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breve estratto del 2° capitolo delle lezioni-concerto da Marsiglia a Tunisi, da Tangeri a Limassol

DUE - L'avvento dei popoli musulmani e i suoi influssi sul Mediterraneo. La musica araba delle origini.

copertina medioevo,cristianesimo,impero islamico,canto gregoriano,arabo,feudalesimo ...La caduta dell'Impero Romano e la discesa delle tribù barbare in Italia (e nei territori dell'ex-Impero) aveva determinato un abbrutimento culturale delle popolazioni vessate dalle conquiste e la continuazione della cultura finì nelle mani della Chiesa di Roma, che contribuiva all'abbrutimento culturale in Italia e in tutto l'Occidente cristiano vietando severamente la diffusione della cultura di tradizione ellenistica. Gregorio (Magno) non era favorevole alla cultura secolare. Egli scrive a Desiderio, vescovo di Vienne in Francia: "E' giunto alle nostre orecchie, il che non possiamo riferire senza vergogna, che la tua Confraternita ha l'abitudine d'insegnar la grammatica. Abbiamo preso la cosa in tanta cattiva parte e l'abbiamo disapprovata così fortemente, da cambiare ciò che si diceva prima in lamento e tristezza (...) Quanto più è esecrabile che una simile cosa sia narrata intorno a un sacerdote, tanto più occorre accertare con prove rigorose e veritiere se sia autentica o no". Tale forte condanna nei confronti dell'alfabetizzazione di origine greca sopravvisse nella Chiesa di Roma fino all'XI secolo, condizionando irrimediabilmente, anche dal punto di vista musicale, tutta una serie di generazioni di laici europei lontani dal Mediterraneo e dai suoi influssi culturali benefici...

...E cosa doveva essere diventata la musica per le popolazioni laiche libere di quei secoli? Quasi sicuramente soltanto sottomissione all'Altissimo, attraverso la sua organizzazione terrena, la Chiesa di Roma appunto, che tuonava e fulminava contro il canto profano, ne impediva la diffusione e lo combatteva con ogni mezzo...

...Da una parte, nell'Occidente cristiano, la musica sacra con il Canto Gregoriano, musica usata per affascinare e convertire, spesso per soggiogare intere masse di popolazione ignorante, che ha pochissima possibilità di erudirsi in qualche modo, abitante un territorio ormai privo di istituzioni pubbliche, con l'organizzazione ecclesiastica che pian piano si sostituisce ad esse, garantendo soltanto la carità dettata dalle Sacre Scritture, ovvero un minimo sussistenza alimentare alle classi più deboli. Dall'altra l'Impero Islamico, dove le scienze, la musica e le arti in genere vengono tenute in altissima considerazione, architettura compresa....

...Il Cristianesimo vacilla e cerca forza ripiegandosi su sé stesso, trovando l'appoggio del mondo politico e l'alleanza con i re franchi e più tardi germanici (anch'essi in cerca di alleanze); e i tentativi per allontanare la cultura non cristiana si moltiplicano Nel sec. IX Carlo Magno inizia una politica di espansione del canto gregoriano, la quale porta alla lenta eliminazione di altri riti e canti (come il gallicano e il mozarabico). Sono anni buii, di regresso, che sfoceranno nel periodo forse più negativo della storia dell'Europa, il feudalesimo, una sorta di anarchia generalizzata dove le popolazioni sono divise in due sole classi: i signori e i servi. E' una specie di lotta per la sopravvivenza nella quale l'arte e la cultura sono messe da parte, pressoché cancellate, e riescono a stagnare solo all'interno delle mura di un monastero o di una confraternita. Il commercio in grande stile, di scambio, che presuppone mercanti professionisti, è scomparso, e così con essi il credito bancario. La classe dei laici è regredita all'analfabetismo; pochi, pochissimi sanno ancora leggere e scrivere; le città sono divenute fortezze senza un sistema fiscale organizzato socialmente, con la circolazione monetaria quasi inesistente, che fa tornare necessariamente in voga il sistema del baratto...

...In quell'epoca oscura, in campo musicale, troneggia indisturbata la musica sacra; di musica profana (com'erano stati bollati i canti popolari di allora e tutta la musica che non aveva matrice religiosa) non ne rimarrà traccia alcuna e ne sentiremo parlare solo dopo l'anno mille, quando le prime testimonianze dalla Spagna, con arie di provenienza araba filtrate attraverso la Provenza, assumeranno un'importanza insostituibile per capire quella che diventerà la musica occidentale e di questa ne costituiranno, assieme alla musica sacra, le basi. All'interno delle abbazie, delle confraternite, delle pievi, insomma dell'organizzazione ecclesiastica più o meno vicina a San Pietro, la cultura sviluppa le sue basi filosofiche e spirituali in una condizione di relativo benessere; all'esterno la fame e la povertà trascinano i laici liberi in un regresso culturale senza precedenti...

..."La bellezza di un uomo consiste nel suo linguaggio". Così recita un proverbio arabo che sottolinea una delle tre prerogative basilari dell'uomo perfetto (al-Kamil). Questa ammirazione per le lettere, soprattutto per la poesia, questo concetto che tiene in alta considerazione la cultura di un uomo, è stata probabilmente la molla che ha spinto i conquistatori islamici allo sviluppo delle arti nei paesi occupati, valorizzando inizialmente il patrimonio esistente e arricchendolo di elementi musulmani, arabizzandolo, e successivamente divenendo veri e propri filantropi della cultura ormai acquisita e assestata. Nelle civiltà preislamiche la musica, al contrario della poesia, rimase sempre profana e naturalmente nacque come canto. Secondo la tradizione, il canto arabo nacque in tempi remotissimi, allorché tale Mudar ibn Mà add si fratturò una mano cadendo dal cammello. Risalito in groppa, cominciò a salmodiare "ya-yadai! ya-yadai!" ("ahi la mia mano!") ritmando il lamento sul passo dell'animale, imitato in coro dagli altri componenti la carovana...

...Virtuosi, cantori e musicisti, che avevano occupato un rango di primo piano nella Persia antica, quando gli arabi la conquistarono, ebbero un'eredità musicale ricchissima, ben più avanzata della loro, compreso lo sviluppo degli strumenti musicali (eredità delle civiltà mesopotamiche precedenti). Uno dei compositori più famosi, che dettò sistemi precisi alla musica persiana, fu un certo Bârbadh; i suoi sistemi sono composti da sette khosrowâni ("attribuiti ai re"), da trenta lahn (forme di modulazione) e di trecentosessanta dastân (sistemi), ovviamente corrispondenti ai giorni della settimana, del mese e dell'anno. Molti sono giunti ai nostri giorni, come ad esempio il Râst, che costituisce ancora uno dei sistemi musicali più importanti nella musica araba, persiana e turca...

...Dunque la musica persiana per tali restrizioni, a partire dall'Islam, si arricchì e si affinò dei suoi caratteri principali; tutta l'ingegnosità dei teorici, tutta la sensibilità e l'inquietudine degli artisti poggiarono sulla melodia. Essi arrivarono a usare intervalli estremamente piccoli e codificarono quantità di generi: forti, deboli, colorati; si variò, si sfumò, sugli strumenti si spostarono certi tasti di quantità minime; si aggiunsero delle note supplementari alle note essenziali, fioriture, accenti, e si pervenne a una sensibilità meravigliosa senza precedenti...

...La musica persiana rinacque trasformata, raffinata e moltiplicata negli intervalli di tono, che non erano come il nostro attuale sistema musicale diatonico costruito su toni e semitoni, ma tra nota e nota esistevano diversi intervalli di tono, cioé divenne microtonale. E' un punto importante da precisare, perché la grandezza degli intervalli di tono ci servirà successivamente per chiarire le nostre speculazioni...

...Il nostro sistema temperato adotta l'ottava (do, re, mi, fa, sol, la, si, do) come base tonale e per la costruzione degli strumenti; partendo dal primo do della tastiera (do1) e procedendo verso destra, potremmo, ogni 32 cicli/sec., costruire una tastiera da pianoforte. In realtà ci accorgeremmo ben presto che la terza e la quinta in un sistema così costruito (naturale) suonerebbero sgradevoli al nostro orecchio e in più, giunti alla settima, ci accorgeremmo che la nota successiva (ovvero il do di chiusura dell'ottava) non sarebbe intonato con il do dal quale siamo partiti così, se noi potessimo ascoltare un Si diesis e un Do naturali (che sulla nostra tastiera sono lo stesso tasto), il Si diesis risulterebbe più alto del Do naturale. Per passare sopra questa discrepanza d'intervallo che nasce dal calcolo "naturale", i fabbricanti di strumenti ebbero l'idea di alterare leggermente l'altezza di tutti gli intervalli, eccettuata l'ottava; questo è ciò che fecero suddividendo lottava in dodici semitoni uguali. (...) Questo metodo semplificò la costruzione degli strumenti a tastiera: invece di avere due tasti, ad esempio per Si diesis e Do, uno solo divenne sufficiente (...) Perciò nel sistema temperato gli intervalli, con la sola eccezione dell'ottava, sono in realtà leggermente fuori tono. Ecco la ragione per cui l'accordatore è stato chiamato l'uomo pagato per mettere i pianoforti fuori tono. Per un vantaggio musicale si è venuti a un compromesso tra scienza e arte...

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