Inizia
la sua attività artistica a Milano nel 1966 al Nebbia Club, dove
qualsiasi avventore poteva esibirsi. All'epoca Infantino sapeva soltanto
strimpellare la chitarra, ma si era fatto esperienza artistica
scrivendo poesie. Al Nebbia Club fu ascoltato da Giangiacomo Feltrinelli e da Fernada Pivano, che lo invitarono a
pubblicare un libretto di poesie dal titolo "I denti cariati e
la patria"; il libretto, un insieme di libero sfogo in uno stile un po'
surreale, andò a ruba. Due anni più tardi
esordisce con Dario Fo nello
spettacolo "Ci ragiono e canto", dove Infantino
ricopre il ruolo a lui
più congeniale: il musicista, interpretando, nel lavoro
di Fo, un suo successo:
"L'Avola". Altre esperienze teatrali e musicali in tutta Europa,
la fondazione dei Tarantolati e un periodo trascorso in Brasile
al fianco di artisti quali Toquinho
e altri musicisti del giro di Milton
Nascimento, fanno
maturare
ulteriormente Infantino.
Assorbe gli stilemi e i principi musicali della sua terra, ne studia i
temi popolari e sociali per mezzo dei quali le sue sono storie di
povera
gente. Così canti di raccolta delle olive (L'Aliv), canti
carnevaleschi nell'aria sfrenata dei ritmi della tarantola (Cubba
cubba,
Vuressia, Pezzca pezzca), testimonianze dell'occupazione delle
terre da parte dei braccianti (L'Avola) o filastrocche
infantili stravolte ed esasperate (La gatta mammona), sono gli
ingredienti che fanno del suo gruppo
una compagine davvero unica e trascinante. |

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Le sue formazioni sono una
travolgente macchina percussiva e poliritmica, impegnata
in una performance iterativa e rituale, con un palcoscenico
ingombro di strumenti e di musicisti accaldati. Un doppio
viaggio nello spazio e nel tempo: un frammento di Lucania (l'antica
Basilicata) con la sua musica popolare piena di strumenti percussivi
(sei musicisti impegnati con piatti e pelli, due con i cubba cubba,
caratteristici tamburi ad acqua), riti di possessione e trance:
un ritorno al recente passato musicale. Il gruppo risale al 1975 e
negli anni oltre 150 musicisti ne hanno fatto parte; del
vecchio organico rimane lui, con la sua voce abrasiva e roca e
la chitarra battente; gli altri sono giovani musicisti (sei
percussionisti, un mandolinista, un tastierista).
Luigi Onori - Il Manifesto |