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breve estratto del 5° capitolo delle lezioni-concerto daMarsiglia a Tunisi, da Tangeri a Limassol

CINQUE - La musica spagnola: dalla presenza musulmana al flamenco.

flamenco,cante jondo, Paco de Lucia, CamaronUn'altra musica dal segno inconfondibile da considerare per le sue particolarità, la sua genesi e per concludere le nostre esplorazioni sul Mediterraneo e le sue culture è il flamenco.

...Il cante jondo è l'antenato del flamenco; non sappiamo con precisione il periodo della sua nascita, ma conosciamo perfettamente il "perché" della sua nascita. Le parole di un flamencologo e poeta spagnolo d'eccezione, Ricardo Molina, sono illuminanti: "Dal punto di vista antropologico, come fatto fondamentalmente umano e in qualità di una espressione artistica di una collettività, il cante flamenco è il lamento di un popolo secolarmente soggiogato. Il flamenco è il grido elementare - nelle sue forme primitive - di un popolo sommerso nella povertà e nell'ignoranza, per il quale esistono solo le necessità perentorie dell'esistenza primaria e dei sentimenti istintivi". e aggiunge che "le strofe del cante sono disperazione, abbattimento, lamento, rinuncia, superstizione, magia, anima ferita, confessione oscura di una razza dolente e senza terra (...) la tragedia del cante non è finzione. Non è teatro né pretende effetti sul pubblico. È una tragedia viva. Il cante è grido. Non è gioco. È un altro mondo"...

...Recenti ricerche hanno approfondito ulteriormente le influenze che il flamenco ha subito: "in Andalusia i gitani incontrarono influenze orientali e greche, semitiche e autoctone, laiche e religiose: canti sinagogali, canti di muezìn, liturgie greche, visigote, melodie hindu, persiane, irachene, berbere (...)" e secondo nuove scoperte, probabilmente vennero a contatto con la cultura negra....

...La nascita del Romanticismo fece del gitano una delle figure più costanti e rilevanti: l'avventura, la magia, il nomadismo nel suo senso più positivo, l'indipendenza, sono fatti che il Romanticismo contemplerà come valori desiderabili, fino a rendere il flamenco, intorno alla prima metà del XIX secolo, una vera e propria moda, tanto da invadere tutti i campi della vita nazionale: dalle taverne fino ai saloni della nobiltà...

...Furono molti i flamenchisti che uscirono dall'oblio delle loro tradizioni per accontentare un pubblico in un Café Cantante: Diego (o Antonio o Francisco) Ortega Vargas soprannominato el Fillo, Maria Borrico, Curro Durse, Enrique el Mellizo, Manuel Molina, Merced Fernandez Vargas soprannominata La Serneta, Diego el Marruro, Chato de Jerez, Francisco de Paula detto Curro Pabla, Viejo de la Isla, Paco la Luz, Loco Mateo, Joaquin la Serna, Diego Fernandez Flores de Lebrija detto il lebrijano; Francisco la Perla, e uno dei più considerevoli: Tomàs el Nitri; Joaquin el de la Paula, Juan Breva, Francisco Fernandez Ramos detto Cabeza, Juanelo, Tomàs Pavòn e sua sorella Pastora, il primo considerato da Ricardo Molina uno dei più grandi cantaor di tutte le epoche, geniale e sventurato; e infine Manuel Torre (perché altissimo e imponente), forse il più famoso cantaor uscito dai café cantantes...

...Manuel De Falla era nato a Cadice, una delle più importanti città legate al flamenco da sempre, da una famiglia facoltosa. La sua bambinaia fu La Morilla, una cantaora flamenca; e si può capire come il piccolo Manuel fosse rimasto abbagliato dalla forza della musica gitana, che in seguito alla sua dipartita per i lidi parigini, luogo nevralgico della musica colta europea, tornò a studiare e a praticare. A Parigi vi rimase per sette anni dal 1907 al 1914 e il contatto con gli impressionisti Albeniz, Dukàs, Ravel e Debussy, gli suggerì le tre bellissime e sofisticate pagine delle Notti nei giardini di Spagna; nel 1913 riuscì a far rappresentare La vida breve a Nizza che consacrò il successo internazionale di De Falla. Ne L'amore stregone e ne La danza rituale del fuoco affrontò il mistero delle superstizioni gitane; infine Il cappello a tre punte e la Fantasia betica sono le ultime opere caratterizzate dalle sue radici gitane, straordinariamente mischiate dal suo profondo impressionismo. La decisione di approfondire lo studio della musica flamenca determinò il ritorno, pieno di onori, nella sua Spagna, dove si stabilì a Granada...

...Verso la metà degli anni cinquanta, dopo aver sofferto il passaggio terribile della guerra civile spagnola e soprattutto della II guerra mondiale, il flamenco subisce una battuta d'arresto creativa, che lo porterà a sfociare, verso la fine degli anni '70 nella sua prima vera rivoluzione artistica, nel cosiddetto nuevo flamenco,.... l'ultima e più importante rivoluzione della musica gitana, ormai appannaggio anche dei payos. Tra i più importanti, che sono molti, spiccano Juan Peña El Lebrijano, Sorderas, Fosforito, José Menes, il giovane El Potito e Carmen Linares; ma su due flamenchisti il "nuevo flamenco" ha trovato la sua dimensione più espressiva, pur mantenendo intatte le caratteristiche ancestrali: il cantaor gitano Camaron de la Isla e il guitarrista payo Paco de Lucia.

...Camaron de la Isla è stata una meteora. Morto appena quarantunenne nel 1992, ha impressionato sia i tradizionalisti che i più innovatori; compagno di Paco de Lucia ai loro esordi (de Lucia è di qualche anno più vecchio) hanno sposato entrambi il concetto di universalità della musica e hanno mischiato la gitaneria con la musica popolare di alcune parti del mondo. Una voce roca e lontana, una profonda tristezza unita a una atavica sofferenza, caratterizzava la voce di Camaron, un ragazzo magro e, per una particolarità che riserva talvolta il destino, con i capelli chiari. Ha reinventato il flamenco come una nuova arte, ricca di jazz e di ritmi latinoamericani....

....Il niño de la Portuguesa, nasce Francisco Sanchez Gomez, per diventare Paco de Lucia; è un ragazzo povero che a cinque anni si trasferisce con la famiglia ne la Bajadilla quartiere di Algeciras abitato da molti gitani; a quattordici debutta in una compagnia internazionale di flamenco e inizia la sua avventura artistica. Paco de Lucia è il più rivoluzionario chitarrista di musica andalusa; ha tolto la parola al suo flamenco per donarla alla sua chitarra; essa ne incarna perfettamente l'essenza perché Paco è riuscito a creare un linguaggio nuovo che mai prima di lui nessuno era stato in grado di perfezionare....

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