CAMERA CON VISTA
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30 Dicembre 2001

La cronaca di questi giorni, dall'Argentina, alla Palestina, all'Afghanistan, conferma tutte le nostre paure sull'impatto devastante della guerra. In momenti come questi e' importante riflettere a fondo sulle cause di quanto ci troviamo a vivere oggi. Su Il Manifesto del 18.12.01 abbiamo letto questo articolo di Gianni Minà. Ci e' sembrato perfetto, un testo che ci sembra indispensabile far circolare il piu' possibile. Oggi lo strumento piu' prezioso che possediamo e' quello di far circolare le informazioni.
Dario Fo
e Franca Rame

L'impotenza dell'Occidente
Colpi di stato, stragi eseguite o coperte, piani militari spacciati per azioni antidroga, finanziamenti a terroristi: l'inadeguatezza morale e strategica degli Usa nell'affrontare con qualche possibilità di successo questo incendio mondiale Gianni Minà Ci rendiamo conto con sconcerto che siamo in guerra ma lo dobbiamo dire a bassa voce. Una situazione kafkiana con un apparato militare rivolto per ora contro l'Afghanistan, fra i piu' poderosi mai messi in campo dall'occidente dalla II guerra mondiale ad oggi, un apparato che siamo costretti pero' a definire un'"operazione di polizia internazionale", pena l'accusa di essere tacciati di antiamericanismo, se non addirittura di essere conniventi con i terroristi. Siamo obbligati, infatti, a snidare e annientare rapidamente il terrorismo, un tumore maligno frutto per ora di movimenti fondamentalisti islamici e capace di essere piu' spettacolare e apocalittico di un film con Bruce Willis o di un romanzo di Tom Clancy, ma siamo palesemente incapaci di farlo. Perche' per troppo tempo, fino a ieri, noi, l'occidente "indiscutibile" e che vanterebbe un primato ideologico, religioso e morale sulle altre civiltà, ha impudicamente trescato col terrorismo, e non solo quello di radice islamica. Una scelta ambigua e ipocrita: gli Stati uniti, ma non solo loro, si sono dati da fare in prima persona, cosa che li rende ora, ironia della storia, inadeguati moralmente, strategicamente, tecnologicamente ad affrontare con qualche sicurezza di successo, il drammatico problema. Chi, in un altro 11 settembre, quello del 1973, ha organizzato direttamente (come hanno confermato i documenti declassificati della Cia) il colpo di stato in Cile contro il governo di Salvador Allende democraticamente eletto dai cittadini? Chi ha accettato e favorito la politica dell'apartheid in Sudafrica? Chi ha ideato e stimolato l'"operazione condor" in Argentina, Uruguay, Cile, Paraguay, Brasile, per annichilire l'opposizione progressista in quei paesi senza avvertire alcun scrupolo, se in quella strategia veniva usata per la prima volta la infame pratica di massa di far sparire migliaia di persone? Chi ha accettato che in Indonesia venissero eliminati cinquecentomila presunti fautori del comunismo? Chi, solo due anni fa, e' stato indicato da un rapporto dell'Onu come complice del genocidio delle popolazioni maya in Guatemala, avvenuto negli anni ottanta e fino all'inizio degli anni novanta? Chi ha sempre impedito all'Onu di condannare il Guatemala per violazione dei diritti umani, anche dopo che i rapporti della chiesa cattolica e delle Nazioni Unite hanno documentato ogni efferatezza come 30.000 desaparecidos, 627 massacri, 400 villaggi scomparsi dalla carta geografica, 3.000 cimiteri clandestini e hanno segnalato che uno dei generali genocidi, Rios Montt, impudicamente e' ora il presidente del parlamento? Chi ancora recentemente ha varato il "Plan Colombia", una strategia di presunta lotta ai narcotrafficanti colombiani, che la stessa comunità europea ha respinto perche' "chiaramente suggerito da finalità militari"? Chi sta tentando di mettere in atto un "Plan Africa" che annienterebbe per sempre ogni speranza di ripresa economica e sociale del continente piu' povero e martoriato del pianeta? Chi non ha avuto la voglia o la forza di aiutare a risolvere il conflitto infinito fra Israele e Palestina, lasciando ultimamente mano libera al generale Sharon, che il tribunale dell'Aja potrebbe presto inquisire per crimini contro l'umanità? Chi, insomma, negli ultimi trent'anni ha fatto prevalere questa immagine degli Stati uniti, rispetto a quella generosa, democratica e libertaria, patrimonio della storia moderna del mondo fino alla fine della II guerra mondiale, non sa ora cosa fare, se non come fanno i bambini, buttare all'aria tutto? Perche' purtroppo chi ha trescato e tenuto in piedi i peggiori criminali della politica moderna, in America Latina come in Africa, come in Asia, coinvolgendo anche l'Europa, non ha previsto che la storia un giorno potesse produrre un orrore infinito, ideato proprio da alcuni di coloro che, fino al giorno prima, erano stati creati, istruiti e usati per le strategie piu' imbarazzanti. Primo fra tutti Saddam Hussein, scelto per annientare l'Iran di Komeiny che poteva diventare destabilizzante nel grande mercato del petrolio e dell'energia; e poi Osama bin Laden e i talebani, studenti coranici formati e istruiti in Pakistan, per sloggiare l'Unione sovietica dall'Afghanistan, terra per sua sfortuna strategica allora come ora per il passaggio verso l'Oceano Indiano dei gasdotti e degli oleodotti dalle repubbliche musulmane ex sovietiche (Turkmenistan, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan etc.). Bush padre, ex capo della Cia, sul finire degli anni '70, si precipito' a Parigi su un aereo privato di un fratello di bin Laden, l'antico compagno d'affari Salem, per trattare con una delegazione di mullah iraniani moderati la possibilità di ritardare il rilascio di alcuni diplomatici nordamericani, ostaggio del regime dell'ayatollah Komeiny. Era una trappola per far perdere le elezioni al democratico Jimmy Carter e farle vincere al repubblicano Ronald Reagan di cui Bush senior sarebbe diventato vicepresidente. Reagan vinse le elezioni, mentre Salem bin Laden come Amiram Nir, agente del Mossad, anch'egli protagonista dell'incontro di Parigi, sarebbero morti in due diversi incidenti aerei, il primo in Texas e il secondo in Messico. Evidentemente incomincio' in quella stagione un legame indecente fra le multinazionali dell'energia di cui George Bush senior era il portavoce e certi ambienti del mondo del petrolio arabo, in particolare quello saudita, che sicuramente ha avuto la sua influenza successivamente nell'evolversi della politica Usa verso paesi come Kuwait, Iraq, Iran e Afghanistan. E' stato rivelato per esempio che, non solo i militari genocidi del Guatemala e di Haiti o i contras in Nicaragua, ma anche l'operazione Iran-Contra e successivamente il sostegno alla guerriglia antisovietica in Afghanistan, furono sovvenzionate dalla Cia attraverso il riciclaggio del denaro del narcotraffico con la connivenza di istituti di credito come la Bank of Commerce and Credit International (Bcci) nel cui consiglio di amministrazione c'era non solo Salem, fratello di Osama bin Laden, ma anche Bin Mafouz, banchiere della famiglia reale saudita, sposato con una sorella dei bin Laden. Un'inchiesta di Time Magazine del 1991 rivelo' per esempio che "poiche' gli Usa volevano fornire ai ribelli mujaheddin in Afganistan missili Stinger e altro materiale militare per combattere l'Armata Rossa, c'era bisogno della piena collaborazione del Pakistan. Cosi', dalla metà degli anni '80 il distaccamento della Cia a Islamabad divenne una delle sedi piu' grandi e operative dei servizi segreti nordamericani. "Se lo scandalo Bcci ha creato un cosi' forte imbarazzo per gli Usa tanto che indagini dirette non sono mai state condotte, e' dovuto al fatto che gli Usa avevano dato un tacito via libera ai trafficanti di eroina in Pakistan", dichiaro' un agente della Cia. Il "denaro sporco" riciclato attraverso il sistema bancario - magari attraverso una compagnia anonima di copertura - diventava cosi' "denaro nascosto", usato per finanziare movimenti di guerriglia come i contras del Nicaragua e i mujaheddin afgani. Un tale scenario, aggravato ben presto dalla guerra del Golfo - una guerra bocciata perfino dal papa e dichiarata solo per assicurarsi il controllo del petrolio arabo nei prossimi decenni - avrebbe dovuto suggerire una maggiore accortezza in un'area di mondo dove la solidarietà dei paesi arabi moderati era stata ottenuta, allora, a sorpresa, con non poca fatica, per vari motivi: religiosi, strategici, culturali. Invece, non si e' dato peso nemmeno a segnali inquietanti che arrivavano da tempo e proprio dai settori integralisti come quello dei talebani, gli studenti coranici allevati in Pakistan e catapultati nella tragedia dell'Afghanistan per contribuire a cacciare i sovietici. (...) L'impressione e' che in un mondo dove i consigli d'amministrazione delle multinazionali, specie quelle dell'energia e delle armi, dettano le linee programmatiche ai governi occidentali, (attualmente avari di statisti o anche solo di politici di sicura personalità) gli Stati uniti e gli alleati si siano improvvisamente trovati di fronte a mostri creati proprio dalla loro politica estera e dalla loro ingordigia economica. Come ha detto Ignacio Ramonet, direttore de Le Monde Diplomatique: "Ora, come Frankenstein, questi paesi che si credevano poderosi sono aggrediti dalla creatura che hanno generato". Insomma, come sostengono molti intellettuali degli Stati uniti (Chomsky, Bellow, Miller, Ramsey Clark, Wayne Smith) che non si possono tacciare certo di essere antiamericani, e' chiaro che la politica estera di Washington non e' stata e non e' innocente. Questo non assolve certo il criminale attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono ma, per chi vuole capire e non essere ubriacato di propaganda in favore della guerra, spiega perche' la storia moderna l'11 settembre del 2001 si e' trasformata in un incubo.

Note introduttive dei numeri 76 e 77 di "Latinoamerica" (eccezionalmente in edizione doppia a 30.000 lire) uscito in questi giorni in tutte le librerie Feltrinelli. www.giannimina-latinoamerica.it

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15 Dicembre 2001

L'incredibile signor Berlusconi

La situazione italiana e' meravigliosa. Ogni giorno una sorpresa. Inizia l'era, annunciata, delle "3 i" (impresa, internet, inglese) e poi si scopre che il sito del governo ha una versione inglese dove i nomi di persona vengono tradotti letteralmente (nel senso che il signor Rossi diventa mister Red). Contemporaneamente l'Italia non accetta di ratificare gli accordi europei che permettono l'arresto di una persona ricercata per reati gravi in tutti i paesi dell'Unione Europea. Nella lista dei crimini lo stupro, l'inquinamento e lo scempio ambientale, il crimine organizzato, reati di frode amministrativa, truffa e corruzione. Il governo Berlusconi non ci sta, non si vuole la possibilità d'arresto per i reati di truffa, corruzione, inquinamento e per la violenza sessuale contro gli adulti. Berlusconi e' imputato in svariati processi e già alcuni reati, dei quali era accusato, oggi non sono piu' reati ma (forse) motivo d'orgoglio. In una tale situazione e' evidente che, ai piu' maliziosi, puo' nascere il sospetto che anche il gran rifiuto del governo italiano sia motivato dall'esigenza di proteggere alcuni elementi di spicco della compagine berlusconiana imputati in processi in corso in altri paesi europei (e in particolare in Spagna dove e' si sta svolgendo un procedimento su presunti brogli nella filiale iberica di Canale 5). Una situazione imbarazzante. Che sta facendo soffrire molto parecchi elettori della Casa delle Libertà, gente di destra, all'antica, retrogradi convinti che perdere la faccia a livello mondiale non sia un atto patriottico. Ultimamente all'estero non ci considerano molto. Anzi abbiamo raggiunto il livello di schifezza. Sono situazioni delle quali si accorge subito chi viaggia. Ormai quando all'estero, in un ristorante di un certo prestigio, scoprono che sei italiano ti portano via le posate d'argento e ti danno quelle di plastica. Nei prossimi giorni pare faranno un incontro di tutti i capi di stato dell'Unione Europea per risolvere la diatriba sugli arresti all'estero. E Berlusconi si troverà faccia a faccia con i grandi leader e dovrà spiegare perche' si oppone all'accordo. Forse sarà disposto ad accettare tutto il pacco ma solo se sarà operativo dopo il 2007, cioe' quando (presumibilmente) non sarà piu' capo del governo. Ve l'immaginate la faccia di Blair mentre Berlusconi gli svela che esiste un complotto dei giudici europei comunisti, contro di lui, allo scopo di distruggere la democrazia? Cosa daremmo per esserci... Sembra proprio che lo scaltro Silvio questa volta abbia fatto il passo piu' lungo della gamba. E' un maestro nel non fare una piega davanti a eventi gravissimi come le dimissioni dei vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati, che protestano contro la sua gestione della giustizia. Non sente nemmeno le proteste per l'eliminazione delle scorte ai magistrati in prima linea contro la mafia e la corruzione. Ma quando si parla dell'Unione Europa e' piu' complicato, le televisioni le hanno anche loro. E, soprattutto, nei loro paesi la gente e' abituata a leggere anche i giornali (nel senso dei quotidiani di informazione).

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

 

15 Novembre 2001

Il pantano afghano


Finalmente anche l’Italia è in guerra. Abbiamo insistito tanto che alla fine hanno accettato che invadessimo l’Afghanistan anche noi. Sono stati gentili. E finalmente il nostro paese è assunto a nazione di dignità altissima, degna di figurare insieme a Francia, Germania e Inghilterra. Tanto che il nostro presidente del Consiglio è stato invitato a cena insieme ai grandi da Bush in persona. Il nostro cavalier Berlusconi purtroppo non ha potuto sedersi a tavola. Faceva il cameriere. 
Siamo arrivati agli scontri di terra.
I bombardamenti vanno avanti da settimane con centinaia di morti. I generali americani non si proccupano più neanche di smentire l’uso di bombe a grappolo e a frammentazione, eccellenti per fare strage di civili.
Una popolazione terrorizzata. 7 milioni di donne, vecchi e bambini in fuga, che premono disperati, senza cibo, alle frontiere del Pakistan. Ed ecco che inizia a vacillare l’immagine cromata della guerra che ci era stata proposta nei primi giorni.
E più Bush ripete: "Vinceremo!!!" più la gente sospetta che questa guerra sia priva di senso.
Dalla Prima Guerra Mondiale si sa che artiglieria e bombardamenti possono fare ben poco contro un esercito rintanato sottoterra.
Quella che sta affiorando è la sensazione che i responsabili del Pentagono abbiano piani strategici e tattici molto confusi. Nessuno sa dove sia Bin Laden.
Nessuno sa come stanare i talebani. Per giunta nessuno si fida dell’Alleanza del Nord. Bush forse ha capito che bisogna stare attenti a finanziare e armare il nemico del tuo nemico…
Quelli dell’Alleanza del Nord infatti non sono per niente meglio dei talebani: odiano le donne, odiano la democrazia, odiano la cultura. Infatti all’Alleanza del Nord non gli dicono quando e dove bombardano. Non si fidano. E non gli danno armi, solo divise mimetiche di cotone, il massimo per l’inverno afgano. E non gli danno le scarpe, potrebbero andare troppo lontano. Forse sono perfino preoccupati che in questo momento stiano ottenendo qualche notevole successo sul piano degli scontri. Paventano che arrivino a Kabul senza il controllo delle forze della Nato. In questo caso sarebbe difficile poi toglierli dal governo e metterci al loro posto il re.
Lo sanno bene i russi che lo hanno sperimentato sulla loro pelle: non basta invadere la maggior parte di un vasto paese per poter dire di aver vinto.
Anzi essere costretti a gestire un così vasto territorio dventa una trappola mortale. Oltretutto stiamo parlando di una nazione dove ci sono più mine che sassi, dove i fiumi sono muri d’acqua invalicabili, dove fra un mese ci sarà un metro di neve, le montagne superano i 6.000 metri e non ci sono McDonald's per migliaia di chilometri.
I generali del Pentagono sono depressi e hanno disperato bisogno di dare l’impressione di concludere qualche cosa, ne va delle loro carriere.
Il presidente li incalza: ”Ma come? Non avete ancora preso Kabul?”.
Così si continuano a buttare bombe sempre più grandi. Una addirittura pesava 7 tonnellate e costava quanto un bastimento carico di grano e medicine.
Ma dopo settimane di martellamento aereo nessuno si illude di aver realmente scalfito il pericolo rappresentato dai 50 mila soldati dell’esercito talebano, asserragliati in sotterranei scavati durante più di un decennio di guerre senza quartiere.
Cosa fanno i talebani? Aspettano.
A quel che sembra è questa la strategia di Bin Laden o di chi per lui ha progettato questa offensiva contro gli Usa.
Prende sempre più corpo l’ipotesi che le lettere all’antrace non siano opera dei terroristi islamici. Soprattutto perché non sono nel loro stile. Loro cercano azioni dense di significati simbolici e di martirio.
E’ più probabile che non vogliano sciupare l’effetto scenico degli orrendi massacri dell’11 settembre con attentati minimi. Forse si limiteranno ad attendere. Sanno di essere fuori dalla portata dei bombardieri, forse molto lontano dall’Afghanistan e aspettano.
Ogni giorno che passa il conto della guerra si fa più pesante in termini economici (gia ci si chiede come pagheremo noi italiani le nostre spese di guerra). I bombardamenti alla cieca su villaggi e sedi della Croce Rossa stanno creando gravi imbarazzi ai governi islamici cosiddetti moderati (per lo più dittature orrende) e stanno dando grande visibilità ai gruppi di fanatici fondamentalisti. Più questa guerra va avanti più gli Usa e i loro alleati affondano nel famoso pantano Afghano. I servizi segreti annunciano ogni giorno il pericolo di nuove terribili azioni terroristiche. Bin laden raccoglie e rilancia spietato dichiarando di possedere bombe atomiche.
Si può pensare a una sparata intimidatoria? Purtroppo abbiamo a che fare con un criminale che supera ogni limite di misura umana.
Questo è il terrore.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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30 Ottobre 2001

Il dubbio e' il padre di tutti i cambiamenti

Siamo arrivati a metà del secondo mese di guerra e Zucconi, su Repubblica, ci racconta che in Usa molti iniziano a porsi alcune domande: "Stiamo vincendo? Stiamo combattendo questa guerra giusta nella maniera giusta? E' lecito discutere i metodi, senza essere accusati di mettere in causa l'obiettivo?" "Il fronte interno sta diventando un campo minato per il Presidente", ammette il New York Times. La mina non e' il pacifismo, ma il realismo, come vogliono la storia e la natura pragmatica dell'America." Piano piano si scopre che i generali hanno mentito e non hanno un progetto concreto per catturare Osama Bin Laden. E si inizia a mormorare che "la cattura del "profeta del terrore" non e' neppure un obiettivo essenziale, perche' Osama potrebbe essere il simbolo, neppure il vero cervello, di un'organizzazione che ha troppi tentacoli per essere distrutta con una sola amputazione". I bombardamenti continuano a un costo medio di 30 miliardi di lire al giorno e i giornalisti dei maggiori quotidiani americani iniziano a chiedersi quante volte sarà bombardato ancora un aeroporto già distrutto. E il presidente della Commissione Esteri del Senato, senatore Biden, ha dichiarato che l'esercito Usa rischia di apparire agli occhi del mondo come ´un bullo high techª che bombarda inutilmente un cumulo di macerie. Senza contare che a fianco delle salme di centinaia di vittime innocenti fra poco ci saranno le decine di migliaia di morti per fame e malattie tra quei 7 milioni di disperati afgani che vagano su quei terreni aridi e che presto saranno raggiunti dall'inverno. Insomma l'immagine di una guerra trionfale che facesse giustizia per le stragi dell'11 settembre si e' di molto appannata. E si inizia a temere che in Afganistan ci si impantani senza riuscire a inferire un colpo decisivo ne' ai Talebani ne' ai terroristi, che si nascondono o in rifugi sotterranei irraggiungibili o in mezzo alle popolazioni inermi, usandole come scudo umano. La realtà si mostra piu' aspra delle speranze. E non solo in Usa le speranze vengono spezzate. Sergio Romano, sul Corriere della Sera, lamenta che Berlusconi sia ormai additato a livello europeo come un dittatorello. Dice Romano: "Spiace constatarlo, ma si direbbe che Berlusconi stia diventando, per una parte della opinione pubblica europea, un piccolo Milosevic contro cui esercitare una continua vigilanza democratica." E Romano ci racconta vari episodi raccapriccianti: "Due settimane fa, alla vigilia di un viaggio di Berlusconi a Norimberga (poi cancellato), il giornale Nuernberger Nachrichten pubblico' un appello, firmato da un centinaio di intellettuali e professionisti, in cui la visita del premier italiano era definita ´un'offesa alla città della pace e dei diritti umaniª. Berlusconi vi era descritto come "antidemocratico", corresponsabile dei "brutali comportamenti" polizieschi di Genova, autore di leggi che lo proteggono dalle azioni giudiziarie promosse contro la sua persona. Questo appello e lo zero in profitto che il ministro degli Esteri belga dette a Berlusconi in una intervista radiofonica sono soltanto le forme piu' clamorose di una campagna che ha assunto nelle scorse settimane dimensioni preoccupanti. Con poche eccezioni (ad esempio il Wall Street Journal ) il lettore troverà giudizi analoghi, anche se espressi con maggiore finezza, in molti giornali stranieri, dal New York Times a Le Monde, da Business Week all' Economist. Persino la Bbc ha dedicato a Berlusconi un servizio pungente. Persino una grande agenzia di stampa, la Reuters, abitualmente distaccata e neutrale, ha terminato un suo dispaccio, qualche giorno fa, con una frecciata ironica contro di lui." Sergio Romano arriva ad ammettere che questa situazione ci danneggia come italiani:"incide sulla nostra credibilità". Cioe' siamo in presenza di un fatto grave. Tanto che Romano ha uno scatto d'orgoglio e arriva, pensate, a muovere una critica contro Berlusconi. Egli dice addirittura:"All'origine delle critiche vi e' naturalmente il conflitto d'interessi. Accade cio' che molti avevano previsto e su cui avevamo cercato, inutilmente, di attirare l'attenzione del presidente del Consiglio: quando il governo modifica la natura dei reati economici o il regime delle rogatorie, i giornali stranieri drizzano le orecchie e scendono sul sentiero di guerra." Insomma, Berlusconi, dopo aver stravinto, si trova in difficoltà. Il pacchetto di leggi "salva furbi" che il governo sta varando a passo di carica sembra una vera follia perche' nel bel mezzo di una crisi di proporzioni mondiali diventano strumenti utili ai terroristi, ai mafiosi e a chiunque voglia infrangere la legge. E persino Sergio Romano se ne accorge. E quando se ne accorge lui vuol dire che la situazione e' veramente grave. Finendo il suo pezzo Romano pone anche una domanda interessante, chiede all'Ulivo che spieghi "perche', nei cinque anni in cui e' stato al governo, il centrosinistra non ha votato una legge sul conflitto d'interessi e non ha ratificato la convenzione italo-svizzera sulle rogatorie". Ecco questo vorremmo sapere anche noi.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo

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15 Ottobre 2001

Dobbiamo confessarvi che ci e' venuto un dubbio, quando siamo stati attaccati cosi' brutalmente per le nostre posizioni pacifiste. Il dubbio di esserci sbagliati a condannare a priori l'azione militare Usa. Abbiamo anche sperato di esserci sbagliati: "Magari sarà veramente un'azione di polizia, precisa e mirata che non farà morti tra i civili. Magari l'orrore dell'11 settembre ha instillato umanità e prudenza nelle teste dei militari..." Invece, disgraziatamente, avevamo ragione. Sono iniziati i bombardamenti a tappeto sull'Afghanistan, muoiono donne, bambini, interi villaggi vengono sterminati, per carità, un errore umano, 4 volontari delle organizzazioni umanitarie vengono centrati in pieno dalla solita bomba intelligente: spariti. La guerra sta provocando migliaia di morti anche tra i civili in fuga, senza cibo, senza medicine e senza la possibilità di ricevere soccorsi. E tragicamente si rischia che il numero dei morti tra i civili afgani, continuando con questo ritmo le incursioni intelligenti a colpi di centinaia di missili per volta, raggiunga lo stesso numero di trucidati americani nell'orrendo attacco alle torri di New York e al Pentagono. Ed ecco realizzato il paventato occhio per occhio. E nessuno tra i sostenitori di Bush sembra leggere l'assurdità di questa situazione. Nessuno di loro riesce a sentire per questi morti senza cellulare la stessa pietà, la stessa indignazione. E meno male che si ripete a tormentone che questa e' una guerra umanitaria. E' interessante notare come avviene questa cancellazione del senso di umanità, questa mostruosa capacità di distinguere un morto da un altro e di collocarli all'interno di due categorie mentali completamente diverse. La morale che rende possibile questo doppio salto mortale logico e' quella del fine che giustifica i mezzi. Se il fine e' giusto (punire i terroristi) qualunque costo collaterale (uccidere civili innocenti) e' accettabile. Al contrario noi pensiamo che per raggiungere un fine giusto si possano compiere solo azioni che rispecchiano la giustizia del fine. Siamo convinti di questo, non solo per imprescindibili ragioni morali, ma anche perche' abbiamo dato un'occhiata alla storia e abbiamo notato che ogni volta che si e' cominciato a giustificare i mezzi con il fine sono successi disastri. "Il fine giustifica i mezzi" portava i comunisti di mezzo mondo a non vedere che in Unione Sovietica c'era la dittatura e che l'invasione della Cecoslovacchia era un crimine vergognoso. Ha portato a non accettare l'accusa rivolta a Stalin, di aver massacrato almeno un milione di oppositori, dentro il suo stesso partito. La stessa filosofia ha portato gli Usa a sostenere dittatori e assassini come Pinochet, i colonnelli greci e argentini, Saddam e Bin Laden quando servivano a proteggere gli interessi economici e militari statunitensi. Ora questa idea perversa fa si' che nella coalizione anti-talebani siano bene accetti dittatori, torturatori, criminali, signori della guerra. Ora si sostengono i loro governi antidemocratici e oppressivi. Si chiude un occhio quando uccidono oppositori che hanno il solo torto di chiedere nel loro paese gli stessi diritti concessi negli Stati Uniti d'America... Non ci si rende conto che la filosofia del fine che giustifica tutto e' parte centrale del problema terrorismo. Sostenendo oggi i regimi totalitari, perche' ci servono contro i Talebani, si stanno allevando i terroristi di domani. E questo allarme lo manifestano decine di intellettuali sui piu' importanti giornali americani a partire dal New York Times. Le stesse preoccupazioni le abbiamo lette perfino sul Corriere della Sera, in un articolo di due intere pagine a firma dello scrittore Tiziano Terzani. Ma se non bastasse questa considerazione, a lungo termine ce n'e' un'altra che dovrebbe indurre a fermare immediatamente i bombardamenti. Il piano di Bush ci sembra completamente delirante. Dice di voler colpire i sostenitori dei terroristi ovunque essi siano al governo. L'idea e' quella di tempestare scientificamente l'Afghanistan e cosi' indurre Iraq e Siria a sotterrare gli oppositori senno' peggio per loro. Se il progetto non funziona si passa all'Iraq. E se poi la Siria ancora continua con la sua ambiguità si sistema anche lei. Si tratta evidentemente di una logica militare da battaglia navale che manca di qualsiasi senso della realtà. Non si calcolano assolutamente le reazioni che questa guerra puo' innescare. Non si vede come Arabia Saudita, Pakistan, Filippine, Indonesia, Kashmir, Algeria, Libia, Sudan, Somalia, ex Jugoslavia siano paesi caratterizzati da una grande instabilità. Non si capisce che si sta giocando col fuoco sopra una polveriera e che nessuno puo' sapere che cosa succederà se si comincia ad allargare a dismisura il conflitto. Si sta scommettendo su eventi che possono innescare reazioni a catena spaventose. E ancora di piu' stupisce constatare che non e' stata realizzata nessuna delle azioni che molti ritenevano essenziali per distruggere la reale capacità operativa dei terroristi: agire immediatamente sul segreto bancario e i paradisi fiscali, dove si annida la gran parte del potere dei terroristi. Annullare il debito col terzo mondo e convertirlo in investimenti strutturali a favore dei miserabili del pianeta e stabilire regole di protezione per le economie deboli e aprire i cordoni della Banca Mondiale a favore del microcredito... No, si sarebbe trattato di misure troppo onerose per questo benedetto capitalismo speculativo. E, soprattutto, come ha detto un noto economista americano: non possiamo entrare nei caveau segreti di migliaia di banche, a questo punto dovremmo bombardare anche la Svizzera. E' meno rischioso bombardare l'Afghanistan. E non ci si e' neanche preoccupati di distruggere le infinite coltivazioni di oppio afgane e pakistane che insieme pare producano addirittura l'80% dell'eroina mondiale, con relativo gioco di riciclaggio dei narcodollari che coinvolge gran parte del sistema finanziario dei paesi "liberi". Quel che succede invece e' che, mentre si bombardano le città, il grosso dei talebani se ne sta ammassato a nord, lungo la linea del fronte contro i ribelli afgani filo-occidentali. Ma queste truppe non sono state ancora attaccate ne' dal cielo ne' da terra dalle forze anglo-americane. Perche'? Forse stanno contrattando con i ribelli del nord garanzie sul futuro regime di Kabul, i giornali dicono che bombarderanno i talebani schierati al fronte solo dopo un accordo... Ci sono molti dubbi sull'affidabilità di questi alleati guerriglieri... Tanto che a loro si preferirebbe il vecchio re deposto e cacciato, che non ha certo la fama di un democratico, ma e' disposto fino in fondo a creare un governo completamente gestibile dagli Stati Uniti. Cosi' ci sarà finalmente la possibilità di impiantare il piu' grande oleodotto del mondo che, partendo dagli stati dell'ex Unione Sovietica, attraverserà l'intero Afghanistan fino a raggiungere l'India e da li' tutti i paesi del Sud Est Asiatico, senza dover passare per l'Iran. Tiziano Terzani a questo proposito dice: "Nessuno in questi giorni ha ricordato che, ancora nel 1997 due delegazioni di "orribili" talebani sono state ricevute a Washington (anche al Dipartimento di Stato) per trattare di questa faccenda e che una grande azienda petrolifera americana, la Unocal, con la consulenza niente di meno che di Henry Kissinger, si e' impegnata col Turkestan a costruire questo oleodotto attraverso l'Afghanistan. E' dunque possibile che dietro i discorsi sulla necessità di proteggere la libertà e la democrazia, l'imminente attacco contro l'Afghanistan nasconda anche altre considerazioni meno altisonanti, ma non meno determinanti." (Corriere della Sera, 8 ottobre 2001) Nella trasmissione di Santoro abbiamo ascoltato una madre americana che ha perso il figlio nel crollo delle due torri. Questa donna diceva con grande fermezza: se credete di lenire il mio dolore producendo vittime innocenti sappiate che non cancellerete la mia disperazione ma anzi la raddoppierete.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo


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12 Settembre 2001

Quello che e' successo indurrebbe al panico, al silenzio, alla disperazione. Il mondo e' stato colpito da un ennesimo crudele massacro. Ma e' necessario, anche se doloroso, parlare. Cercare di capire. La prima osservazione che ci viene alla mente e' l'assurdo che esplode fuori dal televisore. Davanti a questo dramma il mondo si e' arrestato attonito. Ma non tutti. Le borse del mondo non si sono fermate neppure un secondo, hanno continuato a far soldi, a cercare utili selvaggi. Anzi hanno intensificato il ritmo. La gente ancora urlava appesa ai grattaceli in fiamme, prima che crollassero, e già i grandi broker gridavano nei loro cellulari:"Compra petrolio! Vendi tutto! Compra petrolio!" e mentre i titoli azionari perdevano il 10% in pochi minuti il petrolio saliva di 10 dollari al barile e i furbi facevano utili di miliardi di dollari. E mentre i presidenti di tutti i paesi europei si apprestavano a esprimere il loro cordoglio, i loro banchieri succhiavano decimali al dollaro e finalmente l'euro segnava un bel po' di punti a suo favore. Nessuno ha pensato di chiudere le borse per decenza e rispetto ai cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo affondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore. E non c'e' da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anno decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano 20 mila morti a New York? Altra immagine agghiacciante: la gente per strada, nei quartieri palestinesi, dilaniati dalla guerra civile, che festeggiavano il massacro. Gente che ha un morto in ogni famiglia e che non riesce piu' a vedere l'assurdità della morte, di qualsiasi morte. Il sistema della violenza, dello sfruttamento, del genocidio organizzato dei poveri cristi genera insensibilità alla violenza. Genera la logica della vendetta. Quasi ogni giorno, da anni, gli aerei Usa bombardano l'Iraq, uccidendo donne e bambini, col pretesto di eliminare impianti radar. E le televisioni occidentali non si degnano neppure di riportare la notizia. Quella e' gente spazzatura, muoiono a migliaia per gli effetti dei proiettili all'uranio che hanno contaminato la loro terra, muoiono perche' mancano le medicine a causa dell'embargo, nel silenzio carico di disprezzo dei media occidentali. Le lacrime di oggi dei commentatori televisivi sono vergognose perche' seguono al silenzio decennale sui crimini dell'occidente cristiano. E' terribile ma e' cosi': la disperazione genera la follia della vendetta. Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non e' stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota. Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere. Questa giornata di terrore dovrebbe avere insegnato ai cultori della forza dell'uomo bianco che non esiste sicurezza e pace per nessuno in un mondo dove il massacro e la prevaricazione sono la legge. E' ormai un fatto. Le moderne tecnologie rendono talmente potenti gli individui che nessun sofisticato sistema di sicurezza puo' proteggere. Non e' piu' possibile, neppure per i nordamericani ricchi, credere di essere al sicuro. Non c'e' nessun posto dove si possa stare al sicuro. Il cane feroce della follia puo' azzannare chiunque ovunque. I telegiornali si stupiscono (idioti) che i super controlli Usa non abbiano impedito a 4 aerei di essere dirottati per essere usati come bombe gigantesche e colpire i luoghi piu' protetti del mondo. Non vogliono capire che le moderne tecnologie e l'affollamento incontrollabile delle città, offrono decine di modi di fare massacri. Questi orrendi attentati hanno ridicolizzato le pretese di Bush di costruire uno scudo stellare. Oggi hanno usato aerei, ieri gas nervino in Giappone, bombole del gas a Mosca... Domani basterà urlare:"C'e' una bomba!!!" in uno stadio per provocare una strage. Un paese moderno non puo' garantire la sicurezza senza strangolare completamente la "vita normale" dei cittadini. Non c'e' modo. Nessuno puo' tenere milioni di persone chiuse in casa. L'unica garanzia di sicurezza per il mondo ricco e' sanare le ferite sanguinanti della fame e del sopruso. Senno' si crea un humus sociale drammatico che non puo' che portare alla violenza piu' folle. Attenzione: non si puo' dire, in questo momento, chi abbia armato la mano dei kamikaze. Estremisti islamici? Estremisti di destra americani? Sionisti pazzi? Chi lo sa? L'attentato di Oklaoma, il piu' grande massacro terroristico avvenuto fino a ieri, fu imputato ai terroristi islamici e poi si scopri' essere opera di terroristi bianchi e fascisti che volevano provocare una reazione anti islamica. Si potrebbe anche scoprire che dietro al massacro di ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi segreti, uniti nel comune intento di gettare la società civile nel caos... Una cosa e' certa: al di là di chi siano gli esecutori materiali del massacro questa violenza e' figlia legittima della cultura della violenza, della fame e dello sfruttamento disumano. Questa violenza, queste morti, rendono immensamente felici coloro che hanno guadagnato milioni di dollari in poche ore speculando sul prezzo del petrolio, i mercanti di armi e i capi terroristi brindano ebbri di felicità insieme ai generali e agli ammiragli, stanchi di questa pace strisciante che minaccia ogni giorno lo stato di guerra e i profitti fatti sulle mine antiuomo. Domani i caccia bombarderanno qualche villaggio sperduto uccidendo civili inermi con la scusa di fare giustizia dei colpevoli e le lobby delle iene spingeranno per dare dignità alle spese militari. "Gli Stati Uniti devono rispondere immediatamente a questa aggressione!" Urlava un cretino della strada e le sue parole sono state rilanciate da migliaia di telegiornali in tutto il pianeta. "Rappresaglia!" Urla Bush, il boia del Texas. Colpiranno, faranno 10 morti con la pelle olivastra per ogni cadavere bianco. E qualcuno proporrà di reagire con manifestazioni di piazza e di nuovo la polizia farà dei morti. Deve essere chiaro a tutti che questo e' un momento gravissimo. E' una nuova forma di guerra strisciante quella nella quale ci vogliono portare. Il partito della pace ha una sola possibilità: continuare caparbiamente a lavorare con gli strumenti della pace. Affermare con tutta la forza possibile che possiamo ed e' necessario togliere il nostro appoggio economico alle multinazionali della morte. Oggi piu' che mai la scelta individuale di milioni di persone e' l'unico strumento possibile, l'unica strategia vincente. Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestle', smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitu' i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi. In questi anni abbiamo lavorato con successo per dimostrare che e' possibile consociare i nostri consumi, risparmiare, avere prodotti migliori e, contemporaneamente, boicottare il mercato della morte rifiutandoci di portare i nostri soldi al loro mulino. Oggi queste scelte non sono piu' solamente giuste e convenienti, sono anche urgenti e irrimandabili. Ti chiediamo di fare un gesto, subito, ora. Non c'e' piu' tempo per pensarci sopra. La locomotiva del capitalismo selvaggio sta accellerando la sua velocità, punta con determinazione assoluta verso la guerra e la distruzione del pianeta. L'unica possibilità e' tagliarle i rifornimenti di carburante. Subito. Il mondo e' governato dal denaro. I soldi sono l'unico argomento al quale i potenti siano sensibili. Dai una possibilità alla pace. Subito. Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri. Ogni lira che togli ai signori del mondo e' un respiro che regali all'umanità. Voti ogni volta che fai la spesa!

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo


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