguente, ha tirato il segnale d'allarme. Il treno si e'
ingrippato dopo una lunga frenata arrestandosi nel bel mezzo di una
galleria. Un "merci" che lo seguiva e' franato addosso al treno
bloccato. Non ci sono stati morti, per miracolo. Solo un ferito grave:
il passeggero che aveva tirato l'allarme; infatti il
disgraziato e' stato picchiato da tutti gli altri viaggiatori,
compresa una suora.
Ma con l'arrivo di mio padre le cose alla stazione di San Giano sono
cambiate all'istante. Felice Fo era uno che destava rispetto e
soggezione. Quando si piazzava con il suo cappello rosso
calcato fino agli occhi, ritto sulla rotaia, brandendo la
bandiera da segnale, rossa anche quella, i treni si fermavano
tutti... Tutti gli accelerati, s'intende, e anche gli
omnibus... che poi in totale erano quattro.
Io sono venuto al mondo fra un omnibus ed un "merci", in quella fermata
sussidiaria a quattro passi dal lago (Antelacus, e' scritto su un
reperto romano). Erano le sette del mattino quando mi sono deciso a far
capolino fra le gambe di mia madre. La donna che fungeva da
levatrice mi ha tirato fuori e sollevato come fossi un pollo,
per i piedi. Poi velocissima, mi ha assestato una gran pacca
sulle natiche... ho urlato come un segnale d'allarme. In quell'istante
transitava l'omnibus delle sei e mezza... che era naturalmente in
ritardo. Mia madre ha sempre giurato che il mio vagito aveva superato
di gran lunga il fischio della locomotiva.
Dunque io ho visto la luce a San Giano per decisione unica delle
Ferrovie dello Stato, ma li' son nato solo per l'anagrafe.
In verità, per quanto mi riguarda sono venuto al mondo e ho preso
coscienza a 30-40 chilometri un po' piu' in su, lungo la costa del
Lago, a Pino Tronzano e qualche anno dopo a Porto Valtravaglia,
sulla sponda magra del lago Maggiore. Entrambi sono stati i
miei "paesi delle meraviglie". I luoghi che mi hanno scatenato
le fantasie piu' pazze e hanno determinato ogni mia scelta
futura. Il trasloco di tutta la famiglia era stato un'altra
volta deciso dalla direzione delle EFFE-EFFE-ESSE-ESSE,
compartimento di Milano.
Milano! Mi ricordo che la prima volta che ci sono andato e' stato con
mio padre. Ero molto piccolo e lui doveva andarci per sostenere un
esame
da movimentista, sperava di venir promosso capostazione di seconda
classe, livello C. Ma perche' farsi accompagnare in quel
viaggio da me, un bambino cosi' piccolo? Ho sempre sospettato
che mi volesse con se' per scaramanzia. Tutti in casa, compresi
i parenti acquisiti, erano convinti che io portassi una fortuna
sfacciata. Infatti io ero nato con la camicia, come si dice, cioe'
ero uscito tutto avvolto nella placenta di mia madre. Un segnale mitico
di buon auspicio.
Arrivati a Milano, poco prima di entrare nel grande hangar della
Stazione Centrale, il treno ha cominciato a rallentare vistosamente...
procedeva a passo d'uomo. Papà Felice - pà Fo, come lo chiamava mia
madre - ha abbassato il finestrino e mi ha fatto sporgere fino
a mezzo busto "Guarda lassu'" e mi indicava un ponte altissimo
issato su centine d'acciaio, sotto il quale transitavano tutti
i convogli. Una enorme passerella zeppa di fari puntati in ogni
direzione. Una serie di cabine di vetro, illuminate da lampade
fortissime e colorate. Quella macchina fantastica era sorretta
da piloni giganteschi.
"Cos'e'?""E' il centro operativo da dove si comanda il movimento di
tutti i treni, compresi gli scambi e i semafori."
In quel momento ero convinto: dentro quelle cabine di vetro, splendenti
di luci, ci doveva essere di sicuro Dio, con tutti i Santi dei
capostazione. Non avevo dubbi: il Padreterno non era altro che
il direttore generale delle FF.SS. Era lui che organizzava
tutto il movimento dei ferrovieri, lo spostarsi dei treni,
progettava macchine e la nascita dei figli dei capostazione!
Ma torniamo al nostro trasloco da San Giano a Pino Tronzano.
Nel primo trasloco dalla stazione di San Giano a quella di Pino, alla
frontiera con la Svizzera, tutti i mobili della famiglia erano stati
caricati su un vagone merci. Il viaggio non durava piu' di un'ora e
mezza. Mi aveva fatto molta impressione veder smontare i letti e gli
armadi. Credevo li stessero spaccando a pezzi e cosi' sono scoppiato in
un pianto disperato. Mio padre mi aveva subito tranquillizzato: "Vedrai
che appena arrivati, li rimetteremo insieme!"
Ahime', nel caricare "la roba", la stufa di ghisa si era rovesciata dal
vagone e si era sfasciata... mia madre ha mandato un urlo straziante.
Io
l'ho presa per mano e l'ho confortata: "Tranquilla, come arriviamo, il
papà ri-incolla tutto!"
Oh, antica fiducia nei padri!
Il vagone era stato agganciato al treno sul quale anche noi si
era saliti. Quindi, come siamo arrivati a Pino Tronzano, hanno
staccato il nostro vagone merci e aiutati da due facchini, mio
padre e mia madre hanno cominciato a scaricare i pezzi da
rimontare.
Io ero letteralmente affascinato da quel posto: la stazione era piu'
grande di quella dov'ero nato... noi si abitava sopra, al primo piano.
Un centinaio di metri piu' sotto, a picco, c'era il lago.
Alle spalle montava una parete rocciosa, dentro la quale era scavata
una strada che, disegnando un gran numero di tourniche', saliva fino al
paese: una cinquantina di case abbarbicate quasi una sull'altra come in
un bassorilievo della Colonna Traiana. C'era una torre antica,
un campanile con sotto la pieve e un gran palazzo che ospitava
il Municipio, la scuola e pure il pronto soccorso.
I facchini e i miei non avevano ancora terminato lo scarico ed
ecco che arriva il prete: veniva a darci il benvenuto e a benedire la
casa con le pareti intonacate di fresco. Con lui c'era un chierichetto
che mi ha portato subito a vedere dove, dietro la stazione, si
trovava un gran recinto con alberi da frutto e molto terreno
coltivato; c'era anche un pollaio con un fracco di galline e
delle gabbie basse con dentro i conigli. Il capostazione che
c'era prima di noi, non potendo portarseli tutti con se', ne
aveva lasciati gran parte in regalo ai nuovi arrivati che
eravamo proprio noi... oh, grazie!
Il cantoniere guardia scambi, cioe' l'assistente di mio padre, ci
avvertiva che purtroppo galline e conigli ogni tanto riuscivano
a scappare fuori dal recinto, cosicche' immancabilmente qualcuno di
loro
finiva sulle rotaie, proprio mentre arrivavano i treni. Ad ogni
modo, le povere vittime ferroviarie - o almeno le loro
appetitose spoglie - erano quasi sempre "recuperabili": bastava
decidere per lo spezzatino in umido, cosi' nessuno s'accorgeva della
gran tranciata. Devo dire che raramente in casa nostra si riusciva a
cucinare un pollo o un coniglio intero!
Dario Fo e Franca Rame
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13 Febbraio 2002
A Proposito di Nanni Moretti. Tacciano gli artisti!
Il discorso di Nanni Moretti e' stato
uno di quei gesti che danno speranza e, come ha detto Staino, ci fanno
sospettare che esista la vita nella sinistra.
Improvvisamente milioni di progressisti delusi hanno trovato chi ha
dato voce al loro grande magone.
Che i politici lo capissero, ovviamente, era difficile, e non
stupisce che abbiano fatto muro, rimproverando a Moretti di aver
colpito con una sassata il movimento democratico. L'aver perso
le elezioni, l'essere insignificanti in parlamento e incapaci
persino di organizzare una manifestazione che riempisse Piazza
Navona e' per loro assolutamente irrilevante (neppure sono
riusciti a comunicare in maniera chiara luogo e orario della
manifestazione). L'idea che si possa cambiare l'allenatore di
una squadra che perde tutte le partite non sfiora neppure le
loro menti.
Hanno accusato Moretti di essere un asino, un guitto, un incompetente,
un artista.
E vorremmo, se ci permettete, sottolineare un particolare nel tono
che molti commentatori, su L'Unità, su La Repubblica, su Il
Manifesto, hanno usato: hanno detto "il bambino ha mostrato che
il re e' nudo", "l'artista sente maggiormente le emozioni della
moltitudine", "il regista ha saputo tirar fuori il suo dolore e
interpretarlo".
In fondo quasi tutti i commentatori, sia quelli che esaltano Moretti
che quelli che lo criticano, sono convinti che un artista che parla di
politica sia un'anomalia... Non e' il suo mestiere, non ha
titoli per giudicare...
I commentatori paludati non hanno proprio capito quello di cui
milioni di entusiasti di Moretti sono ormai convinti: la politica e'
una
cosa troppo importante e delicata per farla fare ai politici.
E' un discorso che ci sentiamo ripetere da decenni:"Si', bravi, venite
a farci uno spettacolo gratis, e va bene, ma poi non pretendete
di darci anche il vostro parere. Cosa volete capire voi di
politica. Lasciate fare agli specialisti."
Già, che degli artisti vogliano dire qualche cosa su come cambiare il
mondo e' veramente inconcepibile! Inizi con gli artisti e poi magari
domani pure le femministe, i gay e i portoricani vorranno dire la
loro... Di questo passo finisce che pure gli operai pretenderanno di
avere diritto di discutere la linea del partito!
Ma che? Pazziamme
Il grido di Moretti non e' un "Suvvia i politici ascoltino un po'
piu' la gente",
Moretti ha detto chiaramente che con questo tipo di politici non si
vincerà mai. Siamo assetati di una concezione completamente nuova
della
politica. Non giocata sulla furbizia, il compromesso, l'inciucio, il
mettiamoci d'accordo tra di noi facendo un bello scambio, tu ti tieni
le
tue televisioni, le tue industrie, le tue banche, basta che tu
ci dia una mano con la bicamerale (dimenticandosi che la prima
regola del gioco e' non giocare con i bari).
Sogniamo una politica fatta per la gente, non per i vantaggi degli
schieramenti. Una politica dove la base non deve limitarsi a sfilare in
corteo a comando, fare la tessera e dare il voto.
Ha ragione chi dice che la vittoria di Berlusconi ha dietro non
soltanto il potere mediatico delle sue tv ma il trionfare di
una filosofia usa e getta dell'italietta dei furbi e dei
raccomandati. Si deve partire dalla rinascita della cultura
collettiva e popolare, dell'ironia, della cooperazione, della
sinergia tra le forze positive della società.
E non a caso tutto quello che si muove in questa direzione e'
totalmente non considerato dall'elite della sinistra.
Al pari degli artisti sono irrilevanti gli organizzatori di eventi
culturali, le piccole case editrici, i centri culturali, le banche del
tempo, i gruppi di acquisto, le cooperative sociali, il commercio equo
e
solidale, il microcredito, il mondo del volontariato, dell'etica e
della
solidarietà.
Ora vedremo se, da questo sacrosanto intervento di Moretti, verrà
fuori una nuova stagione di costruzione di micro progetti, come fu
l'epoca d'oro della nascita delle cooperative e delle case del popolo.
Vedremo. Ma non aspettiamoci che tutto questo lo costruisca la
vecchia o una riciclata dirigenza. Qui serve una base nuova:
artisti delusi, disoccupati depressi, casalinghe frustrate,
pensionati sclerotici, studenti scioperati, impiegati
"esuberanti", operai insonni, tutti insieme, devono decidere se
vogliono veramente una nuova "casta dirigente" o se vogliono
essere la "classe dirigente". Se non volete la destra al potere
per quattro generazioni, forse, e' il momento di fare una scelta
adesso.
E Rutelli, D'Alema, Bertinotti e Fassino
non si preoccupino. Non resteranno disoccupati e soli a causa
di Moretti. Continuando cosi', con le piccole difese, sono già
rimasti soli... E forse anche disoccupati. Moretti ha solo
osservato la realtà ed e' stato capace di raccontarla,
dimostrando di avere tutti i diritti, anzi il dovere di fare
politica.
I datori di lavoro (Moretti docet) dei nostri rappresentanti al
parlamento sono pregati di suggerire ai loro dipendenti gli
indispensabili radicali cambiamenti.
Questo e' il momento di parlare. E' a disposizione uno spazio su il Manifesto e su Alcatraz.
Franca Rame, Dario Fo, Jacopo Fo
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31 Gennaio 2002
Il settimo cataclisma
Un eminente luminare della scienza, studioso del progresso tecnologico
legato all'ambiente, diceva: "La strada in cui si e' avviata la
locomozione e con lei la produzione di mezzi di trasporto diesel e a
benzina e' condannata a creare disastri da cataclisma. Fra non molto
avremo montagne di veicoli-rottame che intaseranno ogni discarica".
La solita Cassandra?
"Nient'affatto - incalza lo scienziato - abbiamo appena assistito ad un
processo di strage tecnologica risoltosi in un attimo.
Quindici anni fa si producevano ancora milioni di tradizionali
macchine da scrivere, poi, all'istante, e' scoppiato il boom
dei computer. Milioni di normali macchine da scrivere, comprese
quelle elettroniche, verranno letteralmente buttate...
Oggi se ne scorge qualcuna solo nei polverosi musei della tecnologia
primordiale. Succederà lo stesso anche per le auto a
propellente oleo-minerale.
Il trapasso sarà decisivo ed improvviso ma, se non si interviene
immediatamente, sarà un'immane catastrofe a determinarlo".
Come ha sottolineato qualche onesto studioso del problema "inquinamento
atmosferico", abbiamo ormai sorpassato ogni limite d'allarme fino a
raddoppiare la massima quantità nociva e, in alcuni casi, siamo
arrivati oltre il quadruplo del limite.
Il numero dei morti di cancro da smog ha raggiunto cifre piu' che
allarmanti, tragiche!
Ma che fanno le autorità comunali, provinciali, regionali e
governative?
Si muovono come allocchi storditi.
Baffonchiano... non hanno programmi ne' progetti, tirano a campare, con
qualche domenica a piedi - targhe alternate...
Speriamo nella pioggia, nel vento, in una bella nevicata. E' come
sperare, durante un'alluvione, nell'effetto dell'alta marea prodotta
dallo spuntare della luna piena.
Il sindaco di Milano e la sua giunta meritano senz'altro la palma d'oro
dell'ingessamento mentale.
Da ogni parte si e' continuato da anni a tempestarlo di sollecitazioni
ad agire. I cittadini democratici hanno raccolto 25mila firme
proponendo
un referendum sul traffico e l'inquinamento. Nel programma del
gruppo referendario si prevedeva la creazione di isole di scambio,
disposte nell'immediata cerchia periferica della città.
In quelle isole si sarebbero dovute fermare le macchine provenienti
dall'esterno. Depositare in parcheggi appositi i propri veicoli e
proseguire verso il centro città con mezzi messi a disposizione dal
comune: tram, autobus a propellente non inquinante e taxi elettrici, a
metano, biodiesel etc. etc.
In poche parole si trattava di liberare l'intero grande centro di
Milano dal caos di macchine che oggi intasano la città e i
polmoni dei cittadini.
Ma per il sindaco quel progetto era troppo avveniristico, anche se già
realizzato in molte città d'Europa.
Si proponeva soprattutto di raddoppiare il numero dei mezzi di
trasporto che oggi si muovono con motore diesel sostituendoli
con propellenti non inquinanti.
Impossibile?
Los Angeles fino a 15 anni fa era la città piu' inquinata del
mondo: era infatti soprannominata "la grande camera a gas".
Oggi e' una città nuovamente vivibile... in possesso di
un'atmosfera finalmente respirabile.
E parliamo del cuore dell'economia Usa. Da sola la California
sarebbe la quinta potenza economica del mondo. Il valore della
sua produzione e' superiore a quello dell'Italia. Ha 34milioni
di abitanti e Los Angeles cresce al ritmo di mille persone al
giorno.
Con una tale espansione l'inquinamento dovrebbe aumentare
continuamente, invece e' drasticamente diminuito.
I picchi di ozono sono caduti del 75% in quindici anni. E tre mesi
fa l'amministrazione ha varato un piano per ridurre ulteriormente del
90% le emissioni di polveri, chiedendo la modifica di tutti i mezzi e
le
caldaie a gasolio.
Cos'e' successo? E' semplice: l'amministrazione ha trasformato
in mezzi ecologici taxi, autobus e mezzi pubblici in genere,
perfino quelli in dotazione alla polizia comunale e ai pompieri.
Poi sono stati fissati limiti rigidissimi per le emissioni inquinanti
di auto, caldaie e insediamenti industriali.
E' stato incentivato l'utilizzo di tecniche di combustione piu'
ecologiche, utilizzo di fonti rinnovabili di energia: sole, vento,
acqua. La California ha installato il piu' grande impianto di
pannelli per la produzione di energia elettrica (da soli
producono quasi il 90% dell'energia fotovoltaica prodotta sul
pianeta). E si e' poi investito sull'isolamento termico delle
costruzioni. Maggiore coibentazione delle case significa minor
bisogno calorico per scaldarle.
L'amministrazione ha sollecitato il cambiamento, offrendo addirittura
generosi sgravi fiscali per chi (privati e industrie) era in grado di
ridurre la propria quota di inquinamento. L'ultima iniziativa e' stata
quella di proporre notevoli sgravi fiscali a chi possiede
un'auto ibrida, cioe' in grado di usare alternativamente motore a
benzina e batteria elettrica.
D'altra parte l'amministrazione di Los Angeles ha messo in pratica la
tolleranza zero verso gli inquinatori, ad esempio multe da 300 dollari
a
tutti gli automobilisti con tubi di scappamento non in regola. Inoltre
le associazioni ambientaliste sono state autorizzate a presentarsi come
parte civile nei processi per inquinamento. E questo ha portato a 39
cause contro grandi inquinatori.
E Los Angeles non e' l'unico esempio di grande città che sia
riuscita a diminuire drasticamente l'inquinamento in modo
stabile.
A Chicago si e' intervenuti in modo analogo a Los Angeles con
risultati altrettanto validi. Copenaghen ha risolto il problema
tassando
pesantemente le automobili, offrendo servizi pubblici super
efficienti e puntando molto sulle piste ciclabili. Zurigo ha
integrato treni (che nelle ore di punta passano ogni 2 minuti)
e tram, offrendo per 400 euro all'anno l'abbonamento ai
trasporti su tutta la rete.
Tutti questi esempi sono la prova che e' possibile intervenire
realmente sull'inquinamento. Non ci sono dubbi sul fatto che
sia possibile avere una città dove respirare non sia
autolesionismo. Non ha senso considerare l'avvelenamento delle
città come una catastrofe naturale dovuta al caso o al clima.
Far vivere i cittadini in metropoli-camere a gas non e' una
fatalità, e' una scelta politica. Le amministrazioni delle città
inquinate non hanno scuse. E' la volontà quella che manca.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
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i commenti dei mesi precedenti
23 Gennaio 2002
Afghanistan a perdita d'occhio
Siamo in una situazione allarmante. Sembra di guardare un film
fantapolitico sceneggiato da un depresso consumatore abituale di
sostanze allucinogene. Da Santoro Cirino Pomicino si vanta di
essere amico di Rutelli e sorride, assolto da tutto, innocente come una
vergine pia. Abbiamo atteso un gesto da Rutelli, che lo ascoltava...Un
"io amico tuo? Ma vogliamo scherzare!?!" Pomicino e' stato condannato
in
terzo grado, ha patteggiato un'accusa per corruzione, e' stato
condannato nuovamente in primo grado per un'altra accusa di
finanziamento illecito. E si presentava come una vittima dei giudici
stalinisti... E Rutelli ha continuato a sorridere, senza contraddirlo,
lui e' amicone con tutti... Anche con Cirino Pomicino? Ma come e'
possibile? Completa mancanza di senso estetico? Sempre da Santoro viene
intervistato anche Vittorio Feltri che fa una domanda senza risposta:
perche' Romiti e' stato condannato per le tangenti della Fiat e a
nessuno e' venuto in mente di coinvolgere Gianni Agnelli e accusarlo
di complicità? Forse Agnelli e' un ingenuo e non sapeva? Dice
cosi'... Cioe', in sostanza chiede che anche Agnelli venga
perseguito perche' non poteva non sapere... Ma visto che questo
non e' possibile chiede sostanzialmente che venga esteso a Berlusconi
lo
stesso privilegio concesso ad Agnelli. Già, perche' Agnelli si' e
Berlusconi no? Beh, non ha tutti i torti... La domanda cade nel
vuoto...
Agnelli e' Agnelli, non scherziamo... E come potrebbe essere diverso in
un paese dove il libro della Fallaci, una sbrodolata a dir poco
razzista, vende 700 mila copie in tre settimane? Strano paese il
nostro, dove la sinistra ha in gran parte sostenuto la guerra
in Afghanistan, raccomandando pero' il senso della misura e il rispetto
dei civili e poi se n'e' stata zitta davanti ai piu' che previsti
massacri. Che dire dei linciaggi e delle fucilazioni di massa di
prigionieri? Che dire delle gabbie di rete metallica coperte da
un telo di plastica dove sono rinchiusi i catturati di Al Queda? Gli
viene negato lo stato di prigionieri di guerra e il diritto alla
difesa,
e sembra normale che venga negato loro anche il diritto di usare un
bagno durante le 20 ore del trasferimento aereo dall'Afghanistan a Cuba
(dove c'e' una base militare Usa). Umiliare i prigionieri
costringendoli
a stare bendati e a farsela addosso pare un legittimo diritto del
vincitore. Il bilancio dell'operazione "Libertà duratura" e'
impressionante, un solo caduto americano in battaglia, alcune decine di
morti Usa per incidenti e fuoco amico, quattromila morti afgani, dei
quali almeno tremila civili. E dei mille Talebani e militanti di Al
Queda deceduti molti sono stati uccisi dopo che si erano arresi:
linciaggi, fucilazioni di massa e la storia, ancora misteriosa, del
massacro nel carcere di Kandahar. Non si sa quanti siano i morti tra i
soldati dell'Alleanza del Nord, i giornali non ne parlano, non contano.
Ne qualcuno e' in grado di dire quanti siano i civili afgani morti per
gli effetti collaterali della guerra, per mesi milioni di
disperati si sono trascinati tra Pakistan e Afghanistan, senza
cibo, senza riparo, senza medicine e spesso con pochi vestiti addosso.
Si dice siano morti in centinaia di migliaia. Non contavano niente da
vivi, figuriamoci da morti. Intanto Bush si strozza con un salatino,
sviene, casca per terra, si fa uno zigomo viola e si acciacca
il naso. Un salatino denso di metafore, visto che il trionfatore
dell'Afghanistan si trova ora nei guai perche' uno dei suoi piu' intimi
amici e generoso finanziatore che era a capo della Enron, una
delle multinazionali dell'energia piu' potenti del mondo, ha speculato
sul fallimento della sua stessa azienda, truffando milioni di
risparmiatori e realizzando un guadagno straripante. E guarda caso
giungono voci spizzicate, sussurrate, che parlano con sempre maggior
insistenza del coinvolgimento di Enron nel piano che prevede di far
passare per l'Afghanistan il famoso oleodotto, e poi ci sarebbe anche
altro. C'e' chi, con proterva insistenza, insinua che prima dell'11
settembre, dietro le speculazioni azionarie contro le linee aeree e le
compagnie assicurative che saranno poi colpite dall'attentato,
ci fossero anche ingenti capitali della Enron, della Exxon e
della Boeing. Tutti amici di Bush e suoi finanziatori... E si
capisce perche' Berlusconi sia il piu' grande filo-americano.
Lui e Bush: stessa razza, stessa faccia. Alla maggioranza degli
italiani e degli statunitensi va bene cosi'. All'Ulivo in fondo in
fondo
non dispiace... Si calcola che in Italia gli estremisti scontenti siano
solo 2 milioni, confusi, divisi, delusi. Bertold Brecht diceva che ci
sono momenti nei quali bisogna soppesare la sconfitta e capirne i
motivi e si fa fatica a immaginare una risposta perche' si sono finite
le domande. E' uno di questi momenti. Tutto quello che succederà
domani dipende dalle nuove idee che sapremo far maturare oggi. La
maggioranza degli italiani non e' di destra. Semplicemente ha dovuto
scegliere tra un sogno (folle) e le statue di sale del centro sinistra.
Ha scelto quello che, comunque, si muove. Una domanda potrebbe essere:
saremo capaci di far muovere qualche cosa di piu' affascinante dei
sederi bellissimi delle ballerine di Canale 5? Abbiamo trovato
estremamente affascinante la storia dei pensionati inglesi, che
minacciando di ritirare i loro risparmi da alcuni fondi di investimento
sono riusciti a costringere la Glaxo ad abbassare i prezzi di medicine
salvavita in Africa. La società del varietà odia i vecchi ma tutti
devono invecchiare. E sapere che il pensionato da rottamare puo' fare
piu' danni a una multinazionale del Black Block palestrato
dovrebbe dar grande piacere a tutti. E anche come videogame non
e' male. Invece di fare i solitari ci si attacca a Internet e si
fa un danno di milioni di dollari ai piu' potenti della terra. Molto ma
molto meglio di Dungeon & Dragon, Unrial Tournament e Risiko.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
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10 Gennaio 2002
Solo i pensionati inglesi possono fermare Berlusconi
La cosa veramente incredibile di Berlusconi non e' lui con le sue
società finanziarie misteriose. E neanche i suoi avvocati che riescono
a tirarlo fuori da tutti i guai. Ne' il suo ministro della
giustizia che rimuove un giudice pur far saltare un processo.
In fin dei conti non ci stupiscono neanche gli elettori di Berlusconi,
lo hanno votato in milioni ma, come nota Sandro Viola su
Repubblica, non trovi una persona di un certo livello culturale che
ammetta di averlo fatto... Quello che veramente stupisce e'
l'opposizione a Berlusconi. Quando l'Ulivo era al potere ha fatto di
tutto per garantire la non processabilità di Silvio e per non varare
una legge sul conflitto di interessi. E ora che si vuole dare il colpo
di grazia alla giustizia italiana, togliendo le scorte ai giudici
antimafia e anticorruzione e bloccando i processi scomodi nessuno
fiata.
I Ds faranno un grande corteo a Bologna il 16 gennaio ma in
sostegno dell'Euro. Questa si' che e' un'azione stravolgente. Che il
ministro di giustizia invalidi un processo contro il Presidente del
Consiglio trasferendo un giudice e' un fatto di una gravità
incredibile. Ed e' risibile la giustificazione: "Lo aveva chiesto
lui!".
La legge italiana prevede che un processo venga concluso dai giudici
che
lo hanno iniziato, senno' bisogna ricominciare tutto da capo. Quindi e'
tradizione che i trasferimenti vengano chiesti con largo anticipo e
resi
operativi solo a conclusione dei procedimenti. Se quello che il
ministro ha deciso per il giudice Brambilla venisse applicato a tutti i
giudici italiani con la stessa solerzia avremmo centinaia di processi
importantissimi che dovrebbero rincominciare da zero, la paralisi della
giustizia italiana e il piu' grande regalo della storia nazionale alla
criminalità. Eppure, davanti alla gravità di questo momento, ci
rendiamo conto della totale assenza di un'opposizione. Sarebbe il
momento di abbandonare il parlamento, di fare lo sciopero
della fame, di incatenarsi ai semafori. Niente, verdi, rifondazione,
ds, comunisti sono ancora in vacanza. La cosa piu' di lotta che
riescono a realizzare e' partecipare in massa al ventennale del
Maurizio Costanzo Show, tutti sorridenti e beneducati con il padrone di
casa Silvio Berlusconi. Lacerante. Ne' si vede una reazione da parte
dei vari portavoce no global, giustamente stracciata la strategia degli
scontri di piazza dopo il disastro di Genova e l'apocalisse
dell'11 settembre, anche l'ultima opposizione in questo paese
sembra scomparsa. Ma per fortuna e' solo un'illusione. E' in corso una
grande riflessione collettiva su come si possa fare opposizione e molti
stanno proponendo scelte nuove. Sta crescendo la coscienza che la forza
politica dell'opposizione civile non sia esclusivamente nei partiti o
nei cortei ma nella capacità di trasformare i consumi in azione
politica. L'ultimo successo in questo campo e' stato straordinario,
come abbiamo raccontato sull'edizione quotidiana di Cacao, un gruppo di
pensionati inglesi e' riuscito a costringere la multinazionale
farmaceutica Glaxo a vendere a prezzi di costo medicine salvavita in
Africa. Come hanno fatto? Si erano accorti che i gestori dei loro
risparmi e dei loro fondi pensione avevano acquistato titoli di fondi
d'investimento che comprendevano anche azioni della Glaxo, forse la
piu' grande casa farmaceutica del mondo. Cosi' molti, spontaneamente,
avevano scritto alle società di gestione dei loro risparmi per
protestare e l'evento era finito sui giornali. I vegliardi si sono
cosi' resi conto che erano sulla strada giusta, si sono attaccati a
internet e sono riusciti a raccogliere le dichiarazioni di protesta di
decine di migliaia di risparmiatori. E vicino a ogni firma c'era
l'importo che quella persona aveva investito in prodotti finanziari che
comprendevano azioni della Glaxo. Hanno raccolto firme di risparmiatori
che tutti insieme avevano investito piu' di 3 mila miliardi di lire in
fondi (cifra corrispondente a 1500 milioni di euro). Poi sono andati
dai gestori dei loro risparmi e hanno sussurrato: "Se non togliete la
Glaxo dai vostri fondi noi ritiriamo i nostri soldi". Vedeste che
reazioni rapide!!! I broker hanno telefonato subito alla Glaxo e gli
hanno detto: "Scusate, c'e' un
problemino..." In un batter d'occhio alla Glaxo hanno fatto due conti e
hanno scoperto che far crollare i prezzi delle medicine in Africa era
meglio che affrontare il panico in borsa. La domanda e': i pensionati
inglesi hanno salvato la vita a migliaia, a centinaia di migliaia o a
milioni di persone? Non si conosce, nella storia umana, un altro
episodio nel quale un semplice sforzo collettivo abbia prodotto il
salvataggio di tante vite umane. Sono idee del genere, nuove e non
convenzionali che ci possono permettere di cambiare la
situazione.
Se vuoi saperne di piu' sulla vittoria dei pensionati inglesi clicca
qui www.report.rai.it/2liv.asp?s=83
Puntata
dell'11 Ottobre 2001
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